Somatotango

Attraverso l’esperienza del Tango esploreremo insieme i segreti del corpo… Per questo Somatotango, dove il corpo diventa veicolo di esperienza e allo stesso tempo di essenza e il Tango, la danza che esplora la relazione con l’altro attraverso cui diveniamo…

Maurizio Costa

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12.TANGO E BANDONEON

Se cominciamo a fare più attenzione al tango, possiamo scoprire come ci sia veramente tantissima musica differente e tanti musicisti che ci hanno dato dei pezzi veramente bellissimi. Anche se la qualità sonora delle registrazioni più antiche non è delle migliori, sembra quasi, ascoltandoli, che da qualche parte nel tempo e nello spazio ci torni l’emozione del momento in cui sono stati eseguiti. E uno degli elementi base, la “voce” più caratteristica, è uno strumento musicale particolare che si chiama “bandoneon”. Un musicista fra tutti lo ha portato alla ribalta e ne ha favorito la diffusione e la conoscenza: Astor Piazzolla. Anche se molti aneddoti citano un po’ di attriti con i ballerini, Piazzolla ha contribuito a diffondere a livello globale la conoscenza sia del tango che del bandoneon. Questo strumento può ricordare alla lontana la fisarmonica, ma ha delle sue peculiarità speciali. È stato ideato in Germania, ma purtroppo durante il nazismo ne furono distrutti moltissimi. Proprio per il fatto che si può allungare molto, consente al musicista di produrre note che traspirano passione, e consente anche di dare un ritmo molto marcato alla musica. Il suo timbro è inconfondibilee trasmette subito “voglia di ballare”. Parlo per esperienza personale, ma ho ricevuto conferme da molti ballerini, dai principianti ai più esperti professionisti. Anche gli altri strumenti sono importanti, ci sono tanghi fatti con la chitarra, per non parlare poi di certe interpretazioni al violino e al pianoforte, ma le note del bandoneon sono speciali. Gli effetti dei suoni sul corpo sono noti in tutte le tradizioni da tempo, e oggi anche la scienza sta approfondendo il tema. Sarà forse per questo che il bandoneon ed i tanghi in generale ci trasportano completamente e ci fanno provare forti emozioni e sentimenti?

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26/06/08
piazzolla

11.TANGO MILONGA E VALS

Nel tango argentino, oltre al tango, che è il riferimento base, ci sono il tango vals e la milonga. Il tango vals, o semplicemente vals. alcune volte chiamato anche “valsecito”, come dice il nome è una variante del tango ballata con il tempo del valzer: tre quarti, invece del tempo classico del tango di due quarti. La milonga è uno stile a parte, con dei passi diversi ed un diverso ritmo. Durante una serata in milonga, ricordate la milonga è dove si balla ed anche un ballo, questi pezzi musicali vengono alternati, con una grossa percentuale di tanghi, qualche vals e qualche milonga.

Questa è un’introduzione a questi stili musicali, visti in particolare dal lato dei ballerini. Il tango la fa ovviamente da padrone. Forse non lo sapete ma c’è una sterminata serie di tanghi, è una delle musiche più prolifiche nel corso degli anni, e nel repertorio si parte dagli albori, con le prime orchestrine, fino ai tanghi moderni, un esempio fra tutti i Gotan Project. Se ci fate caso in molte pubblicità si sentono le note di un tango, classico e moderno.

Oltre agli stili musicali esistono i corrispondenti stili di ballo, dal tango antico, fino al “tango nuevo”. Ricordiamoci sempre che il tango è uno solo, e noi balliamo secondo il nostro stile ma soprattutto secondo il momento in cui ci troviamo: partner, pista, musica, emozioni, presenza, e cosi via, che sono stati oggetto di alcuni nostri precedenti incontri. Vedremo come il tango, pur essendo uno solo, ci rivelerà le sue infinite varianti, ognuna con le sue indimenticabili e affascinanti musiche, piene di storie, di emozioni e di passione.

