Navigando nelle infinite possibilità dell'essere

14. DOV’È L’IO

29/04/14

Ancora qualche precisazione, a proposito di questo diverso «io» di cui – a mio parere – parlano spesso le Scritture.

Ciò che Gesù e Dio chiamano «l’io» non è dove lo si colloca di solito: non è dentro l’individuo, umano o divino che sia, non è in ciò che sai di te, né nella tua mente né tanto meno nella vita che conduci, e che cerchi appunto di far corrispondere a ciò che sai di te. È bensì una dimensione da scoprire, e da conquistare: è nuovo e antichissimo, non ne conosci ancora i confini – e  abbiamo visto, in uno dei passi citati la volta scorsa, che secondo Gesù quest’«io» arriva fino a Dio.

E proprio come Dio, quest’«io» da conquistare è dappertutto: in terra, in cielo, in ogni luogo. È nel tuo modo di vedere la terra, il cielo e ogni luogo, e soprattutto nel perenne superamento di questo tuo modo di vedere: quell’«io» superiore ti si rivela infatti in ogni tuo nuovo orizzonte, in ogni tua nuova scoperta – e i tuoi orizzonti e le tue scoperte potrebbero ampliarsi all’infinito, se solo tu non le fermassi a un certo punto, perché ti portano troppo lontano da ciò che sapevi di te.

Quell’«io» superiore è, necessariamente, anche negli altri: se è tanto grande, infatti, non può essere contenuto in quel pochissimo che sai di te stesso e che credi di essere.

Credo sia questo il senso della frase: «Ama il prossimo tuo come te stesso». Significa: tu ami e odi gli altri proprio così come ami e odi te stesso. Tu vedi negli altri difetti e poteri tuoi, proietti negli altri ciò che non osi ancora sapere di quel tuo «io» più grande e di ciò che lo intralcia in te.

E appunto perciò, quanto più ti riappropri di quei poteri e difetti (quanto più «ritiri le tue proiezioni», direbbe uno junghiano), tanto più scompare nel Diluvio tutto ciò che sembrava limitarti dall’esterno, e ti accorgi che erano soltanto tuoi limiti interiori, pretesti per non crescere e per non conoscerti.

In breve, quell’«io» superiore è nel rapporto tra te e tutto il resto. Per sapere chi sei, guardati intorno. È tutto tuo, sei tutto tu.

Derivano da ciò varie conseguenze pratiche: i cardini del tuo io appaiono infatti completamente diversi, in questa nuova immagine di te. La memoria, per esempio: la tua vera memoria, la memoria di quell’«io» superiore, non è in qualche angoletto del tuo cervello, ma in tutto ciò che fai, ed è vasta come l’universo intero. I tuoi ricordi sono tutto ciò che vedi, e non soltanto ciò che ti sembra di ricordare. Così anche i tuoi sentimenti, i tuoi pensieri, le tue intuizioni, la tua volontà e tante altre splendide cose che cerchi dentro di te, e sono invece ovunque, tutt’intorno, ovunque arrivi l’orizzonte della tua vita.

Puoi averne un’idea se guardando una qualsiasi cosa – un quadro, un volto, il cielo – immagini che non siano soltanto i tuoi occhi a guardare, ma il tuo «io» superiore che guarda te da quel quadro, dal volto, dal cielo, e ti pone la stessa domanda che Dio pose al profeta Elia:

Ed ecco, sentì la voce che gli diceva: «Che fai qui, Elia?»
Primo libro dei Re 19,13

Appunto. Che fai? E chi credi di essere? Fate caso al sorriso che vi appare sulle labbra, mentre immaginate l’espressione di Elia – o la vostra – davanti a quella domanda. Quel sorriso è già un attimo della storia del Diluvio.

Ecco, l’io è con voi tutti i giorni,
fino alla fine del mondo.
Matteo 28,20

(continua)

 

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