La Sapienza Dimenticata

La Sapienza dimenticata recupera lo spirito sapienziale di quei pensatori che, dalla Grecia Arcaica fino a oggi, hanno riconosciuto il nesso inscindibile che lega tutte le singole conoscenza in un’unica forma compiuta: la Sapienza, attraverso le parole di testi e autori ormai dimenticati, spesso dalla stessa storiografia filosofica. Un’operazione fondamentale, ai giorni nostri, per recuperare lo spirito “vissuto” del sapere, inteso non solo come un apprendimento passivo di nozioni, né la mera abilità di produrre nuove invenzioni tecnologiche, ma come una condizione dello spirito in grado di nobilitare l’uomo.

Daniele Palmieri

 

Daniele-Palmieri2

05. ERACLITO: IL SEGRETO DEL FUOCO COSMICO

Se ci fosse pervenuta l’intera opera di Eraclito, filosofo di Efeso, ora lo considereremmo superiore addirittura a Platone e Aristotele. Per fortuna dei due, però, di Eraclito ci rimangono soltanto alcuni frammenti, tramandati dalla testimonianza degli antichi.

Ma, come sosteneva Nietzsche, è probabile che del filosofo ci sia stato tramandato l’essenziale e, difatti, soltanto da questi pochi frammenti è possibile delineare i punti chiave di un pensiero complesso e profondo. Allo stesso tempo, proprio per quel poco che ci rimane del pensiero di Eraclito, è molto difficile ricostruire l’intera struttura teorica del suo pensiero. Non solo per il numero esiguo di testimonianze, ma anche per il carattere stesso della scrittura eraclitea. Già nell’antichità infatti Eraclito era soprannominato “l’oscuro”. Il suo stile è incisivo, sibillino come le risposte dell’oracolo; ogni sentenza è come un colpo secco che colpisce la Verità nel segno; da questo punto di vista, è chiara l’influenza sapienziale dei misteri orfici e dei Misteri di Eleusi, che egli stesso cita in alcuni aforismi.

Per questo non presenterò il suo pensiero in un’esposizione sistematica, ma mi soffermerò su alcuni punti chiave che più volte ritornano nei frammenti pervenutici.

Primo di questi punti chiave è il “Fuoco”; alcuni manuali banalizzano il concetto di “fuoco” espresso da Eraclito, sostenendo che egli considera il fuoco, inteso come elemento naturalistico, il principio di tutte le cose e lo annoverano dunque tra i filosofi naturalisti. Chiunque sostenga questa interpretazione dovrebbe essere radiato dall’albo dei filosofi – se ne esistesse uno.

Il Fuoco di cui Eraclito parla nei suoi aforismi non è da intendersi in senso materiale, bensì metaforico.

Prendiamo ad esempio questo frammento: “questo cosmo non lo fece nessuno degli déi né degli uomini, ma sempre era, è e sarà, Fuoco sempre vivente, che con misura divampa e con misura si spegne”.

Il Fuoco è preso come esempio per illustrare il comportamento del Cosmo; qual è infatti il comportamento del Fuoco? Il Fuoco è un elemento indefinito, sempre in movimento, sempre diverso nella forma ma che, tuttavia, mantiene sempre la sua essenza. Si alza, si abbassa, si attenua o si incendia ma rimane, in ogni caso, Fuoco. La stessa cosa avviene con l’Universo; l’Universo è in continuo movimento, scorre incessantemente e tuttavia rimane sempre lo stesso, come il Fuoco. E, come il Fuoco, per rimanere acceso necessita di bruciare combustibile; e il combustibile dell’Universo è la vita, degli esseri viventi, dei pianeti e di ogni cosa che esso contiene.

Impegnati come siamo nel preservare la nostra singolarità, non ci accorgiamo di come il Fuoco dell’universo avanzi incessante e di come esso bruci ogni cosa; e proprio questo bruciare è il suo principio, dove la fine e l’inizio coincidono in un perpetuo ciclo di nascite e morti.

