Navigando nelle infinite possibilità dell'essere

18. AVER TORTO

14/07/14

Un’altra notevole differenza quotidiana tra i Noè e i non-Noè è che ai primi piace aver torto, mentre ai secondi no.

Ai «molti» piace aver ragione, come dimostrano chiaramente le loro religioni e i loro partiti: va da sé, infatti, che se uno è cattolico, è cattolico perché crede che i cattolici abbiano ragione e gli altri no; altrimenti sarebbe protestante, ebreo o musulmano. E  così pure in politica: sei di sinistra – poniamo – è perché pensi sia giusto così, e che dunque essere di destra sia sbagliato; o viceversa… Ma le divisioni, i conflitti che da sempre hanno fatto la storia e rovinato le vite degli uomini non derivano proprio da questa voglia di stare con chi ha ragione e di dar torto agli altri? Quindi qua c’è qualcosa che non va, se ne è venuto tanto male.

Invece, che male c’è ad accorgersi di aver torto? Personalmente, credo sia la forma più semplice di libertà, e anche la più promettente. È il diritto di non limitarti a ciò che già sai, o a ciò che già sanno altri; è la voglia di superarti sempre, di aprirti sempre alla realtà, di dare sempre una nuova chance alla verità, e con essa, naturalmente, anche a quell’«io» superiore che in tal modo tu puoi far esistere sempre di più nel tuo mondo.

Non ricordo chi sia quel saggio che disse «Nella vita, o hai ragione o sei felice», ma tutte le volte che ho applicato questa massima mi sono trovato bene. Ricordo bene, invece, quel passo dei Vangeli: «Avete udito che fu detto agli antichi: Non spergiurare, ma adempi ai tuoi giuramenti. Ma io vi dico: non giurate mai!.. Sia invece il vostro parlare: sì, quando è sì; e no, quando è no» (Matteo 5,33.37).

Ed è inteso che ciò che oggi è , domani potrà apparirti tutt’a un tratto un no, e viceversa: tu stai pronto ad accorgerti. Chi cresce cambia idea di continuo. Non lasciare, neanche qui, che il passato (tuo o altrui) ti determini. Ascolta il tuo presente, sempre.

È chiaro, d’altra parte, che a dar retta a quel passo dei Vangeli molte professioni indispensabili all’ordine costituito perdono immediatamente di valore: mi riferiscono alle professioni che implicano, appunto, un giuramento di fedeltà, ovverosia la decisione che in un determinato punto della tua vita tu abbia saputo per certo cosa è giusto fare e cosa no, a chi obbedire e a chi no, e che da quel momento in avanti tu non possa più cambiare idea. Così è per i militari, i giudici, i politici, i sacerdoti… Il «non giurare mai!» li esorta a dubitare. Si sa che non ascoltano, non ci fanno caso. Ma tu non sei loro. Tu sei tu. E sei, puoi essere, sarai quell’«io» superiore che ancora non conosci e che puoi scoprire soltanto di giorno in giorno, cambiando inevitabilmente – giorno dopo giorno – idea.

 

«Ma a voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici. Fate del bene a chi vi odia, benedite chi vi maledice, pregate per chi vi maltratta.» (Matteo 6,27-28)

 

Video: i vizi capitali

 

(continua)

 

Biografia e libri di Igor Sibaldi

 

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1 commento su “18. AVER TORTO”

  1. Ed è proprio così caro Igor,
    quando si ha ragione lo stato dell’essere è quello della boria e della soddisfazione che purtroppo viene spesso scambiato per stato di felicità. Dalla mia recente esperienza dico che può capitare di credere di sentirsi felici nello stare nella ragione , quando non vedi che è perchè ti lasciano “aver ragione”. Se ti accorgi dell’inganno subito e di aver avuto torto, se rimetti in discussione te stesso con te stesso, lo stato di felicità può sopraggiungere improvviso e inaspettato.
    Con affetto Cinzia.

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