Meditazione Cromatica

Il percorso dall’io al Sé

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Salve, amici! Ecco un piccolo spazio per chi ama i colori e desidera non solo conoscerne le valenze energetiche, psicologiche e simboliche, ma anche sperimentarne gli effetti con le opportune tecniche meditative. Un luogo quieto, tutto nostro, “ritagliato” (come letteralmente significa la parola tempio) dalle attività quotidiane, per ritrovarci (noi stessi e tra noi) serenamente e vivere insieme i colori come teoria e pratica dell’autoconoscenza.

Cesare Peri

30. GLI UCCELLI DEL LAGO STINFALO

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18/04/17

Siamo arrivati alla Quinta Fatica di Eracle, che ora deve affrontare gli uccelli del Lago Stinfalo.

Il lago di Stinfalo è abituato da numerosi uccelli di bronzo che d’un tratto si alzano in cielo e scagliano le loro penne come fossero frecce nel petto dei visitatori.

Ci troviamo ancora al livello delle relazioni e gli uccelli simboleggiano una pioggia improvvisa di emozioni negative che trafiggono il cuore e turbano la pace del lago.

Inizialmente Eracle cerca istintivamente di combattere contro gli uccelli con l’arco e le frecce, ma è inutile. Allora ricorre a un espediente: usa un campanello con il suono del quale spaventa i volatili.

Il campanello è come una sveglia, una presa di coscienza nei confronti dell’istinto e della necessità di restare nell’equilibrio.

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Cesare Peri

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29. CATTURARE LA CERVA DI CERINEA

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31/03/17

 

Le Fatiche di Eracle simboleggiano il percorso dall’io al Sé.

In questa puntata video Cesare Peri ci racconta la cattura della Cerva di Cerinea.

Le prime tre fatiche si sono svolte in ambito psicologico e riguardavano la formazione dell’io. Ora ci troviamo nell’area affettiva e del cuore, corrispondente al quarto chakra.

Per la prima volta Eracle non deve affrontare dei mostri ma un animale bellissimo, una cerva dalle corna d’oro e sacra ad Artemide, dea della castità e della caccia.

Eracle insegue l’animale ma non riesce mai a raggiungerlo perché la Cerva è velocissima. A un certo punto, Eracle tira una freccia per ferire leggermente lo zoccolo dell’animale e rallentarla. Riesce quindi a raggiungerla e portarla a Euristeo, prima di liberarla nuovamente.

È la cattura di un sentimento che può cambiare la propria vita, cioè riuscire ad abbracciare qualcosa di più profondo, è l’esperienza dell’amore.

Non a caso l’animale araldico del quarto chakra è proprio una cerva che si volta, perché scopre l’altro e si volta a guardarlo.

L’esperienza dell’amore è la cattura di un’animale prezioso che rappresenta il passaggio dalla dimensione dell’ego a quella dello spirito.

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Cesare Peri

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28. CATTURARE IL CINGHIALE DI ERIMANTO

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17/03/17

 

La terza Fatica di Eracle è catturare il terribile Cinghiale di Erimanto, una belva che porta devastazione ovunque, e consegnarlo al Re Euristeo.

In questa fase la coscienza non deve più lottare contro gli istinti primari ma fare un passo ulteriore: catturare ossia incanalare e controllare le energie.

Eracle insegue inutilmente il Cinghiale il quale riesce sempre ad andare più veloce, allora decide di spingerlo verso l’alto del Monte Erimanto.

Pian piano, la belva comincia a stancarsi e quando si imbatte nella neve, simbolo della purezza, rallenta la sua andatura per cui Eracle riesce a raggiungerlo e a catturarlo con una rete.

Il Cinghiale di Erimanto rappresenta l’auto-affermazione che ignora i limiti e travolge tutto. Ci troviamo al livello del terzo chakra che esprime la piena formazione dell’io.

Quando Euristeo vede l’animale nel momento in cui Eracle glielo consegna, si spaventa e si nasconde dentro una botte. Infatti, chi non percorre l’erta salita del Monte Erimanto, ossia non affronta il percorso di conoscenza e auto-conoscenza e non impara a imbrigliare le forze dell’io, quando si trova di fronte “all’ombra” non può che spaventarsi.

Quando la personalità a livello psicologico è pronta per raggiungere la piena maturazione, dobbiamo salire sull’Erimanto per catturare e imbrigliare le spinte delle forze vitali ed egoiche, ma se non facciamo questa salita e rimaniamo ai piedi del Monte l’istinto e l’autoaffermazione non potranno essere sublimati e continueranno a fare danno.

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Cesare Peri

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27. UCCIDERE L’IDRA DI LERNA

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3/03/17

La seconda Fatica di Eracle è uccidere l’Idra. L’Idra è un serpente acquatico con nove teste il cui soffio è velenoso, un mostro figlio di mostri.

