Punti di Vista

Il v-blog della redazione di Anima.TV

Ci sono tanti modi di guardare alla realtà, tanti “punti di vista” e da ognuno di questi pensiamo che ci sia sempre qualcosa da imparare… Grazie di essere arrivati fino a qui e buon viaggio!

La Redazione anima.tv

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225. ANIMALI: NON ABBANDONIAMOLI!

Quando arriva l’estate, purtroppo, ancora molti animali vengono abbandonati. Le motivazioni? Non si sa a chi lasciarli durante le vacanze, non si riesce a portarli dietro con sé, sono diventati un ingombro perché malati o vecchi, e così via… Eppure gli animali ci donano il loro affetto in modo incondizionato, con la loro gioia celebrano ogni giorno il rapporto che hanno con noi e ci restano accanto in qualunque situazione. Il minimo che possiamo fare è avere rispetto della loro vita e del loro amore.

Ricordiamo che l’abbandono di un animale è un reato. Chi abbandona un animale può essere punito con l’arresto fino a un anno o con un’ammenda sino a 10.000 euro. Se vedete abbandonare un animale, denunciate il fatto alle forze dell’ordine (Carabinieri/Polizia di Stato/Polizie locali).

Se incontrate un animale che vaga da solo avete il dubbio che sia stato abbandonato, qualora sprovvisto di medaglietta o altri identificativi, contattate il Servizio veterinario dell’ASL di competenza territoriale o denunciatene il ritrovamento presso una Forza di Polizia che provvederà a consegnarlo al canile municipale.

Segnaliamo con l’occasione il sito vacanzeanimali.it dove è possibile consultare le tante strutture di soggiorno che in Italia accolgono i nostri amici a quattro zampe, così da portarli in viaggio con noi anche quando andiamo in vacanza.

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22/07/19
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224. PRENDERE UN IMPEGNO CON SE STESSI

Ogni volta che è necessario trovare la fantomatica “motivazione” per fare qualcosa, come ad esempio riprendere l’attività fisica, rimettersi a dieta, o riprendere in mano un progetto rimandato da tempo, le abitudini di pensiero negative sono già schierate in prima fila… Perché accade questo? E come uscirne? Ce ne parla Elisa Renaldin in questo articolo estratto dal suo libro Riaccenditi! (Anima Edizioni)

 

Nel momento in cui occorre occuparsi di mansioni che annoiano, lavori che stufano, rapporti che mettono alla prova, la pesantezza è dietro l’angolo. Ogni volta che è necessario trovare la fantomatica “motivazione” per fare qualcosa, come ad esempio riprendere l’attività fisica, rimettersi a dieta, o riprendere in mano un progetto rimandato da tempo, le abitudini di pensiero negative sono già schierate in prima fila, e l’umore scende drammaticamente in picchiata per andare a schiantarsi sul suolo della mancanza di voglia. A rincarare la dose, come se non bastasse, fanno capolino anche una serie di memorie non propriamente positive su situazioni irrisolte, conflitti, ricordi poco edificanti, episodi già vissuti che rispuntano come funghi fuori stagione. Il cervello funziona per associazioni, e se una tendenza negativa si fa spazio, ecco che anche il resto del battaglione giunge sgomitando da ogni dove.

Per porre rimedio con urgenza a questo flusso demotivante, occorre, per l’ennesima volta, focalizzarsi su qualche elemento positivo di se stessi, nonché ricentrarsi. Già, perché lo spazio che si crea nel cervello e che fa passare l’orda barbarica di stanchezza, malavoglia e dubbio, è dovuto a un’assenza: la nostra. Se noi ci assentiamo, qualcuno arriva a prendere il controllo della nostra mente. È già stato detto in mille modi e da centinaia di autori, maestri, filosofi, pensatori e guru, ma resta impossibile da fissare nella memoria per via della tendenza irriducibile, ormai divenuta automatismo, di distrarsi e, quindi, assentarsi da se stessi.

Prendere l’abitudine di ricordarci di noi, riconnetterci alle nostre sensazioni, ricontattando la parte più elevata, saggia, creativa, intuitiva e sensibile, ci permette di non perderci troppo per la strada. Bene, la prima cosa da ricordare è che, se proprio vogliamo avvalerci dell’immaginazione, è bene usarla per ipotizzare gli scenari migliori, e non certo quelli nefasti e demotivanti. Il nostro archivio cerebrale è strapieno di contenuti, e sta a noi scegliere quale film proiettare sullo schermo. Sceglieremo quello che ci vede protagonisti di una tragedia? Di una commedia? Sceglieremo un film romantico? D’avventura? Un film storico? Di fantascienza? Perché non provare a mettere a frutto le stesse abilità che utilizzano i bambini? Loro viaggiano sulle ali della fantasia con piccoli stimoli e pochi spunti, e da lì partono per i loro viaggi immaginativi in cui tutto è possibile, e così non fanno altro che esercitare le loro capacità attrattive e di manifestazione, oltre che essere padroni dei loro stati emotivi.

