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23. IL SENSO DI COLPA

23/10/14

Dicevamo, qualche puntata fa, che i bambini dispongono di un naturale senso della felicità che li guida, o meglio li guiderebbe, nelle loro scelte quotidiane, se gli adulti non intervenissero a deviarlo, forzarlo, stordirlo.

Secondo gli adulti, come notava appunto Mosé, i bambini «non sanno distinguere il bene dal male»: non capiscono come va il mondo e cosa deve essere importante e cosa no per le persone perbene. Avviene in tal modo, durante l’inevitabile periodo chiamato apprendimento, che il nostro originario senso della felicità sia messo da parte. Ci abituiamo a considerarlo sbagliato, disturbante, inadeguato; e poiché è parte integrante di noi, ci abituiamo in realtà a considerare noi stessi sbagliati, disturbanti, e inadeguati, e a negare noi stessi per irreggimentarci nel modo di pensare e di vivere degli altri.

È così che prende forma in noi il senso di colpa propriamente detto: la sensazione, cioè, che vi sia dentro di noi qualcosa di colpevole da cui dobbiamo stare in guardia, e che sempre ci perseguita più o meno sottilmente. Ma quel qualcosa non è che il nostro originario senso della felicità, sommato al dolore di averlo dovuto combattere, negare, condannare. È insomma, fondamentalmente, una forma di rimpianto, di nostalgia di noi stessi.

È interessante notare che moltissimi equivocano, qui, e nel linguaggio corrente usano il termine senso di colpa come un sinonimo di rimorso: vi sarà capitato di sentir dire «Ho un gran senso di colpa per aver commesso quell’azione».

È un errore lessicale, ma non solo. È anche l’indicazione di un preciso rapporto tra il senso di colpa e le colpe che uno commette. La differenza lessicale tra i due termini è grande: il rimorso ha una causa; il senso di colpa è una causa. Il rimorso deriva da qualche tuo errore, o cattiva azione, o buona azione mancata. Il senso di colpa è un disagio che, come dicevo, si prova invece continuamente, e indipendentemente dalla cattiveria delle azioni che uno compie.

Nelle persone più sensibili, infatti, il senso di colpa propriamente detto può destarsi anche laddove non ve ne sarebbe alcun motivo: quando, per esempio, sono molto contente, oppure quando stanno per raggiungere un qualche risultato a cui tengono molto, e tutt’a un tratto se ne sentono incapaci, perché sentono di non meritarlo.

In altri, nella stragrande maggioranza, il senso di colpa si esprime quotidianamente sotto forma di conformismo, di astio o orrore per le novità, di avversione per chi pensa in modo originale o per chi, semplicemente, appaia sicuro di sé. È del tutto naturale: chi si sente in colpa e inadeguato, ha bisogno di farsi accettare da altri, dai più, di somigliare a loro, di confondersi con loro, perché ci si accorga di lui il meno possibile.

Nelle persone più energiche, infine, il senso di colpa diventa un problema tanto grave, da spingerle a commettere qualche azione ritenuta cattiva dalle altre due categorie di persone, e a caricarsi in tal modo di rimorsi: proprio perché il rimorso e il senso di colpa sono due cose diverse, e il primo è meno soffocante del secondo.

Questi sono precisamente i «peccatori» di cui parlava Gesù. Esprimono sia l’intensità di quella nostalgia di se stessi, sia la protesta contro il mondo adulto e perbene che li aveva conculcati quand’erano bambini, e sia, anche, la disperazione di non trovare, al di là del senso di colpa e del rimorso, nessun’altra via praticabile. Per questi, il metanoein, l’accorgersi, la riscoperta dell’infanzia sono veramente una «buona novella», mentre per gli altri è una teoria molto più ostica.

Igor Sibaldi

(continua)

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8 commenti su “23. IL SENSO DI COLPA”

  1. interessante dissertazione, penso però che il senso di colpa derivi direttamente da una azione moralmente riprovevole o da una mancata osservanza a regole di tipo religioso. Mi pare ovvio che in tutti e due i casi vi sia un cronico asservimento mentale, in caso contrario, viceversa. il senso critico permetterebbe una valutazione più attenta.

    1. mi trovi in accordo. I sensi di colpa e/o rancori per azioni compiute o non compiute non dovrebbero neppure esistere sé vero che uno fa quel che fa e non esiste il “non volevo”, ciò a valere per la trasparenza e l’onestà, in caso contrario io la chiamerei ,fuori dai denti, ipocrisia.

