La Via dell’Alchimia Superior

Si può Evolvere nella Gioia

L’alchimista è quella persona che ha scelto di alzarsi in piedi, vivere in maniera verticale, svegliarsi dal sogno di una società illusoria e folle e liberarsi dalla schiavitù della sofferenza. Evolvere nella Gioia è possibile. È una possibilità alla portata di chi realmente lo desidera. L’essere umano ottiene sempre ciò che sceglie.

Andrea Zurlini

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6. AMA IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO

Qualche settimana fa sono stato ospite a Radio Gamma Cinque. Questa è la trascrizione dell’intervista.

– Cosa pensi del tema che stiamo trattando, dell’energia sessuale, della sessualità in generale e anche dell’ipersessualità, una compulsione in cui ci si perde facilmente? Parlavamo di una sessualità adolescenziale, molto fisica, che non ti permette una vera evoluzione. Tu cosa ne pensi di questo tema?

Mi ricordo che anni fa rimasi molto colpito da una definizione di Silvano Agosti sull’amore, la sessualità e la tenerezza. Lui mise insieme questi tre concetti formando proprio una triade, cioè l’amore, la sessualità e la tenerezza nell’essere umano devono andare insieme. Quindi la tenerezza, priva, scevra di sessualità e amore diventa ipocrisia; la sessualità senza tenerezza e amore produce la pornografia e l’amore senza la tenerezza e la sessualità produce il misticismo, il distacco dal materiale. Questa triade mi ricorda la trinità. Credo che il nostro lavoro sia quello di imparare l’arte del relazionarsi e anche l’arte di mettere insieme questi tre aspetti. Noi siamo qui anche e soprattutto per questo.

– Tu hai scritto un libro che si chiama Alchimisti della Nuova Generazione (Anima Edizioni). Che cosa vuol dire fare alchimia oggi? In passato gli alchimisti erano visti come degli alieni, in qualche modo. Ma oggi l’alchimia che significato ha?

Ti posso dire che noi italiani siamo molto più legati alla tradizione alchemica rinascimentale che al famigerato yoga induista. L’alchimia è stata la nobile arte che ha portato avanti il lavoro esoterico e spirituale. L’alchimista contemporaneo è un soggetto che sceglie di utilizzare la propria vita – parlo di corpo, mente e spirito – ai fini di un’evoluzione, la sua evoluzione, e di rimando all’evoluzione di tutta l’umanità.

Un alchimista è una persona che ha l’obiettivo di trasformare. Si parla in alchimia della trasmutazione dei metalli, dove la coscienza umana viene sempre di più illuminata. Uno strato di inconsapevolezza che causa dolore nelle relazioni, nella vita, nel nostro percorso, viene rischiarato dalla conoscenza della verità. E la verità è una Luce che permea l’alchimista che vuole guarire. Infatti quello che accade all’alchimista è la guarigione di sé.

– Tu stai facendo un lavoro su te stesso. Per quanto riguarda la collettività, da dove si può partire per fare un autentico lavoro su se stessi?

Noi stiamo parlando di un aspetto, ma ci sono tanti aspetti su cui lavorare…

– C’è qualcosa su cui bisogna agire subito in primis?

Parlo sia a livello individuale sia collettivo. Io penso che ognuno di noi debba avere quel nobile coraggio di guardarsi e vedere ciò che nella propria vita gli impedisce di essere libero, tutto ciò che causa sofferenza, insoddisfazione, incapacità di aprirsi. La domanda esistenziale che ognuno, anche se non è un filosofo, dovrebbe porsi è: perché in questa vita io non devo essere felice, contento, non devo celebrare, ringraziare questa vita? Perché questo mondo deve essere pieno di veleni o problemi? Perché la nostra vita deve avere la sofferenza come sottofondo musicale o comunque gli alti e bassi?

Al di là della relazione con la sessualità, più in generale, la domanda che ognuno dovrebbe farsi è: perché nella mia vita non c’è la celebrazione, il godimento, la piena soddisfazione e la realizzazione di chi sono? Quali i miei talenti, le mie doti, cosa sono venuto a fare? Queste sono le domande che muovono tutto.

