Alchimia Urbana

In questo spazio cercheremo di sviscerare alcuni punti nodali del pensiero Alchemico, mettendone in chiaro, fin dove ci sarà possibile, le più intime dinamiche. Sfateremo anche quei luoghi comuni, che ben lungi dal voler nascondere l’operatività alchemica, ne hanno oscurato e inquinato l’immagine; infatti il segreto dell’alchimia, se segreto c’è, si è sempre custodito da solo…

Pascal Fabio Patruno

Pascal

13.L’ALKAEST – I PARTE

Lo Zolfo Volgare

Il lavoro che le Acque Corrosive esercitano sulle Influenze Minori , se ben condotto, svela all’operatore la presenza e la natura delle Influenze Maggiori . Ben presto, la “cottura” operata dallo Stato di Mag su tutti i piani del nostro essere non ci basterà più, l’alchimista si sentirà ad un punto morto, si accorgerà che essere migliori non soddisfa lo stato di Innamorato dell’Arte, che il semplice Corrodere non è l’obbiettivo, ma al contrario una piccola tappa, una sorta di referenza che andava acquisita.

Le Influenze Maggiori si presentano finalmente dinanzi alla sua coscienza, ora chiare e visibili in alcuni casi, oscure e insondabili in altri. Ma soprattutto si prende coscienza dello Zolfo Volgare, l’Io tiranno, ordinario. Il Nostro Temperamento insomma, il limite della nostra evoluzione.

In altre parole, ci si accorge che dopo un certo impegno o lavoro o sforzo, bastiamo a noi stessi, e il “divano”, simbolo metaforico e non, dell’inerzia e della resa, ci si presenta davanti con tutta la sua comodità, la morbidezza seduttiva dei suoi tessuti, il suo colore riposante e il piacere dell’oblio.

Non dobbiamo pensare che l’Alchimia non contempli la quiete, la tranquillità o l’aspetto sottile e spirituale di certe forme d’ Ozio… il punto è che il vero Ozio, la quiete dei Saggi, produce un Respiro lungo e profondo, calmo ed abbondante… quando invece crolliamo, il respiro è corto, affannoso o inesistente.

Dentro di me è lo Zolfo Volgare, ordinario e consueto. L’Io. Questo Io è come Zolfo, come lo Zolfo si incendia, si consuma, è suscettibile, maleodorante come le cose marce o dell’intestino. Nella lingua Geroglifica, il Concetto di Individuo, di Individuazione, era rappresentato dal Pulcino… il Pulcino che nasce dall’Uovo, l’Uovo che, quando marcisce sa di Zolfo… come il mio Io, che, quando non diventa Individuo, cioè non si “Individua”, non si rende integro e coeso, appunto marcisce, è volgare, puzza di marcio.

Si, questo è un risultato della Corrosione operata dalle Acque. L’Operatore prende coscienza della sua Marcescenza, si vede per quello che è: una miscela di comportamenti utilitaristici, di menzogne, adattamenti e sopravvivenze. Prima delle Corrosioni pensava di essere qualcosa, di avere diritti e morale, verità e principi, ragioni e giustificazioni. Ma una volta corroso il guscio, pur non ripudiando i comportamenti di un tempo, in un certo senso necessari, contestuali e strategici, non potrà più tornare indietro, l’odore delle Acque Marce – detriti di scarico delle Acque Corrosive – sarà tale da inzolfarli irrimediabilmente il “Naso”. E’ il periodo del Mestruo, mestruare se stessi a che un nuovo Uovo, un nuovo Pulcino, venga in progetto. Un Nuovo Individuo , una Nuova Individuazione.

Se c’è uno Zolfo Volgare ve ne sarà uno Nobile o dei Filosofi, uno Zolfo che si incendia senza bruciare. Lo Zolfo va liberato dalla prigione della Materia, purificato, rettificato a che sia di Luce, un Io quindi non più ordinario che abbia la forza e la limpidezza di rovesciare il regno di consuetudine del vecchio Re, tiranno e volgare. Che abbia acquisito, fermamente e veramente e fortemente che dalla Menzogna alla Verità vi è una scala di progressivo Silenzio.

Ma per Mestruare questi detriti e purificare lo Zolfo che fare? Come spodestare dal Trono della coscienza un Re che lì vi è nato e che affonda le sue radici in tutti gli strati del Corpo, nostro Regno e Tempio? Quando Respiro, l’ Ossigeno tocca lo Zolfo e…

continua

10/06/08
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