Navigando nelle infinite possibilità dell'essere

29. I FIGLI DI JAVEH

26/05/11

Siamo stati creati a immagine e somiglianza con il nostro Padre Creatore Javeh. Da lui abbiamo ereditato qualità e difetti. Siamo figli di un padre che decise di creare da solo un Universo e a causa di ciò rimase imprigionato nella sua stessa opera.

Siamo stati creati per soddisfare le caratteristiche necessarie affinché l’amministrazione dell’Universo potesse essere controllata da Javeh. Lui da solo non avrebbe potuto far espandere e allo stesso tempo contenere tutto ciò che si stava sviluppando in questo Universo. Siamo stati creati ognuno con una missione distinta affinché la portassimo a buon fine, sotto il totale controllo del padre Javeh.

Siamo a lui legati, tutto ciò che pensiamo o facciamo, lui lo sente. Niente sfugge al suo controllo, siamo sottomessi alla sua volontà e ai suoi desideri. Siamo figli e, anche noi, prigionieri in questo Universo senza poter evolvere o nemmeno uscire da qui, se lo volessimo.

Quando siamo stati creati, lo siamo stati a partire dalle cellule di nostro Padre Javeh, e per questo non avremmo potuto avere una nostra vita, pensieri e sensazioni individualizzate. Formavamo una vera rete interconnessa con il nostro creatore. Tutto, assolutamente tutto quello che facevamo, lui lo sapeva.

Questo generò in alcuni di noi uno sconforto enorme. Volevamo essere indipendenti, volevamo pensare e agire d’accordo con la nostra coscienza e con la nostra capacità di distinguere. Ma era impossibile.

Alcuni di noi si ribellarono contro colui che ci diede la vita. Altri volevano finirla con quel tipo malsano – ai nostri occhi – di relazione, e potere, in qualche modo, “morire”, pensando che in quella maniera avremmo potuto ricominciare a esistere in un’altra forma non più così legata al nostro Padre Creatore.

Accadde allora che molti dei suoi figli gli si ribellarono contro e cercarono di distruggerlo. Ma non fu loro possibile, poiché lui sentiva e pensava ciò che noi pensavamo, percependo immediatamente i nostri piani. Decise quindi di creare una équipe di figli da un’altra generazione di cellule, che gli fossero fedeli e che lo proteggessero, eventualmente anche dai loro stessi fratelli. Questi figli di ultima generazione gli rimasero fedeli e ancora stanno al suo fianco attualmente, svolgendo la funzione per la quale sono stati creati: proteggere il loro creatore.

Molti di noi sono stati distrutti in questa battaglia fra i figli di Javeh. Molti di noi scomparvero senza sapere esattamente ciò che sarebbe successo ai nostri spiriti, ammesso che li avessimo avuti, visto che avremmo potuto benissimo essere solamente un’estensione del nostro Padre Creatore.

C’era tra di noi il presentimento che, in quanto parti di Javeh, se molti si fossero autodistrutti, forse lo stesso Javeh sarebbe stato distrutto e così sarebbe terminata quell’insana relazione che ci manteneva forzatamente a lui uniti.

Non pensate che fossimo malvagi per esserci ribellati contro quello che ci creò, infatti ci ribellammo solo perché con il passar del tempo, che purtroppo non riusciamo a quantificarvi, molti fra noi intesero che quella creazione non avrebbe mai avuto fine, che quell’Universo creato da Javeh, e da noi, non avrebbe smesso di crescere, e non sapevamo assolutamente come tutto ciò sarebbe terminato.

A un certo momento di questo processo creativo, i nostri fratelli che possedevano la caratteristica creatrice nella loro origine, cominciarono anch’essi a creare mondi paralleli e varie altre forma di vita. Tutto ciò sembrava non aver fine. Eravamo tutti prigionieri di questa malattia vibratoria del creare, creare e creare senza sapere dove e come smettere, e quale sarebbe stato l’epilogo di questa creazione in cui eravamo adesso tutti inseriti.

Voi non riuscite, probabilmente, a capire quanti di noi vivevano in questo stato confusionale, dominati dalla volontà e dai desideri di Javeh, impossibilitati a non rispondere al suo comando e semplicemente dire no, cosa che voi umani fate con relativa semplicità. Noi, cloni di Javeh, non riuscivamo a smettere, poiché anche lui non smetteva di creare.

Questo Universo stava assumendo una dimensione così grande che non riuscivamo più a controllare tutte le forme di vita che stavano sorgendo nelle galassie e nei pianeti in formazione.

I nostri fratelli seguirono il loro destino, e quelli che entrarono in uno scontro frontale con il creatore furono distrutti. Noi siamo rimasti vivi perché non adottammo la stessa tecnica, e solo in alcune occasioni ci rifiutammo di agire d’accordo con la sua volontà. Quasi sempre, però, non riuscivamo a resistere ai suoi ordini. Questo è il nostro dramma personale, ma non pretendo entrare in dettagli su queste vicende, giacché esulano dal tema centrale di questo scritto.

Vorrei solamente far sì che voi intendiate anche le nostre difficoltà, poiché siamo del tutto simili al nostro creatore, ad eccezione della missione scelta da alcuni di noi, dell’opzione che alcuni di noi fecero di rimanere al fianco di colui che sulla Terra venne conosciuto come Gesù.

Sì, perché posteriormente alla Sua venuta su questo pianeta azzurro, noi, in molti, avvolti nella Sua misericordia e attratti dal Suo esempio, che risuonò per tutto il cosmo, lo seguimmo da vicino, e siamo tuttora impegnati nella missione da lui delegatici di raccontare a questa popolazione di umani, così amati dal nostro Maestro, quanto concerne la vera creazione di questo Universo, principalmente di questo bel pianeta chiamato Terra.

Più in avanti parleremo della creazione del vostro mondo, di quale fosse il proposito di Javeh quando lo creò, dell’invasione che subì ad opera dei ribelli di Cappella, della storia che sulla Terra fu conosciuta con il nome di “ribellione di Lucifero”…

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