SOS per l'Anima

Emozioni, Salute, Felicità

Un video-blog interamente dedicato al benessere psicosomatico.

Erica F. Poli

EFP

02. ANSIA E ATTACCHI DI PANICO

La Lettera

Buongiorno dottoressa, mi chiamo Deborah, ho 31 anni. Le scrivo perché da qualche tempo credo di essere preda degli attacchi di panico.

Sono sempre stata bene, ho sempre fatto tantissime cose, studiato fino ai 18 anni, poi ho subito trovato lavoro e all’età di 23 anni mi sono sposata con il mio fidanzato di sempre.  Da allora mi divido tra lavoro, famiglia (abbiamo  due meravigliosi figli e un cane), un po’ di sport e quando ho qualche ritaglio di tempo non sto mai con le mani in mano e trovo subito qualche attività, magari anche di volontariato, da fare.

Dal mese di novembre inspiegabilmente vado incontro a questi attacchi. Ne ho avuti quattro, uno peggiore dell’altro. Il primo è successo in autostrada: all’improvviso ho avuto la sensazione di non riuscire più a mantenere il controllo della macchina, sudavo freddo, il cuore andava a mille e mi sembrava di star per morire. Da allora praticamente ho smesso di guidare e ho dovuto chiedere aiuto ai miei genitori per andare a prendere i bambini a scuola.

Sembrava tutto a posto, invece dopo due settimane ho avuto un altro attacco in ufficio dove sto vivendo una situazione pesantissima perché costretta a fare straordinari non pagati, perché “o lo fai, o ne troviamo un’altra”. Ho il terrore di perdere quel posto, ma mi sento sempre più sotto pressione e arrabbiata per questa ingiustizia.

La cosa mi ha iniziato a preoccupare perché nell’ultimo mese gli attacchi mi vengono anche a casa, di notte. Mi sveglio d’improvviso come se non respirassi e mi vengono dei formicolii al braccio sinistro come se mi stesse venendo un infarto. Il mio medico mi ha dato dell’En e mi ha detto che si tratta di attacchi di panico. 

Io ho il terrore che succeda di nuovo, mi sembra di impazzire, di non avere più il controllo di me. Sono effettivamente attacchi di panico? Cosa posso fare?

Deborah

 

Risposta

Cara Deborah la risposta è sì, si tratta di attacchi di panico e questa, a dispetto della comprensibile paura e dell’altrettanto immaginabile senso di smarrimento che starai provando, è una buona notizia.

Sei sorpresa? Lo sono anche i pazienti che mi si rivolgono per disturbi d’ansia e panico e ai quali dico esattamente la stessa cosa.

Perché l’ansia è in fondo una messaggera di emozioni non sentite, non vissute, è la parte di noi che vuole che la smettiamo di controllare tutto e continuare a fare, fare, fare invece che essere.

L’ansia è tutta la vita che non viviamo e che ci chiede un po’ di tempo per noi e un po’ di vuoto per la nostra Anima.

La buona notizia è che gli attacchi di panico sono in verità null’altro che l’esplosione di un’energia a lungo soffocata. La parola panico deriva dal dio Pan, che, nella mitologia greca, terrorizza le giovani ninfe con la sua carica di vitale, animica passione: gli attacchi di panico sono irrazionali e inspiegabili per la nostra mente e ci fanno venire la paura di impazzire o di morire perché portano con sé il sapere dei visceri, del corpo e degli impulsi.

Gli attacchi di panico sono un messaggio in codice somatico che parla di emozioni e impulsi intensi inespressi, dalla rabbia alla sessualità.

Dal punto di vista neuroscientifico, infatti, il disturbo da attacchi di panico è legato all’attivazione di una precisa zona del cervello, il sistema limbico che è proprio quella parte del nostro cervello che è responsabile della vita emozionale ma anche, insieme al tronco encefalico, del sistema neurovegetativo, ovvero di quello che regola le nostre funzioni vitali, come il battito cardiaco, la pressione, la respirazione…

Per questo, ogni attacco si accompagna anche a quei sintomi fisici che tanto ti allarmano e spesso fanno sorgere la paura di star per morire o avere un infarto. Questo poi fa venire la paura di avere un attacco successivo, il che crea un temibile circolo vizioso di paura della paura.

Per questa ragione è bene intervenire subito.

L’En che ti ha prescritto il tuo medico di base va bene solo per tamponare un momento acuto, ma, come tutti i calmanti, va assunto solo per periodi brevi e soprattutto non cura il disturbo, anzi a lungo andare può favorire anche un calo dell’umore.

Il mio consiglio è di affrontare in primis ciò che l’attacco di panico vuole esprimere.

