Anima Psico-Quantica

Le dinamiche vibrazionali dell'anima

Si può essere sani e felici? Ognuno di noi è padrone di una realtà riflettente che parla di sentimenti e pensieri le cui radici sono al centro del petto, nel moto infinitesimale della galassia emozionale, l’unica vera forza capace di irradiare la strada del benessere e della guarigione dentro di noi. Il percorso multidisciplinare che conduce nei meandri delle bizzarre dinamiche energetiche, mettendo sotto i riflettori l’uomo come creatore attivo della realtà, è il palpitante mondo quantistico in cui la vita vibra. L’anima diventa la via.

Carmen Di Muro

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17. IL CAMBIAMENTO È NEL CUORE…

Il cambiamento è nel cuore, non in una nuova pagina del calendario

A molti piace pensare all’esistenza come pagine di un calendario da sfogliare: ogni giorno, mese e anno come sequenze di un capitolo di un grosso libro che termina per aprirne uno nuovo, più ricco e colmo di segmenti, attimi di esperienza che in sé punteggiano la vita tracciando la nostra rotta esistenziale nel tempo.

Cosa riserverà il nuovo anno? Sarà clemente il nuovo tempo?

L’esistenza umana, nella sua bellezza e nei suoi miglioramenti dipende da noi.

C’è sempre un nuovo tempo, per vivere, per amare, per gioire, e anche per immergersi nel dolore, quello profondo, che spezza il fiato e che ci riporta a contatto con il suolo della nuda terra, disperdendo le altezze. Quei momenti, in cui è racchiusa la summa dell’informazione circa ciò che stiamo sperimentando, sono i tempi dell’anima, trascritti nella mente e nel cuore, i punti non cedibili che mettono in asse il nostro personale destino nelle caselle dell’agenda della vita. È da questi che si dipanano strade e dimensioni alternative di esistenza che rimescolano il nostro procedere in direzioni completamente nuove e inesplorate. Ma, per paura di sapere chi siamo veramente, il più delle volte non badiamo a questi punti di snodo essenziali, facendo sì che i nostri occhi e il nostro cuore rimangano chiusi rispetto a infinite realtà parallele che ci circondano e che siamo chiamati a scegliere per attuare cambiamenti significativi di rotta. Attribuiamo all’esterno ciò che invece parte e si dipana solo dall’interno.

Saltando le pagine del grosso libro dell’avvenire il tempo scivola di mano, riproponendoci situazioni che rendono il cammino pesante e sempre uguale. Eppure in ogni pagina è trascritta quell’informazione necessaria che permette di aver accesso alla sezione successiva, di capirla, comprendendola profondamente con saggezza, di imparare e di avere una base solida per ciò che verrà dopo. E come i libri di studio, così si snoda la nostra vita. Nel momento in cui saltiamo dei capitoli e non diamo attenzione agli insegnamenti che ne sono alla base, perdiamo il senso di ciò che verrà e tutto apparirà complesso, nell’incertezza e nel più amplificato senso di smarrimento. C’è una cosa che più di tutte rende ogni essere umano profondamente triste: essere costretti ad accettare una vita senza significato. La vita è ciclica, tutto si muove nel cambiamento perenne. Le stagioni, i cieli, i colori, le circostanze e le situazioni intorno a noi nascono per poi scomparire e ritornare seppur in forme completamente diverse.

In tutto questo non è l’esterno a far da padrone, ma siamo noi, che attimo dopo attimo possiamo scegliere di generare e di creare realtà felici, nella piena e più consapevole presenza di muovere le cose in accordo con l’universo stesso, attraverso il potere di mutare in rapporto a ciò che ci circonda, non nella stasi ma nell’azione perenne, senza trattenere né fermarsi, lasciando fluire il tutto e al contempo essendo flusso che scorre perpetuamente nell’unione con gli altri. Ciò arriva nel giorno in cui riusciamo ad appropriarci del potere del cuore, di quell’organo meraviglioso che traduce sempre i silenzi più profondi in battiti che scandiscono l’amore. Quell’amore che ci dà la possibilità di svegliarci, di voltare pagina coscientemente e di scrivere a ogni nuovo passo il contenuto attraverso la scelta consapevole delle nostre emozioni da vivere. E per noi che ci nutriamo di emozioni, sentire e ascoltare è di vitale importanza, in quanto ci aiuta a realizzare il cambiamento rendendolo esprimibile sotto forma di realtà collettiva.

Non è, quindi, voltando le pagine del calendario che possiamo aver accesso al nuovo, ma modificando la frequenza del nostro personale percorso che finisce per dar corpo alle nostre esperienze e che influenza il mondo circostante che si adatta e fiorisce rapidamente. Cambiando i pensieri, le emozioni, i modelli e le credenze nei confronti di noi stessi e degli altri in accordo al flusso alchemico dell’anima possiamo mobilitare possenti energie trasformative. La persone che dicono “io sono fatto così” stanno di fatto precludendosi la strada che porta al miglioramento, al benessere e alla serenità sia individuale sia collettiva. Tale rigidità è come un macigno che grava sull’anima. Chi agisce così non solo non usa le proprie ali per spiccare il volo, ma rimane addirittura schiacciato a terra dal suo stesso modo di vedersi. Il cambiamento è vita e la vita è un continuo fluire di evoluzioni e transizioni. Assumersi la responsabilità di se stessi significa comprendere che qualsiasi azione e comportamento si metterà in atto avrà delle conseguenze non solo su di me ma, e soprattutto, su chi mi è vicino. Non ci sono alibi, ognuno di noi ha sempre la possibilità di scelta producendo cambiamenti nel bene e nel male.

Che ognuno usi responsabilmente la luce del proprio cuore per creare un anno migliore.

Buon e luminoso 2019!

Carmen Di Muro

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8/01/19
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16. “ABBASTANZA” O “ABBONDANZA”?

Se faremo quello che abbiamo sempre fatto, otterremo quello che abbiamo sempre avuto.

