Anima Psico-Quantica

Le dinamiche vibrazionali dell'anima

Si può essere sani e felici? Ognuno di noi è padrone di una realtà riflettente che parla di sentimenti e pensieri le cui radici sono al centro del petto, nel moto infinitesimale della galassia emozionale, l’unica vera forza capace di irradiare la strada del benessere e della guarigione dentro di noi. Il percorso multidisciplinare che conduce nei meandri delle bizzarre dinamiche energetiche, mettendo sotto i riflettori l’uomo come creatore attivo della realtà, è il palpitante mondo quantistico in cui la vita vibra. L’anima diventa la via.

Carmen Di Muro

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13. RICONOSCERE E NEUTRALIZZARE CHI CI RUBA ENERGIA

CENTRATURA EMOTIVA: RICONOSCERE E NEUTRALIZZARE CHI CI RUBA ENERGIA

Quante volte è capitato di sentirci deboli e sfibrati, percependo un calo di energia vitale, senza una causa apparente? Un maremoto di sensazioni spiacevoli capaci di far crollare gli argini che nel tempo avevamo fissato come punti fermi e di equilibrio?

Da esperti marinai, non di rado, cediamo inconsapevolmente il comando al mondo circostante, permettendogli di dirigerci nel bene e nel male e, di conseguenza, di derubarci linfa preziosa. Questo accade soprattutto quando siamo in presenza e intratteniamo rapporti con “ladri di energia”, detti anche “parassiti psichici”, persone che attingono alle nostre risorse interiori sfibrandoci profondamente con la loro sola presenza. Questi sono individui che con i loro bisogni, le loro continue richieste invadono il campo personale dell’altro, soprattutto quando questo è una persona sensibile, che per timore di deludere chi lo circonda diviene “complice” delle sottili manipolazioni affettive che ripetutamente gli vengono inferte sotto forma di lamentela, di commiserazione e compatimento.

I ladri di energia attingono alle nostre riserve psichiche trovandone beneficio, nel momento in cui si è ignari della loro presenza nella nostra esperienza quotidiana. Quanti di noi agiscono costantemente in funzione degli altri e non per sé? Quanti di noi hanno bisogno di rassicurazioni e consigli continui da persone che non li hanno chiari, in primis, per se stessi? Mantenere queste presenze centrali nella nostra vita, invece di donarci stabilità, drena forza indispensabile per dirigerci verso ciò che abbiamo più a cuore.

Però, attenzione! Non basta solo il contatto coatto e ravvicinato o il perpetuo assecondare le loro richieste per derubarci!

Nel dinamico mondo dei quanti di comunicazione non locale, anche il semplice richiamo psichico è in grado di produrre un dispendio di energia, togliendoci la possibilità di occuparci di cose che riguardano esclusivamente noi. Facciamoci caso: quanto tempo il nostro panorama mentale è impegnato nella ruminazione di pensieri nei confronti di chi ci chiede attenzione, oppure di chi non tolleriamo, ma a cui non sappiamo dire di no, pena il giudizio? Questo processo si realizza a prescindere dal luogo, e non necessita della presenza effettiva dell’altro, poiché ci accordiamo istantaneamente attraverso la sfera energetica dei sentimenti, dei pensieri e dei nostri stati d’animo.

Immaginiamo il nostro corpo come una ricetrasmittente che emette messaggi e che, allo stesso tempo, riceve informazioni da parte dell’ambiente. Il trarre informazioni non è un processo statico in quanto durante il passaggio le frequenze in entrata si andranno ad accordare inscindibilmente con quelle contenute nel ricevitore. Quando risuoniamo con le basse frequenze vibratorie di queste persone, ciò che avvertiremo a livello di primo malessere sarà uno stato d’animo disturbante. Esso, in quel momento, veicola il messaggio circa l’energia che ci sta toccando, o ancor meglio, ci informa che le basse frequenze con cui abbiamo contatto, fisico o psichico, si stanno accordando alle nostre e che, pian piano, sintonizzandoci in modo continuativo con fonti di emittenza difformi, si creerà una guaina di energia spuria nel nostro campo energetico vitale, impedendoci di ricollocarci e di richiamare vibrazioni alte. Compiutamente questo significa bloccarsi per aver dato accesso a frequenze disarmoniche, la cui ampiezza andrà a toccare tutto ciò con cui entrerà in contatto, compreso il nostro corpo fisico che, con il tempo, manifesterà lo scompenso energetico sotto forma di indebolimento e carenza di forze.

La consapevolezza diviene fondamentale al fine di riconoscere e neutralizzare queste energie. Ma come fare?

La risposta potrebbe snodarsi prendendo come esempio l’arte del “Tai Chi Chuan”, antica disciplina psicofisica cinese basata sui principi della filosofia taoista dello Ying-Yang, l’eterna alleanza degli opposti. Nata come sistema di autodifesa, Tai Chi Chuan significa letteralmente “suprema arte di combattimento” e si basa sul controllo e la difesa dalla forza, ovvero opporsi alla potenza meccanica, ma non usando altra forza, ma al contrario la fluidità, la morbidezza, l’impermeabilità, centrandosi sulle proprie radici, nonostante l’energia del mondo e di chi circonda si muova e ci tocchi continuamente.