Gli istinti primari, se non sono incanalati rischiano di rendere noi stessi vittime di scelte mostruosamente errate.

Eracle scopre che ogni volta che taglia una testa dell’Idra, ne emergono altre due teste. Se affrontiamo il difetto dell’io direttamente, non facciamo altro che rafforzarlo.

Viene in aiuto a Eracle il suo amico Iolao. Ogni volta che Eracle taglia una testa dell’Idra, Iolao cauterizza la ferita, impedendo che ne nascano altre due teste. È il simbolo che la presenza dell’altro aiuta a cauterizzare il difetto della personalità, impedendo che questa degeneri.

Ci troviamo su un piano esperienziale che corrisponde al secondo chakra, dove l’esperienza ci porta all’incontro con l’altro senza il quale non possiamo avanzare lungo il percorso della nostra crescita.

Una delle nove teste è tuttavia immortale e non può essere tagliata. Allora Eracle la schiaccia con un masso pesante, costringendola a tornare in fondo alla palude. L’io non si può eliminare completamente in quanto principio di individualità, ma è una energia che piuttosto va incanalata.

Nel secondo chakra l’animale simbolo è un essere per metà pesce e metà coccodrillo, che rappresenta le tendenze dell’inconscio; queste, se non richiamata alla coscienza, rischiano di svilupparsi in difetti come come l’aggressività, l’invidia, la lussuria…

La seconda prova di Eracle ci dice che la formazione della personalità cioè dell’io nasce da una energia che non va demonizzata ma incanalata verso il passo successivo che scopriremo con il prossimo video.

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Cesare Peri

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Immagine: Ercole e l’Idra, Antonio del Pollaiolo,

26. UCCIDERE IL LEONE DI NEMEA

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21/02/17

 

La Prima Fatica di Eracle coincide con il percorso del primo chakra che richiama il radicamento nella materia. Le prime esperienze dell’essere umano riguardano infatti gli istinti e gli impulsi che deve incanalare trasmutandoli.

Eracle deve affrontare il Leone di Nemea e portarne la pelle a Euristeo come prova della riuscita dell’impresa. Il Leone di Nemea è un mostro terrificante e invulnerabile. Eracle prova a ferirlo in più occasioni, ma senza alcun esito.

Spiando il Leone, scopre che la sua tana ha due uscite. Chiude una delle due uscite con dei massi, e si apposta sull’altra uscita. Quando il leone si imbatte in lui, si svolge una lotta epica ma alla fine la belva viene sconfitta.

Eracle si riveste della pelle del Leone a simboleggiare la trasformazione dell’istinto nella capacità combattiva di affrontare la realtà. Il primo passo della coscienza è dunque incanalare le energie primarie, senza lasciarsi travolgere da esse né reprimendole, bensì per padroneggiarle al fine di affrontare l’avventura della vita.

Nella prossima puntata del v-blog parleremo della Seconda Fatica che dovrà affrontare Eracle.

 

1LeoneNemea

 

Cesare Peri

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25. INTRODUZIONE ALLE DODICI FATICHE DI ERACLE

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8/02/17

Eracle era per metà umano e metà divino; le Dodici Fatiche che deve affrontare e che gli sottopone il re Euristeo lo condurrano all’immortalità.

Nelle prossime dodici puntate seguiremo una a una le imprese di Eracle, immergendoci nella loro simbologia e scoprendo come corrispondano con la nostra stessa crescita interiore, dato che il mito di Eracle non è altro che la rappresentazione del cammino della coscienza fino alla sua piena realizzazione.

Inoltre, scopriremo anche interessanti riferimenti con i chakra e il livello evolutivo a cui questi si riferiscono.

 

Cesare Peri

 

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24. L’ORO E L’ARGENTO

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28/12/16

Brillii, luccichii, sfavillii: l’anno nuovo si annuncia come una festa di luci. Il buio, immagine dell’ignoto e di tutte le paure umane, fa come sempre da sfondo, ma c’è luce, desiderio di gioia e di rinnovata speranza. Negli addobbi e nelle luminarie, che vorrebbero prolungare il Natale, l’oro e l’argento spiccano su tutti i colori: perché? Si potrebbe rispondere perché sono quelli più splendenti, ma forse c’è un motivo più profondo, che non si esaurisce nell’effetto estetico.

anello2Certamente l’oro è associato d’istinto alla ricchezza, perciò all’augurio di benessere e di felicità (anche se già il poeta latino Tibullo in una famosa elegia gli attribuiva la colpa dei «nostri mali», in quanto causa di guerra). La caratteristica principale che lo rende prezioso, oltre alla rarità e all’aspetto lucente, è la sua incorruttibilità (benché, ironia della sorte, sia sempre stato causa di corruzione). L’oro non si deteriora, resta intatto nel tempo. Ricordo l’immagine di un’archeologa che sfila un anello d’oro dai resti mortali, appena rinvenuti sotto uno strato di cenere e lapilli, di una vittima dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.: dopo diciannove secoli di buio lo immergeva semplicemente in un bicchiere d’acqua, traendolo splendente, come nuovo.

