Meditazione Cromatica

Il percorso dall’io al Sé

Salve, amici! Ecco un piccolo spazio per chi ama i colori e desidera non solo conoscerne le valenze energetiche, psicologiche e simboliche, ma anche sperimentarne gli effetti con le opportune tecniche meditative. Un luogo quieto, tutto nostro, “ritagliato” (come letteralmente significa la parola tempio) dalle attività quotidiane, per ritrovarci (noi stessi e tra noi) serenamente e vivere insieme i colori come teoria e pratica dell’autoconoscenza.

Cesare Peri

cesare peri

40. PERCORSI EMOZIONALI E CROMATICI

Abbiamo visto come pensieri, sentimenti, fantasie, azioni e reazioni abbiano dentro di noi determinate corrispondenze cromatiche (39. Stati d’animo e colori) e in quali aree del nostro corpo prevalga ciascun colore, in quanto vibrazione di natura elettromagnetica, tramite l’esercizio Vestirsi di colori, proposto nell’ambito della Meditazione Cromatica (38. Fare esperienza dei colori). Ma come si muovono le emozioni all’interno del corpo, in questa complessa struttura energetica a buon diritto definita psicosoma?

«Le emozioni possono essere immaginate come flussi turbinanti di energie multicolori – osserva Ken Dychtwald -, sono vortici di sostanza emotiva che scorrono nello psicosoma» (Psicosoma, Astrolabio-Ubaldini 1978). In questo studio datato, ma tuttora valido, «il centro del sentire e del potere», da cui sono originate le emozioni, cioè queste particolari sensazioni “viscerali”, veniva per l’appunto individuato nel ventre. Oggi sappiamo che esso è un vero e proprio centro nervoso, chiamato cervello enterico, capace di percepire, elaborare e assimilare informazioni in modo autonomo, grazie ai suoi 500 milioni di neuroni (pari all’intelligenza di un gatto).

cervello enterico

Le e-mozioni (il termine stesso indica un’energia «che si muove da»), una volta create, tendono a liberarsi, a es-primersi («premere per uscire da»), se non vengono represse e bloccate (con conseguenti danni psicofisici), attraverso il corpo e, secondo la loro natura, possono fluire verso l’alto, raggiungendo il cuore, la gola, le braccia, gli occhi, il volto e il cranio, oppure verso il basso, nella pelvi e nelle gambe, portando potenza sessuale ed energia vitale.

Questi «flussi turbinanti» di diversi colori, dunque, attraversano e pervadono aree cromaticamente caratterizzate, alimentando quei vortici di energia chiamati chakra. Ogni parte dello psicosoma può accogliere (ma anche trattenere) un’emozione, che per quella via, per affinità vibrazionale, tende a esprimersi come naturale liberazione energetica.

Le intense emozioni connesse alla spinta sessuale (arancioni) e all’autoaffermazione (gialle), quando sono bloccate da rigorosi divieti, imposti da oppressive regole educative o culturali, cadendo di conseguenza sotto la censura della ragione, perdono la loro luminosità e saturazione (vivacità, purezza della tinta) e tendono ad ingrigirsi. L’accumulazione energetica di questi “detriti emozionali” è destinata a generare stress e successivamente malessere, sia a livello emotivo (nevrosi) sia a livello fisico (malattie).

Se invece questo flusso di colori caldi fluisce liberamente verso l’alto ed entra nella regione che va dal diaframma fino alle clavicole, cioè nel torace, subisce un’amplificazione (la cassa toracica fa, per così dire, da “cassa di risonanza”): le emozioni qui si decodificano, mutandosi in sentimenti e in più equilibrate relazioni interpersonali. Così il processo di autoaffermazione si libera del colore del controllo e assume quello della condivisione, cioè il verde. Il verde, come sappiamo, è il colore dell’amore e domina nella regione del cuore.

rosa verde rossa

La porta da cui passano le sensazioni e le emozioni generate dai tre chakra inferiori è costituita dal diaframma, il muscolo piatto situato sotto i polmoni, soprastante lo stomaco, il plesso solare, il fegato, la bile, il duodeno e i reni. Esso influisce sul buon funzionamento di questi organi e in particolare controlla il processo respiratorio, che stabilisce il rapporto tra l’interno e l’esterno di noi stessi.