Proprio prendendo spunto da quest’antica arte, possiamo capire, che sebbene tutto si muove intorno a noi, la nostra energia può rimanere ferma e centrata. Dove? Su sentimenti, valori e convinzioni positive, aspetti che sono funzionali all’evoluzione e alla crescita, malgrado chi ci circonda veicoli messaggi negativi. Sta a noi avere la capacità di rimanere immobili con le nostre strutture fondanti, ben piantate a terra dando attenzione a sé e non facendosi influenzare. L’immobilità nel Tai chi, come nella vita, è solo una conseguenza di un’azione di fluidità e di morbidezza in risposta agli stimoli esterni. Difatti ciò ci insegna a “neutralizzare l’avversario” (energia che impatta su di noi) molto più facilmente essendo fluidi, piuttosto che contratti, imparando a percepirlo e a conoscerlo e lasciando che la sua energia scorra senza trattenerla, così che non ci derubi di risorse preziose.

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Carmen Di Muro

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9/07/18
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12. LA TUA ENERGIA MI IRRITA A PELLE

CONSAPEVOLEZZA EMOTIVA: LA TUA ENERGIA MI IRRITA A PELLE

Mi irrita a pelle!” Quante volte questa frase è risuonata in noi, lasciando un velo di fastidio nella nostra mente e sul nostro corpo?

Non di rado ci accade di sperimentare situazioni di questo genere senza comprenderne il senso e sorprendendoci per aver avuto comportamenti poco cortesi con chi non ci ha fatto apparentemente nulla. Eppure, un motivo c’è, e seppure questo sfugga alla nostra vista non è detto che sfugga al nostro mondo emotivo. L’ago puntatore della nostra energia interiore non sbaglia, ma è una fonte inesauribile di informazioni preziose capaci di svelarci quegli enigmi che appartengono alle leggi del mondo invisibile. Enigmi che riguardano noi, ma anche l’altro e i relativi campi energetici che in un determinato momento si interconnettono.

Siamo network biologici sottoposti all’incessante flusso di vibrazioni provenienti dalle persone che incontriamo, nonché da quelle dell’ambiente di vita quotidiano.

Mettendoci in rapporto con chi ci circonda gli attribuiamo, senza accorgercene, delle caratteristiche conformi alla percezione personalissima che abbiamo del nostro modo di sentirci, ma nel momento in cui le nostre frequenze toccano il campo energetico altrui inevitabilmente ci sarà un passaggio di informazioni sottili diverse da quelle attese. Esse saranno depositarie di tutta una serie di movimenti energetici che la persona sta compiendo, una sorta di mappatura della storia dell’individuo nella sua complessità di pensieri, emozioni e sentimenti rispetto a ciò che sta vivendo in quell’arco esistenziale. Il fastidio sopraggiunge quando il nostro campo risulterà poco coerente rispetto alle frequenze di campo di chi stiamo incontrando, causando un’interferenza di contenuti tra noi e l’altro, che non sapremo cogliere coscientemente se non come un sentire di “fastidio a pelle”.

Che qualcuno ci infastidisca non significa però che questo sia un male per noi. Al contrario l’altro diventa una fonte importantissima per comprendere quanto entrambi viaggiamo su informazioni che non rispecchiano la stessa frequenza energetica. Pertanto, i cambiamenti repentini di umore che a volte è difficile spiegarsi acquisiscono senso in virtù di questa modalità perché l’altro diventa sì portatore di messaggi depositari della sua storia, ma al contempo raccontano di noi, della nostra energia e di come questa si stia manifestando nelle varie dimensioni della nostra esistenza.

Quando ci lasciamo orientare esclusivamente dalle attese o dall’idea che ci siamo creati nei confronti di qualcuno, il nostro modo di reagire, nel momento in cui l’energia dell’altro si muoverà in una direzione contraria dalla nostra, farà emergere instabilità, specchio del fatto che il nostro investimento energetico si àncora inscindibilmente all’esterno, non trovando punti fissi all’interno a partire dai quali muoversi. Infatti, ostinandoci nell’ancoraggio a un determinato tipo di pensiero nel bene e nel male sull’altra persona, rimarremo bloccati energeticamente, investendo tutte le nostre forze su quell’idea iniziale, che, invece di divenire il nostro punto di stabilità, si trasformerà al contrario nel nostro punto di vulnerabilità generando caos, comportamenti poco consoni e soprattutto mancata consapevolezza rispetto a ciò che ci sta accadendo.

Ogni qualvolta ci imponiamo all’altro, rifiutando la possibilità che possa esistere una volontà diversa dalla nostra, stiamo mancando di rispetto dapprima a noi stessi, perdendo l’occasione di vivere pienamente in uno stato di benessere energetico. “Chi ci infastidisce ci domina” e non c’è nulla di più vero, perché se qualcuno ci irrita è perché noi gli abbiamo concesso il permesso di farlo, concentrandoci su di lui piuttosto che sulla nostra dimensione interiore. Non possiamo controllare o cambiare il modo di essere delle altre persone, ma possiamo certamente modificare il nostro modo di posizionarci e di affrontare la vita, mettendo a fuoco quegli aspetti che ci irritano degli altri così da lavorare di conseguenza sui nostri, migliorandoli.

Partendo da questo diventa più facile discernere tra ciò che appartiene e non appartiene alla nostra energia, spostando, così, l’attenzione dall’effetto alla causa che provoca malessere in presenza altrui, facendoci ridisegnare anche la mappa delle informazioni di cui noi stessi siamo portatori e che possono infastidire di conseguenza gli altri. Ciò permette di sviluppare una sensibilità tale da poter sempre dar ascolto alle nostre sensazioni, così da imparare a collegarle a quegli aspetti di noi che vogliamo modificare, affinché divengano punto stabile che ci direziona e, nel mentre, si intreccia alla diversità e all’unicità di chi ci circonda.