Quante volte ci abbandoniamo a comode esternazioni del tipo, “non cambia nulla”, “va tutto storto”, “che sfortuna”? E quante volte spostiamo lo sguardo dall’interno utilizzando come alibi l’esterno?

Forse perché non ci siamo mai chiesti veramente se siamo individui di “abbastanza” o di “abbondanza”.

I primi sono quelli che, non di rado, pensano “a tutti va bene tranne che a me”, mantenendosi sempre sull’orlo di un equilibrio instabile. Basta un lutto, una malattia importante, una separazione, un tracollo economico, e a volte anche delle banali avversità, per mostrare tutte le loro debolezze, dimenticandosi di se stessi e dei propri sogni per accontentarsi di ciò che gli impone la vita, con rassegnazione e vittimismo.

I secondi invece, non si accontentano. Sono alla ricerca costante del proprio sé, comprendendo che, seppure la vita accade nel suo perenne fluire, c’è sempre un tempo per lasciar decantare la sofferenza, per evolvere, anelando alla fiducia e alla certezza di realizzare concretamente i propri desideri. Essi si contrappongono con ardore all’atteggiamento impaurito e difensivo degli “abbastanza”, cercando sempre il meglio, progettando, ideando e lanciando nuove sfide oltre tutto e tutti per sovvertire ciò che avvertono come negativo in opportunità di cambiamento e crescita. Non si frappongono alla stasi lottando, ma andando oltre, utilizzando il loro massimo potenziale per influenzare positivamente la propria esperienza, essendo disposti a plasmarsi repentinamente a ogni situazione, senza lamentarsi, abbattersi o costringere gli altri a cambiare con loro. Hanno però la certezza che la loro energia influenzerà tutto ciò che li circonda.

Gli “abbondanza” sono in continua uscita dalla zona di confort, laddove invece gli “abbastanza” si fermano nel subire un lento e inesorabile detrimento che li porta alla totale insoddisfazione, che a sua volta amplifica i timori e le ansie, chiudendoli in una gabbia sempre più incolore e inodore.

Ognuno di noi può essere un individuo di abbondanza. Può scegliere a ogni attimo di esserlo, comprendendo come non sia una questione di ricchezza a fare la differenza, ma di felicità, soddisfazione e di gioia.

E il cammino verso la gioia e l’abbondanza è un’esperienza che si rinnova quotidianamente, che necessita di impegno costante nel procedere verso quella lunga via che conduce all’anima. Questo cammino seppur faticoso, poiché in salita, ci riserva bellezze sconfinate una volta arrivati in cima a quel monte che ci appare impervio e difficile da scalare. Meta che, a volte, costa sofferenza nel dover trasportare sulle spalle i pesi contenuti nel nostro zaino. Queste zavorre altro non sono che i vecchi legami, tracce di esperienza che solcano e chiudono il cuore, e nel viaggio di riscoperta creano il dubbio circa la direzione da seguire.

Abbandonare lungo il percorso ciò che provoca e arreca peso alla nostra andatura, concretamente, vuol dire liberarsi dal passato che ha determinato in modo invasivo il nostro modo di essere e la nostra infelicità. Significa guardare in se stessi, nel proprio cuore, dove sono racchiuse le memorie emotive della nostra esistenza, spogliandoci di ciò che siamo stati e cambiando la nostra energia rispetto a persone e situazioni che agiscono in noi, avvelenandoci. Comprendere a cosa sia dovuto il peso dello zaino significa non aver paura di incamminarsi verso il futuro, pur intraprendendo il tragitto in totale solitudine.

Eppure soli non siamo, in quanto accanto a noi abbiamo compagni preziosi di viaggio. Abbiamo il coraggio, la forza, la fiducia e la perseveranza nel tenerci centrati nella serenità d’animo, che ci consentirà di spogliarci gradualmente da tutto ciò che non si addice più al nostro nuovo ruolo di viaggiatori. Solo lungo il cammino scopriremo che questi sono alleati e amici importanti, soprattutto in quei momenti di sconforto che è perfettamente naturale che ci si trovi, ogni tanto, a sperimentare. Ci sentiremo forti, seppur apparentemente deboli, ci sentiremo liberi, seppur con lo zaino pesante. Avremo scelto la strada da seguire, con il meglio di noi che ci accompagna, decidendo di prenderci cura di quel meglio, di nutrirlo, di farlo crescere, di farlo uscire fuori, per rendere la nostra vita migliore, nonostante tutto. E la vita risponderà a questa nostra intenzione, ci asseconderà, ci accompagnerà e migliorerà, giorno dopo giorno con noi, regalandoci abbondanza.

Carmen Di Muro

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21/11/18
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15. LA MISSION: RISVEGLIARE LE TRACCE ENERGETICHE DEL DNA

Ognuno di noi ha una strada segnata, ed è portatore di una missione esistenziale, a cui è chiamato a ricalcarne le orme giorno per giorno.

Per missione si intende il fine principale che abbiamo in questa vita: un appagamento di anima e mente, che sin dalla nascita ci indirizza verso quei modi di essere che più si addicono alla nostra natura, così che nel tempo si affermi. Uno sviluppo pieno e positivo è ciò che fa emergere i cosiddetti talenti, ossia quelle tracce scritte e contenute in noi, filoni energetici, in cui trova massima espressione l’anima, che nel corso della propria maturazione sprigiona singolari caratteristiche così da tracciare il suo destino.

I talenti possono o meno emergere in virtù dell’ambiente energetico in cui nasciamo, cresciamo e viviamo. Contesti di bassa frequenza vibratoria ritarderanno se non addirittura annulleranno l’emergere di queste potenzialità innate. Esse possono esprimersi nel momento in cui vibrazioni di alta frequenza vanno a toccare le tracce energetiche scritte nel DNA permettendo un accordo che, in risonanza con l’ambiente, potenzierà le qualità funzionali per farci strada e portare a compimento il nostro reale obiettivo di vita.