Allora, ripassiamo: controllo degli stati emotivi. Se la prospettiva di tutto ciò che dobbiamo fare è deprimente, non sostiamo a lungo sull’idea di noi che, pesantemente schiacciati dagli impegni, restiamo soffocati sotto un masso di obblighi, doveri, responsabilità, compiti noiosi, rotture di scatole, incontri seccanti, ingorghi nel traffico e fastidi di ogni tipo. Non voliamo nel fumo nero e denso dell’apatia e dello sconforto, lì non potremo far altro che precipitare! Molto meglio restare ancorati saldamente a un’immagine di fantasia divertente, eccitante, proiettando noi stessi all’interno di una vicenda entusiasmante, circondati da stimoli, visioni, immagini, sensazioni che desideriamo sperimentare, ipotesi suggestive e possibilità avvincenti. Per lo meno staremo pilotando noi l’astronave, scegliendo che direzione prendere e su quale pianeta emotivo atterrare. Diversamente verremo senz’altro dirottati o subiremo un ammutinamento.

Ci sono innumerevoli esempi di artisti e creativi che utilizzano la fantasia come veicolo, e questo non solo mantiene alto il loro umore e la loro voglia di fare, ma li rende anche più attivi, stimolando la resa e la creatività. Sono orami diverse le aziende che, al loro interno, sviluppano lo spazio per poter interagire coi colleghi in modo informale, avere pause per riossigenare il cervello e perfino per poter fare una breve attività fisica che alza l’energia e il tono dell’umore. Ora, non iniziate con la lagna imperitura e col lamento cronico “eh, ma la mia azienda…”. Non importa, il cambiamento avviene dentro di noi, ed è lì che ci riconnettiamo a qualcosa di nostro, che è vivo e attivo indipendentemente da ciò che avviene esternamente. Non fraintendetemi, non si tratta di estraniarsi dalla realtà, ma di pilotare la percezione della realtà, così da essere voi al comando ed evitare di essere trascinati sottoterra da non si sa bene quale ondata negativa di pensiero.

Salite a bordo della vostra astronave e pilotatela! C’è da fare uno sforzo di immaginazione? Certo, ma la mente lo fa di continuo, specialmente quando ci proietta verso ipotetici futuri disastrosi, e quando ci catapulta indietro in invivibili scenari ormai passati, facendoci rotolare in quel fango più e più volte, peggio di come farebbe una scrofa, a risentire ancora quell’odore, a riprovare ancora quel fastidio, che sentiremo ancora più pesante, brutto, fetido e fastidioso di quanto non fosse stato in realtà. Ecco cosa fa, la mente. È bravissima in questi giochi, e di solito il meccanismo parte senza che ce ne accorgiamo. Di botto sentiamo la pesantezza e il malessere, e non abbiamo idea di dove arrivino. Sono arrivati perché ci siamo assentati, lo ribadisco. È in quel momento che occorre riprendersi alla svelta, e salire in sella alla moto dei nostri processi mentali. Il vero guidatore della moto non è il vostro ego, ma sarebbe quella parte immensamente più ampia e capace che potete chiamare come vi pare: Anima, intuito, essenza, divinità interiore, e che viene puntualmente buttata giù dalla sella da chi pensa di essere il proprietario della moto (cioè, ipoteticamente, il vostro meccanico di fiducia).

E allora anche in questo caso si tratta di prendere un impegno con se stessi e scegliere di esercitare la propria volontà sulle proprie tendenze mentali automatiche che portano verso il basso. Occorre riconnettersi con la propria parte volitiva, integra, che sa di potere, ed è incarnata apposta per fare; ma se viene continuamente detronizzata, non è più in grado di governare. Rimettiamola al suo giusto posto, incoraggiandola a tornare grazie al pensiero focalizzato su ciò che per noi è piacevole, stimolante e incoraggiante.

È importante sviluppare un rapporto amorevole con se stessi, dandosi tutta l’attenzione e la premura possibile, è indispensabile mantenere un contatto con la parte più profonda di sé, uno spazio in cui si percepiscono stima e rispetto di se stessi, un luogo in cui ci si sente capaci, di valore, adeguati, all’altezza in ogni circostanza. Lasciamo fuori le voci di mamma e papà che dal passato ancora riverberano ripetendo “non vali abbastanza”, “la fiducia te la devi meritare” e altri frammenti negativi che si scagliano verso di noi come punte di frecce avvelenate. Alziamo lo scudo della fiducia e proteggiamoci dai dardi infuocati della demoralizzazione.