Carmen Di Muro

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30/05/18
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11. GUARIGIONE EMOTIVA: TU NON MERITI PIÙ LA MIA ENERGIA

Quante volte vorremmo tornare indietro e riprendere quel tempo che ci è sfuggito di mano?

Il tempo è un maestro concreto, che ci indica sempre quando è il momento di lasciar andare eventi, situazioni e persone che ci sottraggono troppa energia e ci derubano di ore preziose capaci di irradiare e rendere produttiva la nostra vita. Eppure sorgono i rimpianti, le lacrime solcano il viso e il dolore per “non aver fatto” diventa l’energia che più risuona e decanta dentro di noi, conducendo il nostro mondo interiore a uno stato di sofferenza talmente grande da non esser facilmente smaltibile. Nuclei di energia emotiva spuria diventano i nostri fedeli compagni, costringendoci a rimanere ancora di più nel circolo dell’inerzia e dell’accidia.

Ma la vita ci dà sempre la possibilità di risollevarci se sappiamo ascoltarla, se sappiamo coglierne i segnali sottili e soprattutto se diveniamo in grado di abbandonare la vecchia energia per tuffarci incondizionatamente nel nuovo. A volte risulta davvero difficile spingersi oltre e intraprendere il viaggio verso la scoperta di scenari che riguardano il nostro senso di benessere personale. “Pensare a sé” è un’arte semplice da dirsi, ma difficile da compiersi. Viviamo nella maggior parte dei casi un “malsano altruismo” che invece di aiutarci a sentire meno il peso delle cose, al contrario lo amplifica rendendo il cammino personale colmo di zavorre di insoddisfazione.

Molte delle faccende e delle persone che nella maggior parte del quotidiano occupano il nostro panorama interno non ci meritano, togliendo linfa drenante alla nostra vita, alla voglia di costruire, creare e darci al mondo in modo diverso. Pensieri ripetitivi che affollano la mente, emozioni che ci trattengono nella paura di fare e nel timore di esporsi, pena il giudizio da parte di chi per noi è importante, false ideazioni che ci impediscono di affrontare le situazioni a testa alta, o quantomeno di provarci. Se solo per un attimo ci fermassimo per analizzare quanto tempo perdiamo nel non fare, piuttosto che nel provare a direzionarci verso qualcosa di nuovo, avremmo sicuramente il peso e la misura della nostra energia e del campo vibrazionale che in un determinato arco di vita ci sta muovendo.

Avere il senso di questo ci mette in una posizione privilegiata per capire anche quanto il nostro stato emotivo sta fungendo da catalizzatore di informazioni disfunzionali e discordanti, che ci conducono verso il caos e la stasi, e che di conseguenza hanno un impatto marcato sul nostro stato di salute e sull’ambiente stesso. La realtà è una possibilità della nostra coscienza e, tutto parte e prende piede, nel momento in cui noi la guardiamo attraverso determinate lenti o meno. Se il nostro livello di consapevolezza non ha presa sul reale, continuando a filtrare l’informazione attraverso lenti di osservazione sporche e scure, chi ci circonda avrà sempre maggiore presa sul nostro procedere.

L’energia del mondo ci conduce nel momento in cui noi glielo lasciamo fare. Le persone che non ci comprendono, nel tempo, non potranno che non comprenderci ancor di più. Sta a noi decidere se perseverare, inutilmente, nel voler cambiare ciò che non ci piace degli altri, se investire tempo e risorse oppure spendere la nostra carica verso quel sentire che più ci appartiene e parla del nostro cambiamento. Non sempre è facile tagliare i fili con tutto ciò che ci appare familiare. Ma ciò che iperconosciamo, non di rado, è anche la causa più profonda del nostro malessere. Eppure irroriamo il motore degli altri pensando di avere un compiacimento personale. No! Non è così che la logica dell’energia intesse le sue trame. Solo l’informazione in linea con la nostra parte più vera è ciò che può fare la differenza in termini di equilibrio e salute. Il resto che non risuona con il nostro campo di informazione e, che sfibra profondamente le nostre caratteristiche personali, deve essere messo fuori!

Ciò significa far in modo che la nostra attenzione consapevole possa planare meglio su ciò che per noi è importante, lasciando fuori tutto ciò che non ci appartiene e che vorremmo ci abbandonasse. Problemi, persone che non ci piacciono e che non sappiamo lasciare andare, situazioni che non condividiamo. Ciò a cui si resiste, persiste. Ed è così. Tanto più resistiamo a quella forma di energia tanto più le permettiamo di entrare in contatto con noi poiché abbiamo su di essa un’attenzione negativa che condensa la realtà facendola diventare viva. Al contrario svestendola da un’attenzione costante, inevitabilmente daremo la possibilità al nostro mondo interiore di esprimersi armonicamente e di sortire i suoi effetti nella creazione di dinamiche energetiche funzionali, capaci di liberarci dai lacci dell’attaccamento da chi non ci merita, e al contempo daremo la possibilità al nostro animo di risuonare con il flusso della vita che scorre sulle note della guarigione emotiva.

Carmen Di Muro

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23/04/18
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10. INTOSSICAZIONE EMOTIVA E CORDONI ENERGETICI

Frequentare persone e luoghi ben noti permette al nostro sentire di trovarsi al sicuro, in un nido caloroso da cui è esclusa ogni possibilità di pericolo per il nostro mondo interiore. Ma non sempre è così. Capita infatti che per paura di fronteggiare un cambiamento di vita, decidiamo di rimanere in zone di confort emotivo scarsamente potenzianti e altamente tossiche.