Quanto al cuore, sede e fonte di amore e affetti, le neuroscienze hanno riconosciuto in esso una terza intelligenza, il cervello cardiaco (strettamente connesso con quello encefalico e con quello enterico), dotato di 40 mila neuroni e un campo elettromagnetico di gran lunga superiore a quello della testa.

Questa “energia verde” è assai benefica, sia per chi ne è “carico” sia per chi viene a contatto con essa, ricevendone le irradiazioni. La scienza spiega il fenomeno col fatto che la frequenza vibratoria di questo colore è quella naturale dell’organismo in stato di quiete (perciò tonifica gli organi e favorisce la rigenerazione cellulare). In altri termini potremmo dire che l’Amore è la nostra condizione naturale e quindi il nostro benessere psicofisico, nonché spirituale, non può prescindere da esso. I più alti insegnamenti ci ricordano (per inciso, ri-cordare significa «ritornare al cuore») che «Dio è Amore, perciò chi rimane nell’Amore è in Dio e Dio in lui».

Ma il verde è come una grande prateria che precede gli abissi dello Spirito. Si tratta di un fondamentale “luogo di passaggio” nel percorso evolutivo della coscienza: esso infatti non è un colore primario, ma nasce dall’incontro del giallo (espressione esteriore dell’io) con il blu (dimensione interiore che conduce al Sé). Funge, quindi, da cerniera e da ponte tra i colori caldi e centrifughi e quelli freschi e centripeti. Ci insegna (il verde è anche il colore dell’insegnamento) che non è possibile accedere all’esperienza progressiva dello spirito (che trova poi nell’indaco e nel viola i suoi livelli più alti) senza l’esperienza concreta dell’Amore, che nasce dall’istintività del rosso, cresce nella sessualità dell’arancione, matura, come il grano, nella pienezza psicologica del giallo, ma compie il salto qualitativo solo con il verde.

Le emozioni poi raggiungono l’articolazione scapolo-omerale, dove le spalle “mediano” tra le energie provenienti dal torace e la capacità espressiva delle braccia e delle mani, che hanno il potere di trasformarle in azioni. Di fatto esse “si scaricano” nell’agire, determinando i nostri comportamenti. Queste, per così dire, appendici o prolungamenti del sentire e della struttura toracica rappresentano, insieme al volto, i canali di espressione e comunicazione per eccellenza.

Secondo l’antica scienza dei chakra l’interno delle braccia è verde, perché collegato al cuore, che “abbraccia”, mentre la parte esterna è blu, perché aperta verso l’universo e riconducibile all’espressione ormai piena della gola.

Lo stesso si potrebbe dire anche per il palmo e il dorso delle mani, che tuttavia conservano una certa ambivalenza: la loro spiritualità ed energia, infatti, è molto forte, ma esse possono esprimere non solo il misticismo della benedizione e della preghiera o la dolcezza di un tocco carezzevole, ma anche l’aggressività e il possesso, il che ci richiama all’arancione del secondo chakra (sessualità, inizio delle relazioni e controllo sulla vita esterna), a cui le mani sono associate dalla tradizione vedica come «organi di presa».

In questo complesso e ininterrotto fluire di correnti energetiche e cromatiche il terzo chakra, situato nella zona ombelicale (dominata dal giallo), costituisce per le emozioni un “trampolino di lancio”, ma anche una zona di demarcazione tra gli aspetti emotivi in ascesa, legati a una sana espansione dell’io nella progressiva socializzazione e comunicazione, e quelli sottostanti, circoscritti nell’area privata dell’autosupporto e dell’autoradicamento della personalità, dove predominano l’arancione e il rosso.

giallo

Questo vortice di energia chiamato in sanscrito Manipura («Città dei gioielli») è anche il punto d’incontro di due pressioni emotive: quelle provenienti dall’alto (doveri, imposizioni, colpe) e quelle generate dal basso (sensazioni sessuali, autostabilità). Da qui la sua particolare importanza come centro focale della vita della personalità e il suo ruolo di canale attraverso il quale fluiscono le emozioni e si sviluppano e manifestano i desideri, destinati ad assumere diversi colori e sfumature, fino a tramutarsi nelle più luminose aspirazioni.

Cesare Peri

 

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13/12/17
rosa verde rossa

39. STATI D’ANIMO E COLORI

Il nostro mondo interiore è una tavolozza vivente di colori: pensieri, sentimenti, fantasie, azioni e reazioni hanno determinate corrispondenze cromatiche. Con esse, in genere senza rendercene conto, dipingiamo la nostra vita.

