Monthly Archives: maggio 2010

31. MALATTIE E TRASMUTAZIONE DELLE EMOZIONI NEGATIVE – PARTE 1

La sclerosi sistemica progressiva o sclerodermia è una malattia che colpisce diffusamente il tessuto connettivo con tendenza a deposizione di calcio nei tessuti lesi. Prevalentemente è colpito il connettivo cutaneo e sottocutaneo e quello degli organi interni. Con andamento lento e progressivo, con fasi infiammatorie transitorie, porta ad una sclerosi atrofica diffusa.

La causa della malattia è tuttora sconosciuta. Numerosi dati clinici e laboratoriali ipotizzano un suo stretto collegamento con eventi eziopatogenetici che creano squilibri nel sistema immunologico. Numerosi studi medici documentano, in modo inequivocabile, l’esistenza di uno stretto rapporto tra stress, emozioni negative e alterazioni del sistema immunitario. Per questo motivo la terapia medica della sclerodermia viene spesso affiancata da un supporto psicologico per il paziente con l’obiettivo di aiutarlo a saper gestire le componenti emozionali patologiche nella propria vita affettiva e gli eventi stressanti.

In quest’ottica di possibili correlazioni tra psiche e soma e di adempimento professionale a richieste di psicoterapia d’appoggio, ho avuto modo di interagire terapeuticamente con numerose persone affette da sclerodermia, prevalentemente donne tra 30 e 50 anni d’età.

L’aspetto di queste donne affette da sclerodermia è sempre molto particolare: presentano una cute rigida, anelastica, atrofica, pallida. Soprattutto le mani, i piedi, il viso ed in particolare la fronte e la regione perilabiale ne sono colpite.

Solamente con due di queste pazienti, conosciute in vari anni di attività professionale, mantengo tuttora una relazione terapeutica: Mariangela e Roberta.

Quando le ho incontrate al primo colloquio Mariangela soffriva di gravi ulcerazioni alle dita delle mani e ricordo che Roberta mi mostrava piangendo le sue mani con varie dita bloccate in modo irreversibile in uno stato di flessione. Tutte le pazienti che ho conosciuto soffrivano di dolorose artralgie con osteoporosi. Presentavano gravi atrofie delle ossa delle mani. Molte lamentavano disturbi esofagei e rallentamenti della peristalsi intestinale.

Due di esse, tra cui Mariangela, sono portatrici di un normalizzatore elettrico dei battiti cardiaci in quanto la malattia ha interessato il cuore.

Per molte di esse ho avuto modo di osservare per vari anni l’andamento clinico e laboratoriale della loro malattia. Il decorso si è presentato cronico, con riesacerbazioni e remissioni alternanti; progressivamente ingravescente fino a rendere impossibili i movimenti delle mani, a provocare ulcerazioni, complicazioni infettive e compromissioni della funzionalità cardiaca, respiratoria e renale.

Parlare, nel setting psicoterapico, dei loro rapporti interpersonali, della vita familiare o lavorativa, dei fattori di stress subiti, delle loro, più che comprensibili angosce per l’andamento della malattia… non è servito a modificare il progressivo processo di atrofia.

Nei testi di medicina è scritto “in casi rarissimi l’evoluzione della malattia si arresta” (Teodori).

La personale esperienza mi porta a condividere questa affermazione ma, al tempo stesso, a rilevare che in due pazienti affette da sclerodermia (Mariangela di Bolzano e Roberta di Salò), rispettivamente in trattamento psicoterapeutico da cinque anni e da due anni, presentano in modo persistente una stazionarietà dei sintomi, per altro molto aggressivi all’inizio del processo terapeutico, e della malattia nel suo complesso.

A differenza delle altre pazienti hanno entrambe intrapreso un percorso psicologico-spirituale per imparare a trasmutare le emozioni negative in opportunità per sviluppare le qualità dell’anima.

Mariangela ha 53 anni. Suo padre era un notissimo uomo politico ed un capace imprenditore. Di lui ricorda in particolare le minacce che spesso subiva da ignoti, e due terribili episodi durante i quali alcune bottiglie molotov erano state lanciate nelle finestre di casa per intimorirlo.