Allora ti chiedo: cosa mi dici della rabbia che provi per la situazione lavorativa? La esprimi? E poi, ancor prima di questa, cosa mi dici di questo tuo indaffararti sempre, tanto da voler riempire anche i ritagli di tempo che la tua già pienissima vita ti lascia? Perché? Forse perché questo ti fa sentire più sicura? Forse perché così hai la sensazione di controllare tutto?

La salute della psiche ha bisogno anche di tempo per respirare, di spazio da occupare semplicemente con la consapevolezza di sé.

Questo ti manca.

Se vuoi rivalutare eventualmente una terapia per esempio fitoterapica o nutraceutica, fallo con l’aiuto di un esperto, ma prima di tutto occupati di te.

Per cominciare a farlo, nei ritagli leggi Tutto è perfetto, di Emanuela Casadei Giunchi, Anima Edizioni.

Tutto è perfetto, questi attacchi di panico sono perfetti, perfetti per portarti a contatto con le tue percezioni: il panico si può curare e la cosa più straordinaria è che la guarigione dagli attacchi porta con sé la scoperta di una crescita interiore a volte inimmaginabile.

Buon viaggio…

Erica F. Poli

 

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3/03/14
picasso

01. FELICITÀ: NEWS IN ARRIVO

Che essere felici sia uno stato di coscienza interiore e non dipenda in realtà da fattori esterni, probabilmente per voi è già cosa nota… E se siete su anima.tv, già sapete che esso dipende soprattutto dalla capacità di essere grati, di stare nel momento presente, di sentirsi in coscienza di unità con gli altri e con il mondo.

Ve lo hanno già detto in tanti, lo avete letto nei libri, sentito nei video di formatori, maestri orientali, trainer, autori… Ma lo mettete in pratica?

Dopo che avete letto un libro lo praticate per qualche ora, qualche giorno e poi… lo perdete, dilavato dal torrente della quotidianità.

Non siete voi a non essere abbastanza bravi. È il funzionamento del vostro subconscio.

E, poiché io di subconscio e affini sono piuttosto esperta, vi posso dire che il subconscio vuole sempre preservare lo status quo, la zona di comfort, anche se non è quella ottimale per voi.

Oltretutto è vero che praticare la felicità è anche un impegno.

Ha ben detto la scrittrice Annabel Buffet che la felicità è una piccola incombenza giornaliera da curare come faresti con un giardino.

Ma a volte le incombenze materiali sono già troppe… A meno che… A meno che io non vi dia qualche buon motivo per farlo. Qualcuno di quei motivi che piacciono tanto alla mente razionale e impressionano l’inconscio. Tutti d’accordo, intelletto ed emozioni.

Sono i motivi che le neuroscienze oggi ci offrono, non perché le neuroscienze siano la panacea di tutti i saperi, non sono così ingenua da pensarlo, ma perché le neuroscienze sono oggi la più forte disciplina  di frontiera che raggruppa competenze profondamente diverse accomunate, in alcuni casi, solo dal modello di studio: il cervello, la mente, la psiche. Vi partecipano, e in essa si confrontano, dialogano e discutono, la filosofia e la medicina, la fisica e la biologia, la chimica e l’etica, la matematica e la genetica, la psicologia e la farmacologia. In realtà, probabilmente, poche o nessuna disciplina umana può essere esclusa dal dibattito, per questo vi toccano.

Perciò in questo post io voglio darvi qualche chicca dal mondo delle neuroscienze che renda questo concetto della felicità come stato interiore, di gratitudine, di condivisione, unità, ancora più chiaro in voi, che lo colleghi a qualcosa di pratico e convincente, in modo che questo abbia un effetto immediato su di voi.

Legame tra felicità e reddito

Cominciamo con la questione delle cose materiali.

Bene sappiate che la felicità, se è egoistica, “stressa” l’organismo. Lo dimostra uno studio della University of North Carolina a Chapel Hill: nessuna felicità è uguale a un’altra, e in qualche caso anche quello che potrebbe apparire il migliore dei sentimenti potrebbe aprire le porte alle malattie.

Lo studio, pubblicato su Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America), ha indagato l’azione specifica della “felicità” sui geni, scoprendo che la felicità egoistica può provocare una sollecitazione sull’organismo con  effetti psicofisici sgraditi.

Pensate che, mentre la felicità generata da un’attività filantropica e al servizio degli altri quanto a scopo, o condivisa con un’altra persona, in altri termini la felicità connessa all’amore in tutte le sue forme più alte, non altera l’espressione dei geni legati allo stress, nel caso di un appagamento generato da un piacere edonistico, cioè materiale, si hanno gli stessi effetti stressanti sui geni e quindi sulle cellule dell’organismo che si avrebbero nel caso di un evento stressante negativo.

Tanto per restare in tema di beni materiali,  proseguiamo con la questione relativa al fatto che i soldi non fanno la felicità. Ebbene le neuroscienze ci dicono che la ricchezza non rende felici, ma al contrario la felicità può far diventare ricchi.