Da questi contesti, sì noti e protettivi, non traiamo la linfa giusta per procedere e aprirci a nuove possibilità, e seppure talvolta ci è chiaro che stiamo seguendo uno stile di vita sbagliato, ci sentiamo impotenti nel modificare le cose voltando direzione. Circostanze professionali, sociali o familiari, relazioni con persone significative da cui è impossibile prendere le distanze diventano pian piano gabbie invisibili che ci inchiodano, bloccano la nostra espressione, non permettendo ai nostri pensieri di librarsi leggeri e di creare. Il prezzo da pagare, se le riconoscessimo per ciò che realmente sono, sarebbe troppo alto e doloroso per noi.

Essere al mondo implica sempre un’apertura a cui come individui volenti siamo chiamati. Un’apertura di cuore, di mente, di spirito e di consapevolezza nel permettere alla nostra energia personale di cambiare in relazione ai contesti, alle situazioni e alle persone con cui interagiamo.

Quando, per cause di forza maggiore, siamo in preda ad ambienti che invece di innalzare la nostra energia vitale la sfibrano perché carichi di vibrazioni basse e disarmoniche, la nostra totalità risentirà in modo continuativo di queste energie disturbanti. Ciò vale sia per l’ergere dei nostri personalissimi talenti di cui siamo portatori taciti, sia di quella gioia che è racchiusa in fondo al nostro cuore, nell’anelito vitale della nostra anima.

Le nostre frequenze personali, che sono diverse per carica da quelle di qualsiasi altra persona con cui veniamo a contatto, possono risentire dello scambio di informazioni nel momento in cui ci sintonizziamo completamente con la fonte di emittenza. Immaginiamo un cavo elettrico in grado di far scorrere corrente in modo veloce al suo interno. Stesso vale per noi. Assorbiamo nel tempo frequenze in entrata che non ci appartengono, ma che sono dovute a questi legami appartenenti ai vari ambiti di vita. Fin quando il conduttore energetico non verrà reciso, ci nutriremo di queste frequenze tossiche informate.

Alimentarsi vuol dire lasciare libero passaggio al flusso in entrata. Assorbire energie esterne capita soprattutto in quei momenti in cui siamo maggiormente vacillanti, non centrati fermamente sulla carica e i bisogni del nostro cuore. Perdendo la centralità, diventa inevitabile che l’energia esterna gestisca la vita al posto nostro e ciò che è il centro, ovvero l’amore per sé, inizia a spostarsi, assimilando e riempiendosi di veleni invisibili e altamente distruttivi.

Accordarsi all’energia di ambienti e situazioni che in sé possiedono basse frequenze non significa soltanto entrare in risonanza continua con queste, lasciandoci sfibrare, ma diventare dei produttori attivi, a vicenda, della stessa energia con cui siamo entrati in contatto, trasformandoci da ricevitori a emittenti disarmonici.

Divenire consapevoli di un contesto distruttivo che sia di lavoro o personale, o addirittura familiare, da cui non c’è possibilità di abbandono per svariate ragioni, non significa rimanere impassibili e in preda dell’ambiente tossico che pian piano ci avvelena, ma rendere possibile un primo moto di coscienza verso un piano più alto che ci mostra un orizzonte di possibilità più ampie.

Comprendere con che tipo di cibo emotivo stiamo alimentando il nostro interno e se questo è fatto da condizioni che risuonano con la rabbia, il giudizio, la sofferenza e i pensieri negativi diviene il primo passo per iniziare a depurarsi e a recidere quei cordoni di energia spuria.

Voler cambiare gli altri e i contesti è una battaglia persa in partenza. Al contrario seguire il flusso della vita, scegliendolo volontariamente di mutare a nostro vantaggio rispetto a determinate situazioni, inevitabilmente ci disporrà verso la scelta di battere la via che porta alla guarigione e alla disintossicazione emotiva, portando nel tempo anche chi ci circonda a trasformarsi. La vita è movimento e quando non c’è niente che cambia non c’è niente che vive. Tutto parte solo e soltanto da noi.

 

Carmen Di Muro

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13/03/18
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09. AMORE SANO O AMORE MALATO?

Esiste un modo sano e un modo malato di amare? Saremo pure inclini ad amare follemente, ma forse dovremmo considerare la possibilità di amare saggiamente. L’amore in sé è sempre sano, è un sentimento positivo, la base su cui origina e cresce l’erba del giardino del nostro spirito. È il nostro modo di viverlo che può essere sbagliato, che può renderlo “malato” dando vita a fitte dinamiche di manipolazione affettiva che saturano lentamente il cuore, la mente e il corpo.

Quando siamo legati in modo rigido e chiuso a qualcuno, accecati da sentimenti che rimandano alla gelosia e all’esclusività, l’amore non sta assolvendo la sua funzione creatrice, ma si sta lentamente trasformando in un marasma di energia che ci tiene legati all’altro in modo fisso.

Sebbene l’amore arricchisca la nostra vita, permettendoci di diventare una fonte inesauribile di gioia, tuttavia questa vibrazione primordiale, oltre a “incoronarci”, può anche “crocifiggerci”, nel senso che il dolore che si genera nel dover abbracciare il proprio percorso di vita, e che inevitabilmente mobilita la stabilità dei rapporti che abbiamo più a cuore, può farci soffrire altrettanto profondamente che gioire. Gioie e dolori sono spesso separati da un confine molto labile e può bastare una semplice sterzata verso la spinta nella realizzazione dei propri bisogni a mettere in discussione “il senso di ciò che ne sarà di me, degli altri e del relativo rapporto affettivo”.

