Navigando nelle infinite possibilità dell'essere

27. LA SOLITUDINE, UN VASTO SPAZIO PER LA SPERANZA

 

Dinanzi alla grande minaccia che sentiamo incombere sul mito della nostra sicurezza, non possiamo e non dobbiamo lasciarci dominare dal terrore che ci rinchiude, oltre che nelle nostre abitazioni, nella prigione di noi stessi. È necessario alzarci, recuperando, malgrado tutto, il coraggio e la tenacia insita nel nostro cuore, capaci di rimandare al senso profondo di ciò che sta accadendo. Come uno specchio mostra nitidamente il suo riflesso, così questa rappresaglia inattesa mette sotto i riflettori la nostra fragilità e tutte le intercapedini celate sotto il velo della quotidianità: una sfera lucida, una bolla che contiene, un ambiente ovattato che amplifica o riduce ciò che siamo.  Ma seppur questo momento chiama al confronto con lo spettro del sentirsi soli, mettendo spalle al muro nient’altro che noi con noi, qui giace celata una grande opportunità.

Nel silenzio e nell’intimità della propria coscienza inizia ad aprirsi un varco di consapevolezza più alto.

Per secoli la solitudine è stata riservata a monaci, a eremiti e ad eletti votati alla spiritualità. Per il resto delle persone essa non ha avuto posto nella vita moderna, scacciata e temuta, riempita il più delle volte da interazioni di poco conto. In un mondo rumoroso e troppo indaffarato, non ci è mai stata data la possibilità di imparare a essere soli. Oggi, invece, innumerevoli uomini su tutto il pianeta sono costretti a ritirarsi nelle loro case e rimanere lì, presenti al silenzio di loro stessi.

Sebbene non possiamo evitare le preoccupazioni per i nostri cari e per la situazione economica stringente, il dolore di perdere quelli che potrebbero morire o ignorare la sfida che si trovano a sperimentare la gran parte delle famiglie e dei lavoratori autonomi per mantenersi in vita, dopo il primo shock iniziale, possiamo ora renderci conto che c’è un vuoto che si apre. C’è aria da respirare. Il cuore ha la possibilità di ascoltare. Il corpo di sciogliersi. La mente di riflettere.

Ora possiamo vivere la nostra vita quotidiana da un altro posto all’interno, da quel luogo vasto e spazioso che offre una luce diversa, un senso nuovo della vita. Nella solitudine abbiamo spazio per pregare, meditare, cantare e suonare, scrivere, leggere, cucinare i nostri pasti con amore, prendendoci cura di noi. Qui possiamo avere un assaggio di quel nuovo, ma antico stile di vita sostenibile, internamente ed esternamente. Possiamo respirare, così come pure la Terra può fare.

Mentre lo spazio esterno è ristretto, lo spazio interno si espande e si allarga verso una visione verticale che trascende il senso logico e preoccupante degli avvenimenti, ma che riflette sull’importanza di quel dono per cui non siamo stati né grati, né responsabili. Questo dono è l’altro. La vita intera ci è data come luogo che accoglie e integra il cuore dell’altro. È in questo spazio sacro, in cui l’anima incontra l’essenza della vita del “Noi”, che può germogliare un nuovo orizzonte: la pratica di una nuova libertà e di un rinnovato rispetto responsabile di ciò che ora ci manca, nelle cui pieghe vengono seminati atteggiamenti e scelte che hanno il sapore reale di ciò che viene definito umano.

Umani non si nasce, ma si diventa. Sebbene veniamo al mondo come uomini e donne, diventare umani è un percorso che coincide con il riscoprire il valore del mondo e delle persone a cui apparteniamo. Normalmente ogni civiltà raggiunge le sue vette migliori quando diventa più sensibile alla sofferenza. Questa attitudine ci accomuna, risvegliandosi profondamente soprattutto nei momenti in cui siamo capaci di condividere compassionevolmente l’esperienza di altre creature tenendo alta la speranza.

Nella simbologia antica, la speranza si nascondeva sotto l’immagine dell’ancora che permetteva all’imbarcazione di restare ferma malgrado l’agitazione continua del mare. Mai come in questo periodo, se paragoniamo la nostra esperienza a una nave e l’umanità a una flotta, è necessario allora mantenere la speranza di arrivare alla meta e di raggiungerla insieme. Sperare contro ogni speranza, riscoprendo la fiducia di quell’intelligenza che sostiene la vita, significa essere capaci di tenere la rotta nonostante tutte le correnti e i venti che si oppongono a una serena navigazione.

Come scriveva Gregorio Magno, nel porto le navi urtano, mentre al largo avanzano sulla spinta dei venti, schierate e libere al contempo. Ciò significa che nel concreto siamo chiamati a procedere e ad aiutare gli altri a fare altrettanto, se davvero abbiamo a cuore le sorti di questo mondo, coltivando la certezza che c’è spazio per tutti e vita per ognuno. Ed è in questo crocevia del vasto spazio, oggi come mai prima, che si eleva, quindi, il più importante insegnamento: costruire una comunità integrata per creare insieme reali possibilità di azioni, opere e atti su un livello più ampio di coscienza, che mira all’interconnessione reciproca, dove non esiste frammentazione, dove i vecchi sistemi crollano per costruirne nuovi e rinforzati.

Un grande cambiamento epocale è in atto. Stiamo, infatti, uscendo dal “viaggio dell’eroe e dell’eroina”, dall’ultima tappa di un processo secolare d’individuazione per entrare e ritornare al viaggio della comunanza, della relazione. Un punto di svolta e di progressione verso il Tutto, che richiede uno spirito di cooperazione e collaborazione, un cambio di rotta verso una saggezza indivisa: un cervello globale, un cuore globale, un’anima globale.

A noi il compito di riscrivere insieme sinfonie di umanità, per suonarle all’unisono, pur con tempi diversi, che sono le personali e mai identiche sfumature di ogni persona. Solo insieme possiamo essere grembo che accoglie. Solo insieme possiamo fare la differenza. Solo e soltanto insieme, tenendoci stretti, possiamo costruire un mondo e un futuro migliore.

Carmen Di Muro

Autrice del libro Anima Quantica

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