È questo il principio di fondo di uno studio secondo cui i ragazzi, e quindi a maggior ragione, i bambini felici guadagneranno di più una volta adulti. È la prima volta, spiegano i ricercatori, che il legame tra felicità e reddito è stato studiato in modo approfondito.

Dallo studio pubblicato su Proceedings of National Academy of Sciences che ha preso in esame 15.000 giovani adulti statunitensi, emerge che ogni punto in più su una scala che misura da 1 a 5 il livello di soddisfazione personale registrato all’età di 22 anni, si traduce in un guadagno di oltre 2.000 dollari all’anno più alto sette anni dopo. Nella ricerca sono stati presi in considerazione istruzione, salute, i fattori genetici, il quoziente intellettivo e il livello di autostima e felicità dei partecipanti.

La relazione tra benessere materiale e benessere psicologico assume così contorni decisamente interessanti anche per i più materialisti. Jan-Emmanuel De Neve, coautore della ricerca, in un’intervista ha proprio affermato che lo studio dimostra che esiste la forte probabilità di una causalità inversa tra reddito e felicità. Insomma, è la felicità che rende ricchi e non viceversa, dunque essere felici conviene!

La longevità

Oltre al denaro, quale altra molla può toccarvi più nel profondo della longevità? Eccovi accontentati. Sorridere allunga la vita: uno studio pubblicato su Psychological Science dai ricercatori della Wayne State University di Detroit, negli USA lo dimostra.

La ricerca è stata condotta sulle fotografie di 230 giocatori della Major League di Baseball, che hanno iniziato a giocare prima del 1950, le cui espressioni facciali sono state esaminate minuziosamente da un gruppo di volontari che ne dovevano classificare il sorriso su una scala da 1 a 3. Al termine dell’esperimento, gli studiosi hanno rilevato che fra tutti gli atleti – la maggior parte dei quali erano deceduti tra il 2006 e il 2009 –, gli unici rimasti in vita (46) erano coloro che nelle foto sfoggiavano i sorrisi più radiosi. Così è risultato che il grado di longevità di chi “non sorrideva” era pari al 72,9, quella di chi “sorrideva parzialmente” del 75, mentre quella di chi lo faceva “intensamente” si attestava al 79,9. I risultati dipendono dal fatto che, secondo gli autori, chi sorride più calorosamente risulta più felice e positivo nei riguardi della vita e ciò lo porterebbe a vivere più a lungo.

Da notare che, essendo una esperta di microespressioni facciali,  vi posso assicurare che fingere un sorriso radioso è molto difficile, dunque applicando l’analisi delle espressioni facciali, è possibile distinguere un sorriso vero da uno per così dire falso o di circostanza.

Dunque sorridete realmente di più, cioè siate più felici e vivrete più a lungo.

Convinti? Ancora no? Non ci credo…

Allora aspettate il prossimo post… Sarò felice di condividerlo con voi.

 

 

14/02/14
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INTRODUZIONE

Buongiorno e buone emozioni a tutti e a tutte!

Sono davvero felice di aprire questo v-blog che sarà dedicato ai temi della salute emozionale e del ben-essere sia psichico sia fisico, visto che, in realtà, mente e corpo sono profondamente intrecciati e mai scindibili.

Ogni volta potrete trovare un post dedicato ai temi che da sempre contraddistinguono il mio lavoro e la mia ricerca: le neuroscienze, la psicosomatica e il mondo della psicoterapia e della crescita personale fino alla spiritualità.

Oltre alla lettura del post, potrete anche inviarmi le vostre lettere, con le vostre domande, richieste, curiosità.

Infine, tramite questo v-blog potrete anche accedere a una directory di medici e terapeuti che praticano la medicina integrata, trovando info sulle loro specialità e sedi operative. Questa directory fa parte di un progetto a cui tengo moltissimo, il Progetto Ippocrate, che ha trovato accoglienza e sostegno da parte del Gruppo Anima e vede una iniziale realizzazione grazie a questo spazio su www.anima.tv: riunire e coordinare i medici e i terapeuti che lavorano secondo il nuovo paradigma della medicina integrata e fare in modo che tutte le persone possano avere finalmente accesso ai loro riferimenti.

Oggi più che mai curarsi deve e può essere un atto di libera scelta, ma spesso accade che, anche se una persona conosce la medicina integrata, non sappia poi effettivamente dove trovare i riferimenti concreti e professionisti seri e preparati ai quali rivolgersi. Il Progetto Ippocrate, che è attualmente in fase di definizione, vuole offrire questo servizio, oltre a promuovere progetti di ricerca nel settore della medicina integrata e dare luogo a un sempre maggiore dialogo tra professionisti.

 

31/01/14
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