Navigando nelle infinite possibilità dell'essere

9. STRATEGIA

16/01/14

Ci sono tanti modi di difendere la tua libertà, e di non intralciarla; ma quanto più li si prende sul serio, tanto più ci si accorge che conducono tutti a uno solo: e precisamente alla costruzione di quel tuo linguaggio autonomo, che nella Bibbia è chiamato l’Arca.

Ora che alcune implicazioni dell’arca ci sono più chiare, riepiloghiamo ciò che abbiamo scoperto di questo cantiere interiore.

Abbiamo visto come, più che di costruire, si tratti in realtà di smantellare: di liberare la mente e la tua vita dalle parole non tue, e dal potere che queste esercitano su di te. Il loro potere è di natura causale: le parole a cui tu dai valore influiscono sui tuoi pensieri, sulle tue decisioni, sui tuoi comportamenti, sui tuoi desideri anche, e li plasmano come altrettante cause determinanti. Ma – come avviene per ogni altro tipo di causa – quelle parole non hanno potere di per sé: sei tu che decidi di attribuirne a ciascuna di esse in maggiore o minor misura. Quel potere è tuo. Puoi toglierlo alle parole che non accetti più, che hanno cessato di essere veramente fertili per te. Puoi destituire quelle parole-cause come si destituisce un funzionario da una carica; e il loro potere tornerà a te. Meglio ancora: puoi staccare da te quelle parole, come staccheresti dei ganci che ti tengono attaccato a ciò che sta per essere sommerso.

È un compito emozionante, che dà i suoi frutti da subito. Abbiamo già accennato ad alcune parole-cause che possono determinare la tua vita. Vediamone altre, usate spesso dai «molti» – e va da sé che, se i «molti» le usano volentieri, difficilmente quelle parole significheranno qualcosa che ti riguardi personalmente.

Per esempio, la parola politica. I «molti» ne parlano in continuazione. Ma cos’ha propriamente a che fare questa parola con te? Indica le azioni che altri – e non tu – devono compiere per esercitare un dominio sulla gente. Politica è solo un termine di origine greca, ormai antiquato, con il quale si camuffa e si indora un dominio che alcuni esercitano, e che vogliono vedere riconosciuto dai dominati. Allora tu parla chiaro. Chiamalo semplicemente dominio, e una gran quantità di chiacchiere che oggi ti inquinano la mente e la vita perderanno immediatamente significato per te, mentre tu acquisterai, altrettanto immediatamente, un significato diverso e maggiore di prima – di quando ti consideravi soltanto un individuo escluso dalla sfera dei politici.

Ne sei veramente escluso, o è la tua autenticità a escluderla dalla tua Arca? Ha senso, per te, la prospettiva di aiutare persone che non conosci a dominare altri? Io penso sinceramente di no: qualunque cosa ne dicano i «molti», mi pare che le parole politica, politici, dominio intralcino la costruzione della mia Arca – non mi occorrano, cioè, a descrivere ciò che conta veramente per me. E credo che anche se fossi un politico di professione, in realtà, per me, per la mia vita, per la mia libertà, non mi servirebbero affatto.

«Vi dico: se il vostro senso di giustizia non sarà superiore a quello dei maestri di sapienza e delle persone per bene, voi non entrerete nel regno dei cieli». (Matteo 5,20)

 

Igor Sibaldi

 

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1 commento su “9. STRATEGIA”

  1. Grazie sibaldi per questa precisazione ma, devo dire,che ci ero arrivata(purtroppo e in ritardo) da sola prima di leggere questo post, ovvero mai come in questi ultimi due anni circa, ho avuto prima la sensazione, poi la certezza, che il mondo della politica di professione si muove secondo un disegno già tracciato da una elite sovrannazionale che decide le strategie del momento e (l’eletto!?!) a fare politica nei diversi comparti, rientra in una cerchia di personaggi, accuratamente selezionati. Pertanto è impossibile cercare di farne parte partendo dalle nostre decisioni, impegno, volontà ecc., perchè a noi non è dato di interferire in un disegno già tracciato. È quindi assolutamente vero che nell’arca devono far parte concetti diversi e personali per acquisire una libertà che produca quel senso di benessere e chiarezza che dapprima, prigionieri dell’ottundimento mentale, ci era negato.

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