Chi me lo impedisce? Ci può essere un “cosa” ma anche un “chi”… A volte i rapporti interpersonali non funzionano più e in qualche modo vanno troncati, rivisti. Tantissime relazioni oggi, ma succedeva anche in passato, sono soltanto convivenze a lungo termine. Il lavoro da fare è enorme anche perché il livello evolutivo è abbastanza basso.

Abbiamo sempre sentito dire dai grandi mistici, dai santi, dai saggi di tutti i tempi, che una delle realizzazioni supreme è scoprire che l’universo è mosso dall’energia dell’Amore, che l’Amore si trova ovunque. Questa è una verità. Il fatto di non sentire questa realtà non significa che non ci sia. Dobbiamo lavorare la nostra coscienza al fine di andare a recuperare quello stato dell’Essere. Il lavoro su di sé è indispensabile, innanzitutto per aprirsi.

Posso dirti che esiste una mega “struttura”, che non so come e quando si sia creata, ma che è sempre più evidente in un’era, che è definita l’era dell’Acquario, un’era in cui la conoscenza dilaga, in cui è possibile fare un lavoro da soli, senza un maestro. Questa megastruttura fa di tutto per impedire al singolo di scoprire cosa vuol dire amarsi.

– Amare se stessi e quindi anche il prossimo?

Esattamente. Come se avessero fatto in modo che le parole del grande maestro Gesù “ama il prossimo tuo come te stesso” diventassero: “Ama il prossimo tuo e basta”. E come se il “te stesso” sia stato oscurato. Così, non facendo capire alle anime cosa vuol dire amare se stessi, le persone alla fine sono incapaci di un reale e autentico amore per il prossimo, perché si sta ancora combattendo contro di sé. C’è una lotta in atto.

– Come uscire da questa lotta? Come arrivare a un amore di sé autentico?

La guerra deve finire nel proprio cuore, nella propria vita. Si deve partire dalle cose più piccole. Un lunghissimo viaggio inizia con un passo piccolissimo. Con chi viviamo? Con chi stiamo? Com’è la nostra vita? Partiamo dalle cose più piccole per capire dove siamo in lotta, in guerra, dove siamo disonesti con noi stessi. Ti assicuro che anche una persona che fa un lavoro che non ama non riuscirà ad aprirsi completamente all’amore, perché facendo qualcosa che non ami hai già creato una scissione interiore. Quindi, come dicono i mistici, “amando se stessi, amerai veramente gli altri”.

Per capire profondamente cosa vuol dire amarsi, bisogna recuperare il concetto di libertà. L’amore e la libertà sono assolutamente connessi. Quanto sono libero nella mia vita? Libero di dire quello che voglio, di fare quello che voglio, di esprimermi per come sono? Quante maschere indosso? Quanto fingo nel mio quotidiano? Un lavoro vero inizia dal togliersi le maschere recuperando l’autenticità e questo crea la libertà e allora l’amore sorge spontaneo.

– Ci vuole coraggio per essere felici?

Mi piace il termine che hai scelto. Coraggio, intendendolo proprio come core-aggio, “azione dal cuore”…

– Andando oltre ogni religione, cosa significa per te ritrovare Dio nel proprio cuore?

Ha a che fare con quello che dicevo prima. Riacquistare il contatto con Dio senza un prete, senza il maestro di yoga, senza il guru.  È un contatto intimo, libero e leggero quello con Dio. Dobbiamo parlarci e sentire che non si tratta di qualcosa di superiore, potremo addirittura affermare che stiamo parlando con la parte più profonda e autentica di noi stessi. Questo dobbiamo recuperare: parlare con Dio, parlare col proprio cuore, liberarsi da qualsiasi dogma o imposizione religiosa. Possiamo dire: “Ciao Dio, mi chiamo Andrea, ti racconto la mia vita, come sto, cosa sogno, di cosa ho bisogno”.

Recuperare questo rapporto con Dio, che non è maschio o femmina. È come parlarci e dirgli: “Ho bisogno di te, che mi ispiri, che mi guidi, ho bisogno di aiuto”. A volte è difficile essere umili e affermare “ho bisogno di te” e invece è la cosa più bella che possiamo fare, parlare al nostro cuore: “Dimmi di cosa hai bisogno e io mi impegno a realizzarlo”.