  2. Le tue parole sono respirare a pieni polmoni, è come guardarsi allo specchio dopo anni che cerchi un riscontro esterno…finalmente la follia diventa pane quotidiano, non è più tutto nascosto nell’ ombra, è come fosse l’ alba, il sole s’ innalza e piano piano sposta l’ ombra e la luce fiera si esprime.

  3. Ecco, quando capisci che la parola colpa nelle sue molteplici forme presume di trasformare un sentimento come la “nostalgia” in un fatto come il “rimorso” per una cattiva azione allora lì cominci a vederci più chiaro. Se la colpa sarebbe quella sensazione di perdita di noi stessi , bambini felici, sembra già meglio. Ma se con il senso di colpa/nostalgia anticipiamo la perdita di quella felicità e la svuotiamo di una qualche speranza, è facile che ci adeguiamo anche alla disperazione di non poterlo più essere. Bisognerebbe ribellarsi a tutto questo e disobbedire proprio come fanno i bambini. Forse sarebbe utile ricordare continuamente noi stessi?

  4. Cos’è il senso di colpa? in merito cosa? e rapportato a cosa? sempre all’esterno? la società ti dice questo.. la tua azione ti rende colpevole.. così diventa nella mente un senso di colpa. Forse è il caso di pensare…””Io sono””.. in quel momento io sono l’azione… in quel momento essendo l’azione il mio Io compie un’esperienza servendo la sua crescita e se nessuno all’esterno addita tu sei colpevole quell’esperienza maturerà nell’essere come bagaglio per continuare la crescita senza giudizio e se nessuno si fa giudice di qualcun’ altro il soggetto che compie l’azione non crea nella sua mente il conflitto che complica il tutto nel suo avvenire innescando azioni e reazioni a catene.
    E l’esterno non sono le persone che incontrerà ma una casta o sistema che pensa di poter pilotare gli uomini come burattini punendo e ancor peggio emettendo giudizi con pena classificandoli e marchiandoli come si fa con le bestie. Il senso di colpa viene creato all’esterno, un bambino che commette un’azione non avrà mai un senso di colpa senza i genitori come giudici che in questo caso si sostituiscono al sistema poichè essi stessi si sottomettono al sistema quando educano.

  5. Giacometta Siragusa

    Sono perfettamente d’ accordo…
    Però sono mamma e dico: a mia figlia qualche orientamento lo devo pur dare. Sono un ” sistema” che priverà questa figlia della sua originaria felicità? Lessi “L’ Emilio” di Rousseau quando studiavo per diventare maestra di scuola elementare, moltissimi anni fa: non mi convinse mai. Mi pare che si stia esagerando un po’…Io seguo Sibaldi e trovo che sia un pozzo di sapere, ho intrapreso una relazione con Dio molto più interessante di quanto non sia stata in tutta la mia vita grazie ai suoi scritti, ma questa storia che una persona che si occupa della crescita dei figli o dei propri allievi (insegno da trent’anni) corrisponde al “sistema ” che fa danni e basta io non la posso sentire più…scusate. Io faccio del mio meglio, come madre e come insegnante, per svolgere entrambi i ruoli nel rispetto delle persone di cui mi occupo, sbaglierò anche, in qualcosa, come altri hanno sbagliato con me…come sono certa di aver fatto qualcosa di buono per ciascuna di loro, mia figlia compresa, e qualcosa di buono devono aver fatto gli adulti per me, in passato . Nessuno nasce “imparato “.
    Così, semmai, insegno ai miei piccoli a perdonare, cioè a ” dimenticare ” , a superare un torto subito, a guardare avanti, a “creare” pensieri nuovi, proprio come insegna il nostro amico Sibaldi. Ma da qualche parte, in qualche modo, sicuramente qualche errore commetto sempre e ne commettero ancora. Quello del genitore e dell insegnante sono mestieri veramente difficili. Ma l’ ideale di Rousseau in fatto di educazione resta un ideale, che sinceramente mi fa sorridere. Non esiste l edicatore perfetto, e come dice sempre mio marito: il genitore più bravo è quello che sbaglia meno. Bellissimo questo confronto. Ringrazio anticipatamente chi ha letto questa mia fino alla fine.

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