Ogni individuo che si trova nel qui e ora del mondo, non è inserito in un determinato contesto per caso, ma possiede in sé una mission specifica che lo contraddistingue e che allo stesso tempo gli permette di collegarsi a una mission generale. Il filo conduttore che unisce e genera è rappresentato dalla vibrazione prima, ossia dall’amore. È questo l’obiettivo universale che ci rende parte e tutto di questa esistenza. Amore che lega una persona all’altra, un evento all’altro e permette di creare la bellezza e la realtà in modo completamente rinnovato. Questa è la meta comune, a cui ogni essere umano è chiamato a compartecipare. Immaginiamoci come tanti piccoli pezzetti di un puzzle che daranno manifestazione alla rappresentazione grafica contenuta sul tabellone. Il disegno finale sarà rappresentato dalla mission universale, ossia dall’amore, che unirà tutti i pezzi in modo tale che la composizione possa pian piano delinearsi concretamente.

Ogni elemento del quadro, però, ha una mission particolare, il piccolo è funzionale al grande, e ognuno ha la sua funzione unica, i giusti denti per l’incastro e nessuno è simile e uguale all’altro. Nel momento in cui uno di questi si perde, o viene incastrato per sbaglio nel posto non adatto, il disegno non prenderà forma e la mission universale non troverà compimento. Il talento è necessario a questo. Ci offre la possibilità di far emergere le nostre particolarità, attraverso le quali contribuire alla realizzazione di uno scopo più alto che si esprime nel bene comune e collettivo. Bene volto a una rinascita verticale, che parte dapprima da un rinnovamento interiore, per poi riversarsi e illuminare ad ampio spettro la realtà intorno a noi. Chi in un modo chi un altro è chiamato ad esprimersi pienamente (che sia attraverso il lavoro, un hobby, una passione). Esprimersi vuol dire dare libero impulso al bisogno più profondo dell’anima, varcare quella strada tracciata che ognuno di noi possiede nella sua essenza più intima. Tutti siamo qui con uno scopo ben preciso. Ogni tassello contribuisce a rendere il mondo meraviglioso, attraverso le sue potenzialità. […]

Un’energia di luce, trascritta e silente nel DNA, emerge, meravigliando.

Riconoscere i propri bisogni, significa a livello concreto accordarsi con le frequenze prime contenute nell’universo, con delle situazioni che vadano a potenziare l’espressione di capacità, che molto spesso, non sappiamo neanche di possedere nelle nostre corde a causa di un ambiente depotenziante e privo di stimoli. Voltarsi alla gioia, assaporarla e sentirsi pezzetto indispensabile dell’esistenza, ci rende capaci di scoprire in noi il tra “sé e sé”, quel luogo tutto nostro in cui prendiamo consapevolezza dell’inclinazione dell’anima, imparando a riconoscere la sua voce che ci parla e intona alla bellezza, ad accorgerci di quei piccoli segni che indirizzano verso la strada e l’energia da seguire per vivere pienamente.

Carmen Di Muro, estratto dal libro Anima quantica

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9/10/18
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14. DOVE FINISCE IL CAMPO DELL’ALTRO E DOVE INIZIO IO?

Immaginiamo un’altalena, che nel suo movimento oscilla da una parte all’altra rimanendo centrata sull’asse della struttura che le permette di essere bilanciata nel suo moto fluttuante. Stesso vale per noi, esseri straordinari di anima, psiche e corpo, che nel nostro continuo procedere siamo sintonizzati con il mondo in uno scambio costante. È questa apertura, che ontologicamente possediamo, a permetterci di essere parte attiva nello splendido viaggio chiamato esistenza e di scegliere la direzione da solcare. Eppure, molto spesso, per quanto a livello razionale possiamo credere di essere autori del nostro percorso di vita, non sempre a livello profondo siamo liberi da quei vincoli invisibili che ci ostacolano rendendo il cammino più arduo da seguire. La vita ci chiama in ogni istante a scegliere chi essere.

Molto spesso, però, ci si ripiega su scelte e obiettivi che non ci appartengono a livello profondo, in quanto modellati velatamente su volontà, scelte, ambizioni degli altri significativi per noi, da cui traiamo la nostra stabilità personale. E su questi planiamo figurandoci una falsa immagine, specchio di ciò che ci rimanda l’esterno e non l’interno. Lo scarto tra ciò che realmente siamo, e ciò che invece pensiamo di essere, si nota nel momento in cui non ci sentiamo degni e all’altezza dei nostri sogni. Questi spesso cadono lasciando spazio alla realtà che mostra che siamo stati incapaci nel raggiungere ciò che più avevamo a cuore. Forse non ci abbiamo creduto abbastanza? O forse senza saperlo stavamo scegliendo vie energetiche sbagliate?

Sorgono le ansie, una morsa invisibile ci inchioda, bloccando la nostra totalità e non lasciandoci nessuna via di fuga. L’ansia è una bussola concreta, l’energia di fondo che ci dirotta in quella tensione perenne tra passato e futuro: anticipando ciò che deve venire e, allo stesso tempo, cristallizzandoci nella paura di un passato che non vogliamo rivivere. Essa è frutto di diverse dinamiche interiori e delle relazioni che intessiamo con gli altri, al di sotto della quale c’è sempre un groviglio emotivo celato, che molto spesso viene inibito nel suo manifestarsi, soprattutto quando trova origine nei confronti di “quell’alterità” significativa da cui ci lasciamo sottilmente direzionare e che, senza saperlo, diventa fonte di emozioni sia positive che negative. Quando accade questo, siamo sull’uscio del malessere, dell’instabilità e al cospetto pervasivo di sedimenti emotivi nocivi che compromettono la formazione dei nostri pensieri, che cadono nel circolo vizioso del “non sono capace, non sono all’altezza”.