Il dolore origina sempre da un modo poco sano di amare me o l’altro, una componente importante dello sviluppo psicologico, attraverso il quale possiamo arrivare a comprendere molti aspetti della nostra personalità, a modificare lo stile di vita, a imprimere cambiamenti al nostro modo di essere. L’uomo, d’altra parte, raramente apprende qualcosa nei momenti di gioia, mentre impara molto quando soffre: è come se i sistemi biologici della gioia, apparentemente, lavorassero a un livello più superficiale di quelli del dolore, lasciando meno tracce nella nostra memoria. Ma il dato incredibile è che non esiste nessuna differenza funzionale nel nostro cervello, in quanto tali emozioni coinvolgono e accendono le stesse strutture cerebrali, come l’amigdala e altre aree del lobo limbico e della corteccia.

Eppure non esiste vera evoluzione senza essere passati dapprima per il sentiero spinoso della sofferenza. È questa la molla che ci permette di elevare le nostre frequenze, di risollevarci verso uno scopo più alto di vita apprendendo dai nostri errori. Ma c’è pure chi si ostina a non coglierne il vero significato, perdendosi il senso della crescita che essa porta con sé. I problemi vengono visti come ostacoli da evitare, la sofferenza come una punizione che non meritiamo.

Quando la sofferenza si perpetua dentro di noi, c’è sempre un modo errato di vivere l’amore, di sperimentare pienamente questo flusso di energia, in modo tale che possa espandersi all’esterno e permettere al bello di realizzarsi e alla felicità di giungere. Il vero cammino della realizzazione di sé si fonda sull’abbandono di ciò che non siamo, di quello che amiamo e ci rende stabili ma infelici. Otteniamo la reale libertà quando lasciamo andare le situazioni che non riflettono la nostra perfezione, cambiando il nostro modo di rapportarci a queste. Non farlo, invece, conduce a perpetuare il malessere e a vivere in una forma di amore non sana, rinunciando e precludendosi il cammino verso l’autorealizzazione di sé e della propria anima.

Carmen Di Muro

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14/02/18
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08. L’ARTE DI MUOVERE I PROPRI SOGNI

Esiste un posto segreto dentro ognuno di noi, un luogo fecondo in cui germoglia ricchezza e abbondanza. Scoprirlo fa la differenza. Ritrovarlo, ancor di più. Da lì sgorgano sogni, i nostri desideri più intimi, quelle immagini lucide, che parlano il linguaggio sottile del cuore e che poco hanno a che dire con i timori della mente. Eppure nella gran parte dei casi, più che seguire questa energia pura, lasciandoci guidare fiduciosamente lungo la rotta esistenziale, diventa più semplice desistere all’incedere degli eventi, riparandoci sotto il manto spesso delle nostre ansie giornaliere, incastrati in uno stato di sofferenza continuo. La vita è movimento e questo è quanto ognuno di noi ormai sa, conosce. Ma conoscere è diverso da comprendere, ossia dal prendere e dall’abbracciare profondamente dentro di sé, per entrare ed essere flusso di quell’energia tenace che non si esprime con la voce degli affanni, della paura e dell’incapacità di muoversi, ma al contrario è urlo di creazione nell’essere presenti nel qui e ora del nostro mondo emotivo.

Ci siamo mai fermati per un solo attimo a pensare se la strada percorsa sin oggi sia quella giusta? Se le scelte maturate siano state funzionali al nostro reale benessere e le esperienze che stiamo vivendo ne siano diretta emanazione energetica? Ma, soprattutto, se stiamo assecondando realmente il movimento dei nostri sogni?

Esiste un’arte che nulla ha a che vedere con la semplice costruzione materiale, è un’arte più profonda che mira alla bellezza, al prendere coscienza dentro di sé di quanto, il più delle volte, si viva una vita mossa dalla paura forsennata del futuro, della perdita e delle mancanze. Quest’arte è un strumento trasformativo che ognuno possiede, ma che pochi riescono a utilizzare rettamente. È l’arte di riconoscere, generare e muovere i propri sogni nella direzione della fede, della più piena fiducia che il meglio per noi debba sempre accadere e che seppur le esperienze fin oggi vissute siano state dolorose o negative, ciò non può che allargare semplicemente il nostro sguardo verso una consapevolezza più ampia circa ciò che ci ha mosso e ci muove.

La vita non è un nemico da combattere e da cui proteggerci. Il vero nemico è la paura di vivere veramente, di gioire, di mutare e di lasciare ogni nostra più sciocca certezza per aprirci al nuovo, a ciò che di noi non conosciamo e che può renderci realmente liberi dai fili dell’attaccamento alle cose, alle situazioni e alle persone intorno a noi. Solo da questa prospettiva diviene possibile utilizzare gli strumenti alchemici dell’Anima per il passaggio da uno stato di inconsapevole presenza a quello che è invece la “pura presenza a sé”.

È lì che ogni cosa inizia a muoversi, è quello il luogo in cui l’infinito prende contatto con noi e viceversa, il punto di informazione fondamentale che ci dà la possibilità di cambiare totalmente rotta e di muovere l’energia della vita. Esso sgorga dall’oggi, da ciò che si è nell’attimo presente, dall’ascolto e dal peso che diamo a quello che stiamo vivendo e a ciò che dobbiamo ancora vivere. Non nell’ansia e nel timore, ma come magico passaggio evolutivo verso una condizione di pienezza dell’essere realmente padroni del modo in cui vogliamo sentirci.