24/06/08
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10.LA MILONGA

Con questo nome si indica il luogo dove si va a ballare il tango. Esistono anche altri nomi, ma questo è il più usato e più particolare. Milonga è anche il nome di un ballo utilizzato nel tango, ne parleremo nei prossimi post.

Dunque la milonga, dove si va a ballare. Le prime volte in cui ci si va c’è sempre un po’ diemozione. Specie se siamo ancora alle prime armi e ci sembra che quasi tutti siano dei ballerini eccezionali. Ma anche a distanza di tempo, di esperienza, di sicurezza e di conoscenza, ha sempre un grande fascino.

Ci sono milonghe di gran lusso e fama, arredate con attenzione e con ricercatezza, fino a quelle più “arrangiate”, addirittura si può ballare anche in strada, improvvisando o, come a Roma, dove spesso si balla sotto “i portici”. Ma la milonga, comunque sia, ha il suo fascino. Già da fuori arrivano le note inconfondibili dei tanghi. Nei tavolini a bordo pista incontriamo gli sguardi di amici e amiche, o di sconosciuti e sconosciute. E la pista, lo spazio dedicato al ballo. Quante volte sono andato a ballare stanco di una lunga giornata, quasi forzandomi perché senza più forze, e una volta arrivato ho scoperto quanta energia e vitalità scaturire da me e farmi ballare fino a tarda notte. Poi la mattina dopo si vedrà…

E’ in questo luogo che avvengono tutti i rituali del tango. La ricerca, l’incontro, il ballo, la scoperta, la delusione, il divertimento, l’emozione, potrei andare avanti ancora per tanto, tante sono le esperienze che si possono fare in pochi metri quadrati, immersi nella magica musica del tango e con i suoi passi, che arrivano quasi da soli per portare le coppie in un universo di emozioni.

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20/06/08
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9.ATTENZIONE

Quando cerco di spiegare come fare a ballare dico sempre: è molto semplice “lasciati andare”. Soprattutto alle donne. Se volete ballare benelasciatevi andare. Alcune mi hanno fatto notare però che quando ballano devono porre la più grande attenzione a quello che sta accadendo. Se ci si distrae un attimo, se un pensiero in più attraversa la mente, ecco che subito c’è un errore, o una variazione nella fluidità del movimento, ed in genere lo si nota subito.

Allora cosa vuol dire lasciarsi andare, quando poi serve tutta l’attenzione del momento, attimo dopo attimo? È proprio qui che sta il lasciarsi andare. Vuol dire essere presenti con tutta l’attenzione a ciò che sta accadendo in quel momento, e subito dopo, e così via. Normalmente siamo tutti occupati con la nostra attenzione, potremmo dire con la nostra “coscienza”, in pensieri che ci portano altrove, in altri luoghi ed in altri tempi. Nel tango questo non può accadere. È un ottimo esercizio per essere nell’adesso. E questo significa lasciare andare tutto il resto, i nostri pensieri, preoccupazioni, storie, ecc. Se accade continuiamo lo stesso a ballare, ma c’è un sottile cambiamento nella qualità del movimento, della relazione, del contatto, dell’ascolto. Cambiamento che viene percepito dal partner. E a questo punto possono accadere tantissime cose. Se il partner è anche in una situazione di attenzione allora può dare il sostegno del momento per riportare la coppia nella magia del ballo. Può non accorgersene perché magari è preoccupato per altre cose (forse ho sbagliato, devo stare attento/a a quelli intorno, che succede?, ecc. ecc.). Oppure perché non è abituato a fare attenzione. Insomma, nel sottile e profondo gioco della relazione tra due corpi, fra due esseri, con la complicità della musica, del ballo, e di tante altre cose, la nostra attenzione ci può dare molto per scoprire la bellezza e l’armonia del movimento e del contatto.