Ognuno deve capire come funziona, e usare i suoi “trucchetti”. Con voi funziona la musica, come per me? E allora riempitevi le orecchie e usate la spinta emotiva per tenervi alti nelle vostre emo- zioni. Per voi è efficace il movimento? E allora dateci dentro: muovetevi, datevi una scossa, saltate, ballate, prendetevi quei pochi minuti che vi servono per riattivarvi e rigenerarvi. Preferite stare in silenzio e meditare? Allora prendetevi quel tempo necessario per ricentrarvi e tornare forti e stabili. Avete bisogno del contatto con la natura? Uscite un momento e respirate, osservate ciò che è intorno a voi e assorbite le vibrazioni benefiche dell’ambiente e della luce naturale. Ma non trascurate mai, mai, mai l’importanza di questi piccoli ma essenziali agganci per mantenervi vivi, stabili, forti e centrati. Ognuno ha bisogno delle sue piccole pillole di benessere, e finché assumerete queste anziché l’ultimo ritrovato dell’industria delle droghe, sarete senz’altro messi meglio della grande massa informe e spenta che vi circonda.

Elisa Renaldin, dal libro Riaccenditi! – Riscopri la tua natura più autentica e vivi la vita che vuoi (Anima Edizioni)

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18/06/19
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223. IL BUDDHA CHE RIDE

Mooji è un insegnante e un autore spirituale nativo della Giamaica. Discepolo del Maestro H. L. W. Poonja, tiene ritiri e intensivi di satsang e ha fondato un suo ashram in Portogallo.

In un video di qualche anno fa, lo vediamo mentre una persona di nome Dennis si rivolge a lui, dicendogli che ha realizzato di aver vissuto in modo falso e che ha compreso di “non esistere”. Dennis riesce a pronunciare solo poche parole perché poi comincia a ridere a crepapelle, e anche Mooji comincia a ridere a sua volta. Si scambiano poi delle brevi frasi, ma tutto il resto del loro discorso è fatto “solo” di risate…

Quelle risate dicono tutto, perché quando si incontra la propria vera natura non c’è più niente da aggiungere, niente da spiegare. La mente sparisce e non resta che… godersi una bella risata.

 

Trascrizione del video:

Dennis: “Realizzo che tutto ciò che riguarda me è una frode, un falso, non esiste. Realizzi tutto ciò in pieno nella tua presenza, in cui non c’è questo bruciare, questo conforto. Ho realizzato che io non esisto. Non importa cosa faccio per provare e creare questo Dennis, semplicemente non funziona, capisci? Non c’è nulla là…”.

Dennis e Mooji cominciano a ridere.

Dennis: “Non c’è assolutamente niente…”

Dennis comincia a ridere di brutto.

Mooji: “Cosa è successo? Ti sei stancato di Dennis Demenis?”

Dennis continua a ridere.

Mooji: “Da dove viene questa risata?”

Dennis: “Tutto ride e balla… Capisci… È tutto… Vedi, questo è il mio resoconto per te”.

Continuano a ridere fortemente.

Mooji: “Molte persone voglio sapere cosa intendi quando dici ‘Io, Dennis, non esisto’, perché se lo dici altrove ti… rinchiudono!”

E Mooji scoppia a ridere e Dennis continua appresso a lui, e insieme vanno avanti per molto tempo. Anche le eprsone presenti insala si fanno coinvolgere dalla risata.

A un certo punto, Mooji dice: “Tiruvannamalai [NdR: il nome della città indiana in cui si sta svolgendo l’incontro] è un posto speciale perché puoi dire cose del genere e sei in buona compagnia!”

E riscoppiano tutti a ridere.

Mooji: “… Dunque, questo è un segreto che lascerai qua [NdR: Si riferisce al fatto che Dennis non ha spiegato cosa intende quando dice che non esiste]”.

E riscoppiano subito a ridere a crepapelle.

Mooji: “Non dire al tuo capo ‘Io non esisto’ sennò ti dirà ‘Il tuo stipendio non esiste1…”

Continuano a ridere a crepapelle.

Mooji, sussurra: “Come facciamo ad andare avanti, dopo tutto questo?”.

Continuano a ridere.

Mooji, rivolgendosi a Dennis: “È meglio che torni al tuo posto…”

Ridono ancora.

Si salutano, continuando a ridere.

 

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Redazione AnimaTV

8/05/19
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222. PERDERSI PER RITROVARSI A VIVERE

Cosa sta succedendo alla nostra civiltà? Com’è possibile che tante persone già a quaranta o cinquant’anni abbiano tanti problemi di salute?

In questo video qui sotto, Corrado Ceschinelli, autore del libro Codice Vitariano (Anima Edizioni), ci esorta a riprendere in mano la nostra vita e a farlo in modo consapevole prima che la vitalità abbandoni il nostro corpo.

Quando preferiamo risparmiare qualche minuto scegliendo di cucinare un pasto pronto invece di dedicarci noi stessi alla preparazione di un pasto che sia fresco e sano, in realtà stiamo rinunciando al nostro benessere e alla nostra saggezza.