Questa è la vera presenza: sapere cosa stiamo scegliendo, dove stiamo andando e come stiamo vivendo le nostre esperienze nel bene e nel male. Ciò ci dona anche la misura della qualità e il peso del tempo che ci concediamo. Il tempo è vento che non ritorna più e non rimane, se non in quella memoria che amplifica i toni della paura, quando è vissuto senza consapevolezza. Al contrario la presenza ci offre la possibilità di gustare pienamente degli attimi, dei minuti e delle ore che ci sono concessi; diventano depositari di storie, emozioni e cambiamento nell’inseguire ciò che è realmente importante per noi.

Il mio augurio per questo nuovo inizio è un’esortazione alla vita, a quella vita vera che non si compie nel restare fermi e nel lasciar scorrere tutto, ma nell’essere acqua che fluisce nel movimento e che mantiene fermo il timone dell’esistenza scegliendo la rotta dei sogni. E la meta rimane l’amore, la chiave di ogni vera rivoluzione.

Buon cammino verso un luminoso 2018.

Carmen Di Muro

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10/01/18
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07. IL POTERE DELLA GIOIA

Ritrovare e assaporare la gioia è centrarsi nella profondità del proprio essere, laddove non esiste né inizio né fine, ma si diviene unica essenza con l’amore divino, un flusso di creazione che si innalza su frequenze elevatissime e permette la più profonda trasformazione della vita, verso una visione consapevole tale da sollevarci dalla terra per riuscire a osservare dall’alto del cielo. Da lì, è possibile vedere, attraverso una dimensione più ampia di spazio e di tempo, riconoscendo la propria origine e la direzione verso cui muovere i propri passi.

Ciò avviene nel momento in cui riusciamo a entrare nei meandri della nostra intimità, ad accoglierci, decidendo di trasmutare alchemicamente il dolore in magica pozione di guarigione.

Lasciare dietro di sé qualcosa, recidendo i legami energetici con situazioni, persone e ambienti che ci danno certezza ma al contempo bloccano il nostro vero cammino, è spesso necessario per eliminare ciò che intralcia la strada e per riuscire a chiarire ciò che è veramente importante. Quante volte perdiamo la via che contiene sogni, desideri e bisogni produttivi per la nostra vita, seguendo, senza accorgercene, necessità che appartengono agli altri?

Darsi il permesso di chiedere, di ascoltarsi, di guardarsi dentro, ma soprattutto di scegliere, seppur da soli, quali porte varcare fa la differenza.

Una porta si chiude, ma una nuova realtà si apre attraverso la visione verticale amplificata che aiuta ad accettare attivamente e con fiducia il tempo di lasciar decantare le nostre mancanze, le paure, le sofferenze passate, di elaborare le ferite e intravedere un nuovo cammino verso i luoghi ignoti dell’anima, seguendo le leggerissime orme della gioia di poter essere finalmente altro.

Da questa prospettiva tutto muta, ci si svela e ci si scopre diversi, nuovi, unici rispetto a ciò che credevamo di noi. È in questo gioco – in cui, contemporaneamente, ci percepiamo in un modo o in un altro, in base alle varie tonalità affettive, avvertendoci vivi – che risiede la vera potenza in grado di rompere gli argini fissi della personalità e di orientare le nostre possibilità di esistenza. Il nostro corpo diviene il garante, poiché conosce, comprende e ci interpella costantemente, ricordandoci attraverso il suo linguaggio sottile che esiste una luce di creazione nella parte più minuscola delle sue cellule, capace di riattivare la vita dentro e fuori di noi.

Carmen Di Muro

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29/11/17
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06. LA FISICA DELL’IMMORTALITÀ

Nel corso dei secoli, dai vari ambiti e prospettive del sapere il tema dell’immortalità dell’anima, definita scientificamente coscienza, è stato oggetto di indagine e di dibattito, in quanto l’uomo ha sempre avvertito in sé un anelito di immortalità cercando di trovare risposta a questo intrinseco bisogno naturale.

“La coscienza non è una cosa tra le cose, ma è l’orizzonte che contiene ogni cosa” affermava in maniera lungimirante Edmund Husserl, noto filosofo e matematico di metà ‘800, padre della moderna fenomenologia. Ma Husserl era andato già molto oltre.

Attualmente il lavoro di ricerca sullo spettro della coscienza viene attuato a partire da ciò che è dimostrabile e verificabile empiricamente, e procede dal presupposto che la mente cosciente sia il risultato dell’attività biologica dei neuroni cerebrali. La ragione di ciò è che la maggior parte degli scienziati tradizionalisti considera la coscienza come un epifenomeno, ovvero come la risultante di numerosi processi elettro-chimici microscopici che avvengono a livello corticale.

Eppure la coscienza non è creata dal cervello e non è semplicemente il risultato di una reazione molecolare e di processi chimici, ma è il nucleo essenziale della natura, è ciò che i fisici quantistici chiamano Campo Unificato. La teoria del Campo Unificato identifica un singolo campo di intelligenza alla base di tutto: mente e materia.

