Il Percorso "Endoterico"

La Via Interiore alle Dimensioni Cosmiche

Conoscere la verità sul passato, vivere consapevolmente il presente, determinare con fiducia il futuro: ecco quello che ognuno di noi può fare per se stesso e per la libera evoluzione della Coscienza Umana.

La definitiva realizzazione va cercata nel profondo di sé stessi: i riferimenti e i valori più autentici vanno trovati e maturati individualmente, nella riscoperta del proprio sentire e della propria identità reale.
Il lavoro su di sé attraverso logiche rinnovate, coerenti scelte di vita e una prospettiva di crescita finalmente autonoma, indipendente ed autodeterminata, sono la chiave di accesso a questa potenziale Nuova Era di emancipazione e consapevolezza.

Il Percorso “Endoterico” è la mia proposta per percorrere l’unica vera Via:
la propria!

Carlo Dorofatti

Foto_CD

07. ATLANTIDE: LE PROVE DEL DNA

Atlantide: le prove del DNA

Pellerossa, Baschi e Berberi derivano dallo stesso misterioso lignaggio genetico

Già nel 2006 il giornalista e documentarista Will Hart aveva pubblicato una raccolta di ricerche in merito alla somiglianza di struttura del DNA tra i popoli nativi del Nord America, i Berberi e la misteriosa etnia dei Baschi, tanto da far sospettare una matrice genetica comune.

Negli ultimi anni la ricerca genetica ha prodotto risultati inaspettati che hanno aperto le porte a nuove e strabilianti ipotesi sui misteri della storia antica antidiluviana. I risultati hanno anche provocato inevitabili polemiche e suscitato intensi dibattiti in materia di antropologia, storia ed evoluzionismo.

La Teoria dell’Attraversamento dello Stretto di Bering

L’indagine iniziò innocentemente con quei genetisti che volevano capire come la decodificazione dei geni umani avrebbe potuto gettare una luce sui segreti della nostra complessa, misteriosa e spesso controversa origine e storia.

Gli antropologi e gli storici hanno a lungo pensato che l’America fosse stata popolata da asiatici che attraversavano un ponte di terra che collegava il Nord America all’Asia, durante l’ultima era glaciale. Questa teoria prese il nome di “Teoria dell’attraversamento dello Stretto di Bering”, evento che doveva essersi verificato circa 12.000 anni fa(inutile rimarcare la significativa ricorrenza di tale data).

L’analisi genetica su campioni di DNA dei nativi americani ebbe inizio nel 1980 e beneficiò di un considerevole sviluppo grazie al rapido progresso tecnologico che negli anni ’90 si ebbe in questo campo.

In effetti, i primi risultati confermavano la teoria generalmente accettata, accertando un chiaro legame tra il DNA dei nativi americani e i campioni raccolti da popolazioni autoctone nella Siberia-Asia.

Tuttavia gli studi rivelavano che il modello di migrazione doveva essere molto più complesso di quello fino ad allora immaginato dagli antropologi.

Quattro lignaggi genetici

I primi risultati hanno mostrato che le tribù native americane erano composte da quattro distinti lignaggi genetici. Queste quattro linee evolutive sono presenti in tutto il Nord, il Centro e il Sud America. Tuttavia, solo tre di essi sono stati ugualmente riscontrati nelle popolazioni asiatico-siberiane. Il quarto era invece riconducibile agruppi di popolazione aborigena del sud-est asiatico, Cina, Giappone, Melanesia e Polinesia.

In termini storici l’analisi genetica del DNA mitocondriale è stata tradotta in un modello di migrazione molto diversificato e complesso, che include flussi migratori di genti che raggiungono l’America via mare, sia da est che da ovest, in tempi remotissimi.

Molti antropologi, archeologi e storici hanno dunque ipotizzato che le migrazioni dall’Asia devono aver avuto luogo circa 20.000 anni fa. Secondo l’analisi del DNA si dovrebbe collocare la prima ondata di migrazione tra 38.000 e forse 50.000 anni fa!

A causare ulteriori cardiopalma agli antropologici ortodossi e agli archeologi accademici sta il fatto che negli ultimi anni l’analisi al radiocarbonio di numerosi reperti provenienti dal Sud America, dalla California e dalla costa sud-occidentale degli Stati Uniti ha fornito risultati perfettamente coerenti con le conclusioni della ricerca sul DNA.

Del resto si sapeva dell’origine asiatica delle popolazioni native del Nord America, provata dai flussi migratori dalla Siberia attraverso la terra-ponte che univa a nord l’Asia all’attuale Alaska. Il fatto è che ora si sta retrodatando di molto tale flusso e in più si sono trovate le prove di un’altra imponente migrazione di gruppi provenienti dal Giappone e dalla Polinesia, via mare, iniziata nella remota antichità.

L’analisi del DNA indica che l’Asia è da considerarsi come la regione ancestrale delle tribù native americane.

Il lignaggio X

Nel 1997 venne scoperto un altro lignaggio: il “lignaggio X”, l’analisi del quale potrà svelare i segreti del nostro passato collettivo.

Il 4% dei nativi americani, dall’Alaska alla punta del Sud America, non rientrano in nessuna delle quattro principali linee genetiche di cui abbiamo parlato.

Gli scienziati ipotizzavano che tali lignaggi “minori” avessero origine da interazioni con gruppi europei e africani sin dai tempi di Colombo. Ciò si è rivelato essere vero per circa 1,5% di nativi americani, però il 2,5% sono risultati appartenere alla “stirpe X”.

Una volta che questo piccolo gruppo di DNA mitocondriale venne identificato, il problema fu quello di stabilirne l’origine.