La paura, le reazioni aggressive, i momenti di collera incontrollata, l’ipocondria sono state le caratteristiche emotive costanti nella sua vita.

Ricorda che i primi sintomi della sclerodermia hanno coinciso con il terrore che si viveva in casa per le minacce che il padre subiva. Inoltre, in quel periodo aveva patito una dolorosissima delusione a seguito di un innamoramento non corrisposto.

Roberta era una donna sana e felice al momento del suo matrimonio. Poi, costretta a subire la convivenza con la madre ed il fratello del marito, è “iniziato il calvario”, così riferisce. “Ogni giorno subivo umiliazioni e disconoscimenti. Mio marito mi ha messo al secondo posto rispetto alla sua famiglia d’origine. Dal ritorno dal viaggio di nozze ho iniziato a reprimere in me il rancore e non riuscivo a manifestare la mia infelicità”.

Tra le pazienti affette da sclerodermia, solamente Mariangela e Roberta hanno accolto la mia proposta di un percorso di crescita spirituale oltre al supporto psicologico. Ora hanno acquisito consapevolezza delle loro ferite emotive; praticano regolarmente la meditazione silenziosa, contemplano la natura, pregano, hanno sviluppato la compassione ed un atteggiamento d’amore incondizionato per la vita. Sanno portare le loro emozioni negative nel “Maestro del cuore” per trasmutarle.

Mi auguro che possano rientrare nella frase riportata nel trattato di medicina del Teodori, a proposito dei malati di sclerodermia: “Sono rarissimi i casi di sclerodermia in cui l’evoluzione della malattia si arresta”.

30. ALBINA E MARIA ANTONIETTA

RIFLESSIONI IN TEMA DI CONSAPEVOLEZZA – II PARTE

Al termine del primo colloquio con M. Antonietta, operatrice olistica in un qualificato centro medico di Mantova, le chiedo di poter conoscere, durante il successivo incontro, sua madre: la signora Albina.

M. Antonietta è una splendida donna di 25 anni, molto femminile, dolce ed intuitiva nella comunicazione. Il comportamento è aggraziato. Stupisce pertanto il sintomo che porta al primo colloquio: crisi bulimiche ricorrenti con successivo vomito forzato che si procura per evitare “di assorbire nel suo corpo fisico” il cibo ingerito in modo compulsivo. Condivide la visione dell’uomo tripartito, costituito di corpo, mente ed anima. E’ convinta dell’esistenza dei corpi sottili e delle forme pensiero.

Riferisce di essere consapevole dei meccanismi psicodinamici alla base dei suoi sintomi, ma è più forte di lei non riuscire a controllarsi.

Certamente le sono stati utili i tre ricoveri in cliniche private, specializzate in disturbi dell’alimentazione ed i diversi anni di psicoterapia (psicodinamica prima e cognitivo-comportamentale successivamente). E’ grazie a queste terapie che ora ha una vita professionale appagante ed una relazione affettivo-sessuale soddisfacente con un compagno, coetaneo, con cui convive.

Ma nonostante tutto ciò il sintomo persiste e mi chiede di aiutarla a controllare le sue emozioni quando si scatenano, “costringendola”, come in uno stato confusivo-compulsivo, alla bulimia con successivo vomito.

All’età di 19 anni, contro la volontà di tutti i suoi familiari, “ha rotto un fidanzamento ufficiale, voluto dalla madre e dalla nonna, con un benestante coetaneo e compaesano di Rossano Calabro, in Calabria”. La sua ribellione al codice d’onore della famiglia le ha causato, per diversi anni, ritorsioni e minacce.

Così mi riferisce: “Sono ancora piccola, ho bisogno della mia famiglia e di mia madre. Non riesco a sopportare l’ostilità dei miei parenti. I miei genitori mi hanno lasciato dai nonni, in Calabria, per cercare lavoro al Nord. Io avevo tre anni. Da allora temo l’abbandono ed ho sempre bisogno di molto amore. So che i miei problemi sono legati a questi due traumi. Dentro di me c’è una bambina ferita, di tre anni d’età, ed una adolescente di 14/15 anni non riconosciuta nel suo bisogno di autonomia dalla famiglia. E’ lì l’origine di tutto. Ma è più forte di me ingurgitare il cibo e poi vomitarlo”.

