Navigando nelle infinite possibilità dell'essere

17. CHIEDERE E RICEVERE

30/06/14

Le differenze tra i Noè e i non-Noè sono ben evidenti nella vita quotidiana. Chi ha cominciato a praticare la sua Epokhé, a fare l’arca e il proprio Diluvio personale, si accorge innanzitutto di star imparando a chiedere ciò che desidera davvero, appunto perché ha cominciato a usare parole sue, e non altrui. E sempre più di frequente gli avviene che, nei suoi desideri, sia il suo «io» superiore a esprimersi, e non soltanto quel piccolo, vecchio «io» che prima credeva di essere.

Quanto a questo, va notato anche che saper chiedere è un’arte indispensabile alle scoperte spirituali. I «molti» (i soliti «molti») amano pensare che quanto più ci si evolve spiritualmente, tanto meno si provino desideri: e immaginano il cercatore di verità come un asceta, un digiunatore, vittorioso nella lotta contro istinti e bisogni. Ma non è affatto così.

Basti pensare a quante volte, nei Vangeli, Gesù esorta i suoi discepoli a chiedere e a saper ricevere: «Chiedete e vi sarà dato», «Quando chiedete qualcosa, credete che l’avete ottenuto e lo otterrete», «Io vi ho preparati (l’io vi ha preparati) perché portiate frutto, e perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome (in nome dell’io), Lui ve lo conceda» ecc. Era importante, premeva, evidentemente, agli evangelisti, evitare dubbi o esitazioni a questo riguardo.

Chi cresce chiede; solo chi sta fermo non chiede nulla.

E se tu non cresci, è solo perché le certezze, le parole-cause degli altri ti limitano, ti schiacciano: allora non chiedi, ma ripeti soltanto quel che senti chiedere da altri, che a loro volta ripetono richieste udite da altri ancora, e così via all’infinito, senza che nessuna delle loro richieste somigli mai a ciò che ognuno di essi desidera davvero.

Credo che i «molti» abbiano in mente questo modo di chiedere ansioso e imitativo, quando lodano l’ascesi, la frugalità e la rassegnazione delle persone che a loro sembrano molto religiose. Ma, in realtà, ciò che sia i «molti» sia molte persone religiose temono è proprio quel sapere che cosa vuoi davvero, e il dirlo, e l’ottenerlo, di cui parlano i Vangeli. E lo temono soltanto perché è troppo diverso dal loro modo di vivere e di pensare, e dà troppa gioia, ed esprime troppa libertà e fiducia in se stessi – tutte cose, queste, che ai «molti» dispiacciono, perché troppo soggettive…

Igor Sibaldi

 

«Voi non avete perché non chiedete. Chiedete e non ottenete, perché chiedete male»
(
Lettera di Giacomo 4,3).

 

(continua)

 


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