Le variazioni nella lunghezza d’onda della luce e i sottili mutamenti di frequenza, interpretati dal cervello come colori, sono in risonanza con le vibrazioni e pulsioni elettromagnetiche che costituiscono l’essere umano. Fra stati d’animo e colori esistono perciò collegamenti a livello inconscio non solo di carattere psicologico e simbolico ancestrali, quali il blu (notte = riposo) e il giallo (giorno = attività) o il rosso (sangue = attacco, aggressività) e il verde (natura = difesa, autoconservazione); esistono anche precise corrispondenze di carattere energetico.

Ogni stato d’animo ha dunque una “frequenza vibratoria” e di conseguenza un colore. Del resto questo «linguaggio emozionale dell’inconscio» (Max Lüscher) affiora con evidenza nelle espressioni che usiamo più comunemente: vivere una vita grigia, essere di umore nero, vedere rosso, restare al verde, andare in bianco… Istintivamente sentiamo l’invidia come gialla, la rabbia verde, la paura blu e la felicità rosa.

Conoscere la corrispondenza cromatica del proprio stato d’animo può, di conseguenza, tradursi in un’esperienza utile, perché tramite i colori appropriati siamo in grado di potenziare, moderare o equilibrare, secondo le necessità, i sentimenti che proviamo in ciascuna situazione e che determinano il nostro modo di agire. Non è necessario (anche se sempre consigliabile) ricorrere alla visualizzazione cromatica, basta procurarsi e portare con sé un piccolo oggetto del colore giusto, capace di provocare in noi, alla semplice vista, la reazione emotiva che desideriamo (calma, sicurezza o coraggio). Oppure si sceglie consapevolmente il colore dell’indumento che è bene indossare in quella determinata occasione.

Facciamo qualche esempio. In generale i colori complementari (rosso-verde, giallo-viola, blu-arancione) si equilibrano naturalmente, in base alla logica contrapposizione tra colori caldi (rosso, arancione, giallo), che hanno effetti stimolanti ed eccitanti, e colori freddi o freschi (verde, blu, viola), che tendono a sedare e a rallentare. A essi si aggiungono i cosiddetti colori neutri, quali il nero, il bianco e il grigio, che producono comunque determinate sensazioni e reazioni.

Esempio n. 1

Chi si trova impegnato in un’azione di una certa importanza, che richiede dinamismo, risultati consistenti a breve termine e magari competizione, vibra nella dimensione emotiva ed energetica del rosso. La scelta consapevole di questo colore può accrescere la grinta e la voglia di vincere. L’aggiunta dell’oro significa unire alla forza la saggezza, incanalando così l’energia nel modo migliore. D’altro canto, poiché un eccesso di eccitazione nervosa può facilmente degenerare in aggressività, il verde costituisce il rimedio naturale, in quanto complementare, apportatore di calma e di riequilibrio (la sua frequenza è quella dell’organismo in stato di quiete); inoltre rafforza la volontà di operare, alimentando perseveranza e una giusta fiducia in se stessi.

peri-rosso

Optare per l’arancione permette di stemperare l’impulsività (la presenza del giallo richiama la dimensione logica e razionale, propria dell’emisfero sinistro del cervello) e nello stesso tempo rafforza l’ottimismo. Momenti di eccessivo stress possono essere arginati con il turchese, che aiuta in situazioni in cui ci sentiamo insicuri e riequilibra quando siamo mentalmente iperattivi, grazie alle proprietà depurative del verde e rilassanti del blu.

peri-turchese

Esempio n. 2

Chi si predispone con un certo entusiasmo a un’attività, in particolare altruistica, o anche a una relazione potenzialmente significativa per la propria vita sentimentale, si trova nella frequenza dell’arancione. Perciò con questo colore si possono rafforzare notevolmente le doti di socievolezza. L’arancione infatti positivizza i sentimenti e suscita gioia, vivacità e allegria, per l’eccellente sinergia fisica e mentale (energia del rosso e chiarezza del giallo). Inoltre favorisce la comunicazione, che può essere resa più incisiva e profonda tramite il blu, adatto a chi svolge con passione un’attività socialmente utile e a chi intende stabilire legami profondi con gli altri. Particolari corrispondenze collegano non solo i due colori complementari, ma anche i rispettivi chakra (della pancia, sede delle emozioni, e della gola, sede dei suoni-parole).