L’inalterabilità dell’oro richiama l’idea dell’eterno e del divino, dei valori profondi e immutabili, perciò gli oggetti del culto sono forgiati col materiale non solo più prezioso, ma anche più simile alla divinità. D’altro canto il suo aspetto è determinante: quale colore più dell’oro si avvicina alla luce solare, al dio datore di vita, adorato da tutti i popoli?

L’oro perciò rappresenta la ricchezza sia materiale sia spirituale. L’aureola (dal latino aureus, «d’oro», sottinteso corona) evidenzia con il suo splendore la santità della figura di cui incornicia il capo. Per i monaci bizantini, che in uno stato di preghiera e di meditazione realizzavano le sacre icone, l’oro non era un semplice colore (ben diverso dal giallo, a cui associavano una valenza prevalentemente negativa), ma riflesso puro della luce divina. In quanto privo di colorazione materiale, esso svolge un ruolo importante nell’iconografia, perché sta a significare la presenza reale dello Spirito.

aureolaSi tratta, dunque, di un colore soprannaturale, che conferisce regalità e facilita l’apertura alla dimensione spirituale. Barbara Ann Brennan nel suo prezioso manuale Mani di luce attribuisce alla luce d’oro il potere di creare connessione con Dio e amore divino al servizio dell’umanità, mentre sul piano terapeutico «ristruttura il settimo livello, rafforza e carica il campo energetico».

Per restare nell’ambito terapeutico del colore ricordiamo Vicky Wall, la nota creatrice dell’Aura-Soma, terapia olistica a base di oli cristallini, estratti di piante ed essenze d’erbe. Nel libro Guarire con i colori collega l’oro al settimo chakra e gli attribuisce la proprietà di suscitare saggezza in qualsiasi combinazione cromatica: «unito al verde dà la saggezza per scegliere correttamente il proprio spazio; unito al rosso equilibra e incanala le energie sessuali e terrene; unito al blu è utile al guaritore e reca pace e armonia all’intero essere».

moonSe l’oro rappresenta il sole, l’argento è simbolo della luna e richiama il riflesso delicato e segreto della perla e dell’acqua. Mentre il “metallo solare” esprime azione e calore, il “metallo lunare” è freddo ma non necessariamente passivo: agisce infatti sulla componente emotiva, affina la sensibilità e infonde equilibrio, stimolando la purificazione interiore attraverso il fondamentale processo di introspezione.

Come l’oro deriva dal sole la sua valenza maschile, caratterizzato dalla stabilità, così l’argento è associato a quella femminile, legata al continuo cambiamento della luna, in una simbologia che in apparenza contrappone l’essere al divenire, ma che in realtà allude alle due componenti inscindibili dell’Unico, esemplificato dal mito platonico dell’androgino, dal principio di Yin e Yang, alla base del sistema filosofico cinese, dalle «Nozze Alchemiche» dell’oro e dell’argento e dalla teoria junghiana di animus e anima. A rigore, si potrebbe osservare che la “mutevolezza lunare”, in quanto ciclica, è simile piuttosto a una ruota che perennemente gira, per cui si tratta di un apparente divenire, cioè in definitiva di un evidente aspetto dell’essere.

barca-solareRitroviamo lo stesso concetto nella complessa simbologia dell’antico Egitto, rappresentato dalla  «Barca Solare», la più importante e frequente fra tutte le visioni che caratterizzano il Libro dei morti: la barca che porta il disco del sole, ovvero l’immagine del dio Râ, altro non è che la falce sottile di luna crescente, identica a quella inclusa nel loto del secondo chakra. Il sole inscritto nel semicerchio lunare ornava la fronte di Apis, di Hathor, di Thoth, di Iside e di tante altre divinità. Si tratta quindi dell’unione (Sinarchia) dei due Luminari, simbolo dell’«Uomo cosmico», dello stesso Osiride prima di essere smembrato e poi ricomposto nella sua integrità.

donna-oroDa qui la necessità d’integrare l’oro e l’argento nella nostra vita, date le intense valenze simboliche ed energetiche racchiuse nella loro unione, anche indossandoli consapevolmente con un monile di buona lega. L’oro è il colore del Sé, della nostra vera essenza, dell’«uomo interiore» a cui si può giungere tramite lo specchio argenteo di riflessione e introspezione.

Alla saggezza dell’oro, da ultimo, si unisce il silenzio: «Il silenzio è d’oro», ci ammonisce (in genere con esiti incerti) l’antico proverbio. In effetti esso costituisce l’insostituibile condizione  per cogliere la voce dell’essere di luce che è dentro di noi. Se non creiamo questo spazio interiore per ascoltarla, arginando il flusso incessante del mondo esteriore che rischia di portarci alla deriva, essa può giungerci solo a tratti, simile a un flebile «lamento», come dice Aldo Palazzeschi nella poesia, ricca di allusioni simboliche, che significativamente intitola La voce dell’oro.

