Navigando nelle infinite possibilità dell'essere

13. L’IO NELLE SCRITTURE

10/04/14

Penso che così vada intesa la parola «io» nei discorsi di Gesù e anche in quelli del Dio biblico: L’IO, con l’articolo, come se indicasse non una persona ma una dimensione accessibile sia a chi parla, sia a chi ascolta. Per esempio, là dove nelle versioni consuete dei Vangeli si legge: «Nessuno giunge al Padre se non per mezzo di me» (Giovanni 14,6), è bene tradurre:

Nessuno giunge al Padre se non attraverso l’io.

Nessuno, cioè, può conoscere nulla di Dio se prima non scopre che cosa indichi la parola «io». Oppure, là dove Gesù dice: «Voi mi cercherete e non mi troverete» (Giovanni 7,34) è bene tradurre:

Voi cercherete quest’io, e non lo troverete.

Appunto perché fino a che siete «voi», fino a che vi adeguate ai «molti», non saprete che cosa c’è nella parola «io». E così anche nella Genesi, dove nelle versioni consuete Dio direbbe ad Abramo: «Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò» (Genesi 12,1) io leggo:

Vai verso il paese che l’ io ti indicherà

Cioè entra nella tua vita obbedendo al tuo io superiore, invece che a quel che dicono gli altri. Io penso che così abbia un significato preciso, bello e utile a tutti, oggi come tremila o duemila anni fa. Certo, in tal modo l’immagine che di solito si ha di Gesù cambia molto: non è più il FIGLIO UNICO di Dio, che viene a parlare a un’umanità incommensurabilmente inferiore a lui e poi se ne torna in cielo. È invece un uomo che spiega ai suoi simili un nuovo livello evolutivo, imperniato su una diversa, meravigliosa coscienza di se stessi. Nel Vangelo si legge infatti:

A chi l’ha ascoltato, ha dato il potere di diventare figli di Dio
Giovanni 1,12

E io prendo questo passo molto alla lettera, benché suoni come un’eresia. Anche l’immagine che di solito si ha di Dio subisce in tal modo qualche modifica: non è più un’incommensurabile Potenza che dà ordini, ma la voce dell’universo intero – del senso dell’universo intero – che indica agli uomini quel nuovo stadio evolutivo. I tradizionalisti storcono sempre il naso quando difendo quest’idea nelle mie conferenze e nei miei libri, ma da quanto mi sono accorto della possibilità di questa diversa traduzione, la mia vita è profondamente cambiata, e ne provo gioia.

Chi ha visto l’io, ha visto il Padre. Come puoi dire dunque: mostraci tu il Padre?
Giovanni 14,9

Igor Sibaldi

(continua)

 

Video: Il peccato

 

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