Il verde apporta equilibrio nella comunicazione, una naturale simpatia e amore, mentre il rosa accresce il senso di comprensione e accoglienza, generando gentilezza e tenerezza. Anche il marrone contribuisce a creare un sentimento di accoglienza, perché ha un effetto rassicurante che deriva da un richiamo inconscio alla terra, al legno e alla casa come elementi schietti, concreti e protettivi.

peri-marroni

Per rendere più personale o intimo il rapporto, si può ricorrere al viola, che nelle tonalità più scure indirizza verso la spiritualità, mentre in quelle più chiare verso la sessualità.

Esempio n. 3

Chi deve parlare in pubblico entra nella dimensione espressiva della comunicazione, rappresentata dal blu. Indossare questo colore può decisamente essergli d’aiuto, ma l’ideale sarebbe ricorrere al turchese, perché genera non solo calma grazie al blu e fiducia in se stessi, propria del verde, ma soprattutto favorisce il parlare a cuore aperto, creando armonia con gli interlocutori.

Naturalmente non deve mancare la complementarità del giallo, che produce chiarezza mentale, senza dimenticare l’arancione, che conferisce vivacità e gaiezza al discorso, alimentando il clima d’intesa con una carica di buonumore.

Esempio n. 4

Chi si trova alle soglie di un cambiamento in genere vibra con la frequenza del giallo. Questo colore infatti reca in sé la ricerca del nuovo, una forte energia espansiva a cui corrisponde un desidero di cambiamento. Lo caratterizzano anche estroversione, spinta alla comunicazione e all’affermazione dell’io. Dal momento che in primo luogo rappresenta la dimensione razionale e la chiarezza mentale, è bene rafforzarne la presenza, per compiere le necessarie scelte nel modo migliore, ricorrendo anche al viola, simbolo per eccellenza del cambiamento e della trasformazione, unito alla saggezza dell’oro.

peri-giallo

Anche il verde aiuta a prendere le decisioni col giusto equilibrio, mentre il rosa può alleggerire la tensione, suggerendo una certa levità e spensieratezza nel “voltar pagina”. La volontà di una pagina bianca e nuova, tutta da scrivere, è rafforzata naturalmente anche dal bianco, che porta in sé il desiderio di una svolta importante, di una nuova fase della vita e insieme fiducia nel futuro e negli altri, sentimento che può essere intensificato con il verde e con l’ottimismo rivitalizzante dell’arancione.

Anche il grigio, in quanto espressione di dubbio e di prudenza, di naturale passaggio tra due realtà (il nero e il bianco) e lo stesso nero, come momento di transizione, di necessario distacco e isolamento, potrebbero concorrere a ponderare una scelta importante sul proprio cammino. Tuttavia è meglio non indugiare troppo su questi due colori, utili per una breve pausa meditativa che richieda libertà da condizionamenti esterni, ma a lungo andare devitalizzanti, perché generano facilmente paura e pessimismo.

peri-grigio

Qui abbiamo preso in considerazione solo quattro situazioni tipiche in una prospettiva generale. Ovviamente ognuno potrebbe trovarsi a viverle con quelle varianti caratteriali ed emotive che lo distinguono dagli altri. Si sa, per esempio, che gli estroversi amano i colori caldi e gli introversi quelli freddi, così come i gioiosi prediligono i colori brillanti, mentre i depressi e i malinconici propendono per quelli scuri (che invece dovrebbero evitare!). Tuttavia, anche se l’occhio umano arriva a distinguere fino a duecento sfumature cromatiche, le circostanze quotidiane in cui ci troviamo ad agire e reagire non credo presentino tale varietà. I colori sono dentro di noi come un linguaggio ancestrale (come i suoni) e, malgrado le sfumature personali, conservano valenze universali. Conoscerle significa perciò conoscerci e comunicare con un linguaggio non solo di suoni, ma anche di luce.

Cesare Peri

 

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14/11/17
peri-giallo

38. FARE ESPERIENZA DEI COLORI

A tutti (o quasi tutti) è nota l’importanza dei colori, non come semplice elemento estetico o decorativo, ma come un’energia vitale (si tratta di onde elettromagnetiche) con determinati effetti terapeutici, psicologici e spirituali.

