I Sogni e l'Infinito

“Questo spazio è aperto a voi, Cari Entronauti, per stimolare una ricerca “altra” nella dimensione dei Sogni e in quella della Vita.

Spero che vorrete accettare la sfida di uscire dalle strade più frequentate per seguirmi in un mondo paradossale e infinito, dove potreste scoprire che non siete ciò che credete, ma ciò che sognate! Dal macrocosmo svelato dai sogni e dai viaggi astrali, vi porterò nel microcosmo/Uomo. Perché l’uno è il riflesso dell’altro, e dai nostri sogni d’Amore nascono I progetti dell’Uomo.

……Qui m’aime me suive!”

Marie Noelle Urech

MarieN-Urech2

07. “NELLA CASA DEL PADRE CI SONO MOLTE DIMORE”

“Nella casa del Padre, ci sono molte dimore” – Questo versetto di Giovanni (14,2) illustra perfettamente la multidimensionalità dell’esperienza onirica. Grandi esperti di stati modificati di coscienza, i mistici sono stati i primi a testimoniare la dimensione quantistica della Natura e del Vivente. Quello che ci hanno trasmesso con metafore, simboli e allegorie non si discosta affatto dalle nostre odierne conoscenze sull’infinitamente piccolo o l’infinitamente grande. Durante i nostri viaggi onirici, ci capita una pluralità di esperienze che sfidano le leggi dello spazio/tempo. Si possono incontrare Maestri di Saggezza, divinità, grandi personaggi, defunti, animali mitici; si attraversano epoche, religioni e spazi diversi di quelli in cui ci collochiamo da svegli.

Il fenomeno su cui vorrei soffermarmi però, riguarda ilsognare i nostri cari defunti. Sognarli è stato finora considerato dalla psicanalisi una umana necessità psicologica di mantenerli vivi nella nostra coscienza. Questo potrebbe essere vero. Ma quando sogno che un caro appena morto mi dà indicazioni o un messaggio chiaro per risolvere alcuni miei problemi, quando i “miei morti” mi appaiono nei sogni in momenti di crisi esistenziale e non in altri, allora la situazione si fa davvero più intrigante e complessa. E’ urgente porsi delle domande e smettere di accettare le misere spiegazioni riduzioniste che la Scienza ci offre perché essa non osa valicare il confine che si è auto-imposto. I sogni potrebbero essere la dimostrazione dellacontinuità della coscienza in dimensioni non percettibili nello stato di veglia. Essi fungono da “ponte” tra l’al di qua e l’al di là.

Antiche tecniche sciamaniche ci insegnano a collegarci con i defunti per attingere alla loro saggezza e i sogni indotti sono una delle modalità privilegiate per farlo. Attraverso il sogno, è possibile entrare nelle numerose dimore del Padre, le dimensioni dove l’Anima si riposa tra un viaggio terreno e l’altro. Incontrare i nostri defunti nei sogni è un esercizio propedeutico alla morte, o meglio, a ciò che accade dopo. Tali sogni consolidano in noi l’idea della continuità della Coscienza e dell’esistenza di altre dimensioni.

L’unico rischio è che si potrebbe instaurare nel sognatore una forma di dipendenza, e ciò accade spesso per i genitori che hanno perso un figlio. La possibilità di trascorrere qualche instante con “loro”, attraverso questo mezzo, potrebbe distoglierli dal senso della propria esistenza nel qui e ora e impedire loro di vivere autonomamente. Se alcune persone care ci lasciano è perché dobbiamo imparare a vivere anche senza di loro. Il valore essenziale del nostro viaggiare nelle dimore del Padre è l’esperienza della nostra eternità.

Continua

7/11/08
07_urech

Commenta l'articolo tramite e-mail

Messaggio (max 2000 caratteri)Tutti i campi sono obbligatori. L'e-mail non sarà pubblicata

Commenta l'articolo tramite Facebook