Trasmutare le Emozioni

L'origine delle emozioni negative e la loro trasmutazione in emozioni superiori

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La mia intenzione è di guidare le persone a riflettere sull’importanza delle emozioni e sulla propria salute, nella vita quotidiana. In particolare, sottolineo come le emozioni negative possano ostacolare il personale percorso evolutivo nell’amore e nel benessere.

In questo breve corso online, descrivo prima il contesto da cui scaturiscono le emozioni e successivamente indico delle concrete modalità per operare la trasformazione delle emozioni negative in qualità dell’anima.

Giuliano Guerra

Giuliano Guerra

12. CONTROLLARE LE NOSTRE PAURE – I MECCANISMI BIOLOGICI (I PARTE)

IL CONTRIBUTO DELLA BIOLOGIA MOLECOLARE E DELL’EPIGENETICA

L’invito a mantenere un costante impegno per controllare e per trasmutare le emozioni negative, ed in particolare le paure, è vivamente sostenuto non solo dai maestri spirituali che promettono una vita nella salute, nell’armonia e nella gioia ma, recentemente, anche dai biologi molecolari (B. M. Lipton, D. Baltimore, Willett…) e dai ricercatori che si occupano di epigenetica, la scienza che studia i meccanismi connessi al controllo sul patrimonio genetico (Praj, Silverman, Reik e Walter, Surani…).

Vediamone le basi scientifiche a livello di meccanismi biologici cellulari e molecolari.

E’ ben documentato che il nostro organismo è costituito da 50 trilioni di cellule. Ogni giorno miliardi di esse esauriscono la loro funzione, si consumano e vengono sostituite. Per mantenere l’equilibrio tra le cellule che muoiono e le nuove che le rimpiazzano, il nostro corpo necessita quotidianamente di moltissima energia. Allo stesso tempo ha bisogno di una grande quantità di energia per garantire tutte le altre funzioni vitali.

 

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Per sopravvivere, riprodursi ed evolvere, le cellule del corpo umano, da sempre, hanno usato complessi meccanismi e vari processi vitali, che, in modo semplificativo, possiamo ricondurre a due grandi categorie funzionali: meccanismi legati alla crescita-riproduzione e meccanismi legati a processi difensivi.

Di fronte agli stimoli che arrivano dall’ambiente le cellule danno sostanzialmente questi due tipi di risposte:

a) evolvono, crescono, si riproducono quando l’ambiente è gratificante; ad esempio di fronte a segnali ambientali vitali o che apportano sostanze nutritive;

b) si ritirano, chiudendosi alla vita, si proteggono quando l’ambiente è percepito come nocivo e minaccioso, ad esempio di fronte a tossine o a stimoli termici “straordinari”.

I comportamenti di crescita/protezione sono essenziali anche per gli esseri pluricellulari che però non possono agire contemporaneamente in modo ottimale. Se è in atto il processo di protezione si toglie energia a quello di crescita e viceversa (vedremo poi come le nostre paure innescano nelle cellule i meccanismi di protezione).

Come gli esseri umani, le cellule analizzano migliaia di stimoli provenienti dal microambiente in cui vivono, analizzano questi dati e mettono in atto le risposte più adatte per assicurarsi la sopravvivenza. Le proteine della membrana cellulare che espletano tale funzione vengono chiamate proteine IMP (Integral Membrane Proteins) e sono divise in due categorie funzionali: le proteine recettori e le proteine effettori. Si tratta di veri e propri organi di senso della cellula che funzionano come monoantenne molecolari che monitorizzano l’interno e l’esterno della cellula. Questi complessi proteici sono le unità base dell’intelligenza delle cellule: le proteine recettore rappresentano la consapevolezza e, quelle effettore, l’azione, il comportamento.

Queste proteine IMP innescano una catena di complessi eventi biologici che influenzano i geni, attivandone o inibendone il potenziale operativo, insito come informazione nello stesso gene. L’informazione genetica attivata, comporta, come è noto, attraverso l’RNA, le varie sintesi proteiche. Ricordiamo che nel corpo umano sono stati riconosciuti più di 100.000 tipi diversi di proteine, mentre i geni presenti nel DNA umano sono circa 25.000. Attualmente si dà molta importanza anche al cosiddetto DNA di scarto, quella parte proteica non codificata come gene.

12_bLa membrana cellulare, pur essendo un involucro semipermeabile a tre strati, sottile sette milionesimi di millimetro, viene pertanto considerata dai biologi cellulari “d’avanguardia” come il vero cervello della cellula e non il nucleo con il suo genoma. Attraverso la membrana cellulare i segnali ambientali vengono tradotti in comportamenti.

Queste proteine IMP sono microantenne con una loro carica elettrica che risente anche delle informazioni energetiche “sottili” presenti nell’ambiente. Reagiscono ai segnali fisici, chimici, elettrici, energetici (come la luce, il suono, le frequenze radio, le energie quantistiche generate dal sistema “mente e cuore”…) decodificandoli, traducendoli in processi biologici e chimici che, in ultima analisi, divengono fenomenologicamente il nostro comportamento, il nostro modo di vivere.

Le cellule, inoltre, apprendono dalle esperienze legate all’ambiente e creano una memoria cellulare che trasmettono alle cellule figlie.

Continua

12/01/10

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