Navigando nelle infinite possibilità dell'essere

116. IL COLORE DELL’ARMONIA

07/10/26

 

«Son luce e ombra; angelica / farfalla o verme immondo» scriveva Arrigo Boito nella sua famosa poesia Dualismo. Opposti, contrasti, inconciliabilità: preziosi elementi di un arduo equilibrio da costruire oppure potenziali componenti di crisi e nevrosi, che da sempre tormentano l’uomo, strutturato com’è secondo uno schema quaternario (fisico, energetico, emozionale e mentale) in analogia con i quattro elementi base della natura (terra, acqua, fuoco, aria). Elementi questi che rientrano nella dimensione corporea, di per se stessi non facili da armonizzare, ma che insieme costituiscono a loro volta un termine di quella dualità che include come secondo termine lo spirito!

L’armonia delle componenti psicofisiche

D’altro canto l’armonia delle componenti psicofisiche è indispensabile per addentrarci in un’autentica esperienza spirituale, la quale a sua volta non solo le equilibra, ma permea e trasforma in una visione unificante, che non contrappone in modo insanabile l’io al Sé.

Il bisogno di equilibrio, di armonia, cioè di un benessere interiore, ci induce progressivamente a non privilegiare una delle nostre componenti a scapito delle altre, per “sforzarci di migliorare” con propositi e atteggiamenti che forzano una complessità, illudendoci di semplificarla. Occorre piuttosto “aspirare al miglioramento”, tenendo conto della necessità e dello specifico ruolo dei singoli elementi, simili alle tesserine di un puzzle, che sta a noi realizzare.

La possibilità di “unire gli opposti”

La possibilità di “unire gli opposti” è simboleggiata dal viola, che rappresenta il vertice dell’esperienza evolutiva della coscienza, il punto di arrivo del percorso spirituale, significativamente includendo e armonizzando due colori antitetici, quali il rosso e il blu. Mentre il primo è esotermico e centrifugo, attivo, dinamico, simbolo della terra, della materialità, dell’inizio, della nascita, del corpo e la sua energia produce un effetto eccitante, l’altro è endotermico e centripeto, passivo, statico, simbolo del cielo, della spiritualità, della fine, della morte, dello spirito e la sua energia produce un effetto calmante. Potremmo definirli come due colori “specularmente opposti”, con caratteristiche “perfettamente inconciliabili”.

Il viola trae la sua armonia

Eppure da questi due colori il viola trae la sua armonia, la sua capacità di sublimazione e di trascendenza, fino a rappresentare per eccellenza il colore dello spirito, della “essenza”, della trasformazione della coscienza («colore del supremo nucleo metafisico», secondo R. Steiner), complementare del giallo oro, cioè della saggezza, che di fatto non è concepibile senza la spiritualità. Il suo segreto? L’unione degli opposti, la coincidentia oppositorum, come la definiva Niccolò Cusano, l’unio mystica, secondo Goethe, che include e fonde proprietà in apparenza inconciliabili, generando una “realtà magica”, proprio perché unisce le valenze del concreto e dell’irreale.

La contrapposizione tra materia e spirito

È significativo che il colore tradizionale della mistica rappresenti anche la fascinazione erotica, che la sua seduzione spirituale non si contrapponga a quella fisica. Ricorda certe icone in cui Cristo è rappresentato con un mantello blu sopra una veste rossa per indicare la sua natura divina e contemporaneamente umana. La contrapposizione tra materia e spirito, tipica della visione religiosa occidentale, e tutt’altro che assente anche in certe concezioni mistiche orientali, purtroppo ha mantenuto, se non rafforzato, per secoli questa contrapposizione, fino a demonizzare il corpo, causa di squilibrio agli occhi del vero mistico e di nevrosi a quelli dello psicanalista.

Il corpo è un tempio dove dimora lo Spirito Divino

Nella confusione e nel malessere che di conseguenza spesso ci assillano, si levano fortunatamente anche voci “viola”, come quella pacificante della saggezza millenaria dello yoga: «Il corpo è un tempio dove dimora lo Spirito Divino; lo yogi intuisce che trascurare o rifiutare le necessità del corpo e pensare ad esso come a qualcosa di non divino è trascurare e negare la vita universale, della quale il corpo stesso è una parte. Le necessità del corpo sono quelle dello Spirito Divino che in esso vive. Lo yogi non guarda verso il cielo per cercare Dio, poiché si rende conto che il paradiso è in lui stesso» (B.K.S. Iyengar, Teoria e pratica dello yoga, Mediterranee).

Il viola ci ricorda

Il viola ci ricorda dunque che la pace non è assenza di guerra per contrapposizione delle parti, ma per armoniosa collaborazione di entrambe, come la pace interiore non è assenza di turbamento, ma gioia.

Cesare Peri

         


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