Il colore infatti, in quanto luce, agisce direttamente sull’organismo (l’occhio riesce a distinguere circa duecento tinte o “tonalità”), influenzando il sistema nervoso, il sistema immunitario e il metabolismo. La nostra salute dipende in gran parte dalla luce, tanto che possiamo considerare i colori come fondamentale sostanza nutritiva (un’eccessiva permanenza al chiuso e la luce artificiale finiscono col provocare gravi disturbi).

Conosciamo anche gli stretti legami tra i colori e i sentimenti, le emozioni e gli stati d’animo, come pure le correlazioni tra un certo tipo di carattere e l’attrazione o repulsione per determinati colori. Il famoso test dei colori ideato da Max Lüscher permette non solo di identificare le condizioni psicologiche della persona, ma anche di prevenire le manifestazioni dello stress a livello fisico. I colori rivelano così i nostri bisogni, desideri, rifiuti e le nostre paure, rispecchiando sorprendentemente i tratti della personalità, il nostro modo di essere. Inoltre ogni colore che ci caratterizza (carnagione, capelli, occhi, abiti) invia continuamente, a nostra insaputa, messaggi agli altri. Conoscere il significato e gli effetti dei colori, perciò, consente di migliorare anche il nostro livello comunicativo.

38-peri-bLa stessa sfera spirituale beneficia di colori, quali il blu, l’indaco e il viola, che favoriscono il raccoglimento, gli stati intuitivi e meditativi, elevando le vibrazioni del nostro essere. Vasily Kandinsky, precursore e fondatore della pittura astratta, diceva che il colore influenza l’anima e Michel Pastoureau, lo storico e antropologo considerato il maggior specialista mondiale dei colori, afferma che «un colore è una categoria dello spirito, un insieme di simboli».

Ma un conto è apprendere da un libro le valenze energetiche, psicologiche e spirituali dei colori, altro è poterle sperimentare in modo concreto e personale. La conoscenza teorica è indispensabile, come un buon ricettario di cucina, ma cucinare e assaporare è il punto d’arrivo e un’esperienza insostituibile. Passare perciò dalla teoria alla pratica dei colori costituisce un salto di qualità, e insieme l’inizio di un percorso, verso l’autoconoscenza e un effettivo stato di benessere psicofisico.

La pittura, più di ogni altro mezzo, permette questa esperienza, l’immersione visiva e tattile nella consistenza dei pigmenti, dei colori che diventano tramite tra materia e forma, tra ideale e reale. Kandinsky diceva di percepire il suono, il profumo e l’emozione racchiusi in ciascun colore, in modo che l’armonia dei colori veniva a corrispondere a quella dei suoni musicali: così nel giallo riconosceva la tromba, nel verde il violino, nell’azzurro il flauto e il violoncello, nel viola il corno inglese, mentre nel rosso sentiva risuonare le fanfare e nell’arancione una campana. L’effetto sinestetico dei colori si rivelava per lui nel gusto acido del giallo, per istintiva associazione con il limone, e nella sensazione di sofferenza causata dal rosso per la sua somiglianza con il sangue. Ai colori corrispondevano anche precise forme geometriche, forme acute e andamenti curvilinei: il blu richiamava il cerchio, il giallo il triangolo e il rosso il quadrato. Tutto ciò costituisce il contenuto, intenso e vibrante, del suo Spirituale nell’arte.

38-peri-aUn altro mezzo per sperimentare direttamente gli effetti dei colori è costituito dalla cromoterapia, che agisce in forma vibrazionale sul fisico e sulla mente, riattivando le potenzialità energetiche dei plessi corrispondenti ai sette più importanti chakra. Agendo sull’energia sottile che regola i processi vitali, esercita un benefico influsso non solo a livello fisico ed emotivo, ma anche spirituale.

Le tecniche (una decina) sono note e vanno dalla tradizionale irradiazione luminosa con faretti alla Meditazione Cromatica, che si avvale di specifici esercizi di visualizzazione del colore (cromovisualizzazione) e di respirazione associata al colore (cromorespirazione).

La Meditazione Cromatica si diversifica da tutte le altre tecniche, perché non utilizza strumenti esterni, ma richiede la partecipazione attiva del soggetto e costituisce un’esperienza squisitamente interiore, capace di produrre effetti anche più rilevanti. Si basa infatti su un fenomeno dell’inconscio per cui la nostra mente non distingue tra un’esperienza reale e una intensamente immaginata, producendo così gli stessi effetti, come accade negli stati ipnotici.