Infatti, la presenza dominante degli altri molto spesso, più che darci stabilità, ostacola la nostra massima espressione e ci “con-fonde”, rendendoci incapaci di fare scelte autonome e di rivolgere la nostra attenzione sulle priorità. Nel costante incedere, non ci accorgiamo che gli altri prendono il sopravvento. Ciò avviene sempre a livello vibrazionale, in quanto il passaggio delle informazioni, da una fonte all’altra, sotto forma di frequenze è continuativo. Assorbiamo come grosse spugne pensieri, emozioni e ciò che l’ambiente ci invia a livello frequenziale, pensando nella maggior parte dei casi che sia nostro e non di qualcun altro a cui abbiamo dato il permesso di orientare sottilmente la nostra vita per sentirci più al sicuro. Pertanto, dove finisco io e dove inizia l’altro? Questa è la domanda che deve guidarci e farci prendere atto che in questa dialettica costante si gioca gran parte della nostra esistenza.

Queste cariche hanno potere di influenzarci solo nel momento in cui noi gli permettiamo di toccarci per timore di non farcela da soli. Sentirsi confusi e in balia del caos interiore è il segno concreto dell’assottigliamento dei nostri confini energetici che si sono con-fusi con l’energia dell’altra persona. Pensieri, emozioni e sentimenti disturbanti diventano manifestazione e segnale evidente dell’essersi accordati inscindibilmente a quest’energia in entrata. Questo è il processo profondo che ostacola la nostra massima espressione verso la realizzazione e il benessere personale. Come e cosa fare in questi casi?

Fermarsi, dando spazio a quella voce sottile in fondo al nostro petto che svela la nostra profonda sensibilità, imparando a dar ascolto alle sensazioni che ci fanno sentire ad agio nel mondo, così da non perderle, ma farne presenza stabile che ci direziona. Quando il nostro cuore è centrato nella serenità, ogni cosa può compiersi perché non c’è moto del mare altrui che possa scuoterlo, ma al contrario l’acqua calma dell’oceano emotivo permette di generare, rendendoci forti e saldi nella nostra identità così da condurci in vetta.

Carmen Di Muro

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4/09/18
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13. RICONOSCERE E NEUTRALIZZARE CHI CI RUBA ENERGIA

CENTRATURA EMOTIVA: RICONOSCERE E NEUTRALIZZARE CHI CI RUBA ENERGIA

Quante volte è capitato di sentirci deboli e sfibrati, percependo un calo di energia vitale, senza una causa apparente? Un maremoto di sensazioni spiacevoli capaci di far crollare gli argini che nel tempo avevamo fissato come punti fermi e di equilibrio?

Da esperti marinai, non di rado, cediamo inconsapevolmente il comando al mondo circostante, permettendogli di dirigerci nel bene e nel male e, di conseguenza, di derubarci linfa preziosa. Questo accade soprattutto quando siamo in presenza e intratteniamo rapporti con “ladri di energia”, detti anche “parassiti psichici”, persone che attingono alle nostre risorse interiori sfibrandoci profondamente con la loro sola presenza. Questi sono individui che con i loro bisogni, le loro continue richieste invadono il campo personale dell’altro, soprattutto quando questo è una persona sensibile, che per timore di deludere chi lo circonda diviene “complice” delle sottili manipolazioni affettive che ripetutamente gli vengono inferte sotto forma di lamentela, di commiserazione e compatimento.

I ladri di energia attingono alle nostre riserve psichiche trovandone beneficio, nel momento in cui si è ignari della loro presenza nella nostra esperienza quotidiana. Quanti di noi agiscono costantemente in funzione degli altri e non per sé? Quanti di noi hanno bisogno di rassicurazioni e consigli continui da persone che non li hanno chiari, in primis, per se stessi? Mantenere queste presenze centrali nella nostra vita, invece di donarci stabilità, drena forza indispensabile per dirigerci verso ciò che abbiamo più a cuore.

Però, attenzione! Non basta solo il contatto coatto e ravvicinato o il perpetuo assecondare le loro richieste per derubarci!

Nel dinamico mondo dei quanti di comunicazione non locale, anche il semplice richiamo psichico è in grado di produrre un dispendio di energia, togliendoci la possibilità di occuparci di cose che riguardano esclusivamente noi. Facciamoci caso: quanto tempo il nostro panorama mentale è impegnato nella ruminazione di pensieri nei confronti di chi ci chiede attenzione, oppure di chi non tolleriamo, ma a cui non sappiamo dire di no, pena il giudizio? Questo processo si realizza a prescindere dal luogo, e non necessita della presenza effettiva dell’altro, poiché ci accordiamo istantaneamente attraverso la sfera energetica dei sentimenti, dei pensieri e dei nostri stati d’animo.

Immaginiamo il nostro corpo come una ricetrasmittente che emette messaggi e che, allo stesso tempo, riceve informazioni da parte dell’ambiente. Il trarre informazioni non è un processo statico in quanto durante il passaggio le frequenze in entrata si andranno ad accordare inscindibilmente con quelle contenute nel ricevitore. Quando risuoniamo con le basse frequenze vibratorie di queste persone, ciò che avvertiremo a livello di primo malessere sarà uno stato d’animo disturbante. Esso, in quel momento, veicola il messaggio circa l’energia che ci sta toccando, o ancor meglio, ci informa che le basse frequenze con cui abbiamo contatto, fisico o psichico, si stanno accordando alle nostre e che, pian piano, sintonizzandoci in modo continuativo con fonti di emittenza difformi, si creerà una guaina di energia spuria nel nostro campo energetico vitale, impedendoci di ricollocarci e di richiamare vibrazioni alte. Compiutamente questo significa bloccarsi per aver dato accesso a frequenze disarmoniche, la cui ampiezza andrà a toccare tutto ciò con cui entrerà in contatto, compreso il nostro corpo fisico che, con il tempo, manifesterà lo scompenso energetico sotto forma di indebolimento e carenza di forze.

La consapevolezza diviene fondamentale al fine di riconoscere e neutralizzare queste energie. Ma come fare?

