Navigando nelle infinite possibilità dell'essere

100. I COLORI DI TRANSIZIONE

04/04/25

Ci sono momenti particolari nella vita, spesso i più importanti e significativi, che richiedono la presenza di determinati colori a contrassegnare cambiamenti e passaggi “epocali”, non solo in ossequio alla tradizione, originata proprio dal loro significato simbolico, ma forse anche per un bisogno inconscio di averli vicino e immergersi nella loro energia.

Si pensi alla purezza e al nitore del bianco, connesso all’abito della sposa e a quello sacerdotale o al camicino del battesimo e alla tovaglia dell’altare, al simbolo del martirio e alla veste candida di chi nell’antica Roma si proponeva “senza macchia” per gli affari di stato («candidato»), fino al lenzuolo funebre. Colore iniziatico legato all’illuminazione, scandisce i riti di passaggio, il distacco da tutto ciò che è terreno o semplicemente la fine di una fase o di una relazione oppure l’inizio di un progetto, con un duplice simbolismo di nascita e di morte, proprio come il velo della sposa, «una parete trasparente che chiude un tempo finito per lasciare spazio a una vita nuova».

In alcuni colori possiamo riconoscere con maggiore evidenza la simbologia tipica di situazioni di “transizione” e l’istintivo rifugio che essi offrono, quando il cambiamento, legato all’evoluzione personale, ci richiede raccoglimento, a volte nel dolore, per ritrovare la forza di affacciarci a una nuova fase della vita. In antitesi e complementarità con il bianco, elemento dinamico, ecco la passività del nero, che come il bianco ha il senso dell’Assoluto, ma con una connotazione religiosa, umile e austera, ci aiuta a sopportare il lutto, la trasformazione che si opera interiormente.

Che dire del viola, aperto alla trascendenza e al mutamento di “dimensione” e di coscienza, a cui alludono anche i paramenti funebri? Esso accompagna il passaggio supremo dalla conoscenza oggettuale a quella trascendente, in cui osservatore e osservazione si fondono (stadio del Nirvikalpa Samadhi), come in esso si fondono i due colori antagonisti, il rosso (materia) e il blu (spirito), ricomponendo l’unità dell’essere.

Ma non ci sono solo colori così intensi, connessi a passaggi estremi, dettati da particolari circostanze. Ci sono anche quelli che fanno da ponte naturale nel processo evolutivo, come punti di transizione che scandiscono le varie fasi della vita. Sono colori “secondari” per definizione cromatica, ma di primaria importanza per lo sviluppo della coscienza, come l’arancione e il verde, che non a caso richiamano la funzione costituiva dell’esperienza relazionale.

L’arancione, colore della gioia e dell’energia sessuale, segna il passaggio dall’ardente passione del rosso alla saggezza dorata del giallo, simbolo dell’intelletto illuminante, della pienezza e della maturità dell’io, a cui non si può giungere se non attraverso il rapporto duale, sia pure ancora necessariamente inteso come supporto per l’affermazione e la crescita di una coscienza personale autonoma. Così per gradi si impara ad amarsi e ad apprezzarsi attraverso l’altro, a scoprire progressivamente se stessi nella manifestazione del proprio sentire.

Giunti alle soglie del giallo, ci si sente pronti per qualcosa di nuovo e di più profondo, ma non si può accedere alla dimensione spirituale del blu senza passare attraverso lo “spazio verde” che nasce dal loro incontro. In altre parole non posso passare dalla luce dell’intelletto alla “notte stellata” del mondo interiore senza attraversare l’esperienza dell’amore. E questo è un passaggio fondamentale, che separa i tre chakra inferiori, di carattere prevalentemente psicologico, dalla profondità di un sentire più ampio di appartenenza e di unificazione.

Il verde sposta l’attenzione dall’io all’altro, pur mantenendo viva la componente autoaffermativa del giallo, ma cresce il livello di simpatia, di armonia, la generosità e la volontà di estendere la propria area affettiva. Qui si situa il chakra del cuore e il suo animale araldico è significativamente una cerva che si volta, perché di fronte a nuovi orizzonti cresce il livello di vigilanza e di consapevolezza, ma soprattutto la gioia di condividere, stabilendo legami sempre più ampi e profondi.

In effetti il percorso della vita può essere inteso come una serie di passaggi ed è l’amore che apre alla conoscenza (amor ipse est intellectus). Non puoi amare ciò che non conosci né conoscere veramente senza amare. È un unico processo e i colori, succedendosi e mescolandosi con straordinarie combinazioni (si pensi anche alla meraviglia del turchese, il colore della consapevolezza di sé, che unisce il verde dell’amore al blu chiaro dello spirito!), passo dopo passo ci accompagnano.

Cesare Peri

 

         


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