Questa straordinaria esperienza interiore del colore, che io chiamo Vivere i Colori, viene rafforzata da esercizi di carattere sinestetico (associare un colore a un sapore, a un odore, a un suono, alla percezione tattile) e di gestualità cromatica (movimenti lenti e armoniosi sempre legati al ritmo respiratorio). Infatti l’interdipendenza corpo-mente-respiro è indispensabile per entrare nello stato meditativo e potenziare le correnti energetiche dei colori.

A titolo di esempio, ma anche come caloroso invito a passare dalla teoria alla pratica, presento qui il primo esercizio con cui sono solito avviare i miei corsi di Meditazione Cromatica. Svolge la funzione introduttiva di visualizzare i colori in corrispondenza dei plessi o chakra e richiede un po’ di concentrazione associata a una buona carica di esuberanza immaginativa e di gioia.

Felice esperienza dei colori!

Vestirsi di colori 

In piedi, braccia poco scostate dal corpo, palmi aperti rivolti in avanti, occhi chiusi. Ci visualizziamo nudi, ma con un corpo simile a un manichino di vetro opaco illuminato dall’interno. Indosseremo via via degli indumenti colorati (i colori dei chakra) ed essi saranno illuminati dal nostro corpo, diventando brillanti. Ogni gesto coinciderà con un ciclo respiratorio completo. Altri due cicli respiratori lenti per fissare la visualizzazione tra un gesto e l’altro. Il buffo mascheramento policromo, se ben visualizzato, genera allegria e con tale stato d’animo è consigliabile accingersi all’esercizio. Durata: 10 minuti.

38-peri-c1) Indosso un paio di lunghe calze rosse, che mi arrivano fino all’inguine.

(Img calze rosse)

2) Mi infilo un paio di pantaloncini arancioni.

3) Avvolgo l’addome in un’ampia fascia di seta gialla.

4) Indosso un golfino aderente e corto (copre appena il torace) di colore verde: le maniche sono verdi nella parte interna, blu all’esterno.

5) Avvolgo intorno alla gola una sciarpetta blu.

6) Fascio la fronte con un fazzoletto di seta indaco (azzurro cupo tendente al viola) e lo lego ben stretto dietro la nuca.

7) Indosso un alto copricapo viola sormontato da sonagli d’argento.

8) Improvvisamente da ogni sonaglio scaturiscono getti di luce multicolore, come una fontana zampillante che mi ricade intorno, inondandomi e avvolgendomi col suo flusso luminoso.

9) Esaurito il flusso luminoso, immagino di vedermi così vestito in uno specchio (visione globale).

Cesare Peri

 

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Cesare Peri ci aspetta a Milano con Vivere i Colori, il percorso di Meditazione Cromatica.

Primo incontro: martedì 3 ottobre alle ore 18:30, maggiori informazioni a questo link.

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18/09/17
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37. CATTURARE CERBERO, IL CANE A TRE TESTE

 

Le Fatiche di Eracle ci hanno mostrato l’evoluzione della coscienza attraverso diversi piani di coscienza.

L’io non può realizzare il sé, prima deve dissolversi, così come il seme deve morire per far nascere la spiga.

L’ultima Fatica di Eracle ci porta a livello del settimo chakra e consiste nell’affrontare il mistero della vita e della morte.

Eracle deve catturare Cerbero, il terribile cane a tre teste posto a guardia dell’Ade affinché i viventi e i morti non si mescolino fra loro.

In questa discesa verso gli inferi si fa aiutare da Ermes, il Dio che conduce le anime nell’aldilà, e Atena.

Quando infine incontra Ade (o Plutone), riceve il permesso di portare via temporaneamente la bestia a condizioni che non usi armi o strumenti violenti, ma riesca a prenderla usando le sue proprie forze, e così farà.

L’ultima grande avventura dell’uomo è prendere coscienza della morte, che a tutt’oggi è ancora sentito come un tabù.

In realtà parlare della morte è parlare della vita; vincere la paura della morte significa dare un significato profondo alla vita.

Apprendere chi siamo veramente significa diventare consci della nostra parte divina che è immortale.

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Cesare Peri

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36. RUBARE I POMI D’ORO DAL GIARDINO DELLE ESPERIDI

 

Con l’Undicesima Fatica siamo al livello del sesto chakra, che ci chiede di liberarci dai mostri della mente e lasciarceli alle spalle, per scoprire il divino che è in noi.