Libro-Ceschinelli-Codice-VitarianoDobbiamo svegliare la nostra coscienza e renderci conto dell’inganno in cui ci hanno rinchiuso: questa civiltà vive sulla nostra ignoranza, facendoci credere che la vita è fatta solo di prove, difficoltà e sofferenze, e che non abbiamo mai tempo per occuparci di ciò che conta davvero.

La vita non è una sfida fatta di problemi e maledizioni, questa è una bugia! La vita è dietro l’angolo, è una esperienza straordinaria, ma necessita della nostra presenza!

Questo è il messaggio di Corrado Ceschinelli, e noi lo condividiamo.

Redazione Anima.TV

 

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27/02/19
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221. CONVEGNO ANIMA EDIZIONI “DIALOGANDO CON GLI AUTORI”

Care Anime, il giorno domenica 25 novembre 2018 si svolgerà a Milano la XIII edizione del convegno di Anima Edizioni “Dialogando con gli Autori“.

Il convegno Dialogando con gli Autori è l’occasione per conoscere gli autori di Anima Edizioni e interagire con loro dal vivo, creando insieme una giornata all’insegna della gioia e della partecipazione.

L’ingresso è gratuito ma occorre prenotare al numero di tel. 340 8145888 (dal lunedì al venerdì, ore 10.00–12.00) oppure inviare una mail a eventi.anima@gmail.com indicando il proprio nome, cognome e numero di telefono.

Ecco il programma della giornata:

Ore 10:45-11:00 Introduzione del moderatore Camilla Ripani, Anima.TV

Ore 11:00-11:45 Gaia Shamanel, autrice di Magia Quantica
Titolo intervento: “Magia pratica”
Descrizione: Creeremo una Sfera Astrale per la realizzazione dei desideri.

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Ore 11:45-12:30 Sara Autunnale, curatrice di Ich-el – Intuizioni Quantiche
Titolo intervento: “Interazione tra Anima e Anima collettiva
Descrizione: Ci alleneremo a comunicare direttamente con la tua Anima, ascoltando i messaggi e le indicazioni che ha per te. In quanto Essere temporale, conosce dall’inizio alla fine il tuo percorso. Le indicazioni fornite ti aiuteranno a percorrerlo al meglio.

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Ore 12:30-13:15 Simona Grossi, autrice di Biologia Quantica
Titolo intervento: “Genetica ed epigenetica: che cosa influenza l’espressione del nostro DNA?
Descrizione: Approfondiremo i numerosi fattori che direttamente e indirettamente influenzano l’espressione del DNA, per diventare più consapevoli di quanto possiamo orientare la nostra salute e la nostra vita. Termineremo con un semplice esercizio per capire come anche il nostro mondo interiore agisca sulla nostra biologia.

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Ore 13:15-14:30 Pranzo vegano offerto da Anima Edizioni

Ore 14:30-15:15 Lianka Trozzi, autrice di Le 14 Leggi Universali
Titolo intervento: “Sperimenta la Gratitudine con le 14 Leggi Universali
Descrizione: Le 14 Leggi Universali sono le Regole della Vita, non sono un qualcosa di astratto anzi, sono reali e concrete. Si applicano sempre, senza eccezione. La grande differenza sta nella vibrazione, è molto differente se emani paura o gioia; insicurezza o speranza; ira o passione. In questo incontro dal vivo desidero fartele conoscere e sperimentare. Soprattutto se ti capita di non sentirti padrone dalla tua vita, se sei in balia degli eventi o se senti che è finalmente giunto il momento di riprendere il timone della tua Vita. Ti guiderò in una esperienza di rilassamento/meditazione in cui Sperimenterai tu stesso la Gratitudine attraverso le 14 Leggi Universali. Infatti queste 14 Regole sono il Libretto di Istruzioni della Vita, ti basta conoscerle per permettere alla tua vita tutto fluirà con gioia e semplicità.

Libro-Lianka-14-Leggi     Libro-CD-Lianka-Meditazioni

Ore 15:15-16:00 Sara Nardiniautrice di Verso l’anima
Titolo intervento: “Chi sono, dove sono, cosa voglio. La partenza
Descrizione: È indispensabile capire da dove si sta partendo per comprendere quale sia la direzione che ci porterà all’obiettivo che vogliamo raggiungere. Attraverso un semplice esercizio di ascolto e consapevolezza cominceremo ad orientarci e a dirigere il nostro intento verso la parte più luminosa di noi.