La risposta potrebbe snodarsi prendendo come esempio l’arte del “Tai Chi Chuan”, antica disciplina psicofisica cinese basata sui principi della filosofia taoista dello Ying-Yang, l’eterna alleanza degli opposti. Nata come sistema di autodifesa, Tai Chi Chuan significa letteralmente “suprema arte di combattimento” e si basa sul controllo e la difesa dalla forza, ovvero opporsi alla potenza meccanica, ma non usando altra forza, ma al contrario la fluidità, la morbidezza, l’impermeabilità, centrandosi sulle proprie radici, nonostante l’energia del mondo e di chi circonda si muova e ci tocchi continuamente.

Proprio prendendo spunto da quest’antica arte, possiamo capire, che sebbene tutto si muove intorno a noi, la nostra energia può rimanere ferma e centrata. Dove? Su sentimenti, valori e convinzioni positive, aspetti che sono funzionali all’evoluzione e alla crescita, malgrado chi ci circonda veicoli messaggi negativi. Sta a noi avere la capacità di rimanere immobili con le nostre strutture fondanti, ben piantate a terra dando attenzione a sé e non facendosi influenzare. L’immobilità nel Tai chi, come nella vita, è solo una conseguenza di un’azione di fluidità e di morbidezza in risposta agli stimoli esterni. Difatti ciò ci insegna a “neutralizzare l’avversario” (energia che impatta su di noi) molto più facilmente essendo fluidi, piuttosto che contratti, imparando a percepirlo e a conoscerlo e lasciando che la sua energia scorra senza trattenerla, così che non ci derubi di risorse preziose.

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Carmen Di Muro

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9/07/18
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12. LA TUA ENERGIA MI IRRITA A PELLE

CONSAPEVOLEZZA EMOTIVA: LA TUA ENERGIA MI IRRITA A PELLE

Mi irrita a pelle!” Quante volte questa frase è risuonata in noi, lasciando un velo di fastidio nella nostra mente e sul nostro corpo?

Non di rado ci accade di sperimentare situazioni di questo genere senza comprenderne il senso e sorprendendoci per aver avuto comportamenti poco cortesi con chi non ci ha fatto apparentemente nulla. Eppure, un motivo c’è, e seppure questo sfugga alla nostra vista non è detto che sfugga al nostro mondo emotivo. L’ago puntatore della nostra energia interiore non sbaglia, ma è una fonte inesauribile di informazioni preziose capaci di svelarci quegli enigmi che appartengono alle leggi del mondo invisibile. Enigmi che riguardano noi, ma anche l’altro e i relativi campi energetici che in un determinato momento si interconnettono.

Siamo network biologici sottoposti all’incessante flusso di vibrazioni provenienti dalle persone che incontriamo, nonché da quelle dell’ambiente di vita quotidiano.

Mettendoci in rapporto con chi ci circonda gli attribuiamo, senza accorgercene, delle caratteristiche conformi alla percezione personalissima che abbiamo del nostro modo di sentirci, ma nel momento in cui le nostre frequenze toccano il campo energetico altrui inevitabilmente ci sarà un passaggio di informazioni sottili diverse da quelle attese. Esse saranno depositarie di tutta una serie di movimenti energetici che la persona sta compiendo, una sorta di mappatura della storia dell’individuo nella sua complessità di pensieri, emozioni e sentimenti rispetto a ciò che sta vivendo in quell’arco esistenziale. Il fastidio sopraggiunge quando il nostro campo risulterà poco coerente rispetto alle frequenze di campo di chi stiamo incontrando, causando un’interferenza di contenuti tra noi e l’altro, che non sapremo cogliere coscientemente se non come un sentire di “fastidio a pelle”.

Che qualcuno ci infastidisca non significa però che questo sia un male per noi. Al contrario l’altro diventa una fonte importantissima per comprendere quanto entrambi viaggiamo su informazioni che non rispecchiano la stessa frequenza energetica. Pertanto, i cambiamenti repentini di umore che a volte è difficile spiegarsi acquisiscono senso in virtù di questa modalità perché l’altro diventa sì portatore di messaggi depositari della sua storia, ma al contempo raccontano di noi, della nostra energia e di come questa si stia manifestando nelle varie dimensioni della nostra esistenza.

Quando ci lasciamo orientare esclusivamente dalle attese o dall’idea che ci siamo creati nei confronti di qualcuno, il nostro modo di reagire, nel momento in cui l’energia dell’altro si muoverà in una direzione contraria dalla nostra, farà emergere instabilità, specchio del fatto che il nostro investimento energetico si àncora inscindibilmente all’esterno, non trovando punti fissi all’interno a partire dai quali muoversi. Infatti, ostinandoci nell’ancoraggio a un determinato tipo di pensiero nel bene e nel male sull’altra persona, rimarremo bloccati energeticamente, investendo tutte le nostre forze su quell’idea iniziale, che, invece di divenire il nostro punto di stabilità, si trasformerà al contrario nel nostro punto di vulnerabilità generando caos, comportamenti poco consoni e soprattutto mancata consapevolezza rispetto a ciò che ci sta accadendo.

Ogni qualvolta ci imponiamo all’altro, rifiutando la possibilità che possa esistere una volontà diversa dalla nostra, stiamo mancando di rispetto dapprima a noi stessi, perdendo l’occasione di vivere pienamente in uno stato di benessere energetico. “Chi ci infastidisce ci domina” e non c’è nulla di più vero, perché se qualcuno ci irrita è perché noi gli abbiamo concesso il permesso di farlo, concentrandoci su di lui piuttosto che sulla nostra dimensione interiore. Non possiamo controllare o cambiare il modo di essere delle altre persone, ma possiamo certamente modificare il nostro modo di posizionarci e di affrontare la vita, mettendo a fuoco quegli aspetti che ci irritano degli altri così da lavorare di conseguenza sui nostri, migliorandoli.

Partendo da questo diventa più facile discernere tra ciò che appartiene e non appartiene alla nostra energia, spostando, così, l’attenzione dall’effetto alla causa che provoca malessere in presenza altrui, facendoci ridisegnare anche la mappa delle informazioni di cui noi stessi siamo portatori e che possono infastidire di conseguenza gli altri. Ciò permette di sviluppare una sensibilità tale da poter sempre dar ascolto alle nostre sensazioni, così da imparare a collegarle a quegli aspetti di noi che vogliamo modificare, affinché divengano punto stabile che ci direziona e, nel mentre, si intreccia alla diversità e all’unicità di chi ci circonda.