Nonostante il fatto che i precedenti dati genetici costringevano già l’ortodossia scientifica a fare alcuni cambiamenti nei modelli migratori e nella rispettiva cronologia, il paradigma di base era comunque confermata. Ma la scoperta di una misteriosa linea X (sconosciuta), derivante non da oriente ma da occidente, la cui origine in America risale a più di 30.000 anni fa, cambia tutto.

In un primo momento gli antropologi parlavano di un incrocio di razze avvenuto dopo la scoperta dell’America da parte di Colombo. Ma evidentemente non è così se i campioni di DNA rinvenuti nella zona dei Grandi Laghi risultano avere un’origine di gran lunga più remota.

Il lignaggio X è stato trovato solo in una manciata di tribù sparse in tutto il paese. Le tribù Yakima e Sioux nel nord-ovest e i Navajo nel sud-ovest, hanno il ceppo X in circa il 5% delle loro popolazioni. Mentre le maggiori concentrazioni si trovano nelle tribù Ojibway, Oneota e Nuu-Chah-Nulth, dove il riscontro sale al 25%.

Le teorie di Edgar Cayce

xAlcuni ricercatori indipendenti (associati alla Edgar Cayce Association) affermarono che tali dati sostenevano le teorie su Atlantide che il sensitivo aveva divulgato già nel 1930. Secondo Cayce – noto perché molte delle sue visioni diedero effettivamente indizi corretti alla ricerca archeologica – alcuni rifugiati di Atlantide migrarono nella regione nord-orientale degli Stati Uniti, a formare la nazione Irochese. In effetti, è proprio in quelle tribù che è stata trovata la più alta concentrazione di gruppo X.

 

05Cayce

Cayce sosteneva anche che, mentre alcuni di questi profughi andarono a sud-ovest, altri migrarono proprio nella regione dei Grandi Laghi. Questo significa che le sue visioni di sensitivo sono perfettamente coerenti con il modello di distribuzione della linea X.

Il sensitivo – una sorta di Rol americano, per intenderci – aveva anche dato le date di queste migrazioni, anch’esse in pieno accordo con i risultati del DNA.

Ovviamente più che dell’Asia, Cayce si riferiva esplicitamente alleorigini atlantidee dei principali flussi migratori verso le Americhe.

In effetti l’elemento X è praticamente assente in Asia. Se ne trova in piccole quantità presso la tribù Altai, situata nel deserto dei Gobi (immediatamente risuona qualcosa vero?). Questa è l’unica popolazione in Asia, che presenta questo gruppo e come tali costituiscono una piccola isola genetica.

Ovviamente gli antropologi ortodossi hanno avuto modo di chiudere il caso sostenendo che il gruppo X in Nord America ha le sue radici ancestrali in Siberia-Asia, fine della storia.

Il deserto del Gobi è distante circa 13.000 km dalla sezione nord-est degli Stati Uniti. In pratica gli ortodossi vogliono sostenere che questa tribù ha coperto tale distanza – a piedi – trasferendo i suoi geni dalla loro patria ancestrale fino ai Grandi Laghi senza “inseminare” nessun’altra parte dell’Asia, dell’Alaska, del Canada, o tra Washington e l’America del Nord-Est. In effetti, tutti gli antropologi e gli storici sanno che questo non è possibile.

Nel 1932 – quando si era ben lontani dalla possibilità di analisi del DNA mitocondriale – Cayce sosteneva che “…le isole di Atlantide occupavano una vasta area tra il Golfo del Messico e il Mediterraneo. Testimonianze di questa civiltà perduta si trovano nei Pirenei e in Marocco, così come in Honduras, nello Yucatan e in America”.

Sui Pirenei, la catena montuosa inserita tra Francia e Spagna, vivono i Baschi, e in Marocco un altro gruppo umano piuttosto antico, i Berberi. Sorprendentemente, queste due popolazioni – una in Europa e l’altra in Nord-Africa – contengono la più alta frequenza di linea X!

I Baschi e i Berberi

I Baschi hanno da sempre tenuto sotto scacco antropologi, linguisti e storici, perché, anche se sono di origina caucasica, non sono in sintonia con il resto delle popolazioni europee. La loro lingua non è legata ad alcun altra lingua al mondo. Prima dell’avvento della genetica, si erano usati i gruppi sanguigni A-B-O per studiare le relazioni tra le popolazioni umane, nonché i loro modelli di migrazione. I baschi si rivelarono essere unici pure in termini di gruppi sanguigni: sono la popolazione che contengono i più alti livelli di RH- e di gruppo O nel mondo (anche in questo caso a qualcuno potrebbe risuonare qualcosa vero?), e tra i più bassi che ne contengano di tipo B.

Ora, ciò che Cayce suggeriva – ma se indaghiamo negli ambienti esoterici e teosofici europei scopriamo che non era certo il solo – era che alcune dei naufraghi di Atlantide ripiegarono verso Ovest e si stabilirono in America, fondando gli Irochesi. Altri verso Est, fino alla penisola iberica, dunque nei Pirenei (i Baschi), e verso la costa occidentale del Nord Africa, presso quella che ancora oggi si chiama catena montuosa dell’Atlante (Berberi).

Per quanto riguarda i Berberi guarda caso anche per loro vale lo stesso discorso: sono l’altro gruppo che contiene la più alta frequenza di gruppo X nel mondo.

E’ una coincidenza che questi popoli diversi condividono una stirpe molto raro DNA mitocondriale?

3/05/10
05_Intro

Commenta l'articolo tramite e-mail

Messaggio (max 2000 caratteri)Tutti i campi sono obbligatori. L'e-mail non sarà pubblicata

Commenta l'articolo tramite Facebook