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Ore 16:00-16:15 Pausa Tisana

Ore 16:15-17:00 Veronica Pacella, autrice di Nutri la tua unicità
Titolo intervento: “Fidati della tua unicità
Descrizione: Ognuno di noi è unico e prezioso. Grazie alla sua storia e ai suoi talenti è chiamato a esprimere la propria unicità e a fare la differenza. Ma cosa vuol dire in pratica nutrire ed esprimere la tua unicità? In questo incontro teoria ed esercizi si alternano per accompagnarti a scoprire la tua unicità, imparare a fidarti delle tue intuizioni e della tua essenza autentica e allineare il tuo benessere fisico a quello interiore.

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Ore 17:00-17:45  Chiara Versaico, autrice di Energia delle erbe
Titolo intervento: “Scopri l’energia delle erbe
Descrizione: Un’occasione unica per sperimentare in prima persona l’innovativo approccio all’erboristeria raccontato nel libro Energia delle Erbe. Imparerai a vivere le piante officinali in modo totale, olistico, attraverso un’esperienza multi-sensoriale volta alla scoperta di chi sei, di cosa ti fa stare bene e dei desideri più profondi del tuo cuore.

Libro-Versaico-Energia-Erbe     Libro-CD-Versaico-Meditazioni-Energia-Erbe

Ore 17:45-18:30 Marco Lazzara, autore di Sposta le tue Montagne
Titolo intervento: “L’origine della gioia
Descrizione: Da dove scaturisce la felicità e come alimentarla per vivere nella pienezza? Insieme all’autore ne esploreremo l’origine per alimentarla in un momento di condivisione.

Libro-Lazzara-Sposta-Montagne

 

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Ti aspettiamo a questa giornata speciale insieme ad AnimaTV e Anima Edizioni…

Un abbraccio!

La Redazione

 

9/11/18
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220. LA GENTILEZZA FA BENE AL CERVELLO

Definire la gentilezza non è facile. La parola è legata all’empatia e alla solidarietà, ma non può essere limitata a queste descrizioni. Non è solo un tratto o un’abilità, è un valore umano arricchito da scelte etiche.

Nei dizionari la gentilezza è definita come l’inclinazione a fare del bene. Ma il bene è un concetto relativo. Un significato più accurato potrebbe richiamare la capacità di provare compassione, cioè sentire la sofferenza altrui e cercare di risolverla.

Esprimiamo gentilezza anche nei confronti degli altri esseri viventi oppure oggetti. Possiamo mostrare gentilezza nei riguardi di un dipinto, di una pietra, di un qualcosa che vogliamo preservare.

La gentilezza è certamente una virtù superiore perché coinvolge tante altre virtù. Nella gentilezza vi sono amore, rispetto, solidarietà, generosità e molto altro. Essa implica una certa evoluzione spirituale e mentale.

Gli scienziati hanno dimostrato che la gentilezza è un’abilità rintracciabile nel cervello ed è la base per una buona qualità di vita.

Un gruppo di scienziati dell’Università di Oxford e dell’università di Londra ha identificato un’area del cervello che sembra essere correlata alla gentilezza. Il gruppo, guidato dalla dottoressa Patricia Lockwood, ha lavorato con un gruppo di volontari. A questi è stato chiesto di individuare quali simboli fossero benefici per loro e quali fossero benefici per gli altri. Quando ciascun volontario scopriva il modo in cui un certo simbolo poteva aiutare gli altri, si attivava l’area del cervello chiamata “corteccia cingolata anteriore“.

Il neuropsicologo Richard Davidson ha fatto uno studio all’Università del Wisconsin dopo un viaggio in India. Nel 1992 ha incontrato il Dalai Lama, il quale gli ha fatto una domanda: “Ammiro il tuo lavoro, ma penso che tu sia molto concentrato su stress, ansia e depressione; non hai pensato di concentrare i tuoi studi neuroscientifici sulla gentilezza, la tenerezza e la compassione? “.

E così Richard Davidson seguì il consiglio del Dalai Lama e in seguito ha approfondito gli studi in tal senso. Egli ha dimostrato scientificamente che alcune strutture nel cervello possono cambiare in sole due ore, per esempio attraverso la meditazione, comportando effetti sul benessere dell’intero organismo.

Allo stesso modo, ha scoperto che i circuiti neuronali dell’empatia non sono gli stessi di quelli della compassione. Per arrivare alla compassione (un’altra forma di gentilezza), devi intraprendere la via della sensibilità, della simpatia e dell’empatia. La compassione è a un livello più alto, è un passo oltre la capacità di percepire, sentire e comprendere la sofferenza dell’altra persona; implica una chiamata all’azione quando si assiste alla sofferenza degli altri.

Davidson ha anche scoperto come la gentilezza e la tenerezza abbiano aumentato il benessere in diversi ambiti della vita. In uno studio su bambini e adolescenti, sono stati documentati diversi cambiamenti cerebrali quando gli scienziati hanno insegnato loro a essere più compassionevoli e teneri. Tutti hanno mostrato miglioramenti a scuola e anche la loro salute ne ha tratto beneficio.

