La Sapienza Dimenticata

La Sapienza dimenticata recupera lo spirito sapienziale di quei pensatori che, dalla Grecia Arcaica fino a oggi, hanno riconosciuto il nesso inscindibile che lega tutte le singole conoscenza in un’unica forma compiuta: la Sapienza, attraverso le parole di testi e autori ormai dimenticati, spesso dalla stessa storiografia filosofica. Un’operazione fondamentale, ai giorni nostri, per recuperare lo spirito “vissuto” del sapere, inteso non solo come un apprendimento passivo di nozioni, né la mera abilità di produrre nuove invenzioni tecnologiche, ma come una condizione dello spirito in grado di nobilitare l’uomo.

Daniele Palmieri

 

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04. IL VANGELO APOCRIFO DI GIACOMO E IL PRESEPE

Il presepe è una delle tradizioni natalizie più note, ma pochi ne conoscono l’origine estetica, le relazioni e i retroscena che si celano dietro la nota immagine della grotta, di Giuseppe, Maria, Gesù, il bue e l’asino e i Re Magi. Alcuni di questi elementi sono presenti nei Vangeli canonici; di altri, invece, non vi è traccia; qual è la loro origine?

A diffondere la tradizione del presepe fu San Francesco, ma l’iconografia del presepe ha una storia ben più antica che affonda le sue radici non soltanto nei Vangeli canonici, ma soprattutto in quelli apocrifi, ossia non inseriti nel canone biblico. Tra essi, uno dei più importanti è il Protovangelo di Giacomo; testo fondamentale poiché, seppur con un tono fiabesco, tramanda informazioni sull’origine e l’infanzia di Gesù mai citate negli altri Vangeli.

Anzitutto, una delle idee più diffuse, e che sorge spontanea nell’osservare il presepe, è che Giuseppe e Maria siano marito e moglie, separati soltanto da qualche anno d’età. Il Protovangelo di Giacomo, invece, rivela che le cose sono molto diverse.

In esso, oltre all’infanzia di Gesù, si narra anche quella di Maria e qui si scopre che ella nacque a sua volta da un parto verginale; elemento di importanza teologica fondamentale, assunto poi anche dal dogma cattolico, poiché l’immacolata concezione ha permesso a Maria di nascere scevra dal peccato originale, tramandato attraverso il sesso di generazione in generazione, e dunque unica donna degna di accogliere il Salvatore nel proprio ventre.

Tornando al racconto, per rendere grazia a Dio del miracolo ricevuto (giacché entrambi erano sterili), i genitori di Maria, Anna e Giacchino, la affidarono a un Tempio ebraico in cui Maria crebbe fino ai dodici anni circa, quando dovette lasciarlo per il sopraggiungere del ciclo mestruale.

Chiaramente Maria non poteva essere lasciata a se stessa, doveva essere affidata a qualcuno di fidato, e i maestri del Tempio scelsero Giuseppe; un uomo ormai anziano, vedovo e con figli, una persona rispettabile e degna di fiducia, che non fu mai dunque il marito di Maria ma che invece ne fu esclusivamente il tutore. Da qui deriva la grande discrepanza di età che è possibile scorgere in alcuni presepi in cui, effettivamente, Giuseppe sembra molto più vecchio di Maria; inoltre, il fatto che Giuseppe fosse già sposato e con figli permette di comprendere l’identità dei “fratelli di Gesù” citati nei vangeli canonici; si tratterebbero, infatti, dei figli di Giuseppe, “fratellastri” di Cristo.

Sempre il Protovangelo di Giacomo narra l’iniziale scandalo suscitato dal concepimento verginale di Maria, poiché i sospetti caddero subito su Giuseppe, che dovette anche testimoniare la propria innocenza e difendersi di fronte ai maestri del Tempio, per convincerli di non aver avuto alcun rapporto sessuale con Maria.

La nota fuga a cavallo dell’asino verso Betlemme non fu dovuta, dunque, soltanto dalla persecuzione di Erode, ma anche dalle dicerie che correvano sul loro conto e proprio a Betlemme, dopo essere stati cacciati da ogni rifugio, approdano alla famosa grotta, che mai viene citata nei Vangeli canonici, e che è descritta per la prima volta nel Protovangelo di Giacomo, con tutti gli elementi di rito ormai entrati nell’immaginario collettivo.

Luogo quanto mai inospitale che, tuttavia, l’aurea divina e la nascita di Cristo riescono a rendere accogliente, caldo, sicuro e dotato di una propria luce, derivante proprio dalla forza di resistere a tutti i dolori dell’esistenza e all’intricato cammino.

Lungi dal “rovinare” lo stereotipo classico del presepe, tutti questi elementi non fanno che dotarlo di una ancora maggiore umanità, restituendo l’immagine di un presepe ancora più intimo e vicino alla vita di ogni giorno e ai travagli di ogni uomo, simbolo non solo di perpetua speranza ma anche dell’eterna lotta degli “ultimi”, destinati a combattere per guadagnare il proprio posto nel mondo ma eternamente vegliati dalla luce della stella cometa.

Daniele Palmieri

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Daniele Palmieri è autore del libro Autarchia Spirituale

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Lunedì 18 dicembre 2017 Daniele Palmieri conduce a Milano la serata Filosofia e Spiritualità con Camilla Ripani. Tema dell’incontro: Liberarsi dal superfluo. Maggiori dettagli qui.

15/12/17
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