Sono alti i cipressi che formano il cerchio,
nel basso le siepi di spine s’intrecciano
terribilmente.
Al centro del cerchio è il pozzo profondo
che ha in fondo,
lo dice la gente,
il tesoro.
Sono alte le siepi di spine,
raggiungon la chioma degli alti cipressi,
terribili intreccian le braccia fra loro.
Da secoli e secoli tanti
nessuno tagliò quella macchia paurosa;
la gente, da secoli tanti,
non passa vicino a quel cerchio.
Soltanto alla sera al calar del sole
ognuno sta attento in orecchi,
dal centro del cerchio,
dal fondo del pozzo profondo,
vien fuori un lamento: «la voce dell’oro».

Brillii, luccichii, sfavillii: l’anno nuovo si annuncia come una festa di luci, di suoni e… di voci.

Cesare Peri

 

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23. IL COLORE CHE DÀ SICUREZZA

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1/12/16

Sappiamo che i colori esercitano determinati influssi sui nostri stati d’animo e, di conseguenza, sul nostro equilibrio psicofisico: essi infatti influenzano lo stato di salute tramite sia gli effetti psicologici sia l’apporto diretto di energia, in quanto onde elettromagnetiche di diversa frequenza.

Tensioni, ansia e insicurezza, il cocktail micidiale chiamato “stress”, ci insidiano quotidianamente. D’altra parte il clima psichico che pervade oggi il mondo, in una delicata fase di transizione di valori (l’inarrestabile dinamica del progresso comprende spesso fasi critiche con momentanei e apparenti “passi indietro”), appesantisce le normali incertezze che ogni persona attraversa nello sviluppo del proprio essere e della propria coscienza. Si genera così quel circolo vizioso che alimenta il malessere generale.

Ma il bene esiste, anche se, come sappiamo, non fa notizia, e sono tante le persone positive che innalzano ogni giorno le vibrazioni del nostro pianeta con la loro umanità illuminata, in un incessante e meraviglioso fiorire di “risvegli”. Giustamente è stato detto che ogni anima che si eleva, eleva il mondo. Ogni persona è in cammino e ha bisogno di sicurezza: ma, al di là delle idee e degli obiettivi che la muovono nella sua realtà quotidiana, è possibile utilizzare consapevolmente l’energia cromatica per sciogliere le tensioni e favorire il percorso?

Accanto alle scelte esistenziali, che determinano precisi stili di vita, le onde luminose, che noi chiamiamo colori, possono aiutare a sviluppare pensieri e sentimenti, come le onde sonore, che chiamiamo musica. Ogni colore ha specifiche qualità, calmanti o stimolanti, che bisogna dosare e utilizzare in modo opportuno, ma per combattere quel malessere esistenziale che comprende insicurezza, timidezza, disagio nel parlare in pubblico, oltre che nervosismo e spossatezza intellettuale, occorre un antidoto che assommi varie componenti e le amalgami armoniosamente.

blu1Entriamo dunque nel nostro “laboratorio cromatico” e mettiamo mano agli “ingredienti”. In primo luogo, data la necessità primaria di influenzare positivamente il sistema nervoso, calmandolo, ricorriamo al blu: sul piano fisico, infatti, riduce la pressione arteriosa, la frequenza del polso e del respiro, mentre sul piano psicologico favorisce le facoltà mentali superiori, l’intuizione e in particolare la comunicazione, essendo connesso col chakra della gola, e profondi legami con gli altri esseri.

Tuttavia il blu da solo potrebbe produrre un eccessivo rilassamento, perciò lo stempereremo con il bianco, che è un elemento molto dinamico, perché contiene in sé tutti i colori. Esso aiuta a chiarire pensieri ed emozioni e a resistere alle apprensioni causate dall’ambiente esterno. Inoltre ha una notevole carica di purezza e di verità, unita a un anelito di libertà e di

2Con l’unione del blu e del bianco otteniamo l’azzurro, un colore che alleggerisce e spiritualizza, conservando un effetto rilassante e rinfrescante. Per gli antichi Egizi rappresentava la verità, dal momento che stimola l’intelligenza e aiuta a controllare la mente e ad essere creativi.

Dopo l’azzurro occorre però realizzare un secondo elemento, che lo renda più “concreto” e legato alla realtà quotidiana. Perciò ricorriamo di nuovo al blu, mescolandolo questa volta in parti uguali con il giallo: ci spostiamo così sul piano propriamente mentale, per accrescere la chiarezza delle idee e introdurre una notevole energia che stimoli positività, fiducia e, di conseguenza, estroversione, facilitando la comunicazione. Il giallo fortifica la personalità e aiuta a sentirsi bene con se stessi. Si associa, come l’azzurro, alla parte razionale del cervello (l’emisfero sinistro). Infatti vivifica la mente, favorendo l’attenzione e l’apprendimento, stimola allegria ed è, insomma, un ottimo antidepressivo. Inoltre genera apertura alle novità e desiderio di cambiamento, qualità che abbiamo già immesse con il bianco.

