Alchimia Urbana

In questo spazio cercheremo di sviscerare alcuni punti nodali del pensiero Alchemico, mettendone in chiaro, fin dove ci sarà possibile, le più intime dinamiche. Sfateremo anche quei luoghi comuni, che ben lungi dal voler nascondere l’operatività alchemica, ne hanno oscurato e inquinato l’immagine; infatti il segreto dell’alchimia, se segreto c’è, si è sempre custodito da solo…

Pascal Fabio Patruno

Pascal

7.IL SIGILLO DI ERMETE

Trovato il Vaso, dobbiamo sigillarlo. Il nostro Vaso è infatti di natura permeabile ed è esposto a tutti gli agenti esterni, siano essi fisici o psichici.

Il Sigillo , spesso, è compreso dall’Alchimista al prezzo dei suoi errori e della sua ingenuità.

Gli Errori nascono dal credere che inizialmente basti modificare le proprie reazioni verso le influenze minori , quelle più quotidiane, anche annoverate in elenchi come quello dei vizi capitali. Del resto per superare questi, l’operatore necessita semplicemente di proposito e di buona volontà. Ben presto ci si accorge però che il vero ostacolo è rappresentato dalle influenze maggiori che chissà perché – forse per loro stessa natura – all’inizio non sono considerate. Le influenze maggiori sono quelle che affondano più in profondità, nutrendosi soprattutto dei limiti più epocali come la Morte, la Violenza, il Trauma e tutto ciò che è per definizione un limite evolutivo.

Si prende atto che se è relativamente semplice placare o trasformare sostanze come la Rabbia, la Pigrizia, la Lussuria ecc, non lo è affatto, quando si tratta delle influenze maggiori che producono dei veri e propri cedimenti nel nostro essere, mettendo in chiaro il confine tra l’immediatamente possibile e ciò che invece necessita di profonda strategia, ovvero di Cuore ; è la scienza dell’agguato! Fare un agguato a se stessi. Infatti, prima di confrontarsi con le influenze maggiori, l’alchimista non ha vera consapevolezza del lavoro da svolgere, è ancora un piccolo apprendista e lo rimarrà fintanto che le sue paure più profonde non saranno viste e conosciute, innescando in lui il Senso del superamento , la fine dell’apprendistato, l’inizio dei lavori.

L’ Ingenuità sta invece nel pensare di poter parlare della propria opera interna come si parlerebbe di una qualsiasi cosa, come fosse il lavoro comune, lo studio in genere, un’esperienza come un’altra.

L’Alchimista deve comprendere che tutto ciò che cuoce dentro di lui deve rimanere riservato, per impedire che si volatilizzi ai quattro venti, che perda di intensità, che si disperda attraverso il drago della bocca, uno dei più difficili da rettificare. Solitamente occorre qualche spiacevole esperienza per prendere sul serio questo ammonimento dell’ Arte. In effetti non dire significa anche preservarsi dagli attacchi che L’Entropia dominante sferra regolarmente, nei modi più impensati, a chi cerca di alzare la testa: l’Alchimista va contro corrente, produce attrito; a questo proposito non si pensi a forze negative, correndo il rischio di personificarle, ma semplicemente alla logica di una legge fisica.

Il Sigillo presenta quindi vari livelli di intensificazione, fino all’ultimo livello che coinciderà con la fine dell’Opera. Impariamo quindi che il Sigillo è un fenomeno progressivo, in continuo divenire.

A seguito di quanto detto, avere coscienza del Vaso e produrre il Sigillo appaiano un’unica cosa, due modi o aspetti di considerare un concetto base. L’alchimismo ha voluto distinguere due azioni qualitative per la formazione di questo binomio – Vaso/Sigillo – e sono rappresentate dalla Via Secca e dalla Via Umida .

La Via Secca è dominata dall’azione e dal volere.

La Via Umida è dominata dall’ascolto e dalla ragione.

Entrambe, sì da per scontato, che siano mosse dall’ Amore , dallo stato di Innamorato.

Tuttavia, creare queste due modalità di operazione, salvo eccezioni, è una semplice “provocatio”, nulla più di una didattica della distinzione.

continua

29/05/08
sigillo

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