Carmen Di Muro

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30/05/18
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11. GUARIGIONE EMOTIVA: TU NON MERITI PIÙ LA MIA ENERGIA

Quante volte vorremmo tornare indietro e riprendere quel tempo che ci è sfuggito di mano?

Il tempo è un maestro concreto, che ci indica sempre quando è il momento di lasciar andare eventi, situazioni e persone che ci sottraggono troppa energia e ci derubano di ore preziose capaci di irradiare e rendere produttiva la nostra vita. Eppure sorgono i rimpianti, le lacrime solcano il viso e il dolore per “non aver fatto” diventa l’energia che più risuona e decanta dentro di noi, conducendo il nostro mondo interiore a uno stato di sofferenza talmente grande da non esser facilmente smaltibile. Nuclei di energia emotiva spuria diventano i nostri fedeli compagni, costringendoci a rimanere ancora di più nel circolo dell’inerzia e dell’accidia.

Ma la vita ci dà sempre la possibilità di risollevarci se sappiamo ascoltarla, se sappiamo coglierne i segnali sottili e soprattutto se diveniamo in grado di abbandonare la vecchia energia per tuffarci incondizionatamente nel nuovo. A volte risulta davvero difficile spingersi oltre e intraprendere il viaggio verso la scoperta di scenari che riguardano il nostro senso di benessere personale. “Pensare a sé” è un’arte semplice da dirsi, ma difficile da compiersi. Viviamo nella maggior parte dei casi un “malsano altruismo” che invece di aiutarci a sentire meno il peso delle cose, al contrario lo amplifica rendendo il cammino personale colmo di zavorre di insoddisfazione.

Molte delle faccende e delle persone che nella maggior parte del quotidiano occupano il nostro panorama interno non ci meritano, togliendo linfa drenante alla nostra vita, alla voglia di costruire, creare e darci al mondo in modo diverso. Pensieri ripetitivi che affollano la mente, emozioni che ci trattengono nella paura di fare e nel timore di esporsi, pena il giudizio da parte di chi per noi è importante, false ideazioni che ci impediscono di affrontare le situazioni a testa alta, o quantomeno di provarci. Se solo per un attimo ci fermassimo per analizzare quanto tempo perdiamo nel non fare, piuttosto che nel provare a direzionarci verso qualcosa di nuovo, avremmo sicuramente il peso e la misura della nostra energia e del campo vibrazionale che in un determinato arco di vita ci sta muovendo.

Avere il senso di questo ci mette in una posizione privilegiata per capire anche quanto il nostro stato emotivo sta fungendo da catalizzatore di informazioni disfunzionali e discordanti, che ci conducono verso il caos e la stasi, e che di conseguenza hanno un impatto marcato sul nostro stato di salute e sull’ambiente stesso. La realtà è una possibilità della nostra coscienza e, tutto parte e prende piede, nel momento in cui noi la guardiamo attraverso determinate lenti o meno. Se il nostro livello di consapevolezza non ha presa sul reale, continuando a filtrare l’informazione attraverso lenti di osservazione sporche e scure, chi ci circonda avrà sempre maggiore presa sul nostro procedere.

L’energia del mondo ci conduce nel momento in cui noi glielo lasciamo fare. Le persone che non ci comprendono, nel tempo, non potranno che non comprenderci ancor di più. Sta a noi decidere se perseverare, inutilmente, nel voler cambiare ciò che non ci piace degli altri, se investire tempo e risorse oppure spendere la nostra carica verso quel sentire che più ci appartiene e parla del nostro cambiamento. Non sempre è facile tagliare i fili con tutto ciò che ci appare familiare. Ma ciò che iperconosciamo, non di rado, è anche la causa più profonda del nostro malessere. Eppure irroriamo il motore degli altri pensando di avere un compiacimento personale. No! Non è così che la logica dell’energia intesse le sue trame. Solo l’informazione in linea con la nostra parte più vera è ciò che può fare la differenza in termini di equilibrio e salute. Il resto che non risuona con il nostro campo di informazione e, che sfibra profondamente le nostre caratteristiche personali, deve essere messo fuori!

Ciò significa far in modo che la nostra attenzione consapevole possa planare meglio su ciò che per noi è importante, lasciando fuori tutto ciò che non ci appartiene e che vorremmo ci abbandonasse. Problemi, persone che non ci piacciono e che non sappiamo lasciare andare, situazioni che non condividiamo. Ciò a cui si resiste, persiste. Ed è così. Tanto più resistiamo a quella forma di energia tanto più le permettiamo di entrare in contatto con noi poiché abbiamo su di essa un’attenzione negativa che condensa la realtà facendola diventare viva. Al contrario svestendola da un’attenzione costante, inevitabilmente daremo la possibilità al nostro mondo interiore di esprimersi armonicamente e di sortire i suoi effetti nella creazione di dinamiche energetiche funzionali, capaci di liberarci dai lacci dell’attaccamento da chi non ci merita, e al contempo daremo la possibilità al nostro animo di risuonare con il flusso della vita che scorre sulle note della guarigione emotiva.

Carmen Di Muro

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23/04/18
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10. INTOSSICAZIONE EMOTIVA E CORDONI ENERGETICI

Frequentare persone e luoghi ben noti permette al nostro sentire di trovarsi al sicuro, in un nido caloroso da cui è esclusa ogni possibilità di pericolo per il nostro mondo interiore. Ma non sempre è così. Capita infatti che per paura di fronteggiare un cambiamento di vita, decidiamo di rimanere in zone di confort emotivo scarsamente potenzianti e altamente tossiche.