3Dall’unione del blu e del giallo ricaviamo il verde, il colore dell’equilibrio, dell’armonia e della calma. Collegato al chakra del cuore, genera una forte carica empatica che dona spontaneità alla comunicazione e aiuta a esprimere i sentimenti con le parole giuste. Non a caso presso i Greci era consacrato ad Afrodite, la dea dell’amore. La sua frequenza è quella naturale dell’organismo in stato di quiete: perciò tonifica, rilassa e calma, e tuttavia conserva una certa volontà di autoaffermazione, propria del giallo.

Ottenute così le due componenti ideali, grazie alle qualità dell’azzurro e del verde, non ci resta che unirle, ottenendo così finalmente il rimedio cromatico più efficace per l’insicurezza: il turchese, meraviglioso colore dai riflessi marini, detto per l’appunto anche acquamarina.

4Anche se non compare nello spettro solare (è un colore terziario, in quanto ottenuto dall’unione di un primario, il blu, con un secondario, il verde) e non è molto usato nella cromoterapia, ha un forte effetto terapeutico, perché unisce l’energia equilibratrice e liberatoria del verde a quella rilassante del blu. Tiene aperti i canali della comunicazione, perché fonde le vibrazioni della gola con quelle del cuore, rendendo spontaneo l’eloquio. Di conseguenza è ottimo per chi prova disagio a parlare in pubblico. Unisce perciò la dimensione interiore a quella esteriore e accresce la consapevolezza di sé, rappresentando una significativa fase intermedia nel passaggio evolutivo della coscienza dalla dimensione affettiva del verde (quarto chakra) a quella spirituale del blu (quinto chakra).

Oltre a riequilibrare soggetti iperattivi, rende tolleranti verso persone e situazioni “non facili”. Visualizzarlo intensamente (e “respirarlo” con pratiche di Meditazione cromatica) aiuta a curare le ferite del corpo (stimola la rigenerazione delle cellule epidermiche) e dell’anima. Il suo effetto calmante rafforza il sistema immunitario, preservandoci da raffreddori e influenze.

5Indumenti, pietre, oggetti e ambienti di colore turchese ci fanno sentire sereni, fiduciosi, giovani e freschi, aperti alle novità e sempre pronti a “rinascere” dopo prove difficili, come il verde-azzurro Osiride, che rappresentava la rinascita della vegetazione, e come il delfino, simbolo del turchese, per la libertà e la gioia con cui salta e si immerge nelle trasparenti profondità oceaniche.

Il nome deriva dall’omonima gemma, per molti popoli antichi simbolo del cielo e dello spirito, talismano che protegge dal male e favorisce la guarigione. Pietra sacra nella cultura tibetana, con proprietà terapeutiche e protettive per gli Egizi e gli Indiani d’America, era simbolo di purezza nell’antica Persia. Come regalo a chi si ama significa ancora promessa di un sentimento puro, destinato a durare.

La nostra “alchimia cromatica” ci ha dunque portati a riscoprire simboli e proprietà di un colore benefico e rassicurante, di cui possiamo rivestire il corpo e la mente, rafforzando così la volontà di essere sempre positivi e propositivi: dipende solo da noi, infatti, il colore di cui tingiamo il mondo!

Cesare Peri

 

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22. L’ARTE FOTOGRAFICA DI CARLO MARRALE

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3/11/16

L’«armonia delle cose nascoste»: l’arte fotografica di Carlo Marrale

Molti conoscono Carlo Marrale come autore, voce e chitarrista dei “mitici” Matia Bazar (chi non ricorda la splendida melodia di Vacanze romane?). Meno nota, ma non meno straordinaria, è forse la sua attività creativa con i colori: colori osservati per strada, particolari di oggetti umili e quotidiani a cui nessuno fa caso (una macchia di ruggine, il riflesso di una pozzanghera, una crepa nel muro, un barattolo schiacciato) e che lui coglie al volo con “fiuto cromatico” e cattura con un semplice clic, sviluppando poi ingrandimenti che confermano immagini fantastiche misteriosamente intuite.

22a Non potremmo certo chiamare fotografie, quelle realizzate da Carlo, bensì opere fotografiche, dove il fine non consiste nell’abilità dell’uso della macchina, destinata a fissare la realtà nella sua apparenza, bensì si eleva a pura arte, capace di evocare realtà profonde e misteriose.

