Navigando nelle infinite possibilità dell'essere

15.IL TEMPO PERSO E RITROVATO

Un leit-motiv ricorrente che sento dai miei pazienti, dagli amici o da sconosciuti è : non ho mai tempo; non ho abbastanza tempo; non c’è più tempo. Mi ricordo anche che è stata una mia risposta automatica per anni. Finché un bel giorno ho capito la relatività del tempo! C’è un tempo psicologico, un tempo orario, un tempo ciclico… che difficilmente si sincronizzano. La Bibbia ci ricorda che per “ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il sole (Qo 3,1) c’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per demolire e un tempo per costruire, un tempo per parlare, un tempo per tacere” e così via. Il problema maggiore della gestione del tempo scaturisce dalla scarsa consapevolezza che abbiamo di noi stessi, dall’identificazione con oggetti esterni: persone, situazioni, eventi. L’accelerazione forte che l’umanità sta subendo, la velocizzazione dell’acquisizione delle conoscenze, delle telecomunicazioni e degli spostamenti, tutto concorre a trasformarci in vere e proprie trottoline. Tendiamo a farci invadere da tante cose che non sono “indispensabili”, sia nella vita professionale che personale. Inoltre la nostra cultura ci porta ad accumulare sempre più cose e impegni a livello mentale, emotivo e materiale. Un posto d’onore è occupato dalle nostre preoccupazioni, dalle nostre paure, i ladri professionisti del Tempo. Uno studio ha dimostrato che il 90% delle nostre paure e delle nostre ansie non si realizza mai. Varrebbe a dire che 90 % del nostro tempo impiegato a preoccuparci è tempo perso. Sarebbe più produttivo impegnare la nostra attività mentale, e quindi, il nostro tempo, in progetti e in scopi. Il tempo perso diventa un tempo creativo, e cioè “ritrovato”.

Per uscire da questo cerchio vizioso che fagocita il nostro tempo, diventa urgente ritornare all’essenziale e semplificare la propria vita. Il motto “tutto ciò che non è indispensabile è inutile” potrebbe aiutarci in ciò e a volgere la nostra attenzione all’essenziale. Un modo utile in questo caso è fare delle pause. Siamo così impegnati nel fare, nell’avere o nello stress che non riusciamo più a godere l’attimo presente. I ricordi belli del passato sono sempre scaturiti dai momenti in cui si è vissuto nell’attimo presente, in uno stato di ricettività, di ammirazione e in cui ci sentivamo appagati e felici. Scalare la montagna è importante, ma ricordiamo di fermarci ogni tanto per guardare al paesaggio, per apprezzare il percorso compiuto.

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