La Sapienza Dimenticata

La Sapienza dimenticata recupera lo spirito sapienziale di quei pensatori che, dalla Grecia Arcaica fino a oggi, hanno riconosciuto il nesso inscindibile che lega tutte le singole conoscenza in un’unica forma compiuta: la Sapienza, attraverso le parole di testi e autori ormai dimenticati, spesso dalla stessa storiografia filosofica. Un’operazione fondamentale, ai giorni nostri, per recuperare lo spirito “vissuto” del sapere, inteso non solo come un apprendimento passivo di nozioni, né la mera abilità di produrre nuove invenzioni tecnologiche, ma come una condizione dello spirito in grado di nobilitare l’uomo.

Daniele Palmieri

 

Daniele-Palmieri2

02. I CINQUE LIVELLI DEL SOGNO SECONDO GLI ANTICHI GRECI

Il mondo del sogno ha sempre suscitato un grande senso di mistero, fin dalle epoche più remote. I dipinti paleolitici sulle pareti delle grotte di Lascaux rappresenterebbero proprio stati di sonno mistico, e le vivide visioni, veri e propri sogni lucidi, che si presentavano a quelli che, molto probabilmente, furono i primi sciamani della storia dell’umanità.

Nella più antica storia mai raccontata, l’Epopea di Gilgames, il protagonista, l’eroe Gilgames, re di Uruk, prima di ogni nuova impresa si ritirava in fasi meditative entro le quali il sogno assumeva un ruolo magico, di raccoglimento interiore e di catalizzazione delle forze divine.

Ma tra le culture che diedero grande importanza al mondo dei sogni vi fu, sicuramente, la cultura greco-romana. Per gli antichi Greci, il sogno non è una rappresentazione imperfetta della realtà, né unicamente un flusso caotico di pensieri durante il sonno. Il sogno rappresentava uno stadio superiore di realtà, un limbo tra il mondo umano e il mondo degli déi, che analizzarono dettagliatamente, distinguendone diversi livelli.

Nel Commento al sogno di Scipione, Macrobio, pensatore romano, compie una dettagliata anatomia dell’universo dei sogni, descrivendo i cinque tipi di sogno che, secondo gli Antichi, potevano manifestarsi all’uomo durante la notte.

I primi due livelli rappresentano il grado più “basso” del sogno e sono il visum e l’insomnium.

L’insomnium, ossia la visione interna al sogno, è strettamente legato alle immagini dei nostri desideri e delle nostre preoccupazioni che tornano a farci visita di notte. Esso rappresenta l’aspetto “ingannatore” dei sogni, in grado di farci credere di vivere una realtà effettiva che, però, svanisce e non lascia alcuna traccia di interesse o di significato non appena ci svegliamo.

Il visum, l’apparizione, “si verifica in quegli istanti tra veglia e sonno profondo, nel momento in cui, come si dice, si sta per cedere all’influenza dei vapori soporiferi, quando il dormiente, che pensa di essere ancora sveglio […] si crede assalito da figure fantastiche le cui forme e grandezze non hanno niente di analogo in natura” e per natura è simile all’insomnium, con la differenza che in questo caso le immagini che si presentano sono caotiche e confuse.

Come accennato in precedenza, questi due livelli rappresentano i più elementari e meno importanti del mondo dei sogni, poiché un mero riflesso, più o meno confuso, della realtà quotidiana.

Tuttavia, l’universo onirico è molto più variegato e secondo gli antichi, vi sono livelli superiori che possono rappresentare un limbo tra mondo terreno e mondo ultraterreno, uno stadio superiore di coscienza entro il quale la mente umana, libera dai vincoli della materialità e della quotidianità, può entrare in contatto con i segreti della realtà.

Il primo di questi livelli è l’oraculum, l’oracolo; esso “si manifesta quando ci appare in sogno un parente o un personaggio venerabile e importante, come un sacerdote o una divinità stessa, per informarci di ciò che ci accadrà o non ci accadrà e di ciò che dobbiamo fare o dobbiamo evitare”. Essendo l’universo onirico un limbo tra questo mondo e il mondo dei defunti, in alcune occasioni è possibile entrare in contatto con le anime che albergano nell’oltretomba, generalmente le anime degli antenati, che avendo acquisito la prescienza degli eventi futuri possono avvertire i loro parenti circa il fato a cui stanno andando incontro.

Il secondo livello superiore la visio, la visione; esso “ha luogo quando le persone o le cose che vedremo in realtà più tardi si sognano come saranno allora”; si tratta del sogno premonitore, che anticipa eventi futuri mettendoli in scena, senza dunque la mediazione di un antenato che anticipa “verbalmente” gli eventi.