Eracle deve recuperare dei pomi aurei che Gea aveva donato a Hera. Questi frutti si trovano nel giardino delle Esperidi che non si sa dove sia. Le Esperidi sono ninfe figlie della notte e di un drago. Sono creature misteriose.

L’io ormai si sta sgretolando. Per ben tre volte Eracle dovrà ricorrere a indicazioni di entità superiori e seguirle con fiducia.

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Eracle chiede alle ninfe del fiume Eridano dove possa essere il Giardino che sta cercando. Le ninfe gli dicono di chiedere alla divinità Nereo.

Trovato Nereo, lo immobilizza e lo costringe a rispondergli. Nereo dice che solo un essere può saperlo ed è Prometeo, il gigante che è stato incatenato per aver donato il fuoco agli uomini.

Eracle giunge in Libia e quindi in Egitto, dove uccide il re Busiride e lo sacrifica a Zeus. Giunge in Etiopia e da lì fino in India, fino al Caucaso dove libera Prometeo, uccide l’aquila che gli divorava il fegato, e si fa dire dove si trova l’isola con il Giardino delle Esperidi.

Tornato presso lo Stretto di Gibilterra, Eracle riceve da Elios, re delle forze del Cielo, il suo vascello, con il quale attraversa l’oceano e giunge al Giardino, presso il quale si imbatte nel gigante Atlante.

Non si sa se è Atlante o Eracle stesso a cogliere i frutti, ma l’ultima insidia sta nel fatto che Atlante chiede a Eracle di sorreggere per lui il mondo, o per permettergli di prendere i frutti d’oro o comunque per concedergli un po’ di riposo. Fatto sta che Eracle si trova a reggere il mondo e Atlante non vuole più riprenderselo. Eracle si finge d’accordo ma chiede ad Atlante di aiutarlo a mettersi un copricapo e con questo espediente riesce a passargli di nuovo il mondo.

Il nostro eroe in questa avventura attraversa il mistero fidandosi delle indicazioni ricevute, accettando quindi di essere guidato mentre allo stesso tempo mette a disposizione la sua energia per ciò che deve affrontare.

Cesare Peri

 

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1/08/17
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35. RUBARE I BUOI DI GERIONE

 

 

Con questa decima prova ci spostiamo sul livello di coscienza corrispondente al sesto chakra, dove si compie il superamento dell’io.

Eracle deve liberare una splendida mandria di buoi da dei mostri che la tengono prigioniera.

Dentro di noi esiste una verità e una luce che però viene offuscata da strutture e schemi limitanti che ci hanno portato fino a questo punto, ma che ora vanno rilasciati.

I bellissimi buoi della mandria appartengono a Gerione, un mostro che dalla vita in su si divide in tre corpi, a manifestare la trinità non integrata di corpo, mente e spirito.

Eracle deve riportare questi animali al cospetto del re Euristeo. La novità di questa avventura non risiede solo nel fatto che Eracle libera delle splendide creature da un mostro, ma nel fatto che egli compie un viaggio straordinario arrivando ai limiti del Mediterraneo presso Gibilterra, dove pone le sue colonne, quindi si dirige verso l’oceano per raggiungere l’isola Eritea dove si trova la mandria.

Elios, il dio del Sole, mette a disposizione di Eracle il suo vascello dorato per attraversare l’oceano. L’oceano è il simbolo del mistero e dell’assoluto, che possiamo attraversare avvolti dall’oro del divino.

Giunto sull’isola, Eracle affronta altri mostri e poi prende la mandria. Mentre la sta caricando sul vascello dorato per riportarla indietro, viene inseguito da Gerione, che alla fine affronterà e sconfiggerà. In realtà Gerione era sembrato assente e solo alla fine si è manifestato. Quando abbiamo l’illusione di essere giunti alla fine di un percorso, gli istinti si manifestano all’improvviso per frenarci.

Infine questi animali, una volta mostrati a Euristeo, saranno sacrificati a Era, a simboleggiare che il cammino verso la spiritualità non è fatto di possedimenti egoistici o corruzioni, ma di offerte alla divinità.

Cesare Peri

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14/07/17
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34. CATTURARE LE CAVALLE DI DIOMEDE

 

Eccoci giunti alla Nona Fatica di Eracle.