Può sembrare difficile, ma se uno chiede al proprio cuore come sta, il cuore risponde. Se chiediamo a Dio aiuto, Dio risponde con dei segnali, con delle sincronicità, con delle coincidenze, con un programma radio, con un post su Facebook… con tutto! Però ci vuole questa apertura, ci deve essere questa disposizione interiore.

Comunque, se l’anima è un frammento di Dio, ritrovare se stessi è in qualche modo ritrovare Dio.

– Sì, sono d’accordo, bravissimo. Ti ringrazio di cuore. Vuoi aggiungere qualcos’altro che riguarda il tuo libro?

Sì, la cosa che voglio aggiungere è questa… Il libro si intitola Alchimisti della Nuova Generazione perché vuole anche parlare a quelle tantissime anime che si sono incarnate proprio negli ultimi decenni e la loro frase preferita è “non mi sento di questo mondo, voglio tornare a casa, penso che questo mondo sia un luogo spiacevole”. Ecco, Alchimisti della Nuova Generazione vuole ricordare a queste anime, che sono venute per una missione straordinaria, che non devono perdersi d’animo e sapere che il veleno può essere trasformato in farmaco. Poi scopri che questa vita non evolve soltanto nel dolore, ma esiste tanto altro. Non perderti d’animo.

Queste anime così sensibili, che sono scontente, dovrebbero capire che nella sofferenza si cresce. Loro sono qui per crescere, per evolversi in questo sistema sofferente; loro possono ritrovare se stesse, la vita è un esperimento, le anime sono qui per sperimentare…

– Devono forse ricordarsi della propria missione…

Assolutamente. Queste anime della nuova generazione rispetto alle vecchie sono meno tolleranti a subire il sacrificio da parte del sistema, quindi si scoraggiano facilmente soprattutto quando la soglia della sofferenza supera la barriera di resistenza della sofferenza che si può sopportare, anche se ognuno di noi è fatto per portare la propria croce.

Tante anime giovani abdicano o gettano la loro vita utilizzando strumenti di alienazione. Sono più fragili. Vi assicuro che, superate alcune trasformazioni che in alchimia vengono chiamate nigredo, “il lavoro al nero” – la parte più buia che ognuno ha – una volta passato quel periodo, la Luce inizia a vedersi, ed è molto più grande la gioia e la soddisfazione della propria vita rispetto alla sofferenza stessa. Inizia a diventare una danza.

 

Il libro Alchimia della Nuova Generazione di Andrea Zurlini è ordinabile anche via web a questo link.

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18/06/15
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5. SERENITÀ E GIOIA: STRUMENTI DI ELEVAZIONE

La sofferenza, in alchimia, viene considerata come strumento, come fuoco, come potere di trasmutazione della materia di bassa oscillazione di cui siamo composti e che dobbiamo imparare a volatilizzare, ovvero innalzare di vibrazione.

Ma la sofferenza non può essere considerata l’unico metodo di elevazione, perché un’astronave biologica (un corpo) che viene completamente sovrastata dal dolore non può percepire l’uno e la sua infinita gioia. Solo nel momento in cui lo spasimo viene placato dall’aumento di consapevolezza, o quando la fisicità materiale non sia più in grado di gestire la pena, subentrano la luce, la chiarezza, la comprensione e la visione dell’unicità di tutte le cose.

Chi permane di proposito nella sofferenza pensando di scorgere in essa una via evolutiva, si sta allontanando dalla verità. Essa è Fuoco e serve a far evaporare la materialità densa entro cui il nostro essere luminoso si immerge al momento della nascita. Utilizzare continuamente questo strumento – Up/Down – di toccare il fondo per risalire, fa sprecare preziose risorse energetiche proiettandole al di fuori di sé, anziché all’interno, dove possiamo trovare l’unità e la pace dello spirito.

La felicità e la gratitudine non sono stati d’animo fini a se stessi. La felicità è infatti uno strumento evolutivo e fa avanzare velocemente sul proprio percorso. Di fatto, la serenità gioiosa, partorita dalla pace e dall’equilibrio interiore, è tre volte più evolutiva della sofferenza stessa.