Stando a ciò, i fisici teorici hanno notato che quanto più si spingevano nello studio profondo dell’universo, tanto più questo appariva astratto, puro essere, pura potenzialità, pura coscienza astratta consapevole di sé, che s’innalza in onde di vibrazione per dar vita alle particelle, alle persone, alle cose osservabili e a tutto ciò che ci circonda. Ciò significa che tutto ciò che esiste in natura fa parte della stessa fonte dell’esistenza, dell’Uno, da cui tutto si genera e prende avvio.

La coscienza esiste al di fuori degli usuali vincoli dello spazio/tempo e sfugge alla tradizionale comprensione delle leggi della fisica classica. Essa è energia non locale e il suo campo d’azione non va concepito entro i confini del corpo fisico ma al contrario, in modo esteso all’infinito, non esaurendosi a livello dell’interno, ma trovandosi ovunque.

Tale principio è ciò che anima le avveniristiche concettualizzazioni di “neurodinamica quantistica” di due scienziati di fama mondiale, lo studioso americano Stuart Hameroff e il fisico inglese Roger Penrose i quali, partendo dalla visione del nostro cervello come un computer biologico equipaggiato da una rete di informazione sinaptica composta da più di 100 miliardi di neuroni, sostengono che la nostra esperienza di coscienza sia il risultato di vibrazioni quantiche che avvengono nei microtubuli, ovvero strutture intracellulari che costituiscono l’ossatura dei nostri neuroni e che governano le funzioni cerebrali, collegando i processi neuronali ai processi di auto-organizzazione nella struttura quantica proto-cosciente della realtà. Questo processo è stato definito con il nome di “riduzione obiettiva orchestrata” (o teoria Orch OR, da Orchestred Objective Reduction) e spiega come si genererebbe un atto di coscienza sulla base di informazioni quantistiche.

Ciò starebbe a indicare che con la morte fisica i microtubuli perdono il loro stato quantico, ma le informazioni in essi contenute non vengono distrutte. In parole povere, quando il cuore smette di battere, l’informazione quantistica contenuta all’interno dei microtubuli non viene annullata, ma riconsegnata al cosmo, a quel Campo Unificato di Coscienza, a quella matrice che tesse le trame di un legame spirituale tra tutte le cose dell’universo, essendo tutti parte di quest’unica fonte di Intelligenza e Informazione Divina. Per esempio, se un paziente ritorna in vita dopo un’esperienza di coma, di arresto cardiocircolatorio o respiratorio, l’informazione quantistica torna a legarsi ai microtubuli, facendo avvertire alla persona le famose esperienze di premorte, meglio note in termini scientifici come Near Death Experience (NDE).

L’anima o coscienza, quel principio che ci rende presenti a noi, nel qui e ora della vita, è perciò molto più che il prodotto della semplice interazione dei neuroni nel cervello, ma è della stessa composizione vibrazionale dell’universo, una formazione naturale presente fin dall’inizio nella materia che arriva alla sua piena e completa essenza nell’uomo acquistando sempre più ordine e informazione, nell’interazione continua e costante con la sorgente della creazione a cui appartiene che altro non è che Amore. Questa è la vibrazione prima, l’elemento di base che penetra il tutto rendendoci parte inscindibile di quell’Uno da cui tutto prende forma e si genera.

L’amore è l’essenza della nostra anima, il flusso di fondo che permea tutto l’universo permettendogli di realizzarsi e manifestarsi in modo armonico e reale. Ed è proprio questo l’anelito fondamentale della nostra vita, quel legame potentissimo con la fonte stessa della creazione che ci conferisce quella scintilla di immortalità che non si spezza con la dipartita materiale, ma che continua a esistere e a realizzarsi oltre lo spazio e il tempo, seppur in una forma e su un piano dimensionale completamente diverso da quello concreto.

L’immortalità è racchiusa in ognuno di noi, manifestandosi costantemente, e possiamo godere della sua luce nel momento in cui ci voltiamo alla gioia. Gioia perché la vita è questo, gioia che è il continuum tra il qui e il lì, dove non esistono separazioni spazio-temporali, ma solo unione nell’energia di questa vibrazione potentissima che ci innalza verso l’infinito.

Carmen Di Muro

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31/10/17
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05. RIALLINEARE I CAMPI ENERGETICI…

RIALLINEARE I CAMPI ENERGETICI ATTRAVERSO LE EMOZIONI

Cosa, se non l’emozione in sé, è quel vento sottile di cambiamento che soffia tenace dentro di noi, donandoci il fiato necessario per muoverci? L’emozione è il dinamismo della vita. Essa è energia racchiusa in fondo al nostro petto che ci intona su una determinata frequenza, rendendoci compartecipi della realtà e modulando il nostro accadere nel mondo passo dopo passo. Non saremmo vita senza emozioni.

Da sempre considerate come risposte biologiche che l’essere umano mette in atto per far fronte a stimoli specifici esterni, precisando in ogni momento il dominio d’azione dell’organismo, dal punto di vista energetico esse perdono la loro connotazione di prodotto assumendo invece una nuova funzione. Esse sono essenziali, sono la prima indicazione sui moti e sui sussulti del nostro spirito. Noi non produciamo emozioni in base a situazioni specifiche, ma siamo l’emozione stessa.

Siamo esseri eternamente situati emotivamente. Le nostre emozioni ci conducono, parlano e mettono in risalto a livello sottile ciò che la nostra anima sperimenta e vuole comunicarci.

