Meditazione Cromatica

Il percorso dall’io al Sé

Salve, amici! Ecco un piccolo spazio per chi ama i colori e desidera non solo conoscerne le valenze energetiche, psicologiche e simboliche, ma anche sperimentarne gli effetti con le opportune tecniche meditative. Un luogo quieto, tutto nostro, “ritagliato” (come letteralmente significa la parola tempio) dalle attività quotidiane, per ritrovarci (noi stessi e tra noi) serenamente e vivere insieme i colori come teoria e pratica dell’autoconoscenza.

Cesare Peri

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35. RUBARE I BUOI DI GERIONE

 

 

Con questa decima prova ci spostiamo sul livello di coscienza corrispondente al sesto chakra, dove si compie il superamento dell’io.

Eracle deve liberare una splendida mandria di buoi da dei mostri che la tengono prigioniera.

Dentro di noi esiste una verità e una luce che però viene offuscata da strutture e schemi limitanti che ci hanno portato fino a questo punto, ma che ora vanno rilasciati.

I bellissimi buoi della mandria appartengono a Gerione, un mostro che dalla vita in su si divide in tre corpi, a manifestare la trinità non integrata di corpo, mente e spirito.

Eracle deve riportare questi animali al cospetto del re Euristeo. La novità di questa avventura non risiede solo nel fatto che Eracle libera delle splendide creature da un mostro, ma nel fatto che egli compie un viaggio straordinario arrivando ai limiti del Mediterraneo presso Gibilterra, dove pone le sue colonne, quindi si dirige verso l’oceano per raggiungere l’isola Eritea dove si trova la mandria.

Elios, il dio del Sole, mette a disposizione di Eracle il suo vascello dorato per attraversare l’oceano. L’oceano è il simbolo del mistero e dell’assoluto, che possiamo attraversare avvolti dall’oro del divino.

Giunto sull’isola, Eracle affronta altri mostri e poi prende la mandria. Mentre la sta caricando sul vascello dorato per riportarla indietro, viene inseguito da Gerione, che alla fine affronterà e sconfiggerà. In realtà Gerione era sembrato assente e solo alla fine si è manifestato. Quando abbiamo l’illusione di essere giunti alla fine di un percorso, gli istinti si manifestano all’improvviso per frenarci.

Infine questi animali, una volta mostrati a Euristeo, saranno sacrificati a Era, a simboleggiare che il cammino verso la spiritualità non è fatto di possedimenti egoistici o corruzioni, ma di offerte alla divinità.

Cesare Peri

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14/07/17
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34. CATTURARE LE CAVALLE DI DIOMEDE

 

Eccoci giunti alla Nona Fatica di Eracle.

Il Re Diomede aveva delle cavalle bellissime, dono del Dio Poseidone, ma le aveva trasformate in animali carnivori a cui dava in pasto i suoi ospiti ignari. Diomede cerca di fare lo stesso con Eracle, il quale però riesce a dare in pasto alle cavalle proprio lo stesso re. Infine Eracle rilascerà in libertà le cavalle che recupereranno la loro vera natura.

L’essere umano se vuole procedere nel cammino evolutivo deve imparare a uniformarsi alla natura di quei carismi che sono dentro di lui, invece di uniformarli alle proprie ambizioni.

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Cesare Peri

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30/06/17
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33. CATTURARE IL TORO DI CRETA

 

Con l’Ottava Fatica di Eracle ci troviamo sul piano del quinto chakra, il chakra della gola, che rappresenta il passaggio dalla dimensione affettiva a quella spirituale e richiama il concetto di purificazione.

Eracle deve affrontare a Creta un toro donato da Poseidone, Dio delle acque, a Minosse, re di Creta. Minosse aveva promesso a Poseidone che questo toro sarebbe infine stato offerto al Dio stesso, ma non mantenne la promessa perché volle tenerlo per sé, dimostrando senso di possesso e ingratitudine. Poseidone reagisce facendo impazzire il toro trasformandolo in una bestia feroce che comincia a devastare ogni cosa.

Eracle deve portare il toro al re Euristeo. Affrontare questo toro feroce significa per Eracle affrontare l’irrazionale. Quando cattura l’animale, essendo sacro non può ucciderlo, allora se lo carica sulla schiena, lo porta a Euristeo e infine lo lascia libero. Eracle si fa carico quindi dell’errore di Minosse, ma non compie lo stesso errore perché poi lascia andare la bestia.

Di fronte alle energie interiori e alle forze spirituali non si può avere un atteggiamento di possesso, cercando di trattenerle e farne un uso personale, ma bisogna lasciarle scorrere con gratitudine.