17/06/08
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8.MEDITANGO

Immaginate che il tango sia una meditazione, o meglio un modo per entrare in uno stato meditativo. Sappiamo che la meditazione è uno stato, e che in genere la confondiamo con le tecniche per entrare in meditazione. Nel nostro caso il tango può essere benissimo una di queste tecniche. Quando mi capita di parlarne con le persone, magari durante una lezione, raccomando sempre di ballare cercando in ogni istante di essere “presenti”,ovvero di esserci con tutta l’attenzione possibile. Non solo ma anche di esserci con la più grande “accoglienza” possibile, sia verso se stessi che verso gli altri, e nel nostro caso verso la/il partner. Se si riesce a ballare con una grande attenzione amorevole istante dopo istante, riuscirà difficile ballare male. E per fare questo oltre alla tecnica serve anche un po’ di allenamento alla presenza e ad un atteggiamento di apertura verso se stessi ed il prossimo. Allora anche i passi, i movimenti, l’ ascolto della musica, l’attenzione verso il/la partner, non solo riescono più facili, ma acquistano anche un “sapore” che renderà il nostro ballo un’esperienza molto bella sia per noi stessi che per il/la nostro/a fortunato/a compagno/a. Quindi il suggerimento per il ballo è di metterci tanta“passione”, come abbiamo visto nel post precedente, ma piena di piacere e di apprezzamento per quello che stiamo facendo, e quindi di grande attenzione ed accoglienza. Buona meditazione col tango.

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12/06/08
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7.LA PASSIONE

È una parola che di per sé che affascina. Passione. E nel tango sono innumerevoli le foto ed i filmati dove si vedono coppie con i volti trasfigurati dalla passione. Ma che cos’è la passione? E perché associamo la passione alla sofferenza? Infatti tipicamente i volti dei ballerini trasmettono sofferenza. Qui voglio essere un po’ polemico. Per me ballare il tango è una passione, nel senso che mi piace molto farlo. Mi piace farlo perché provo un grande piacere nel ballarlo, e mai sofferenza. A meno che non stia ballando da molte ore e non sia troppo stanco; anche in questo caso estremo, però, basta la compagna e la musica giusta che subito passa ogni stanchezza, ogni “sofferenza”, e il ballo continua… Quando vedo invece coppie che ballano e sui loro volti traspare un’inconfondibile smorfia di sofferenza, ecco che allora scatta la perplessità. Sarò io strano o c’è qualcosa che non torna? Forse non ho guardato bene, forse è una grande concentrazione che segna il viso…Ma prima o poi la concentrazione dovrebbe lasciare il posto alla scioltezza, alla serenità, al piacere. Lo stereotipo del tango, però, non bisogna dimenticarci che è intriso di passione e di sofferenza. Quindi per conservare lo stereotipo di ballo “proibito”, “maledetto”, e altri aggettivi (ed in questo il tango argentino è molto ricco), ecco i volti che soffrono. Una piccola recita? Per scoprire cosa c’è dietro non resta che ballare, magari proprio con una delle persone in questione, per vedere se questo ballo ti porta effettivamente ad assumere questa espressione o no… Se nel ballo ci si mette in gioco, si balla con“verità”, con autenticità, al di là della bravura tecnica, o dell’abilità espressiva, allora sì che la passione conduce e seduce, ma non ha niente a che fare con la sofferenza…

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9/06/08
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6.IMPARARE I PASSI

Camminare, muoversi, spostarsi, sono delle attività quasi completamente automatiche che tutti noi facciamo più o meno bene… Quando si comincia ad imparare a ballare il tango, una delle prime cose di cui ci rendiamo conto è che siamo capaci di camminare, muoverci, spostarci, ma che spesso lo facciamo in un modo molto goffo e poco elegante. In effetti, a prescindere dal tango, la nostra camminata potrebbe essere soggetta a notevoli miglioramenti, ma sono rari i casi in cui questo viene messo in evidenza.

