Navigando nelle infinite possibilità dell'essere

115. IL GIALLO E L’ORO

07/09/26

 

Quando pensiamo, nella nostra aura compare il giallo. Associato sia al plesso solare (terzo chakra), punto di convergenza e di irradiazione delle energie fisiche, mentali e spirituali, sia alla parte sinistra del cervello, sede della razionalità e della memoria, il giallo è simbolo del sole, dell’energia mentale e dell’intelletto “illuminante”. Di conseguenza rappresenta la ricerca, la cultura, la “luce della conoscenza”, il sapere, il progresso con la sua spinta centrifuga, che include un desiderio di nuovo e quindi una volontà di superamento, restando tuttavia nell’ambito logico e razionale.

La simbologia della luce

La simbologia della luce gli conferisce anche un’innegabile valenza spirituale, ma il perdurare di una visione prevalentemente razionale pone un limite alla sua “brillantezza”, come sembrano indicare i dieci petali “color nube di pioggia” di Manipura, giust’appunto situato al confine tra i chakra inferiori e quelli superiori, e la sua connessione con i piani astrali (quella con i livelli spirituali superiori avviene invece attraverso Ajna).

L’avventura intellettuale è un po’ come un’aquilone che anela al volo della trascendenza e, se da una parte si innalza, dall’altra resta legato al suo filo (logico), che si allunga, ma non si spezza. Da qui la ricchezza del giallo, ma anche, come si diceva, il suo limite, perché all’ottimismo del procedere (il numero 10, a cui è associato, rappresenta la maturità dell’io e un’idea di pienezza e di completamento) si unisce una certa inquietudine, come acutamente osservava Goethe: «Il giallo contiene la natura del chiaro e possiede una forza possente, che può determinare anche tensione e angoscia».

La vera cultura

Nel cammino dell’uomo il superamento delle categorie razionali s’impone a un certo punto come una necessità, soprattutto quando il sapere tende a ridursi a una “congerie di nozioni”. Da qui le fondamentali problematiche legate a un concetto di vera cultura e a progetti educativi di apprendimento. «La vera cultura», scriveva negli anni ’30 quello straordinario ricercatore spirituale che fu Pietro Ubaldi, «è qualcosa di qualitativamente diverso dall’erudizione, è un senso. La cultura è un impulso interiore, il cui segreto è nella forza dell’anima».

L’apprendimento come ricerca

L’apprendimento si configura quindi come ricerca e progressiva scoperta di significato. Il dato acquisito ma non elaborato (condizione dello sviluppo del pensiero critico personale) a lungo andare diventa un ostacolo allo svolgimento del pensiero autonomo e può creare l’illusione sostituiva per cui ripetere significhi pensare e sapere, mentre il fine vero della cultura (e, per risalire alla fonte, dell’insegnamento) è quello di destare una capacità di giudizio sulla realtà e soprattutto un “sentire” (cromaticamente rappresentato dall’incontro del giallo con il blu, il colore dello spirito, che genera il verde: il “sentire d’amore”).

La luce della conoscenza

Il giallo, dunque, rappresenta la luce della conoscenza, ma non è la luce. Brilla più degli altri colori (ha una lunghezza d’onda che indica il massimo di sopportabilità per la retina), ma come tutti si limita a riflettere la luce. Il simbolo invece del vero sapere, della saggezza e non dell’erudizione, è l’oro: incorruttibile, eterno, rappresenta il divino, la vera ricchezza, il tesoro spirituale. Lo si potrebbe considerare come la trasmutazione del giallo, frutto di un cammino evolutivo, oppure qualcosa di totalmente diverso, usufruibile solo per contemplazione mistica (o per rivelazione e identificazione), come nelle icone bizantine, in cui lo si identifica con la presenza stessa del Divino in quanto pura luce.

L’oro è Luce immanente

In tale concezione religiosa l’oro è Luce immanente, mentre il giallo conserva la sua colorazione materiale e proprio per contrasto acquista talora una valenza piuttosto negativa, che diffonde tristezza e che la Scrittura sembra confermare come segno di cattivi raccolti e persino del carbonchio e della lebbra. Nelle venerabili icone l’oro era a tal punto inteso come reale Luce divina da indurre i devoti a raschiarne piccoli frammenti, ingerendoli come gesto eucaristico.

La simbologia del giallo e dell’oro

La simbologia del giallo e dell’oro ci introduce dunque nella dimensione della conoscenza, in un percorso in cui la luce della mente può mutarsi nello splendore dello spirito o comunque, nei limiti del possibile, mettersi al suo servizio. Sta a noi quale fine dare al nostro sapere. Una candela illumina nella notte ed è preziosa, è stato detto, ma, quando sorge l’alba non fa più luce. Così pure l’erudito, se interrogato, cerca la risposta nella memoria, mentre il saggio la trova nel suo cuore.

Cesare Peri

Cesare Peri

         


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