Alchimia Urbana

In questo spazio cercheremo di sviscerare alcuni punti nodali del pensiero Alchemico, mettendone in chiaro, fin dove ci sarà possibile, le più intime dinamiche. Sfateremo anche quei luoghi comuni, che ben lungi dal voler nascondere l’operatività alchemica, ne hanno oscurato e inquinato l’immagine; infatti il segreto dell’alchimia, se segreto c’è, si è sempre custodito da solo…

Pascal Fabio Patruno

Pascal

33.IL LABORATORIO DELL’ALCHIMISTA

Un tempo, nell’Egitto dell’Antico Regno dell’Era del Toro, quando i Leoni erano domestici e tutta la società Egizia viveva un’intensa Alchimia quotidiana, l’Armonia era tale che i neofiti erano costretti a crearsi situazioni negative, sì da trasformarle! Poi, la progressiva caduta dell’Uomo ha fatto in modo che non si dovesse più crearle, ma coglierle, semplicemente dal tessuto quotidiano, ormai dalla caduta, di negatività intriso.

Il Laboratorio, tuttavia, ieri come oggi, è sempre stato costituito da Tre Stanze o Luoghi: una prima Stanza dedicata all’Alchimia Verde, quella botanica, ovvero la Spagiria; una seconda Stanza dedicata alla Metallurgia e una terza Stanza, la più importante, all’Alchimia Spirituale. Tralasciando per un attimo le prime due Stanze, parliamo della terza, quella inerente alla trasformazione dell’Uomo.

È Laboratorio “dell’Uomo” qualsiasi luogo ove si pratichi l’intenzione di elevarsi. Una Cattedrale, una vecchia Chiesa (queste sono particolarmente adatte quando vuote), un Dojo, un prato, l’ombra di un albero, un tappeto, il comodo schienale di un letto, la sedia archetipica che ovunque ci accoglie, specie quelle senza braccioli, ma anche, le piante dei piedi o la maniglia unta del tram e della metropolitana…tutti luoghi adatti, specialmente se inaspettati, non programmati – in ogni programmazione vi è una farsa, una recita, un che di pomposo che spesso rovina tutto.

Tutto il problema sta nel comprendere la differenza tra Programmazione e Organizzazione: Programmare è sterile, freddo, simmetrico, asciutto, secco, come un fastidio in gola, un arsura. Organizzare è Organismo, insieme funzionale di cose diverse, senza simmetria, imprevedibile ma regolare, continuo ma senza ossessione, Organico. La tendenza dell’Uomo, se fossimo etnologi venuti da un altro pianeta, la descriveremmo come estrema, sbilanciata, o tutto senza realizzare nulla, o un niente per dissolverci di volta in volta, senza sapere, senza capire, senza uno straccio di ricordo di chi o cosa siamo, o da dove o verso cosa andiamo.

Il Prete, il Monaco, lo Yogi, il Santone, l’Eremita, il Sannyasi e tanti altri, si perdono o si addormentano nella programmazione della loro Liberazione, nella trama dei loro Dogmi e questo non urti nessuno, poiché coloro che veramente sono noti per essere Tali, sono poche centinaia per secolo – troppo pochi anche volendo considerare il precetto Paracelsiano del “tutta l’Uva non è il Vino” – tutti gli altri, milioni, cadono nella reti dell’entropia, della contraddizione, del trauma, della vecchiaia ecc. La stragrande maggioranza invece, l’uomo ordinario, vegeta attorno alla fonte erogena del desiderio inappagabile, invisibile, tra miseria e nobiltà, con qualche quarto d’ora di celebrità e sacralità.

Pochi si Organizzano, diventando Organismi senzienti, trasgressori di ogni programmazione; eppure il Cristo stesso come anche il Buddha hanno parlato dell’Unicità di ogni Essere indicando che la Via siamo noi e che non ci sono regole, ma solo un Sole da scoprire, irripetibile, che si organizza da se stesso abbandonata l’inerzia a sinistra, i dogmi e le regole a destra.

Il Laboratorio è quindi ovunque ed in qualsiasi momento, l’Uomo stesso è il Laboratorio, ogni frangente della vita, ogni scenario o sceneggiatura, ogni clima, ogni istante… l’Alchimista chiede in modo diretto al Divino di palesarsi ad ogni dove per dissetarsi della Presenza, quell’elemento di Gioia che è Materia prima.

Bisogna imparare a produrre quel nettare psicotropico, da suggere con tutto il nostro essere, in ogni situazione, luogo o stanza. Ricordo ancora una “Cresta d’Onda” di qualche anno fa, con la chiave nella fessura, sul pianerottolo, come se quella chiave fosse la “Chiave”, un pomeriggio come tanti, tra mille problemi, ma il Laboratorio era “aperto”, e quella sensazione durò forse 10 minuti…in piedi, sotto una luce al neon, senza che il suo squallore potesse raggiungermi; solo la voce e il colpetto sulla spalla della mia vicina mi ridestarono << si sentirà mica male né?>>

Ecco, la Via degli Alchimisti, trasformare il quotidiano in Sacro, cominciando da dove si può e da ciò che si è in grado di intendere, ora e subito, perché anche se il tempo e la distanza sono un illusione, lo sportello chiude alle 12.

continua

9/09/08
LABORATORIOPASCAL

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