Da questi contesti, sì noti e protettivi, non traiamo la linfa giusta per procedere e aprirci a nuove possibilità, e seppure talvolta ci è chiaro che stiamo seguendo uno stile di vita sbagliato, ci sentiamo impotenti nel modificare le cose voltando direzione. Circostanze professionali, sociali o familiari, relazioni con persone significative da cui è impossibile prendere le distanze diventano pian piano gabbie invisibili che ci inchiodano, bloccano la nostra espressione, non permettendo ai nostri pensieri di librarsi leggeri e di creare. Il prezzo da pagare, se le riconoscessimo per ciò che realmente sono, sarebbe troppo alto e doloroso per noi.

Essere al mondo implica sempre un’apertura a cui come individui volenti siamo chiamati. Un’apertura di cuore, di mente, di spirito e di consapevolezza nel permettere alla nostra energia personale di cambiare in relazione ai contesti, alle situazioni e alle persone con cui interagiamo.

Quando, per cause di forza maggiore, siamo in preda ad ambienti che invece di innalzare la nostra energia vitale la sfibrano perché carichi di vibrazioni basse e disarmoniche, la nostra totalità risentirà in modo continuativo di queste energie disturbanti. Ciò vale sia per l’ergere dei nostri personalissimi talenti di cui siamo portatori taciti, sia di quella gioia che è racchiusa in fondo al nostro cuore, nell’anelito vitale della nostra anima.

Le nostre frequenze personali, che sono diverse per carica da quelle di qualsiasi altra persona con cui veniamo a contatto, possono risentire dello scambio di informazioni nel momento in cui ci sintonizziamo completamente con la fonte di emittenza. Immaginiamo un cavo elettrico in grado di far scorrere corrente in modo veloce al suo interno. Stesso vale per noi. Assorbiamo nel tempo frequenze in entrata che non ci appartengono, ma che sono dovute a questi legami appartenenti ai vari ambiti di vita. Fin quando il conduttore energetico non verrà reciso, ci nutriremo di queste frequenze tossiche informate.

Alimentarsi vuol dire lasciare libero passaggio al flusso in entrata. Assorbire energie esterne capita soprattutto in quei momenti in cui siamo maggiormente vacillanti, non centrati fermamente sulla carica e i bisogni del nostro cuore. Perdendo la centralità, diventa inevitabile che l’energia esterna gestisca la vita al posto nostro e ciò che è il centro, ovvero l’amore per sé, inizia a spostarsi, assimilando e riempiendosi di veleni invisibili e altamente distruttivi.

Accordarsi all’energia di ambienti e situazioni che in sé possiedono basse frequenze non significa soltanto entrare in risonanza continua con queste, lasciandoci sfibrare, ma diventare dei produttori attivi, a vicenda, della stessa energia con cui siamo entrati in contatto, trasformandoci da ricevitori a emittenti disarmonici.

Divenire consapevoli di un contesto distruttivo che sia di lavoro o personale, o addirittura familiare, da cui non c’è possibilità di abbandono per svariate ragioni, non significa rimanere impassibili e in preda dell’ambiente tossico che pian piano ci avvelena, ma rendere possibile un primo moto di coscienza verso un piano più alto che ci mostra un orizzonte di possibilità più ampie.

Comprendere con che tipo di cibo emotivo stiamo alimentando il nostro interno e se questo è fatto da condizioni che risuonano con la rabbia, il giudizio, la sofferenza e i pensieri negativi diviene il primo passo per iniziare a depurarsi e a recidere quei cordoni di energia spuria.

Voler cambiare gli altri e i contesti è una battaglia persa in partenza. Al contrario seguire il flusso della vita, scegliendolo volontariamente di mutare a nostro vantaggio rispetto a determinate situazioni, inevitabilmente ci disporrà verso la scelta di battere la via che porta alla guarigione e alla disintossicazione emotiva, portando nel tempo anche chi ci circonda a trasformarsi. La vita è movimento e quando non c’è niente che cambia non c’è niente che vive. Tutto parte solo e soltanto da noi.

 

Carmen Di Muro

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13/03/18
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09. AMORE SANO O AMORE MALATO?

Esiste un modo sano e un modo malato di amare? Saremo pure inclini ad amare follemente, ma forse dovremmo considerare la possibilità di amare saggiamente. L’amore in sé è sempre sano, è un sentimento positivo, la base su cui origina e cresce l’erba del giardino del nostro spirito. È il nostro modo di viverlo che può essere sbagliato, che può renderlo “malato” dando vita a fitte dinamiche di manipolazione affettiva che saturano lentamente il cuore, la mente e il corpo.

Quando siamo legati in modo rigido e chiuso a qualcuno, accecati da sentimenti che rimandano alla gelosia e all’esclusività, l’amore non sta assolvendo la sua funzione creatrice, ma si sta lentamente trasformando in un marasma di energia che ci tiene legati all’altro in modo fisso.

Sebbene l’amore arricchisca la nostra vita, permettendoci di diventare una fonte inesauribile di gioia, tuttavia questa vibrazione primordiale, oltre a “incoronarci”, può anche “crocifiggerci”, nel senso che il dolore che si genera nel dover abbracciare il proprio percorso di vita, e che inevitabilmente mobilita la stabilità dei rapporti che abbiamo più a cuore, può farci soffrire altrettanto profondamente che gioire. Gioie e dolori sono spesso separati da un confine molto labile e può bastare una semplice sterzata verso la spinta nella realizzazione dei propri bisogni a mettere in discussione “il senso di ciò che ne sarà di me, degli altri e del relativo rapporto affettivo”.

Il dolore origina sempre da un modo poco sano di amare me o l’altro, una componente importante dello sviluppo psicologico, attraverso il quale possiamo arrivare a comprendere molti aspetti della nostra personalità, a modificare lo stile di vita, a imprimere cambiamenti al nostro modo di essere. L’uomo, d’altra parte, raramente apprende qualcosa nei momenti di gioia, mentre impara molto quando soffre: è come se i sistemi biologici della gioia, apparentemente, lavorassero a un livello più superficiale di quelli del dolore, lasciando meno tracce nella nostra memoria. Ma il dato incredibile è che non esiste nessuna differenza funzionale nel nostro cervello, in quanto tali emozioni coinvolgono e accendono le stesse strutture cerebrali, come l’amigdala e altre aree del lobo limbico e della corteccia.