E’ evidente che M. Antonietta ha un Io normostrutturato ed il suo livello di consapevolezza è elevato. Su queste basi solide è possibile cercare soluzioni terapeutiche più profonde e intervenire sul piano dell’anima e delle energie sottili. Per questo motivo le chiedo di conoscere sua madre.

La signora Albina accoglie cortesemente la mia richiesta e si presenta con la figlia M. Antonietta al secondo colloquio. E’ una signora gradevole, di bell’aspetto. Ostenta un atteggiamento allegro e socievole. E’ disponibile a collaborare per aiutare la figlia. Mentre mi parla della sua vita mi trasmette la sensazione che soffra di depressione mascherata da sintomi fisici e da un comportamento che la porta a controllare le relazioni affettive. Un meccanismo inconscio in base al quale, esercitando un potere che la rassicura da abbandoni o da cambiamenti di ruolo, inconsciamente manipola la relazione con la figlia costringendola “ad uno stretto abbraccio” che toglie libertà e autonomia di movimenti.

La sua biografia giustificherebbe questi comportamenti inconsci. Nasce in una famiglia numerosa (quartogenita di sei fratelli) e povera. Suo padre, dopo aver tentato l’occupazione come pastore nell’entroterra di Rossano Calabro, di fronte al dramma della morte delle sue pecore per una epidemia influenzale, legata ad una terribile annata di freddo e maltempo, decide di emigrare in Germania per cercare lavoro. Vi rimane per oltre 30 anni. E’ ben comprensibile pensare che la piccola Albina abbia convissuto con stati d’animo di paura per le difficoltà economiche, l’assenza del padre, la precarietà della vita…

Si sposa per modificare queste condizioni di vita, ma dopo pochi anni si ripete la solita storia. Il marito, piccolo imprenditore edile, si trova a perdere il lavoro. A fallire per varie circostanze negative. Si ripresenta la stessa situazione vissuta con il padre da piccola: emigrare per cercare lavoro.

Albina segue il marito nel trasferimento al Nord ed “abbandona” la figlia, M. Antonietta, bambina di tre anni alla nonna, affinché la accudisca. Considerato il livello di consapevolezza raggiunto da M. Antonietta, soprattutto acquisito grazie alle psicoterapie precedenti e stimolato dalla sofferenza, unitamente alla valutazione clinica della struttura dell’Io, decido di intervenire, tecnicamente, sul piano dell’anima.

Favorisco uno stato di concentrazione meditativa. Applico una pulizia delle forme pensiero e creo una “atmosfera” interpersonale che interconnette i loro corpi sottili più elevati (corpo mentale superiore). E’ M. Antonietta che interrompe per prima il silenzio creato appositamente nel setting terapeutico. Così si esprime, rivolta alla mamma: “Mi dispiace, ti perdono, ti ringrazio e ti voglio bene. Il mio bisogno di mamma e di famiglia mi tengono legata a te e viceversa. Le tue paure per la vita divengono le mie e viceversa. Da lì parte poi il mio disturbo con l’alimentazione”.

Poi mi guarda e mi chiede: “ Dottore sono pronta, mi assumo la responsabilità della mia vita, mi aiuti a trasmutare le emozioni negative della rabbia e della paura”. Su queste basi è ora molto facile, tecnicamente, usando gli strumenti dell’immaginazione e il potere “numinoso” degli archetipi, aiutarla a trasformare le emozioni negative in qualità dell’anima.

29. RIFLESSIONI IN TEMA DI CONSAPEVOLEZZA

E’ possibile che una persona si rivolga ad uno psicoterapeuta con una precisa richiesta: “Ritengo che i miei disturbi psicosomatici e comportamentali siano legati al rancore che reprimo dentro di me. La causa è il mio partner con il suo modo di porsi (non ama a sufficienza, tradisce, trascura, pensa solo a se stesso…) Mi aiuti a non provare più il veleno del rancore, della rabbia e della depressione. Mi aiuti a recuperare il rapporto oppure a lasciare il partner”.