Forse non erano necessari gli studi degli scienziati per sapere che la gentilezza ci aiuta a vivere meglio, ma dimostrare in modo scientifico le modificazioni neurofisiologiche di questa “pratica” e come essa impatti sul nostro benessere psico-fisico ci spinge a riconsiderare seriamente le conseguenze dei nostri modi di pensare e di comportarci.

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Redazione Anima.TV

Fonte: exploringyourmind.com

 

2/10/18
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219. MAURO SCARDOVELLI INTERVISTA RAFFAELE FIORE

Mauro Scardovelli intervista Raffaele Fiore, autore del libro Creatività Medica (Anima Edizioni), in un interessante confronto centrato sull’anima, il corpo e la guarigione.

“Oggi medici come Raffaele Fiore sono a rischio perché fanno la medicina, quella vera, e non quella delle multinazionali”.
(Mauro Scardovelli)

Mauro Scardovelli è giurista, psicoterapeuta, musicoterapeuta, fondatore di Aleph – Biodinamica Umanistica.

Raffaele Fiore è laureato in Medicina e Chirurgia con una tesi in Psicosomatica. Consegue un diploma in Psicoterapia ipnotica e uno successivo in Psicoterapia Psicosomatica presso l’Istituto Riza di Milano. È inoltre psicoterapeuta, musicofilo, musicista e spiritualista.

 

Video dell’intervista:

 

Alcune frasi estrapolate dal video:

“Il corpo fisico è il laboratorio alchemico nel quale la coscienza distilla costantemente se stessa nella ricerca di creare un contatto più efficace e più continuativo con lo spirito, cosa difficilissima… Chi accetta questo lavoro accetta di fare anima”.

“Siamo individui psicosomatici. La dimensione psichica comprende la dimensione somatica, non è il contrario. Un’esperienza psichica ha tutto il potere di generare una malattia oncologica”.

“Per ascoltare l’altro io devo aver almeno fatto tacere i pensieri compulsivi che tendono a intromettersi nella relazione terapeutica”.

“Diceva Gurdjieff… Se stai meditando e viene a trovarti un demone, accoglilo e fallo meditare con te”.

“Io porto il mio destino scritto da qualche parte, ma non lo posso vedere, cercarlo è un lavoro doloroso… La psicanalisi oggi ci insegna questo: non serve scavare più di tanto e reiterare il rancore, le colpe, ecc… Invece è importante farsi questa domanda: cosa posso fare io, qui, ora, per liberarmi di questa sofferenza? E c’è una sola risposta magica: cambiare, e quindi abbandonare i modelli dei quali sono così tanto innamorato”.

Redazione Anima.TV

 

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27/08/18
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218. Il METODO DI RICHARD FEYNMAN PER CAPIRE E RICORDARE

Richard Feynman, premio nobel per la Fisica, era noto per la sua abilità di insegnante e per saper spiegare concetti complessi con parole semplici.

Feynman ci ha lasciato un metodo per apprendere in modo chiaro qualunque contenuto e fissarlo nella memoria.

Ecco i passi principali del metodo:

1) Immaginare di spiegare l’argomento a un bambino.

Dopo aver appreso un certo argomento, immaginate di doverlo rispiegare a un bambino, usando quindi un linguaggio a lui comprensibile. Potete usare in aggiunta anche degli schemi grafici, per esempio tracciati su una lavagna o su un foglio. Molto utili, in questo tipo di spiegazione, sono anche le analogie (“la forza centrifuga è quella che usa la lavatrice per strizzare i panni”).

2) Colmare eventuali lacune.

Durante il passo precedente, potrebbe risultarvi che ci sono alcuni passaggi dell’argomento ancora poco chiari o mal collegati. Cercate allora di approfondirli meglio in modo da riuscire finalmente a spiegarli con chiarezza e sempllicità.

3) Organizzare e semplificare.

Infine tornate sulla visione di insieme dell’argomento e assicuratevi che tutti i punti siano ben collegati fra loro e scorrano facilmente, anche a costo di fare una ulteriore semplificazione. Cercate di rendere la spiegazione comprensibile, fluida e interessante il più possibile.

Come test finale, cercate un amico completamente digiuno dei vostri argomenti, ancora meglio se si tratta di un bambino, e provate a spiegargli l’argomento in questione. Se vi seguirà con interesse e comprenderà i concetti esposti, allora state certi che anche voi non dimenticherete quanto appreso e spiegato.

In pratica, nello sforzo di rendere un concetto più semplice e comprensibile possibile, lo comprendete meglio e lo fissate nella vostra memoria.