Di fatto egli usa il mezzo fotografico come il musicista lo strumento e il pittore il pennello. Forse persino con un po’ più di maestria, dal momento che l’effetto ottenuto è tale da trascendere il mezzo con cui è stato realizzato, rendendolo non facilmente individuabile.

22bLe sue opere, infatti, parlano il linguaggio simbolico dei colori e quello sublime della musica, che non rappresenta né definisce, ma apre mondi all’emozione, all’intuizione e all’interpretazione personali: è l’espressione artistica della non-forma, che non solo comunica senza parole o immagini definite, ma soprattutto porta alla luce il mondo interiore di ciascuno attraverso vibrazioni cromatiche e suggestioni.

22cLa lettura dell’opera si trasforma così in autorivelazione dell’osservatore stesso, che vede fuori ciò che in realtà ha dentro. Poiché i colori «sono il linguaggio emozionale dell’inconscio», come li definì Max Lüscher, cioè sono l’espressione naturale e istintiva degli stati d’animo di ogni essere umano (a ciascuna emozione corrisponde un colore), è proprio questo livello della psiche che viene raggiunto dal messaggio cromatico e da qui affiora la risposta, non facilmente spiegabile in termini razionali, che ci fa dire «mi piace!».

22dL’arte di Marrale sceglie il particolare e lo ingrandisce, al punto tale che esso si trasfigura e si muta in altro: il microcosmo diviene macrocosmo, l’insignificante acquista significato e il nulla si rivela Tutto. Così una molecola di ruggine o di vernice si trasforma in vastità di suggestioni emotive e interpretative, in cui aleggia l’«armonia delle cose nascoste», nascoste non fuori, ma dentro di noi.

22eSono immagini naturali, assolutamente prive di ritocchi o di “effetti speciali”, perché sono già speciali, rivelando disegni, intrecci e intensi contrasti nel gioco libero e naturale dei colori. È come se l’infinita fantasia dell’Universo si sbizzarrisse e insieme divertisse a nascondersi negli anfratti impensabili delle cose. Pascoli diceva che il nuovo non s’inventa ma si scopre, ed esso si rivela a chi sa osservare le cose con gli occhi puri di un bambino. Nella sua prosa più nota, Il fanciullino, in cui delinea la propria poetica, egli descrive il fanciullo-poeta che è dentro di noi, il quale «scopre nelle cose le somiglianze e le relazioni più ingegnose… impicciolisce per poter vedere, ingrandisce per poter ammirare… e a ogni modo dà un segno, un suono, un colore, a cui riconoscere sempre ciò che vide una volta». È quanto fa Carlo con la sua macchina fotografica, offrendo un pentagramma ai “concerti cromatici” che la natura compone a nostra insaputa nei risvolti meno appariscenti della realtà.

22fMa, come si diceva, l’effetto straordinario di queste immagini non si limita all’intuizione di chi le rivela, bensì si estende alla sensibilità di chiunque le osservi, suscitando sensazioni, sollecitando spontanee interpretazioni, cioè, in definitiva, destando la creatività personale. Sì, perché interpretare è creare. Ed ecco allora sorgere impetuose onde oceaniche e orizzonti tranquilli intravisti attraverso una pioggia di sabbia d’oro, eruzioni vulcaniche, fiumi e grandine multicolore, blu intensi e rossi che hanno la vitalità del sangue e del fuoco, magiche evanescenza, paesaggi suggestivi che vibrano di passione e di malinconia, universi complessi e misteriosi generati dal mescolarsi degli elementi, immagini satellitari di pianeti lontani, a cui Carlo dà un nome (Sentieri tortuosi, Vesuvio, La valigia della Geisha, Vacanze romane…), invitandoci a decodificare la sua interpretazione attraverso la nostra.

22hLa cosa che in definitiva più stupisce è come la “semplicità” racchiuda questa meravigliosa “complessità”, simile a una minuscola alga sotto la lente del microscopio o a un punto luminoso del cielo nell’obiettivo di un potente telescopio. Di fatto, viene da concludere, la “realtà” è contemporaneamente semplice e complessa. Ho avuto modo di parlarne più volte con Carlo e di condividere lo stupore per i “colori” della vita terrena e di quelli ultraterreni. La semplicità delle sue parole rivelavano anche in quelle occasioni la complessità delle sue emozioni, proprio come nei testi e nelle musiche che compone, come nei “quadri fotografici” in cui lascia che a parlare siano i colori.

Cesare Peri

 

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21. I COLORI NELLA NOSTRA CASA

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10/10/16

Poiché i colori influenzano i nostri stati d’animo e, di conseguenza, la salute, la scelta cromatica all’interno degli ambienti in cui viviamo, e in particolare nella casa, come luogo di identità personale, distensione e ricarica, è un fattore della massima importanza per il nostro benessere.