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Cesare Peri

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12/06/17
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32. RIPULIRE IN UN GIORNO LE STALLE DI AUGIA

 

Questa volta Eracle non deve affrontare mostri o inseguire animali velocissimi, ma spalare del letame. Euristeo, infatti, ordina a Eracle di recarsi presso le stalle di Augia e di liberarle in un solo giorno dal letame accumulato in 30 anni da tremila buoi e che mai erano state pulite.

Con questa Settima Fatica ci troviamo al livello del chakra della gola cioè la dimensione dello spirito, un livello dove dobbiamo sgombrare rapidamente i vecchi sedimenti quali abitudini obsolete o atteggiamenti egoistici, se vogliamo procedere sul cammino evolutivo.

Per affrontare la sua prova, Eracle ricorre a un espediente: scava un canale presso le stalle e al momento opportuno fa confluire in esso parte del fiume Alfeo che quindi attraversa le stalle ripulendole.

L’uomo non può purificare se stesso se non aprendosi alle forze superiori. Per riceverle, è necessario che faccia un vuoto interiore, un vuoto dell’io egoistico.

Cesare Peri

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31/05/17
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31. IMPOSSESSARSI DELLA CINTURA DI IPPOLITA

 

Siamo giunti alla Sesta Fatica di Eracle, che lo vede impegnato nell’impossessarsi della cintura di Ippolita, regina delle Amazzoni. È la prima volta che Eracle si confronta con un essere umano per superare le sue prove.

In questa fatica Eracle in realtà commette un errore; da una parte riesce a conquistare quello che vuole ma dall’altra subisce una sconfitta.

Ci troviamo ancora al quarto livello di coscienza corrispondente al quarto chakra, quello delle relazioni.

Peri-sesta-fatigaFra fra Eracle e la regina Ippolita si instaura un buon rapporto, tanto che quest’ultima si mostra propensa a dargli la cintura.

Era, la gelosissima moglie di Zeus, interviene per ostacolare Eracle. Assumendo la parvenza di una Amazzone, diffonde la maldicenza che Eracle voglia in realtà rapire la regina Ippolita. Ne conseguono una serie di conflitti che portano Eracle a lottare contro la regina Ippolita e a provocarne la morte.

In questa Fatica Eracle aveva avuto l’occasione di poter ottenere qualcosa senza lottare, ma egli non è ancora consapevole del fatto che il fine è il rapporto e non il possesso.

Quando si vuole possedere l’altro, l’amore muore. L’amore è qualcosa di libero e che esiste solo nella gratuità.

 

Cesare Peri

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18/05/17
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30. GLI UCCELLI DEL LAGO STINFALO

Siamo arrivati alla Quinta Fatica di Eracle, che ora deve affrontare gli uccelli del Lago Stinfalo.

Il lago di Stinfalo è abituato da numerosi uccelli di bronzo che d’un tratto si alzano in cielo e scagliano le loro penne come fossero frecce nel petto dei visitatori.

Ci troviamo ancora al livello delle relazioni e gli uccelli simboleggiano una pioggia improvvisa di emozioni negative che trafiggono il cuore e turbano la pace del lago.

Inizialmente Eracle cerca istintivamente di combattere contro gli uccelli con l’arco e le frecce, ma è inutile. Allora ricorre a un espediente: usa un campanello con il suono del quale spaventa i volatili.

Il campanello è come una sveglia, una presa di coscienza nei confronti dell’istinto e della necessità di restare nell’equilibrio.

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Cesare Peri

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18/04/17
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29. CATTURARE LA CERVA DI CERINEA

 

Le Fatiche di Eracle simboleggiano il percorso dall’io al Sé.

In questa puntata video Cesare Peri ci racconta la cattura della Cerva di Cerinea.

Le prime tre fatiche si sono svolte in ambito psicologico e riguardavano la formazione dell’io. Ora ci troviamo nell’area affettiva e del cuore, corrispondente al quarto chakra.

Per la prima volta Eracle non deve affrontare dei mostri ma un animale bellissimo, una cerva dalle corna d’oro e sacra ad Artemide, dea della castità e della caccia.

Eracle insegue l’animale ma non riesce mai a raggiungerlo perché la Cerva è velocissima. A un certo punto, Eracle tira una freccia per ferire leggermente lo zoccolo dell’animale e rallentarla. Riesce quindi a raggiungerla e portarla a Euristeo, prima di liberarla nuovamente.

È la cattura di un sentimento che può cambiare la propria vita, cioè riuscire ad abbracciare qualcosa di più profondo, è l’esperienza dell’amore.

Non a caso l’animale araldico del quarto chakra è proprio una cerva che si volta, perché scopre l’altro e si volta a guardarlo.

L’esperienza dell’amore è la cattura di un’animale prezioso che rappresenta il passaggio dalla dimensione dell’ego a quella dello spirito.

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Cesare Peri

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31/03/17
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28. CATTURARE IL CINGHIALE DI ERIMANTO

 

La terza Fatica di Eracle è catturare il terribile Cinghiale di Erimanto, una belva che porta devastazione ovunque, e consegnarlo al Re Euristeo.