Infine vi è somnium, ossia il sogno propriamente detto; esso “nasconde ciò che ci comunica sotto uno stile simbolico e velato di enigmi il cui significato incomprensibile esige il soccorso dell’interpretazione”. Il somnium vero e proprio, al contrario dell’insomnium e del visum, possiede un significato simbolico che è compito del sognatore riuscire a rintracciare, per decifrare cosa la sua psiche, l’esistenza o gli déi stanno tentando di comunicargli; esso può essere personale, quando il sognatore è il protagonista del sogno; estraneo, quando altri personaggi sono i soggetti delle azioni; comune e pubblico, quando esso mette in scena relazioni tra il sognatore e altri soggetti o, in generale, la comunità; infine, il grado più elevato di somnium, il sogno universale. Si tratta di una forma di sogno mistico, durante il quale la coscienza del sognatore è annichilita dalla manifestazione del Cosmo e delle sfere celesti nella loro immensità.

Gli antichi Greci diedero grande importanza allo studio e all’interpretazione dei propri sogni, non solo per la mantica (ossia per l’arte di prevedere gli eventi che accadranno), ma soprattutto per verificare lo stato del proprio progresso spirituale. Argomento che approfondiremo nel prossimo articolo.

Daniele Palmieri

 

Trovi maggiori informazioni sul libro Autarchia Spirituale di Daniele Palmieri a questa pagina.

Libro-Palmieri-Autarchia

 

02-palmieri-big

 

Per maggiori informazioni sull’evento Filosofia e Spiritualità con Daniele Palmieri e Camilla Ripani (Milano, lunedì 23 ottobre 2017) vai a questa pagina.

Filosofia-e-spiritualita-23ott2017

 

17/10/17
02-palmieri

01. LE PAROLE DIMENTICATE DEGLI ANTICHI SAPIENTI

Viviamo in una società che pensa di aver raggiunto i risultati più elevati mai raggiunti dalla conoscenza umana. A partire dal 1700, con il cosiddetto Secolo dei Lumi, continuando per il Positivismo ottocentesco e lo scientismo del XX e XXI secolo, nel corso di trecento anni l’uomo ha assistito a un progresso tecnologico e scientifico innegabile. L’affermarsi della mentalità scientifica, sostengono alcuni, ha permesso all’uomo di liberarsi delle sue vecchie superstizioni; tutto ciò che il pensiero umano ha prodotto nei secoli precedenti viene considerato, da taluni, come un’inutile vestigia del passato; nel migliore dei casi, materiale per riempire aridi manuali di storia del pensiero, nel peggiore dei casi, come mera superstizione di cui gli esseri umani dovrebbero vergognarsi. Lo scienziato è diventato l’emblema di colui che possiede una conoscenza certa, l’unica di cui ci si può fidare; il religioso è un’ombra del passato; il filosofo, uno strano feticcio che nessuno ha ancora capito dove collocare. A fronte di tutto questo, l’unica conoscenza che viene considerata degna di essere approfondita, studiata e ampliata è esclusivamente la conoscenza scientifica, quasi essa fosse in contrasto con tutti gli altri campi del sapere.

Questo grande malinteso nasce da una visione estremamente limitata e limitante del concetto di Sapere; lungi dall’essere sempre stato presente nella storia, il conflitto tra scienza, filosofia e religione è un’invenzione recente, derivante dalla progressiva specializzazione dei diversi saperi che, in passato, venivano in vece considerati come manifestazione di una medesima essenza: la Sapienza.

La Sapienza è sempre stata considerata la fonte in grado di nobilitare l’uomo, ossia di fargli intraprendere un percorso interiore in grado di elevarlo dalla sua condizione terrena per fargli raggiungere la perfezione spirituale. Culmine di tale processo è la trasformazione interiore da semplice uomo a Sapiente, che Bovillus, filosofo rinascimentale, definisce come “il fine verace e compiuto di tutte le cose materiali comprese nel firmamento e, come molti credono, un Dio terreno e mortale” (Bovillus, Il Sapiente). A tale scopo, ogni forma di conoscenza particolare è necessaria al Sapiente per divenire tale. Studiare esclusivamente una scienza a discapito di altre significa precludersi in partenza la strada verso la Sapienza.

Scopo del v-blog La Sapienza Dimenticata sarà proprio quello di recuperare lo spirito sapienziale di quei pensatori che, dalla Grecia Arcaica fino a oggi, hanno riconosciuto il nesso inscindibile che lega tutte le singole conoscenze in un’unica forma compiuta: la Sapienza. Per fare ciò, recupereremo le parole di testi e autori ormai dimenticati, spesso dalla stessa storiografia filosofica. Un’operazione fondamentale, ai giorni nostri, per recuperare lo spirito “vissuto” del sapere, inteso non solo come un apprendimento passivo di nozioni, né la mera abilità di produrre nuove invenzioni tecnologiche, ma come una condizione dello spirito in grado di nobilitare l’uomo. Una forma di conoscenza vissuta, che Angelo Tonelli descrive “una condizione dello spirito, un modo di essere, e non un insieme di contenuti che si ritengono veri e saggi. È la posizione interiore del meditante e del contemplatore, che non si preoccupa di spiegare il mondo o le procedure del pensiero, ma è puro testimone, sic et simpliciter, specchio fluido in cui tutto appare e si dissolve, senza lasciare traccia sulla superficie”. (Sulle tracce della sapienza, Moretti e Vitali Edizioni, pp. 21).

Daniele Palmieri

Libro-Palmieri-Autarchia daniele01

3/10/17
daniele01-little