Occorre anzitutto tener presenti alcuni principi generali ed effetti-base di carattere cromatico. Quello fondamentale, da cui non si può prescindere, è che i colori caldi (rosso, arancione, giallo) stimolano l’attività, mentre i colori freddi (verde, blu, indaco, viola) hanno effetto calmante.

21aI colori agiscono sui nostri sensi in vari modi, influenzando in primo luogo la valutazione dello spazio: colori scuri o molto saturi rimpiccioliscono gli ambienti, riducendo la percezione dei volumi e delle distanze, mentre tinte chiare e poco sature allontanano e alleggeriscono le pareti. Ricorreremo perciò ai primi per rendere percettivamente più raccolto un locale molto grande e, al contrario, con tinte unite chiare su pareti e pavimenti faremo sembrare più spaziose stanze anguste. Analogamente un ambiente rettangolare, stretto e lungo, si può ridurre colorando le pareti del lato minore con tinte scure o calde (blu o arancione), che danno l’impressione di avvicinarsi, mentre la superficie di quelle contigue sarà meno percepibile se dipinta di azzurro o di verde chiaro. Così pure in un locale troppo alto o troppo basso otterremo l’effetto ottico migliore nel primo caso con soffitto e pavimenti scuri, nel secondo chiari. Meglio però evitare il nero, per non ridurre troppo le dimensioni (destando anche un senso di oppressione o di negatività), e il bianco, per non rendere troppo freddo e anonimo l’ambiente. Inoltre pavimenti neri o bianchi evidenziano facilmente la presenza di polvere.

Modificano la percezione della temperatura: esperimenti hanno dimostrato che soggetti chiusi in una stanza colorata di rosso o di arancione percepiscono una differenza di circa 6 gradi rispetto ad altri in una stanza colorata di verde o di azzurro, pur essendo la temperatura in realtà identica.

Alterano il senso del tempo: persone senza orologio chiuse in una stanza dai colori caldi hanno l’impressione di trascorrere il doppio del tempo rispetto ad altri in una stanza dai colori freddi nell’arco di una semplice mezz’ora.

I colori modificano anche la stima del peso: oggetti colorati o illuminati di verde o di azzurro danno l’impressione di essere più leggeri, mentre il rosso li fa sembrare più pesanti. Chi si occupa di trasporti o di traslochi si guarda bene dal colorare di nero o di marrone scuro scatoloni e imballaggi!

Da ultimo, se l’ambiente è chiuso e scarsamente illuminato, il giallo può portare luce e allegria, oltre a favorire convivialità e rapporti sociali; se è rumoroso, il miglior colore è senz’altro il verde.

21bPer i pavimenti il marrone resta il più indicato, perché, simile al suolo terrestre, comunica stabilità e, come nell’arredamento, calore, richiamando il senso di protezione associato al legno (e, a livello inconscio, alla figura materna).

Questi, in sintesi, i riferimenti generali che è bene tenere in considerazione. Per quanto riguarda, nel dettaglio, i vari locali di un appartamento, potremmo dire che, come «il buon giorno si vede dal mattino», così la prima impressione dell’atmosfera e del gusto che regnano in una casa si riceve varcando la soglia d’ingresso: un’anticamera o una stanza dai colori caldi, con oggetti variopinti (e un piacevole profumo) è accogliente e dà subito una sensazione di benessere. Anche la presenza del verde in tonalità chiare e dell’azzurro può infondere un senso di fresco e di pace, gradevole sia per il visitatore sia per lo stesso padrone di casa, che rientra dopo una giornata di attività e magari dopo essere stato in mezzo al traffico e ai rumori.

21cLa casa ordinata, pulita, ricca di colori opportunamente armonizzati è un rifugio e un tempio, un luogo benedetto in cui ritrovare se stessi, i familiari e gli amici. Essa rivela la personalità di chi vi abita: un individuo estroverso e allegro ama circondarsi di colori vivaci e anche contrastanti, mentre l’introverso non gradisce troppe sollecitazioni cromatiche. Né si può prescindere dal genere di professione: chi lavora in un ambiente monocromatico o povero di colori sente il bisogno di recuperare “energia cromatica” tra le pareti domestiche (ed è consigliabile per la sua salute!), al contrario di chi, costretto ad eccessive presenze cromatiche, cercherà riposo in colori freddi e tenui.

Per la sala da pranzo il colore più indicato è l’arancione, perché, oltre a stimolare l’appetito, favorisce allegria e convivialità. Divani e tappeti di questo colore possono rendere il soggiorno più gioioso e accogliente. Gradazioni vivaci trasmettono energia, ma sarà bene non eccedere, armonizzando il colore prevalente con soprammobili blu e indaco, assecondando la complementarità cromatica. Sconsigliabile invece la presenza del rosso, che mette fretta, e del verde, che dà un senso di sazietà (a meno che il padrone di casa abbia ospiti poco desiderabili…).

