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58. VALENZE POSITIVE E NEGATIVE DEI COLORI

29/01/20

A livello fisico il colore è luce riflessa da un corpo, un’emissione di energia entro determinate frequenze. A livello fisiologico è una reazione del cervello a uno stimolo nervoso, che sul piano psicologico diventa una sensazione, piacevole o spiacevole, secondo il criterio della dualità con cui la mente divide gli aspetti del mondo che ci circonda o, più propriamente, le nostre esperienze percettive.

Da qui anche il principio della bivalenza dei colori, ai quali si riconosce un simbolismo primario, di carattere positivo, e uno secondario, di carattere negativo. Fanno eccezione il nero, il grigio e il marrone, che invertono l’ordine delle valenze, mentre l’arancione è l’unico colore che può vantare l’assenza di connotazioni negative, al contrario del rosso-bruno, del tutto privo di valenze positive.

Esiste come patrimonio comune un valore simbolico primitivo del colore, intimamente connesso con le fondamentali reazioni emotive: il giallo è associato alla luce solare e stimola l’attività, il blu alla notte e quindi all’immobilità e al riposo, il rosso al sangue e all’attacco, il verde alla difesa. Tuttavia i codici simbolici inerenti al cromatismo, se non possono sradicare queste valenze ancestrali (che a livello fisiologico producono ancora le stesse reazioni), si sono tuttavia arricchiti di molteplici varianti, positive e negative, dovute al mutare dei contesti storico-culturali e alla moda.

Alcuni attributi simbolici, che ancora in parte condividiamo, hanno una lunga storia, con vari ribaltamenti. Per esempio, secondo Artemidoro (II secolo d. C.), nella sua Interpretazione dei sogni, i vestiti rossi indicano onori e buona fortuna, i bianchi disgrazie (gli abiti dei morti), i neri lutti e sfortuna, quelli viola separazione e vedovanza. Nell’alto Medioevo i colori simbolici per eccellenza furono il rosso per i martiri, il bianco per i catecumeni e il nero-viola per le vergini, mentre nel XVI secolo le vesti colorate sono riservate alle prostitute, il rosso ai cerusici e ai carnefici, il verde ai musici e ai giocolieri, in contrapposizione al nero, dominante per gli abiti dei nobili, colore che i riformatori protestanti accentuarono poi sia come simbolo di austerità sia di contrapposizione al rosso della Curia romana.

Anche la radiestesia distingue i colori in positivi (+) e negativi (-), ma secondo un criterio diverso, basato sulla polarità: i primi (giallo, arancione, rosso, nero) determinano la rotazione del pendolo in senso orario, mentre gli altri (blu, indaco, viola, bianco) producono una rotazione antioraria. Di conseguenza, per effetto magnetico, colori dello stesso segno si respingono, mentre quelli con segno opposto si attraggono, generando «quel mirabile equilibrio fra attrazione e repulsione, fra positivo e negativo, che si può definire “armonia”» (Pietro Zampa, Elementi di radiestesia).

Ma ritorniamo al principio di bivalenza dei colori e passiamo brevemente in rassegna le “polarità simboliche”.

Rosso significa energia, vitalità, calore e amore, ma anche sangue, violenza, collera («vedere rosso»), aggressività, pericolo (segnali stradali), irritabilità e frustrazione.

Porpora è nobile emblema sia di regalità sia di spiritualità, ma anche di arroganza e crudeltà, le degenerazioni tipiche del potere.

Rosa suggerisce femminilità e delicatezza di sentimenti, ma anche effeminatezza, ingenuità e debolezza.

Arancione abbiamo detto che vanta il primato dell’assoluta positività, in quanto allegria, gioia di vivere, esuberanza, ma, a livello psicologico, il “tipo arancione” potrebbe anche degenerare in eccessivo ottimismo, esibizionismo e narcisismo.

Giallo richiama la luce solare, quindi chiarezza mentale, positività, estroversione, entusiasmo, ma anche orgoglio, tradimento, disonestà, vigliaccheria, malattia e colore di pericolo (indicazioni di divieto, bandiera gialla a bordo); per lungo tempo è stato marchio d’infamia. Secondo Goethe «contiene la natura del chiaro e possiede una forza straordinaria che può determinare anche tensione e angoscia» e per Kandinskij «è caldo, ma determina anche sollecitazioni negative».

Verde è simbolo per eccellenza della natura, quindi di vita, giovinezza, freschezza, serenità e speranza, ma rappresenta anche la gelosia, l’invidia, l’autoesaltazione, il veleno, il caso e l’instabilità degli eventi, la povertà («essere al verde»).

Blu è il colore della spiritualità e genera calma, fiducia, sicurezza, profondità di sentimenti e benessere interiore, eppure significa anche malinconia, tristezza, depressione, solitudine e persino rabbia e vendetta.

Indaco rappresenta l’intuizione che sostiene l’attività meditativa, la trasformazione della coscienza che si eleva verso l’Uno, ma è associato anche a chiusura, eccessiva riservatezza, isolamento, malinconia e depressione.

Viola, in quanto giusta miscela di rosso (passione) e blu (pace) indica il più alto livello di spiritualità, la trascendenza, e quindi il mistero, la magia e il sogno, eppure è ancora legato ad una serie di tabù per un alone funereo e funesto che lo rende portatore di infelicità.

Marrone, benché richiami il calore rassicurante della terra, del legno, della casa e del focolare, quindi solidità, tranquillità e anche umiltà, è tra i colori meno amati, suggerendo, probabilmente per la presenza del nero, l’aspetto deteriore della materia, la tristezza autunnale, povertà e persino sporcizia.

Bianco è in primo luogo candore, pulizia e purezza, virtù, pace e trascendenza, tuttavia suscita anche l’idea del freddo e della freddezza, dell’indifferenza, del distacco, dello sterile-asettico, delle “notti in bianco”, della resa (bandiera bianca) e della morte (il colore dei fantasmi e il segno di lutto nella cultura orientale).

Nero è simbolo del Tutto non manifestato (l’opposto del bianco), quindi del mistero, a cui, grazie alla moda, si è aggiunta un’idea di lusso e di raffinatezza, ma prevale il richiamo al buio, al tenebroso, al nulla, alla negatività, alla rabbia («essere di umore nero») e soprattutto alla morte e al lutto.

Grigio presenta, come il nero, il simbolismo primario negativo: per quanto si possa addurre a suo favore un senso di equilibrio, prudenza, neutralità e persino umiltà (il colore originario della tonaca francescana), è più forte l’idea di “grigiore”, cioè di monotonia e tristezza («veder tutto grigio»), nonché di mediocrità, paura, vecchiaia e lutto («Siamo polvere e polvere ritorneremo»).

Spesso la valenza cromatica negativa deriva dall’eccesso di quella positiva e non solo in chiave simbolica, ma anche come reale influsso sulla nostra vita, quando cioè un colore diventa dominante, se non esclusivo. La monocromia, infatti, se da una parte rivela un disagio interiore o uno squilibrio, dall’altra produce l’effetto di accrescere il malessere. L’eccessiva presenza di un colore, con implicita funzione compensativa, finisce col generare il suo valore opposto, come una nota che, continuamente ripetuta, non crea musica ma ossessione. Se vogliamo dunque creare armonia nella nostra vita, è bene accostare e accordare costantemente i colori in modo personale e creativo.

Cesare Peri

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