Trasmutare le Emozioni

L'origine delle emozioni negative e la loro trasmutazione in emozioni superiori

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La mia intenzione è di guidare le persone a riflettere sull’importanza delle emozioni e sulla propria salute, nella vita quotidiana. In particolare, sottolineo come le emozioni negative possano ostacolare il personale percorso evolutivo nell’amore e nel benessere.

In questo breve corso online, descrivo prima il contesto da cui scaturiscono le emozioni e successivamente indico delle concrete modalità per operare la trasformazione delle emozioni negative in qualità dell’anima.

Giuliano Guerra

Giuliano Guerra

26. TRASMUTARE LE EMOZIONI E SALTO QUANTICO

Rupert Sheldrake, fisiologo e biologo, ha proposto nel 1981, per la prima volta, una interessante teoria innovativa secondo la quale tutte le cose che presentano forme e strutture con capacità di auto-organizzarsi per evolvere o dare una plasticità a sé stesse, sono regolate, nel loro sviluppo, non solo dalle leggi conosciute dalle scienze fisiche, ma anche da forze che seguono delle leggi particolari legate a campi organizzativi invisibili.

 

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Sheldrake li chiama “campi morfogenetici”. Li intende come un nuovo tipo di campo fisico in grado di agire sullo sviluppo della forma delle cose, sia nel macrocosmo che nel microcosmo (galassie, strutture sociali, piante, animali, molecole, cellule…).

I campi morfogenetici sono responsabili della forma e dell’organizzazione specifica dei sistemi a tutti i livelli di complessità, non solo in biologia, ma anche in chimica e fisica. Ad esempio, la differenziazione delle cellule fecondate, in morula, blastula, nella tipica forma del fiore della vita e via via nei vari foglietti embrionali, avviene, secondo Sheldrake, in base all’azione dei campi morfogenetici.

Numerosi studiosi usano altri termini in fondo per avvallare questa teoria. Ad esempio Nader Butto nella sua Medicina Universale parla di campi di forza, linee di tendenza, codici universali considerati come stati quantistici che dispongono di una specifica frequenza energetica.

La specializzazione delle cellule da totipotenti, staminali, indifferenziate, in cellule con caratteristiche anatomo-funzionali ben precise, non può essere semplicemente spiegata con le informazioni contenute nei geni del DNA. E così pure la forma di oggetti non viventi come i cristalli o le rocce, prive di DNA, presuppone che esistano fattori o forze, non riconosciute dalla fisica, che generano la forma e la struttura.

Così scrive R. Sheldrake: “Quello di cui si occupa la mia teoria sono i sistemi naturali che si organizzano da soli, e riguarda la causa della forma. E la causa di tutte queste forme per me sono campi che organizzano, campi che definiscono, che io chiamo “campi morfici”. L’aspetto originale è che la forma delle società, delle idee, dei cristalli e delle molecole dipende dal modo con cui i precedenti dello stesso tipo sono stati organizzati.

C’è una specie di memoria innata nei campi morfici di ogni tipo di cosa. Perciò io penso che le regolarità della natura siano più simili ad abitudini, che a cose governate da leggi matematiche eterne che esistono in qualche modo al di fuori della natura.

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L’idea che ogni specie – ogni membro di ogni specie – attinge alla memoria collettiva della specie, e si sintonizza con i membri passati della specie e a sua volta contribuisce all’ulteriore sviluppo della specie, comporta una sorta di risonanza fra gli individui e i gruppi della specie (ad esempio i sottogruppi, razze, etnie, gens, famiglie, nel caso umano, ecc.)”.

La teoria dei campi morfogenetici può essere applicata anche allo studio dei comportamenti nei gruppi sociali. Ogni gruppo di persone è organizzato da un campo morfico che non è solo la struttura organizzatrice nel presente, ma contiene anche una memoria di quello che era quel gruppo sociale nel passato, attraverso cui ogni individuo è collegato con la risonanza morfica.

Ciò implica che se nel gruppo sociale un numero adeguato di persone apprende un nuovo comportamento (massa critica) e lo mantiene nel tempo, la “risonanza morfica” si accumula e inizia ad influenzare l’intero gruppo.

In conclusione, più individui della stessa specie umana imparano un nuovo compito, ad esempio trasmutare le emozioni negative, più potente diventa il campo morfogenetico nella specie umana e pertanto più facilmente altri individui della specie apprendono il nuovo comportamento ed eseguono lo stesso compito.

E’ il cosiddetto salto quantico che facilita il raggiungimento di un obiettivo, prima considerato difficile per più persone.

Ognuno di noi, attraverso la propria trasformazione personale, contribuisce a modificare tutta l’umanità.

23/04/10

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