Con il tango diventa un “must”, una necessità importante. Ecco così che con tanta pazienza (mica tanta però) ricominciamo a camminare , a muovere i “primi” passi. E scopriamo molti errori comuni. Alcuni derivano proprio dalla mancanza di educazione al movimento, alla percezione dello stesso e di come ci muoviamo, alla consapevolezza con cui mettiamo in atto tutto ciò. Facendo una serie di esercizi preparatori ai vari passi ci si può rendere conto di come attuiamo dellestrategie posturali e degli atteggiamenti corporei che riducono le potenzialità del nostro incedere. Uno dei principali è quello di effettuare i movimenti utilizzando delle strategie volte adeconomizzare gli sforzi. Mi spiego meglio. Per tenere il nostro corpo in certe posizioni possiamo adottare degli atteggiamenti in cui sfruttiamo la nostra struttura scheletrica e altri in cui usiamo di più la parte muscolare. Siccome la tendenza è quella di usare il meno possibile i muscoli, ecco che allora la strategia strutturale ha la prevalenza. Ma questa non è quella ottimale dal punto di vista dello spostamento nello spazio. Facciamo meno “fatica”,ma ci muoviamo “male”. Con il tango abbiamo la possibilità di rivedere queste strategie, e con l’obiettivo di ballare meglio, o per lo meno di ballare, ed ecco che vediamo le persone, già dopo poche lezioni, incominciare a muoversi “bene”…

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4/06/08
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5.LA DISTANZA

Forse non ci facciamo nemmeno caso, ma la “distanza” è un fattore rilevante nelle relazioni. Con tale termine intendo la distanza a cui possiamo interagire con una o più persone, senza sentirci a disagio: un disagio che può andare dal semplice fastidio, fino ad effetti fortemente traumatici. E la cosa interessante è che questa distanza, oltre ad essere differente a seconda delle persone, della loro estrazione sociale, educazione, razza, credo, e tantissimi altri parametri, dipende anche dalla relazione stessa che viene a crearsi tra una persona ed un’altra. Avremo quindi, ad esempio, una distanza cittadina, in cui le persone sono più abituate a contatti ravvicinati che gli spazi delle città offrono, ed una distanza maggiore per chi vive in campagna, dove l’ambiente è più ampio e si può conversare anche a qualche metro di distanza. In campagna se si parla ad un persona da vicino molto probabilmente verrà a crearsi disagio. La distanza a cui parlo a un amico è diversa da quella a cui parlo a un’amica, che, se mi piace, cercherò di starle più vicino e se, invece, temo di non essere a posto, cercherò di starle più distante; e così via.

L’elemento è molto variabile e, una volta consapevoli, anche molto significativo per l’espressione dei nostri stati d’animo e dei messaggi che vogliamo mandare e ricevere.

Spesso in una relazione, c’è anche il bisogno, a volte inespresso, di arrivare ad un vero e proprio contatto. Nella nostra società il tema del “contatto” è molto delicato, non sono molti i casi in cui possiamo entrare in contatto con un’altra persona e vivere questa esperienza in maniera protetta e serena. Soprattutto se la persona in questione è completamente sconosciuta.

Ma … nell’esperienza del tango tutto questo si rivoluziona. Abbiamo la possibilità, anzi è necessario, entrare in contatto con l’ ”altro”… che spesso è dell’altro sesso. E tutto questo ha una“magia”: è una situazione “protetta”, i ruoli sono ben definiti, posso lasciarmi andare o condurre senza creare disagio nell’altro o nell’altra, rendendo anzi questo un “piacere” che rende il ballo un’esperienza bellissima. La creatività del tango consente di stare “vicini”, a contatto, in modo inusuale nella vita caotica di oggi, e di vivere tale relazione con tranquillità e piacevolezza.

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28/05/08
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4.LA POSTURA

La “Postura” è il modo con cui il nostro corpo mantiene la posizione nello spazio e le conseguenti relazioni con le varie parti del corpo. In “posturologia” ci si concentra sulla ricerca della postura corretta, ovvero la posizione più idonea in cui il corpo si accomoda per gestire l’attrazione gravitazionale e per mantenere un equilibrio, che consenta di svolgere le varie funzioni vitali (e non).