Eppure non esiste vera evoluzione senza essere passati dapprima per il sentiero spinoso della sofferenza. È questa la molla che ci permette di elevare le nostre frequenze, di risollevarci verso uno scopo più alto di vita apprendendo dai nostri errori. Ma c’è pure chi si ostina a non coglierne il vero significato, perdendosi il senso della crescita che essa porta con sé. I problemi vengono visti come ostacoli da evitare, la sofferenza come una punizione che non meritiamo.

Quando la sofferenza si perpetua dentro di noi, c’è sempre un modo errato di vivere l’amore, di sperimentare pienamente questo flusso di energia, in modo tale che possa espandersi all’esterno e permettere al bello di realizzarsi e alla felicità di giungere. Il vero cammino della realizzazione di sé si fonda sull’abbandono di ciò che non siamo, di quello che amiamo e ci rende stabili ma infelici. Otteniamo la reale libertà quando lasciamo andare le situazioni che non riflettono la nostra perfezione, cambiando il nostro modo di rapportarci a queste. Non farlo, invece, conduce a perpetuare il malessere e a vivere in una forma di amore non sana, rinunciando e precludendosi il cammino verso l’autorealizzazione di sé e della propria anima.

Carmen Di Muro

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14/02/18
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08. L’ARTE DI MUOVERE I PROPRI SOGNI

Esiste un posto segreto dentro ognuno di noi, un luogo fecondo in cui germoglia ricchezza e abbondanza. Scoprirlo fa la differenza. Ritrovarlo, ancor di più. Da lì sgorgano sogni, i nostri desideri più intimi, quelle immagini lucide, che parlano il linguaggio sottile del cuore e che poco hanno a che dire con i timori della mente. Eppure nella gran parte dei casi, più che seguire questa energia pura, lasciandoci guidare fiduciosamente lungo la rotta esistenziale, diventa più semplice desistere all’incedere degli eventi, riparandoci sotto il manto spesso delle nostre ansie giornaliere, incastrati in uno stato di sofferenza continuo. La vita è movimento e questo è quanto ognuno di noi ormai sa, conosce. Ma conoscere è diverso da comprendere, ossia dal prendere e dall’abbracciare profondamente dentro di sé, per entrare ed essere flusso di quell’energia tenace che non si esprime con la voce degli affanni, della paura e dell’incapacità di muoversi, ma al contrario è urlo di creazione nell’essere presenti nel qui e ora del nostro mondo emotivo.

Ci siamo mai fermati per un solo attimo a pensare se la strada percorsa sin oggi sia quella giusta? Se le scelte maturate siano state funzionali al nostro reale benessere e le esperienze che stiamo vivendo ne siano diretta emanazione energetica? Ma, soprattutto, se stiamo assecondando realmente il movimento dei nostri sogni?

Esiste un’arte che nulla ha a che vedere con la semplice costruzione materiale, è un’arte più profonda che mira alla bellezza, al prendere coscienza dentro di sé di quanto, il più delle volte, si viva una vita mossa dalla paura forsennata del futuro, della perdita e delle mancanze. Quest’arte è un strumento trasformativo che ognuno possiede, ma che pochi riescono a utilizzare rettamente. È l’arte di riconoscere, generare e muovere i propri sogni nella direzione della fede, della più piena fiducia che il meglio per noi debba sempre accadere e che seppur le esperienze fin oggi vissute siano state dolorose o negative, ciò non può che allargare semplicemente il nostro sguardo verso una consapevolezza più ampia circa ciò che ci ha mosso e ci muove.

La vita non è un nemico da combattere e da cui proteggerci. Il vero nemico è la paura di vivere veramente, di gioire, di mutare e di lasciare ogni nostra più sciocca certezza per aprirci al nuovo, a ciò che di noi non conosciamo e che può renderci realmente liberi dai fili dell’attaccamento alle cose, alle situazioni e alle persone intorno a noi. Solo da questa prospettiva diviene possibile utilizzare gli strumenti alchemici dell’Anima per il passaggio da uno stato di inconsapevole presenza a quello che è invece la “pura presenza a sé”.

È lì che ogni cosa inizia a muoversi, è quello il luogo in cui l’infinito prende contatto con noi e viceversa, il punto di informazione fondamentale che ci dà la possibilità di cambiare totalmente rotta e di muovere l’energia della vita. Esso sgorga dall’oggi, da ciò che si è nell’attimo presente, dall’ascolto e dal peso che diamo a quello che stiamo vivendo e a ciò che dobbiamo ancora vivere. Non nell’ansia e nel timore, ma come magico passaggio evolutivo verso una condizione di pienezza dell’essere realmente padroni del modo in cui vogliamo sentirci.

Questa è la vera presenza: sapere cosa stiamo scegliendo, dove stiamo andando e come stiamo vivendo le nostre esperienze nel bene e nel male. Ciò ci dona anche la misura della qualità e il peso del tempo che ci concediamo. Il tempo è vento che non ritorna più e non rimane, se non in quella memoria che amplifica i toni della paura, quando è vissuto senza consapevolezza. Al contrario la presenza ci offre la possibilità di gustare pienamente degli attimi, dei minuti e delle ore che ci sono concessi; diventano depositari di storie, emozioni e cambiamento nell’inseguire ciò che è realmente importante per noi.

Il mio augurio per questo nuovo inizio è un’esortazione alla vita, a quella vita vera che non si compie nel restare fermi e nel lasciar scorrere tutto, ma nell’essere acqua che fluisce nel movimento e che mantiene fermo il timone dell’esistenza scegliendo la rotta dei sogni. E la meta rimane l’amore, la chiave di ogni vera rivoluzione.

Buon cammino verso un luminoso 2018.

Carmen Di Muro

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10/01/18
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