Andrea Zurlini

Per approfondimenti: Alchimisti della Nuova Generazione (Anima Edizioni)

Noi spesso facciamo un errore…

Posted by Andrea Zurlini on Martedì 19 maggio 2015

 

 

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25/05/15
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4. LA BELLEZZA È ACQUA INFUOCATA CHE GUARISCE

Siamo tutti belli! Anzi, la Bellezza pervade ogni essere, ogni cosa, ogni frequenza, da quella più bassa a quella più alta. Occorrono Nuovi Occhi per vederla. E questi Occhi nascono da un continuo, costante e amorevole lavoro su di sé.

Tutti i giorni esci e guardi l’albero vicino casa. Lo guardi ma non lo vedi. Poi un giorno accade che tu vieni trasformato. Finalmente Vedi l’albero, puoi parlare e toccare la sua bellezza. Puoi sentirla, adesso sai.

Adesso lo sai perché finalmente sei. Non puoi sapere se non ti dedichi a Essere.

Per Essere occorre lavorare su di sé, sulla prima materia, sulle Tre Sostanze mosse dai Quattro Elementi, proprio come fa l’Alchimista.

In Alchimia Superior, che è una Via diretta di contatto col Divino, che annulla la dualità e la personalità bruciandola con colpi a cerchio, si lavora a contatto con un Fuoco Alchemico di natura più sottile, che è in grado di bruciare e scottare tutte quelle persone che non sono ancora pronte a tale metodologia e percorso di crescita.

Nell’Ars Brevis, il Bello è la sinfonia che accompagna l’Alchimista tutto il giorno e tutti i giorni. Esso si circonda di Arte e di materializzazioni delle più alte idee che riesce a concepire, per strapparsi sempre di più dalla limitata visione egoistica della realtà e aprirsi a un mondo infinitamente più vasto dove esso sparisce ed è Uno con tutto il resto.

Molte persone immaginano l’alchimista (ovvero quell’aspirante essere umano che lavora su di sé e “sul” sé) come un individuo sempre alla ricerca della trasmutazione, che passa il suo tempo nell’ombra del suo laboratorio a sforzarsi di trovare la felicità. Cupo, rigido, in continuo controllo e autoanalisi per smascherare le sue ombre. Niente di più finto!

Il vero Alchimista è un Mago di corte. Brilla nelle relazioni, affascina chiunque. Da esso pulsa una bellezza proveniente da regni celesti che tutti percepiscono come un’aura lucente. Esso si diverte. Non parla della nobile arte in presenza degli altri, piuttosto si mette al pari di chiunque (non “se la tira”!), parla col linguaggio adatto al suo interlocutore. Ama i bambini, gli piace giocare, divertirsi, amare. Il suo cuore aperto lo porta a scorgere la Bellezza in ogni cosa e in ogni persona.

Comprende la soluzione dei problemi prima che questi si presentino! Aiuta gli altri perché l’altruismo è la normalità, non uno sforzo o una decisione consapevole. Si circonda d’Arte. Va a Teatro, nelle Mostre, dipinge, suona, scolpisce, danza, canta. Festeggia con allegria la vita mangiando e bevendo alle persone che ama.

La Pietra Filosofale è il suo rinnovato canto di Gioia quotidiana che proviene da uno stato costante di Innamoramento con la Vita. Esso è naturalmente Androgynus. Le energie maschili e femminili si equilibrano per partorire l’Armonia degli opposti che Trasforma ogni dualità in Crescita Spirituale. È un vero Essere Umano. Il Divino Figlio dell’Uomo. Una Luce nell’Ombra che Ricorda a tutti gli altri la Bellezza dell’Uno.

Questo annullamento della dualità è l’Acqua Infuocata (Yin e Yang) che Guarisce se stesso, gli altri e il mondo intero.

Andrea Zurlini

 

Video: “Se vuoi che una cosa vada Divinamente”

Se vuoi che una cosa vada Divinamente….

Posted by Andrea Zurlini on Domenica 19 aprile 2015

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Andrea Zurlini è autore di
Alchimisti della Nuova Generazione (Anima Edizioni)

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27/04/15
4 La-Bellezza-è-Acqua-Infuocata-che-Guarisce 20 apr 2015

3. OTTENIAMO SEMPRE QUELLO CHE SCEGLIAMO

Ci permettiamo di essere riempiti dalla meraviglia e dallo stupore o siamo capaci solo di pensare goffamente e in maniera stressata a tutti gli impegni materiali della quotidianità? In questo senso è assolutamente utile dedicarsi a pensare a quali sono quelle cose nella propria vita che al solo pensiero trasmettono nell’immediatezza gioia e amore nel cuore. E poi farle, agire, muoversi, spostarsi con delicatezza verso di esse.