Senza entrare nei dettagli possiamo dire che gli elementi base sono costituiti dalla spazialità , dall’equilibrio e dal fatto che esiste una gravità che ci mantiene a terra e ci dà “peso”. Spazialità, relazione con lo spazio, riconducibile molto meccanicamente al tracciamento delle posizioni secondo gli assi cartesiani, ma possiamo trovare molto di più… Equilibrio come ricerca della situazione ottimale in rapporto con l’ambiente circostante. E la postura può essere sia statica, mantenimento della posizione in quiete, siadinamica, in movimento.

Quindi, elementi importanti sono la relazione con l’ambiente e le modalità con cui attuiamo la ricerca dell’equilibrio. Anche in posizione statica è in funzione un programma motorio per trovare e mantenere la postura. Nell’esperienza del tango abbiamo modo di scoprire molto riguardo alla nostra postura. A volte occorre molto tempo prima di riuscire a correggere atteggiamenti più che scorretti, o, meglio, antieconomici per la gestione delle nostre energie.

E parlo per esperienza personale. Mi ci è voluto un bel po’ per mantenere una posizione delle spalle comoda e, perché no, elegante; o per non guardare sempre per terra per evitare di pestare i piedi alla compagna… E potrei andare avanti un bel po’. Ancora oggi continua la ricerca della posizione ottimale, della postura ideale a seconda della musica, della/del partner e della pista. Il famoso “imparare i passi”diventa a poco a poco una ricerca personale, in cui si scoprono molte cose, e in cui si “vedono” gli effetti. Le persone si accorgono delle posizioni “errate” e le correggono spontaneamente o con la guida dell’insegnante, e i risultati si vedono nel mantenimento di atteggiamenti più “belli”.

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26/05/08
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3.COMUNICARE SENZA PAROLE

Secondo molteplici studi e ricerche, noi comunichiamo con il 20% tramite le parole e con il rimanente80% con il corpo. Vi sarà capitato di sentire qualcuno che parla e che le sue parole vi convincono poco, come se qualcosa della persona non corrispondesse al significato di quello che dice. Questo proprio perché la maggior parte della comunicazione avviene attraverso la gestualità, i segnali speciali, i movimenti del viso e di tutto il resto del corpo. Con le parole possiamo raccontare di tutto, ma con il corpo possiamo raccontare solo la verità.

Anche se le donne sono molto brave nel percepire questo tipo di comunicazione, questi segnali, e gli uomini un po’ meno, l’informazione arriva comunque. E’ un tipo di informazione che non viene elaborata a livello della corteccia cerebrale, ovvero della coscienza ordinaria, ma viene gestita a livelli più profondi, più antichi.

Se accettiamo la divisione in tre cervelli di McLean, in cui si ha un cervello rettile (tronco encefalico), uno mammifero (sistema limbico) e tutta la parte della neocorteccia, con i conseguenti livelli di percezione ed elaborazione, possiamo dire che gran parte dei messaggi del corpo vengono acquisiti ed elaborati dai primi due elementi, tronco e limbico, e quindi passano all’interno della coscienza. Questo può spiegare come una comunicazione di tale genere può sfuggire al nostro“ragionamento”. Nella vita odierna abbiamo sempre meno occasione disentire ed usare questo linguaggio. In alcune occasioni però ne abbiamo grosse opportunità.

Il tango argentino offre veramente degli spunti eccezionali per sperimentare, ma anche solo per godersi, il piacere di una comunicazione non verbale molto intensa. Nel tango abbiamo un contatto ravvicinato e una conseguente relazione intima, che costituiscono un’esperienza notevole. Tutto questo unito poi alla bellezza ed al piacere della musica e del movimento, del ballare abbracciati per i pochi minuti di una canzone ci dà veramente molto, non solo in termini di relazione – comunicazione, ma anche di come percepiamo noi stessi e di postura…

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22/05/08
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