Anche per il salotto il miglior colore resta l’arancione, che facilita la comunicazione, stimolando estroversione, socievolezza e buonumore, grazie alle sue componenti: il rosso, carico di vitalità, e il giallo, simbolo dell’intelletto illuminante. Di conseguenza l’arancione dà via libera all’espressione dei pensieri e delle emozioni. Da evitare, invece, il blu, il colore del silenzio e della tranquillità, che induce un bisogno di solitudine e d’introspezione piuttosto che di convivialità.

21dLasceremo spazio al blu, nelle sue tonalità più luminose e desaturate, per le pareti della camera da letto. Anche lenzuola e lampade blu hanno effetto antistress e conciliano il sonno. Non bisogna però esagerare, soprattutto con il blu carico, perché può produrre reazioni contrarie e accrescere stati depressivi. Perciò è bene bilanciarlo con complementi di arredo dai colori caldi, compreso il rosa. La soluzione migliore è offerta dal verde e dall’azzurro in tinta pastello, perché sono dolci e rilassanti. L’azzurro alleggerisce e “smaterializza”, mentre il verde è per sua natura benefico, perché la sua frequenza è la stessa dell’organismo umano in stato di quiete. Preferibile comunque nei toni non molto accesi e in diverse sfumature, anche il verde va abbinato con altri colori per temperare l’effetto calmante, molto utilizzato negli ambienti ospedalieri.

Il rosa, nelle sfumature più delicate, può accrescere il senso d’intimità, come pure l’arancione nelle tonalità albicocca, pesca e salmone. Sconsigliabili il giallo e il rosso, ai fini del riposo, per le loro vive sollecitazioni.

Poiché il giallo favorisce l’attività intellettuale (stimola l’emisfero sinistro del cervello, collegato alla razionalità e all’apprendimento), è adatto invece alle pareti dello studio. Meglio non troppo chiaro, prossimo alla tinta albicocca, in modo di favorire la concentrazione e insieme il rilassamento psicofisico. Per evitare possibili «sollecitazioni negative del giallo» (Kandinskij) è benefica la presenza di oggetti blu, verdi e turchesi.

Per la camera dei bambini l’arancione risulta gradito (ogni età ha i suoi colori), perché contiene il rosso, particolarmente amato, e il giallo. Quest’ultimo, se prevalente, favorisce lo studio, mentre l’arancione stimola i bambini un po’ pigri, favorendo il risveglio mattutino. I colori caldi sono ovviamente preferibili, ma per soggetti un piuttosto “agitati” non guastano quelli freddi, in varie sfumature di verde e di blu.

21platesIn cucina le tonalità dell’arancione e del giallo favoriscono l’assimilazione del cibo e rendono l’ambiente accogliente, molto più del bianco, classico per piatti e tovaglie, che accresce il senso di pulizia, nonché la percezione dello spazio e la luminosità, ma rende anche tutto piuttosto freddo e anonimo. Il bianco resta il colore migliore per i soffitti. Anche in cucina oggetti colorati (scodelle, mestoli, ma anche sedie e sgabelli) daranno un tocco di vivacità e di allegria.

In bagno prevarrà il bianco, se si vuole dar risalto soprattutto alla pulizia e all’igiene. Se invece lo si considera un luogo di relax, allora un blu cielo e acquamarina favoriranno momenti di benefica quiete, mentre per chi desidera rivitalizzarsi con brevi permanenze dinamiche, piuttosto che con lunghe pause “contemplative”, tinte sull’arancio e sul rosso potranno infondergli energia. Per pavimenti e pareti sono comunque consigliabili colori freddi, quali il verde, l’azzurro e il turchese, da accompagnare con complementi di arredo e oggetti dai colori vivaci.

21fDa ultimo, per chi può disporre di una piccola stanza per la meditazione la tinta indicata per eccellenza è il viola nelle tonalità chiare (quelle scure possono indurre stati depressivi!). È il colore della trascendenza, del raccoglimento profondo, dell’intuizione e della preghiera. Stimola la parte destra del cervello. Anche il blu in una tonalità equilibrata, né troppo chiara né troppo scura, può favorire la meditazione.

Un’ultima cosa da tener presente è quella di evitare la monocromia: ogni stanza deve avere il suo colore, la sua “personalità” in base alle funzioni a cui è adibita. La presenza eccessiva di un colore (indice di un disagio psicologico, come nell’abbigliamento) non solo crea pesantezza e monotonia, ma anche nuoce alla salute. Abbiamo bisogno di tutti i colori, perché ciascuno rappresenta un sentimento e un’emozione, nutrimento insostituibile per ogni essere umano.

Cesare Peri

 

PS. Qui sotto trovate il video con il mio intervento alla prima puntata della trasmissione L’Anima – Corpo, mente e spirito condotta da Micolo Baronio ed Erica F. Poli, andata in onda su Telecolor il 12 settembre 2016. Tema della puntata: “medicina integrata: cosa, come e perché”.

 

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