Le circostanze della vita si formano grazie alla combinazione di due elementi fondamentali: l’emissione mentale e l’azione.

Se abbiamo un atteggiamento ostile nei confronti del mondo, esso risponderà allo stesso modo entrando in risonanza con la nostra emissione. Se siamo abituati a esprimere sempre insoddisfazione, avremo sempre più motivi per farlo. Se nei nostri rapporti con la realtà prevale il negativismo, il mondo ci mostrerà i suoi lati peggiori. Al contrario, un atteggiamento positivo cambia in meglio la nostra vita nel modo più naturale.

Non tutti sono in grado di capire questa verità. Alcuni si illudono che basta concentrarsi su una macchina nuova per farla spuntare da un giorno all’altro all’interno del proprio garage. Sbagliato. Le cose funzionano un po’ diversamente. Se io mi concentro sul “volere un’auto nuova”, quello che ottengo è proprio questo: il fatto che io voglio un’auto nuova. È un ragionamento sottile ma non troppo difficile da comprendere. Se noi otteniamo sempre quello che scegliamo, nel momento in cui desideriamo qualcosa, otteniamo subito ciò che abbiamo scelto: ovvero il desiderio di una cosa che non abbiamo. Il desiderio produce soltanto desiderio. Il senso di mancanza produce solo mancanza.

Quasi tutti, incontrando ostacoli e situazioni non piacevoli, reagiscono negativamente, esprimendo disappunto o cadendo in depressione. Ma facendo così l’emissione mentale produce una risonanza dove gli ostacoli diventano ancora di più e la vita comincia a rotolare in discesa. In pratica, scegliere di lottare contro gli ostacoli ne produce sempre di più. Essere assorbiti da pensieri sui problemi da affrontare, crea altrettanti problemi da gestire.

Questo accade perché ci sintonizziamo continuamente su frequenze disarmoniche con il tentativo di cambiare le situazioni che le hanno generate, ignorando che le stesse frequenze disarmoniche continuano a produrre altre situazioni di disagio. Noi non dobbiamo concentrare l’energia per cambiare qualcosa che non va. È più opportuno scegliere qualcos’altro. Mentre si tenta di cambiare quello che non ci piace nello scenario della nostra vita, stiamo pensando continuamente a quello che non ci piace. In questo modo la scelta si realizza perfettamente e noi otteniamo quello che non vogliamo.

L’uomo può scegliere la sua fortuna, senza bisogno di lottare per ottenerla. Può non essere semplice da accettare per noi, condizionati da una cultura che afferma che senza lottare e faticare non si può ottenere niente. Poniamoci una semplice domanda: quanto siamo riusciti a ottenere lottando contro il mondo per essere felici? A quale prezzo?

Lottare contro il mondo vuol dire presumere di sapere sempre che cosa è meglio e cosa è peggio per noi. Voler avere a tutti i costi il controllo su ogni evento, situazione o persona. Non riusciamo a sopportare che le cose vadano diversamente da come le abbiamo previste. Poiché in effetti siamo sempre nell’atto di prevedere. L’atto stesso di vedere-prima ci porta ad avere delle aspettative.

Più grande è l’aspettativa che abbiamo di fronte a una persona, una situazione, un evento, un progetto, un lavoro, o addirittura di noi stessi e una nostra prestazione, e più questa esigenza di “ottenere o dimostrare” verrà delusa.

La maggior parte degli esseri umani resta tutta la vita affranta da questo gioco di forze equilibrartici che si innesta quotidianamente. I tonfi e le cadute ripetute poi servono a gonfiare il senso di impotenza nei confronti del mondo e non fanno altro che alimentare lamentele varie, piagnucolii, capricci, depressioni e rabbie.

Più sono “attaccato” a qualcosa o a qualcuno e più sono io il primo pericolo di “distruzione” di questo rapporto di dipendenza. Ogniqualvolta c’è un attaccamento, una dipendenza o una forte aspettativa vuol dire che si è innalzata la lancetta dell’importanza che stiamo dando a quella cosa o quella persona.