Ma cos’è che nell’Universo permette il divenire? La risposta è: la guerra, la contesa, in greco: Pòlemos. “Pòlemos di tutte le cose è padre, di tutte le cose è re; e gli uni rivela déi, gli altri umani, gli uni schiavi e altri liberi” dice Eraclito. Ogni nascita e ogni morte è frutto di un conflitto, di una guerra; gli eventi naturali e umani sono il risultato di tale conflitto. Pensiamo alle realtà sociali, agli stati, alle comunità; non esiste società che non sia nata da una guerra di conquista. Roma, nata dall’uccisione di Remo da parte di Romolo e prima ancora con i conflitti attraversati da Enea.

E questa contesa è generata dalla presenza, nel cosmo, di due forze contrastanti, che comunemente gli uomini chiamano: gli Opposti. “Il dio è giorno notte, inverno estate, guerra pace, sazietà fame, e muta come il fuoco, quando si mescolano aromi, prende il nome secondo il gusto di ciascuno”.

Ma questi Opposti sono soltanto un’illusione di quelli che Eraclito chiama “i dormienti”, coloro che rimangono a galla sulla superficie dell’apparenza. Gli opposti in realtà sono due facce della stessa medaglia; la loro contesa non è una lotta per il predominio, è una lotta per mantenere l’ordine cosmico. La malattia si trasforma in buona salute e viceversa, il caldo in freddo e il freddo in caldo, la fame in sazietà e la sazietà in fame; “il ciceone se non viene agitato si disgrega” dice sempre Eraclito in un altro frammento. E in questo continuo alternarsi di Opposti non c’è alcuna accezione morale, non c’è un motivo per il quale il caldo dovrebbe vincere sul freddo o viceversa. E, ancora più importante, non esistono il “Bene” e il “Male”, poiché “belle, per il Dio, sono tutte le cose, e giuste; ma gli umani ne hanno ritenute giuste alcune, ingiuste altre”.

I “dormienti”, così come li chiama Eraclito, sono coloro che rimangono invischiati nella semplice contrapposizione degli Opposti, senza riconoscere la loro, fondamentale, unità, il principio comune che in realtà li rende identici, due facce della stessa moneta. Tali dormienti, con i loro sogni, non vivono la realtà ma rimangono intrappolati nella loro costruzione mentale della realtà.

Il risvegliato invece è colui che abbandona il mondo fittizio eretto dalle opinioni per vivere in quello che Eraclito definisce “il cosmo comune” guidato dal Lògos universale, che parla con la bocca degli iniziati, con la bocca dell’oracolo che “non nasconde ma accenna”. Un Logos che difficilmente l’uomo può cogliere con i suoi limitati schemi mentali, ma che necessita di una rivelazione mistica come quella della Sibilla cumana che “con bocca folle proferendo cose senza sorriso né ornamento né unguento, con la voce penetra i millenni, per mezzo del dio”.

E qual è il primo messaggio che il Lògos divino comunica all’uomo per bocca dell’oracolo? È il motto, inciso sul tempio delphico, “conosci te stesso”. Tale invito, che verrà poi ripreso e razionalizzato da Socrate, preserva invece con Eraclito un aspetto mistico. “Tutte le cose che ho imparato, le ho imparate da me stesso” dice il filosofo; non perché non avesse orecchie per ascoltare gli altri, ma perché il primo punto di partenza dev’essere ciò a noi più vicino, ossia l’anima.

Crediamo di conoscere l’anima ma non ci accorgiamo che essa è un abisso sconfinato. “I confini dell’anima, per quanto lontano tu vada, non li scoprirai, neanche se percorri tutte le vie: così abissalmente essa si dispiega”.

E visto che “l’Origine ama nascondersi”, quale posto migliore se non l’animo umano? Sempre impegnati a guardare superficialmente il mondo esterno, come potrebbe l’uomo accorgersi di avere dentro di sé il Lògos divino, il segreto dell’esistenza?

Daniele Palmieri

Libro-Palmieri-Autarchia 05-eraclito

 

Daniele Palmieri ti aspetta a Milano il 5 febbraio 2018 per la serata gratuita di “Filosofia e Spiritualità” condotta insieme a Camilla Ripani. Tema della serata: “illuminare l’ombra”. Tutti i dettagli a questo link.

 

31/01/18
05-eraclito-sq

Commenta l'articolo tramite e-mail

Messaggio (max 2000 caratteri)Tutti i campi sono obbligatori. L'e-mail non sarà pubblicata

Commenta l'articolo tramite Facebook