Il Re Diomede aveva delle cavalle bellissime, dono del Dio Poseidone, ma le aveva trasformate in animali carnivori a cui dava in pasto i suoi ospiti ignari. Diomede cerca di fare lo stesso con Eracle, il quale però riesce a dare in pasto alle cavalle proprio lo stesso re. Infine Eracle rilascerà in libertà le cavalle che recupereranno la loro vera natura.

L’essere umano se vuole procedere nel cammino evolutivo deve imparare a uniformarsi alla natura di quei carismi che sono dentro di lui, invece di uniformarli alle proprie ambizioni.

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Cesare Peri

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30/06/17
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33. CATTURARE IL TORO DI CRETA

 

Con l’Ottava Fatica di Eracle ci troviamo sul piano del quinto chakra, il chakra della gola, che rappresenta il passaggio dalla dimensione affettiva a quella spirituale e richiama il concetto di purificazione.

Eracle deve affrontare a Creta un toro donato da Poseidone, Dio delle acque, a Minosse, re di Creta. Minosse aveva promesso a Poseidone che questo toro sarebbe infine stato offerto al Dio stesso, ma non mantenne la promessa perché volle tenerlo per sé, dimostrando senso di possesso e ingratitudine. Poseidone reagisce facendo impazzire il toro trasformandolo in una bestia feroce che comincia a devastare ogni cosa.

Eracle deve portare il toro al re Euristeo. Affrontare questo toro feroce significa per Eracle affrontare l’irrazionale. Quando cattura l’animale, essendo sacro non può ucciderlo, allora se lo carica sulla schiena, lo porta a Euristeo e infine lo lascia libero. Eracle si fa carico quindi dell’errore di Minosse, ma non compie lo stesso errore perché poi lascia andare la bestia.

Di fronte alle energie interiori e alle forze spirituali non si può avere un atteggiamento di possesso, cercando di trattenerle e farne un uso personale, ma bisogna lasciarle scorrere con gratitudine.

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Cesare Peri

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12/06/17
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32. RIPULIRE IN UN GIORNO LE STALLE DI AUGIA

 

Questa volta Eracle non deve affrontare mostri o inseguire animali velocissimi, ma spalare del letame. Euristeo, infatti, ordina a Eracle di recarsi presso le stalle di Augia e di liberarle in un solo giorno dal letame accumulato in 30 anni da tremila buoi e che mai erano state pulite.

Con questa Settima Fatica ci troviamo al livello del chakra della gola cioè la dimensione dello spirito, un livello dove dobbiamo sgombrare rapidamente i vecchi sedimenti quali abitudini obsolete o atteggiamenti egoistici, se vogliamo procedere sul cammino evolutivo.

Per affrontare la sua prova, Eracle ricorre a un espediente: scava un canale presso le stalle e al momento opportuno fa confluire in esso parte del fiume Alfeo che quindi attraversa le stalle ripulendole.

L’uomo non può purificare se stesso se non aprendosi alle forze superiori. Per riceverle, è necessario che faccia un vuoto interiore, un vuoto dell’io egoistico.

Cesare Peri

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31/05/17
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31. IMPOSSESSARSI DELLA CINTURA DI IPPOLITA

 

Siamo giunti alla Sesta Fatica di Eracle, che lo vede impegnato nell’impossessarsi della cintura di Ippolita, regina delle Amazzoni. È la prima volta che Eracle si confronta con un essere umano per superare le sue prove.

In questa fatica Eracle in realtà commette un errore; da una parte riesce a conquistare quello che vuole ma dall’altra subisce una sconfitta.

Ci troviamo ancora al quarto livello di coscienza corrispondente al quarto chakra, quello delle relazioni.

Peri-sesta-fatigaFra fra Eracle e la regina Ippolita si instaura un buon rapporto, tanto che quest’ultima si mostra propensa a dargli la cintura.

Era, la gelosissima moglie di Zeus, interviene per ostacolare Eracle. Assumendo la parvenza di una Amazzone, diffonde la maldicenza che Eracle voglia in realtà rapire la regina Ippolita. Ne conseguono una serie di conflitti che portano Eracle a lottare contro la regina Ippolita e a provocarne la morte.

In questa Fatica Eracle aveva avuto l’occasione di poter ottenere qualcosa senza lottare, ma egli non è ancora consapevole del fatto che il fine è il rapporto e non il possesso.

Quando si vuole possedere l’altro, l’amore muore. L’amore è qualcosa di libero e che esiste solo nella gratuità.

 

Cesare Peri

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18/05/17
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