Redazione Anima.TV

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Fonti
https://www.focus.it/comportamento/scuola-e-universita/le-tre-regole-di-feynman-per-preparare-un-esame-e-imparare-tutto
http://metododistudio.it/studiare-con-metodo-feynman/

5/06/18
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217. CONSIGLI PER UNA COMUNICAZIONE EFFICACE

È possibile migliorare il rapporto con i famigliari, con i colleghi di lavoro o con gli amici, facendo attenzione al modo in cui comunichiamo. Ecco 10 utili consigli per comunicare in modo più efficace ed empatico, suggeriti da Liz Kingsnorth di heartfulnessmagazine.com

1. Stabilire una connessione

Miriamo a stabilire un rapporto che sia rispettoso e compassionevole, tale che l’altro possa esprimere se stesso, essere ascoltato e capito. Dobbiamo essere fiduciosi che stabilire una connessione è più importante e soddisfacente dell’avere ragione o dell’avere l’ultima parola. Significa provare a essere aperti e in contatto con ciò che è importante per l’altra persona – e per noi stessi – a ogni istante.

2. Ascoltare

Abbiamo due orecchie e una bocca per ricordarci cosa è importante! L’ascolto è la chiave di ogni sana relazione. Spesso ascoltiamo per metà, aspettando il momento giusto per dire la nostra. Quando la nostra attenzione è sui nostri pensieri e su quello che vogliamo dire, non stiamo ascoltando. Ascoltare significa entrare nel mondo dell’altra persona, avere l’intento di capirla, anche se possiamo non essere d’accordo con ciò che sta affermando.

3. Voler Comprendere

Quando una persona sente di essere capita, è più propensa ad aprirsi e ad ascoltare a sua volta. Voler comprendere una persona significa mettere in campo generosità, rispetto, autocontrollo, compassione e pazienza. Cerchiamo di mantenere un atteggiamento di curiosità e non di reattività nei confronti della diversità dell’altro.

4. I Bisogni

Ciò che le persone dicono o fanno è sempre in conseguenza dei loro bisogni, desideri o valori. Possiamo imparare a identificare e “ascoltare” questi bisogni anche quando non sono palesati in modo esplicito. Dato che tutti gli esseri umani hanno dei bisogni in comune, ciò rappresenta la chiave per una reciproca comprensione. Per esempio, se qualcuno ci dice: “Sei così egoista, non dai mai una mano in casa”, sta affermando indirettamente il desiderio di essere considerato e di avere un supporto, anche se espresso attraverso biasimo e giudizio. Se scegliamo di entrare in empatia, invece di reagire, la persona si sentirà capita.

5. Agire l’empatia

Evitiamo di:
– Rispondere subito raccontando la tua storia simile;
– Interrogare con molte domande sui dettagli;
– Interpretare l’esperienza dell’altro;
– Dare consigli;
– Uscirtene con frasi del tipo “Se credi che questa cosa sia un problema, aspetta che ti racconti ciò che mi è capitato!”
– Rinnegare i sentimenti della persona, per esempio dicendo “Non essere arrabbiato”.
– Sminuire l’esperienza della persona, o arrivare a dirle che di fatto si tratta di qualcosa di positivo!

Le persone apprezzano chi le ascolta con empatia più di ogni altra cosa.

6. Prendersi la responsabilità

Ciò che qualcuno dice o fa non è la causa di quello che sentiamo, ma è solo l’interruttore che innesca le nostre reazioni. I nostri sentimenti sono una nostra responsabilità. Per esempio, se qualcuno non fa ciò che ha promesso di fare, potremmo dirgli: “Mi fai arrabbiare, non sei affidabile!”. Rielaborando la frase dal punto di vista della responsabilità, potremmo invece dirgli: “Mi sento frustrato perché è importante per me che vengano mantenuti gli accordi presi”.

7. Fare Richieste

Facciamo delle richieste che permettano all’altro di soddisfare i nostri bisogni. Significa evitare di lamentarsi e fare in modo che la situazione possa cambiare. Non fare richieste troppo vaghe o irraggiungibili o espresse in forma negativa del tipo: “Smettila di fare tutto questo rumore”. Fare invece una richiesta che sia concreta, specifica ed espressa in positivo: “Sto lavorando. Potresti gentilmente usare le cuffie mentre giochi ai videogame?”.

8. Descrivere la situazione in modo neutro

Quando siamo turbati, spesso interpretiamo quanto accaduto usando un linguaggio pieno di giudizio, che raramente descrive in modo oggettivo ciò che ci ha creato il problema, e questo può innescare ulteriori conflitti. Per esempio, potremmo affermare: “Non ti importa niente di me!” invece di osservare: “Non mi hai chiamato”.

I passi da fare sono: a) come prima cosa, descrivere la situazione in modo più accurato e neutro possibile, privo di giudizi e conclusioni forzate; b) Continuare la comunicazione esprimendo i propri sentimenti; c) palesare i propri bisogni; d) infine fare la richiesta specifica.

