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26. PAZZI D’AMORE?

L’amore è sempre nuovo. L’amore è evoluzione, energia potentissima in seno alla meraviglia di quella cosa straordinaria che definiamo vita. Non ci sono tempi per amare. Ogni tempo è tempo per l’amore. Amore chiede amore. Dante celebrava “l’amor che move il sole e le altre stelle” e molti altri poeti cantavano, cantano e canteranno ancora nei secoli, la potenza, la magnificenza e l’ineluttabilità di questo sentimento, con le sofferenze e i tormenti che può scatenare. Infatti, sebbene, ci piaccia pensare all’amore come a un’esperienza trascendente, spesso la realtà è molto diversa. L’amore diviene, non di rado, la ragione di ogni nostra più silente inquietudine.

I sintomi sono inequivocabili: esaltazione alternata ad apatia come in uno stato maniaco depressivo, agitazione simile a quella degli attacchi di panico, e poi tachicardia, insonnia, sudori, inappetenza, perdita di concentrazione, impulsi incontrollabili, rituali superstiziosi. L’amore può esistere in differenti forme, ma tra i diversi stati emotivi che caratterizzano l’esistenza umana, esso appare ancora come il più misterioso: un delirio della ragione? La forza di un cuore malato? O purezza e impurità dell’anima?

Si tratta di un’esperienza straordinaria e a volte sconcertante; una miscela di stati d’animo all’apparenza incompatibili e ingovernabili. Quando sono innamorati, gli individui descrivono curiose combinazioni di piacere e sofferenza, rapimento e angoscia, estasi e delusione. L’effetto di tale sconvolgimento emotivo è spesso molto profondo. L’amore cambia le persone, il loro modo di pensare e di agire. Come se non bastasse queste alterazioni si accompagnano di frequente a una sensazione di instabilità mentale. Si ha la sensazione di ”perdere il controllo”, ci si sente più insicuri, quasi incapaci di esprimere giudizi razionali e prendere decisioni. L’amore è inoltre associato a un’ampia gamma di “sintomi” fisici. Gli innamorati vengono spesso descritti come irrequieti, oppure deboli, insonni e inappetenti come se fossero affetti da una malattia.

La diagnosi di “mal d’amore” vanta una lunga tradizione ed è stata utilizzata in campo medico almeno fino al seicento: dagli scritti di Galeno fino all’Anatomia della Malinconia di Burton, passando per la scienza medievale islamica, l’amore è stato interpretato come uno stato patologico a cui cercar di porre rimedio, anche se spesso chi ne soffre dice di non poter e non voler guarire. L’amore, infatti, è la nostra occasione di flirtare con la follia e non sempre vogliamo rinunciarci. Non a caso, ancora oggi, si usa l’espressione “amare follemente”, nella quale la follia è ritenuta un vero e proprio indicatore dell’autenticità dell’amore, della sua sincerità e profondità. Fare una diagnosi di “mal d’amore” era all’ordine del giorno per i medici antichi, di fronte al malessere degli amanti.

Nella medicina scientifica dei nostri giorni, di amore come malattia non si parla più. Nei libri di testo questo termine non compare, e così questi pazienti si ritrovano con una diagnosi ufficiale di depressione, disturbo d’ansia o ossessione. Ma questa non è una descrizione appropriata del loro malessere, che è legato specificamente all’esperienza dell’innamoramento. La vecchia diagnosi di mal d’amore coincide quasi perfettamente con l’odierna diagnosi di disturbo ossessivo con alterazioni dell’umore. Ci sono molti aspetti dell’innamoramento che, infatti, simulano un disturbo mentale, in modo così fedele che forse non c’è nessuna vera differenza tra l’ossessione per la persona amata e un’ossessione propriamente detta e, molto spesso, si finisce per tecnicizzare il disturbo, svincolandolo dal suo contesto affettivo, che è invece fondamentale.

Eppure, ognuno ha il proprio stile individuale di approccio con l’altro, che dipende sia dagli stili e dalla personalità di base (Bowlby, 1973) sia dalle esperienze e dalla storia affettiva individuale. Nessuno ama in maniera uguale o sempre allo stesso modo nel corso della vita. L’idea di amare in modo sano può sembrare piuttosto banale, eppure, sempre più è la ricerca neuroscientifica, ad opera di Shaver (2002) e altri noti ricercatori, a mostrarci che coloro che godono di un attaccamento sicuro sono sinceramente liberi di vivere pienamente questo sentimento, esplorando gli alti e bassi dell’amore in modo da acquisire senza paura le esperienze essenziali a farli sentire completi.

In ogni caso, sebbene l’esperienza dell’innamoramento sia per molti di noi l’esperienza più vicina alla malattia mentale che ci capiti di provare, essa rimane una malattia necessaria, un “malanno desiderabile”, per il quale non vogliamo nessuna cura.

Buon San Valentino “folle d’amore” a tutti.

Carmen Di Muro

Autrice del libro Anima Quantica

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