Navigando nelle infinite possibilità dell'essere

5. TRECENTO, CINQUANTA E TRENTA

07/11/13

D’altronde, molti non hanno la Bibbia sottomano e, come dicevo, le versioni sono spesso farraginose. Per comodità del lettore, riassumo qui i punti salienti del discorso di Dio a Noè nell’imminenza del Diluvio, così come lo si legge nel testo ebraico antico:

«La fine di ogni forma sta arrivando, ormai, davanti a me, perché la terra si è riempita tutta quanta di quest’afa soffocante. Non lo impedirò. Lascerò che questa terra sprofondi del tutto. Tu costruisciti una tebah – un linguaggio tuo – con ciò che cresce e che dura della tua crescita. Questa tebah, la farai tutta quanta a compartimenti che comunicano tra loro, e ben protetta, isolata all’interno e all’esterno, e salda. E sarà di trecento misure di lunghezza, cinquanta di larghezza, trenta di altezza. Per raccogliervi la luce la farai, in alto, in modo che sia la sfera dell’universo. E dalla parte opposta, in basso, vi farai la porta d’ingresso… Così tutto ciò che in questa terra attuale perirà, ma io farò in modo che la mia forza creatrice rimanga insieme a te».

Un teologo tradizionalista potrebbe avere da ridire su questa traduzione, ma ne ho già accuratamente spiegato le ragioni filologiche in un mio libro, La creazione dell’universo (Sperling, 1999), e a quello rimando i più curiosi e meticolosi.

Balzano agli occhi, innanzitutto, quelle misure dell’arca-parola: trecento, cinquanta e trenta – che nessun teologo spiega sensatamente. Aveva queste dimensioni l’arca? Ma se era un «linguaggio», uno «scrigno dell’universo», come poteva avere misure?

Il segreto è, come spesso avviene, abbastanza semplice. Nell’ebraico antico le lettere indicavano anche i numeri: trecento si scriveva SH, cinquanta si scriveva N, e trenta si scriveva L. Ne risultava la formula … SHANEL, sì, praticamente la stessa che adoperò la celebre e sapiente Coco, come suo pseudonimo (Chanel). Era una parola magica, oggi diremmo un mantra, e aveva un significato preciso, dato dai valori geroglifici delle tre lettere che la compongono: «la conoscenza delle cose fa salire verso l’alto ». S’intende, anche qui, la tua conoscenza, il tuo modo di intenderla, quando è solo tua, e non quella degli altri.

I farisei gli avevano chiesto: «Ma allora quando verrà, questo regno di Dio?» Rispose loro: «L’avvento del regno non lo si può avvertire, e perciò non si può dire: «Eccolo qui!» oppure «Eccolo, è là». Il regno di Dio, infatti, è dentro di voi».
(Luca 17,20-21)

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