Andrea Zurlini

Tratto dal libro Alchimisti della Nuova Generazione – Evolvere nella Gioia (dal capitolo “Otteniamo sempre quello che scegliamo”)

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Video: Anima e Ragione

 

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16/03/15
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2. L’ARTE DELLA COPPIA

Quando ci dedichiamo a trasformare la nostra vita secondo una volontà di imparare ad evolvere nella gioia, anche il nostro modo di rapportarci alla relazione di coppia subisce una trasformazione. L’argomento in questione è molto vasto e non si può ridurlo a una breve trattazione di poche pagine. Ognuno di noi vive le relazioni d’amore in maniera unica e irripetibile, e le circostanze che ogni volta si creano sono speciali e imprevedibili.

Tuttavia cercherò di esporre alcuni concetti molto importanti che, sono sicuro, serviranno a ispirare l’anima a fare chiarezza tra la nebbia che il più delle volte avvolge l’argomento del rapporto di coppia.

Ogni volta che creiamo uno spazio di relazione e intimità con una persona, stiamo dando vita a una struttura energetica che vive di vita propria ed è fatta dalle energie che entrambi i partner emettono nei confronti della relazione. La relazione è un essere vivente! Dal momento in cui si è generata non siamo più in due – io e il partner – ma siamo in tre. Io, il partner e la relazione.

Per fare un esempio basterà pensare alla nostra famiglia. La nostra famiglia non è la somma dei membri che ne fanno parte, è qualcosa di più. È una struttura, un sistema, un insieme di membri che formano qualcosa di più grande. Questo sistema ha le sue regole, le sue tradizioni, il suo passato, le sue consuetudini e certe memorie.

Ogni famiglia è diversa dall’altra perché ha la sua storia e la sua vita propria. Una famiglia scompare quando non esiste più un membro che può continuare a ricordarla o portarla avanti.

Nella relazione accade la stessa cosa: abbiamo dato vita a un sistema, un organismo vivente che inizia ad avere una storia e si nutre delle energie che i partner immettono nella relazione stessa.

Il primo problema che può presentarsi è la mancanza di chiarezza negli intenti della relazione stessa. Quando un partner pensa di andare al mare e l’altro vuole solo andare in montagna, iniziano i problemi veri e propri. Che vuol dire?

La relazione, nel momento in cui nasce, e nel tempo in cui si forma, sempre in maniera più evidente deve strutturarsi e organizzarsi secondo delle regole molto semplici e generali (sono esclusi gli incontri della durata di un giorno o una notte soltanto). Assomiglia molto a un contratto con delle clausole. Di solito sono tre:

– I partner hanno una relazione (proprio perché si frequentano!) ma ognuno è libero di incontrare anche altre persone e non è tenuto a raccontare niente all’altro. Non ci sono impegni e promesse di continuità.

– I partner hanno una relazione, ognuno è libero di incontrare anche altre persone e frequentarle, ma entrambi si raccontano tutto. C’è un desiderio di continuità.

– I partner hanno una relazione di tipo esclusivo. Nessuno dei due frequenta altre persone. C’è la sicura volontà di continuità fedele.

Il primo passo per far funzionare una relazione è la trasparenza negli intenti. Sembrerà forse una forzatura, sembrerà di voler dare delle regole o dei limiti all’amore, ma la chiarezza reciproca, nel dirsi con tutta sincerità gli intenti e gli obiettivi di ognuno, permette alla relazione di organizzarsi e strutturarsi senza deludere nessuno e facendo crescere entrambi. I partner devono scegliere, insieme, una delle clausole del contratto.

Di solito, uno dei due partner, il più spontaneo e coraggioso, deve chiedere all’altro: «Che cosa vogliamo fare?». In quel contesto, si deve aprire uno spazio di sincerità reciproca, dove ognuno possa esprimere tutti i suoi desideri, dubbi, timori, paure e speranze. Questo può essere definito il primo accordo. Il processo finisce quando entrambi gli amanti hanno preso una decisione che accontenta entrambi.