Personalmente, di fronte a queste richieste, spesso legate ad una grave sofferenza personale, accompagnata da vari disturbi psicopatologici o ad una vita infelice, mi pongo alcune domande essenziali: La persona che si presenta così determinata e consapevole delle sue emozioni, spesso molto colta e già con varie esperienze di percorsi di crescita personale o di psicoterapia, in realtà, al di là della sua età cronologica, quale età psicologica presenta? La sua libido infantile, la sua energia psichica, ha ben superato tutte le tappe fisiologiche di sviluppo?

Inoltre, il suo Io è normostrutturato e quindi in grado di interpretare in modo critico ed adulto la comunicazione, le interpretazioni e le tecniche operative che potrei suggerirle per mettere ordine e chiarezza nella relazione di coppia, o più in generale nella sua vita?

Al di là di ciò che riferisce in tema di consapevolezza è in grado di percepirsi nel qui ed ora della sua esistenza?

Di fronte ad un Io normostrutturato accolgo la richiesta ed inizio il percorso psicologico-spirituale che viene illustrato nelle varie puntate di questo videoblog.

Ma se l’Io della persona è destrutturato od infantile, a seguito di una relazione patologica con la madre, l’ambiente, la famiglia, per le relazioni amicali ed affettive inadeguate, allora cerco di “prendere del tempo”, di rimandare i discorsi sulla centratura, sull’anima, sulla nostra vera essenza o sul fatto che spesso la malattia è un messaggio più profondo che viene dal nostro Sé per stimolarci ad un processo di metanoia, di rinascita e di riscoperta dell’amore.

Propongo invece degli incontri che, prima di tutto, rinforzino l’Io della persona, riarmonizzino e riequilibrino la sua capacità di percepirsi nella vita e nelle relazioni. Con varie modalità tecniche, prevalentemente di tipo simbolico ed immaginativo, cerco amorevolmente di creare una relazione umana positiva in cui possa sperimentarsi nella scoperta delle sue risorse e potenzialità.

Di fronte a persone con un Io che si è identificato con modalità infantili di relazione patologica propongo nuove comunicazioni più armoniose, contenitive, che portano ad interiorizzare nuovi programmi, nuove vie associative nella mente. Da questi nuovi programmi, che decondizionano da imprinting patologici, poi si può partire per insegnare le tecniche di trasmutazione delle emozioni negative in opportunità per sviluppare le qualità dell’anima.

Se la persona non prova amore per se stessa, in quanto non ha ricevuto amore, come può prendersi cura amorevolmente di sé e della propria crescita?

“Quando anche ci sia la dichiarata volontà di diventare i propri genitori adottivi, se nell’Io del paziente è consistentemente sviluppata questa identificazione con le suggestioni negative ricevute dalla madre-ambiente, si corre il rischio di procedere ad una ricostruzione solo mentale o che si limita a rattoppare o a puntellare come può un edificio pericolante”. (Bruno Caldironi)

In conclusione ritengo che chi non si ama non può darsi amore e quindi operare amorevolmente una propria crescita psicologico-spirituale nella trasmutazione delle emozioni negative. Affinché l’Io della persona collabori alla guarigione e alla evoluzione della persona deve essersi prima formato e strutturato armonicamente.

Alla base di ogni formazione di personalità c’è il processo di identificazione in cui il bambino si identifica con le ripetute opportunità emozionali che la relazione ambiente-madre gli ha fatto sperimentare ed interiorizzare. Pertanto, di fronte ad un Io incompleto, prima si propongono interazioni positive con l’ambiente che sviluppino l’innata tendenza ad esercitare le potenzialità di autorealizzazione ed autoriparazione delle ferite infantili, e successivamente si accolgono le richieste di sviluppo energetico-spirituale.

28. I PASSAGGI: 1° LA CONSAPEVOLEZZA

I PASSAGGI PER TRASMUTARE LE EMOZIONI NEGATIVE: 1° LA CONSAPEVOLEZZA Da qualche mese Luigi ha intrapreso una psicoterapia, tecnicamente chiamata psicodinamica con finalità di sostegno dell’Io, per curare il suo stato depressivo, con profonda astenia, persistente da oltre tre anni. Ha utilizzato fino ad ora vari approcci terapeutici per curare la depressione: psicofarmaci, colloqui con… Read more »