In questa fase la coscienza non deve più lottare contro gli istinti primari ma fare un passo ulteriore: catturare ossia incanalare e controllare le energie.

Eracle insegue inutilmente il Cinghiale il quale riesce sempre ad andare più veloce, allora decide di spingerlo verso l’alto del Monte Erimanto.

Pian piano, la belva comincia a stancarsi e quando si imbatte nella neve, simbolo della purezza, rallenta la sua andatura per cui Eracle riesce a raggiungerlo e a catturarlo con una rete.

Il Cinghiale di Erimanto rappresenta l’auto-affermazione che ignora i limiti e travolge tutto. Ci troviamo al livello del terzo chakra che esprime la piena formazione dell’io.

Quando Euristeo vede l’animale nel momento in cui Eracle glielo consegna, si spaventa e si nasconde dentro una botte. Infatti, chi non percorre l’erta salita del Monte Erimanto, ossia non affronta il percorso di conoscenza e auto-conoscenza e non impara a imbrigliare le forze dell’io, quando si trova di fronte “all’ombra” non può che spaventarsi.

Quando la personalità a livello psicologico è pronta per raggiungere la piena maturazione, dobbiamo salire sull’Erimanto per catturare e imbrigliare le spinte delle forze vitali ed egoiche, ma se non facciamo questa salita e rimaniamo ai piedi del Monte l’istinto e l’autoaffermazione non potranno essere sublimati e continueranno a fare danno.

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Cesare Peri

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17/03/17
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27. UCCIDERE L’IDRA DI LERNA

La seconda Fatica di Eracle è uccidere l’Idra. L’Idra è un serpente acquatico con nove teste il cui soffio è velenoso, un mostro figlio di mostri.

Gli istinti primari, se non sono incanalati rischiano di rendere noi stessi vittime di scelte mostruosamente errate.

Eracle scopre che ogni volta che taglia una testa dell’Idra, ne emergono altre due teste. Se affrontiamo il difetto dell’io direttamente, non facciamo altro che rafforzarlo.

Viene in aiuto a Eracle il suo amico Iolao. Ogni volta che Eracle taglia una testa dell’Idra, Iolao cauterizza la ferita, impedendo che ne nascano altre due teste. È il simbolo che la presenza dell’altro aiuta a cauterizzare il difetto della personalità, impedendo che questa degeneri.

Ci troviamo su un piano esperienziale che corrisponde al secondo chakra, dove l’esperienza ci porta all’incontro con l’altro senza il quale non possiamo avanzare lungo il percorso della nostra crescita.

Una delle nove teste è tuttavia immortale e non può essere tagliata. Allora Eracle la schiaccia con un masso pesante, costringendola a tornare in fondo alla palude. L’io non si può eliminare completamente in quanto principio di individualità, ma è una energia che piuttosto va incanalata.

Nel secondo chakra l’animale simbolo è un essere per metà pesce e metà coccodrillo, che rappresenta le tendenze dell’inconscio; queste, se non richiamata alla coscienza, rischiano di svilupparsi in difetti come come l’aggressività, l’invidia, la lussuria…

La seconda prova di Eracle ci dice che la formazione della personalità cioè dell’io nasce da una energia che non va demonizzata ma incanalata verso il passo successivo che scopriremo con il prossimo video.

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Cesare Peri

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Immagine: Ercole e l’Idra, Antonio del Pollaiolo,

3/03/17
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26. UCCIDERE IL LEONE DI NEMEA

 

La Prima Fatica di Eracle coincide con il percorso del primo chakra che richiama il radicamento nella materia. Le prime esperienze dell’essere umano riguardano infatti gli istinti e gli impulsi che deve incanalare trasmutandoli.

Eracle deve affrontare il Leone di Nemea e portarne la pelle a Euristeo come prova della riuscita dell’impresa. Il Leone di Nemea è un mostro terrificante e invulnerabile. Eracle prova a ferirlo in più occasioni, ma senza alcun esito.

Spiando il Leone, scopre che la sua tana ha due uscite. Chiude una delle due uscite con dei massi, e si apposta sull’altra uscita. Quando il leone si imbatte in lui, si svolge una lotta epica ma alla fine la belva viene sconfitta.

Eracle si riveste della pelle del Leone a simboleggiare la trasformazione dell’istinto nella capacità combattiva di affrontare la realtà. Il primo passo della coscienza è dunque incanalare le energie primarie, senza lasciarsi travolgere da esse né reprimendole, bensì per padroneggiarle al fine di affrontare l’avventura della vita.

Nella prossima puntata del v-blog parleremo della Seconda Fatica che dovrà affrontare Eracle.

 

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Cesare Peri

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21/02/17
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