La coppia ora vibra sulla stessa frequenza e ha scelto un intento comune. Adesso, se uno pensa di stare andando al mare, anche l’altro si sta dirigendo proprio lì, perché l’hanno deciso insieme.

Se non c’è questo presupposto importante, di solito, la relazione finisce presto, vuoi per la delusione di uno dei partner, vuoi per il semplice esaurirsi della carica energetica relazionale/sensuale.

I due amanti non devono subito deludersi a vicenda, mostrando quanta poca chiarezza viva nel loro cuore. Infatti, ognuno di noi, in base al periodo di vita che sta vivendo, ha bisogno di cose diverse e persone differenti… quindi sarà importante chiedere a se stessi prima di tutto: «Di che cosa ho bisogno in questo periodo? Di una relazione stabile ed esclusiva? Una relazione senza impegno di continuità?».

La chiarezza con se stessi, partorita dall’ascolto del proprio cuore, porterà anche alla trasparenza col partner in merito agli intenti relazionali.

Una volta attuato il primo accordo, non rimarrà che avere rispetto per la propria scelta fatta, senza tradire se stessi. Quando una relazione inizia con una comunione di intenti, entrambi hanno firmato un contratto energetico. Questa firma può essere revocata in ogni momento, sarà sufficiente andare dal partner e comunicare la propria rinuncia, il proprio desiderio di voler interrompere la relazione.

Ma se uno degli amanti, anziché revocare la propria “firma energetica”, compie un’azione contraria alla scelta relazionale condivisa, senza dire niente all’altro, allora ha tradito se stesso. Il tradimento di se stessi è la più alta forma di scissione interiore. La relazione rischia di chiudersi, perché in questo modo si fanno vacillare le fondamenta su cui essa si reggeva. Se uno dei due non è riuscito a essere “adempiente” nei confronti del contratto, questo può dirsi chiuso. Nel caso si voglia continuare ugualmente la relazione, uno dei due partner dovrà prendersi la responsabilità di accettare la totale inaffidabilità della parola dell’altro. Si potrebbe originare una forma di autolesionismo.

Chi tradisce un’altra persona, tradisce se stesso, scindendo il proprio cuore. Pensieri e azioni non combaciano. E questo vale anche per chi viene tradito. Per esempio, se io accetto di voler stare con una persona che è scissa interiormente e non riesce a dire la verità, vuol dire che devo lavorare su me stesso!

L’amore non deve provocare sofferenza, dobbiamo staccarci da chi vuole persuaderci che amare è soffrire. Se proviamo sofferenza è perché, oltre ad amare l’altro, vogliamo anche possederlo. Più avviciniamo i concetti di possesso e amore, e più in noi sorge l’atavica paura di soffrire.

Noi dobbiamo imparare a stabilire, insieme all’altro, delle condizioni di chiarezza condivise che ci permettano di prosperare in quello in cui stiamo credendo e costruendo. Non possiamo “controllare” l’altra persona poiché non è nostra. Ogni persona appartiene a se stessa. Ognuno è libero di tradire se stesso e quindi di andarsene da noi. Perché negare tale libertà?

Possiamo amare, provare la gioia e l’estasi della passione, dell’attrazione, della tenerezza e della dolcezza… senza dover aggiungere a tutto questo anche il senso del possesso. Tutto quello che possiamo fare è aprire il nostro cuore, essere chiari prima con noi stessi e poi rivelare all’altro il nostro intento relazionale. Parlare, dialogare e cercare di capire, insieme, dove orientare il proprio sguardo di coppia. Scegliere una meta. Poi possiamo impegnarci a rispettare, con fiducia, il nostro accordo relazionale fin quando non si esaurisce e sentiamo che non è più in sintonia con la nostra crescita.

Tutto può succedere nel rapporto di coppia. Il modo migliore per affrontare ogni situazione è parlare, parlare, parlare. Comunicazione e relazione sono sinonimi in una coppia. Quando la comunicazione si esaurisce e iniziano a crearsi delle maschere e delle facciate di consuetudine, i due cuori perdono la loro sincronizzazione vibrazionale.

Da un punto di vista energetico, è molto meglio parlare e prendere insieme la decisione condivisa di chiudere la relazione, che tenersi tutto dentro, non dire niente, fare finta di stare bene, e arrivare all’esaurimento o al tradimento di se stessi!