Quando ci emozioniamo, netta è l’attivazione corporea sia interna che esterna. È la nostra carne a segnalarci che qualcosa sta accadendo. Questo accadere è spesso attribuito alla situazione intercorrente, perché siamo ancora troppo inclini a credere che siano gli eventi a farci emozionare e non viceversa. Questa falsa credenza ottenebra il vero senso di quello che in realtà l’emozione vorrebbe dirci: ossia se stiamo permettendo o meno alla nostra energia di dare manifestazione alla realtà desiderata o ci stiamo accordando con campi di forza esterni che disturbano il nostro procedere.

Tutte le emozioni se vissute pienamente sono funzionali per il nostro benessere. Solo quando sono presenti in modo invasivo, e con maggiori emozioni negative rispetto a quelle positive, qualcosa non sta andando come dovrebbe andare. Esse ci stanno informando che blocchi energetici si sono sedimenti dentro noi, ostacolando il flusso benefico della vita.

Che significa questo? Significa che essendo sottoposti all’incessante flusso di energia perenne, essendo veri e propri emittenti e riceventi di onde, emettiamo vibrazioni potentissime sia nei confronti del nostro corpo fisico sia nei confronti dell’ambiente e di tutte le persone che lo popolano. Questi, a loro volta, captano l’energia in entrata prodotta e, in base alla propria singolarità e alle vibrazioni emotive predominanti in quel determinato arco di vita, si accordano o meno a noi.

Ciò vuol dire che nel momento in cui entriamo in contatto con persone e con ambienti in cui c’è un eccesso di energia di polarità negativa, a lungo andare le nostre tonalità emotive, se ignorate, si abbasseranno gradatamente fino a sintonizzarsi completamente con quelle della fonte di emittenza, andando a produrre uno squilibro a livello dell’energia del nostro campo elettromagnetico personale. Questo avvelenamento vibrazionale, a lungo andare, non potrà non ripercuotersi sul sistema psiche-soma e conseguentemente sulla realtà. Il corpo, come pure le nostre esperienze di vita, diventano l’ultimo baluardo dove si esprimono e si ripercuotono le fitte dinamiche energetiche insite nel nostro agire.

Quando siamo in ambienti caricati da energie di bassa frequenza quali il livore, la rabbia, la competizione, l’invida e così via, il nostro stato emotivo, se non ben centrato, si manterrà costante nel sentire soltanto sensazioni disturbanti e non piacevoli, divenendo produttore della stessa frequenza che, a lungo andare, si radicherà, diventando una modalità personale incentrata sull’iperconoscenza di emozioni estremamente basse e disturbanti. Comprendere questo meccanismo significa permettere ai campi di forza presenti dentro e fuori di noi di riallinearsi, e alla salute e al benessere di manifestarsi su più livelli.

Concepire le emozioni come campanelli energetici d’allarme, nonché sprigionarle nel bene e nel male, significa ripulire immediatamente le nostre componenti materiali avvelenate dalla presenza di basse vibrazioni, permettendo al flusso dell’anima di esprimersi nuovamente, malgrado la sofferenza e le esperienze di vita dolorose.

Carmen Di Muro

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3/10/17
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04. RAGGIUNGERE I PIANI VERTICALI DI COSCIENZA

Tutto si evolve, tutto risuona sul medesimo campo e accordo che noi compiamo nello scegliere passo dopo passo la direzione da seguire. Quella strada che ci porta verso la scoperta dei luoghi dell’anima dove non c’è passato, né presente, ma ogni attimo diventa necessario per raggiugere e calibrare il movimento della vita verso l’alto.

I piani verticali sono ciò a cui noi tutti ascendiamo. I piani verticali sono quelli dell’evoluzione spirituale. Essi ci mettono in condizione attraverso le esperienze vissute, soprattutto le più dure, di fare un salto di completezza verso una coscienza sempre più allargata che riporta su nuove dimensioni esistenziali. Tanto più riusciamo ad assecondare la spinta evolutiva, tanto meno badiamo e diamo importanza alla materialità della vita, che è pur vero ci appartiene, ma al contempo è solo mezzo che consente di anelare e raggiungere la crescita.

La forza che permette tutto questo, l’ascesa grandiosa verso le trame dell’infinito, è rappresentata dall’amore. Amore che significa dare attenzione a ciò che il cuore ci chiede nel portarci avanti, e non indietro, in ciò che ognuno di noi è venuto a compiere in questa vita preziosa.

Quando ci arrestiamo, quando smarriamo il senso profondo di questo processo di crescita a cui siamo chiamati, tutto si arresta e la vita continua a fluire senza il nostro accordo. Sorgono i problemi, le cose ci sfuggono di mano, gli accadimenti della vita sembrano prendere il sopravvento. Ed è proprio allora che arriva la sofferenza, quel punto di non ritorno in cui la confusione per ciò che siamo chiamati ad agire ci attanaglia. Ognuno ha una via diversa.

Predisporsi verso ciò che brilla di più per noi diviene la strada. Giorno per giorno partendo dalle piccole cose, da tutti quegli interessi che sembrano rispecchiare meglio il nostro attimo presente.

E l’anima ci illumina il percorso urlando a gran voce: “Non disperdere il tuo sentiero dorato, quello privilegiato, quello che ti spinge a battere direzioni nuove e inesplorate, ma abbi il coraggio di farlo impegno improrogabile, per assecondare la spinta pulsante della vita che ti invita alla crescita e all’ascensione perenne verso la Luce. È questo il compito di ogni essere umano, compito che si traduce giorno per giorno nel dare congiuntamente valore a ciò che è la tua predisposizione più profonda e personale”.

Carmen Di Muro

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30/08/17
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