Invece di dire: “È proprio una idea stupida andare al cinema di sera!”, potresti dire: “Se andiamo tutti a vedere un film che finisce a mezzanotte [descrizione neutra della situazione], ciò mi preoccupa [sentimenti] perché i bambini hanno bisogno di dormire a sufficienza [bisogno]. Potremmo andare invece alla proiezione del pomeriggio? [richiesta specifica]”.

9. Essere disposti a ricevere un “no”

Anche se ci esprimiamo in modo empatico, è sempre possibile che l’alta persona ci dica “no”. Questo tuttavia non dovrebbe turbarci, in quanto la nostra dovrebbe essere comunque una richiesta e non una aspettativa che l’altra persona deve soddisfare a tutti i costi. Possiamo scegliere il modo di interpretare quel “no”. Per esempio, potrebbe significare che c’è altro di più importante per l’altra persona, un altro bisogno o un valore differente. Forse quel “no” può essere anche la richiesta per qualcos’altro da scoprire. Siamo all’interno di una danza dove c’è spazio per il donarsi e il venirsi incontro. “No” non è affatto quella minaccia che appare essere.

10. Al di là delle parole

Ciò che abbiamo nel cuore e nei pensieri viene palesato anche attraverso il corpo, le espressioni facciali, il tono della voce e le vibrazioni che emaniamo. Tutti questi segnali sono colti intuitivamente dagli altri. Le nostre parole sono davvero coerenti con i segnali che inviamo? A ogni istante il nostro inconscio trova modo di rivelarsi. Per connetterci, capirci e vivere l’armonia nelle relazioni, abbiamo bisogno di coltivare tutti questi aspetti.

Redazione Anima.TV

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Riferimenti utili:
Nonviolent Communication – a Language of Life, by Marshall Rosenberg
www.cnvc.org
www.nvctraining.com

Tradotto da:
http://www.heartfulnessmagazine.com/10-tips-for-effective-communication/

 

 

20/03/18
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216. SEI PIÙ DI QUELLO CHE PENSI

Cos’è l’eccellenza? Chi sono le persone che eccellono? È davvero qualcosa che riguarda il raggiungere un traguardo o significa far germogliare la migliore versione di noi stessi? E come fare, allora, per raggiungere questa eccellenza? Ne ha parlato Silvia Latham, trasformative coach, ospite a un TEDxBergamo di cui segue il video.

 

Tra gli argomenti del video:

Cos’è l’eccellenza? È un traguardo o un percorso? Appartiene a pochi o a tutti noi?

Esiste un’eccellenza che va oltre il traguardo, che appartiene a tutti noi.

L’eccellenza, infatti, è dentro di noi. È la capacità di mettersi in contatto con noi stessi e riconoscere ciò che in noi è positivo: qualità, realizzazioni e anche potenzialità.

Quante volte nelle difficoltà ci troviamo a escogitare soluzioni incredibili? Noi siamo di più di quello che crediamo. Quando ci fidiamo di noi stessi, possiamo accedere alle nostre risorse e capacità più grandi.

Come si fa a vivere questa eccellenza? È semplice: stai in ascolto, fidati e mettiti in contatto.

Stare in ascolto

Stare in ascolto significa aprire le porte alle tue risorse e alle tue qualità.

Le tue sensazioni positive parlano delle tue qualità. Facciamo subito caso a quando abbiamo sensazioni ed emozioni negative, ma non diamo altrettanta attenzione a quando le viviamo positivamente.

Noi siamo nati con profonde risorse dentro di noi. L’eccellenza è riconoscere chi siamo veramente nella nostra essenza.

Quante volte facciamo cose straordinaria e nemmeno ce ne accorgiamo?

Le aspirazioni sono qualità che bussano alla porta e chiedono di essere vissute.

Fidarsi

Fidarsi è il secondo passaggio.

Chi oggi sa fidarsi al 100%? Non ci fidiamo delle persone, del sistema, e a volte di noi stessi.

La fiducia nelle proprie risorse è fatta di pazienza e di apertura. Non importa quanto ci vorrà o sarà dura, ma troverai un modo per andare avanti.

La chiave è riconoscere che ogni momento è un momento per stare in ascolto e fidarsi.

Mettersi in contatto

Il terzo passaggio è mettersi in contatto.

Quando senti una sensazione o emozione positiva, sii curioso, dai un nome alla sensazione, e chiediti: cosa sto vivendo esattamente adesso? Amore, pazienza, gioia, flessibilità…?

Quando senti una sensazione positiva, cercala anche nel tuo corpo. Come la rabbia che attanaglia lo stomaco, o la depressione che chiude il respiro, così esiste un corrispettivo fisiologico anche per le sensazioni positive. Cosa accade al tuo corpo quando sei in pace con te stesso?

Noi siamo ciò che facciamo ripetutamente. L’eccellenza non è un atto, ma un’abitudine.

Tutti noi abbiamo un “fagiolo” che vuole crescere.

Redazione Anima.TV

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6/02/18
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