Amare è una cosa stupenda. La coppia è un tempio sacro di condivisione e crescita. Il vero matrimonio è quello con se stessi, con l’apertura del proprio cuore che offre all’altro una coppa ricolma di sincerità e bellezza.

Andrea Zurlini

 

Video: Amare senza sensi di colpa, con Andrea Zurlini

 

Tratto dal libro Alchimisti della Nuova Generazione – Evolvere nella Gioia (dal capitolo “L’arte della coppia”)

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17/02/15
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1. LA LEGGE DELLO SPECCHIO

Soffermiamoci su alcuni importanti aspetti della relazione con l’altro, ovvero tutte le relazioni interpersonali che instauriamo con le persone della nostra vita.

Quando qualcuno ci irrita, è probabilmente perché:

– Vediamo in lui una parte di noi stessi che non ci piace. Rifiutiamo di vedere quella qualità in noi stessi e quindi non desideriamo vederla nemmeno in un altro.

– Il modo in cui ci maltratta rispecchia perfettamente il modo in cui maltrattiamo noi stessi al nostro interno.

– Questa persona può ricordarci qualche problema con cui siamo ancora collegati: qualcuno con cui è rimasto un “sospeso” e una situazione non risolta, qualche “limitazione” con la quale non siamo riusciti a riconciliarci.

– Non ci permette di distorcere la verità come facciamo di solito, con questa persona non riusciamo a “raccontarcela” e non si presta al nostro gioco, non sostiene le nostre illusioni preferite e non vuole ignorare ciò che e palese.

– Ci mostra cosa possiamo diventare in futuro e come possiamo farlo, ma non ci sentiamo pronti per fare questo salto, quindi preferiamo denigrarla con la speranza di tirarla giù e riportarla al nostro livello.

Le persone e gli avvenimenti che generiamo nella nostra vita sono come uno specchio che ci mostra le parti più importanti della nostra opportunità evolutiva sulla terra. Specchio non vuol dire che tutti quelli che incontriamo sono uguali a noi, ma che le altre persone richiamano l’attenzione su qualcosa che si trova al nostro interno.

Molti di quelli che hanno sentito parlare della “legge dello specchio” intuiscono che potrebbe essere vero, ma dopo pochi tentativi smettono di utilizzarla perché non riescono a cogliere i nessi che si presentano nella loro vita. A volte sembra funzionare, altre invece no.

Lo “specchio” non si limita a riflettere ciò che siamo precisamente, ma ci mostra molto di più. Grazie a ciò che accade fuori noi possiamo scorgere la verità su alcuni nostri processi interni.

Quando attraiamo nella nostra vita una persona con cui abbiamo molte cose in comune, ci sentiamo bene e capiamo subito perché ci siamo incontrati. Le affinità ci danno una sensazione di intimità, che a sua volta generano la sicurezza, la protezione e la pace, cose a cui quasi tutti anelano. In questi momenti scopriamo come siamo, notiamo nell’altro qualcosa di simile a noi, per cui proviamo amore e simpatia. Trattandosi di qualità che ci appartengono, l’amore che proviamo non è solo per l’altro, ma anche per noi stessi. Ci amiamo attraverso l’altro.

Quando accade diversamente, qualunque sia la situazione che ci disturba, possiamo volgere a nostro vantaggio la circostanza e non sprecarla. Possiamo cercare di capire innanzitutto quale, tra i cinque motivi sopra elencati, è quello che più ci risuona nel fastidio che proviamo per l’altro. Iniziamo a cercare quale paura sepolta, o quale dolore nascosto, o quale rabbia repressa siano stati riattivati e portati in superficie grazie a questo incontro.

Cerchiamo di non sprecare subito l’occasione guardando fuori e dando colpe all’esterno. Possiamo imparare a crescere grazie a questa situazione. Altrimenti la vita deve prendersi la briga di ricreare nuovamente la stessa situazione, per un numero infinito di volte, finché alla fine non riusciamo a capire il messaggio.

Andrea Zurlini

Estratto da Alchimisti della Nuova Generazione (Anima Edizioni)

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20/01/15
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LAVORI IN CORSO

Presto sarò online con questo nuovo video-blog! Torna a trovarmi fra qualche giorno!

:)

16/01/15