Monthly Archives: dicembre 2008

22. IL RITUALE DELLA LUCE

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L’osservazione della Natura è sempre una grande scuola di Vita. I suoi misteri, le sue epifanie ci raccontano in chiave metaforica l’intreccio costante della vita con la morte, le resurrezioni e le metamorfosi della materia. I Pitagorici chiamavano “porte” i due solstizi: una Porta conduce alla manifestazione fisica della Vita e alla sua esternazione (Estate-Cancro), l’altra agevola la fuoriuscita dal mondo per entrare negli stati superiori della coscienza (Inverno -Capricorno). Antiche culture credevano che queste porte aprissero una comunicazione diretta fra visibile e invisibile. Fra pochi giorni milioni di esseri umani nel mondo apriranno la porta Invernale per consentire alla Luce di riversarsi sulla Terra e sull’Umanità. Questo è il senso profondo di Natale che, dal sanscrito, significa appunto, rinascita. Non a caso, è stato scelta la nascita di un bambino straordinario e luminoso a rappresentare l’illuminazione della Materia. A Natale, quindi, abbiamo una opportunità unica per illuminarci, per ri-aprire una connessione con stati superiori della coscienza. Un significato che si è diluito nella febbre consumistica e nei formalismi sociali.

Vorrei solo invitarvi ad eseguire un piccolo rituale, più profondo del cenone della vigilia e dello scambio dei regali. A mezzanotte del 24 dicembre, accendete una candela dorata, simbolo della Luce che ritorna, e chiedete che arrivi nella vostra vita qualcosa che vi renda infinitamente felice. Chiedete anche cosa dovete fare per attirarla nella vostra vita e poi ascoltate la risposta nell’intimità del vostro essere. Può darsi che essa arriverà subito, può darsi che arriverà un po’ dopo, tramite un sogno o una sincronicità. La nostra felicità è fondamentale per potere contagiare gli altri. Non possiamo immaginare di rendere felici gli altri se prima non abbiamo assaporato l’abbondanza della Vita e dell’Amore. Poi, lasciate che la candela si consumi tutta. Dopo abbracciate con calore e affetto tutte le persone, conosciute e sconosciute, che incontrerete da quel momento.

Ci ri-vediamo il 7 Gennaio!

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21. RITORNO ALLA SEMPLICITA’

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Semplice: da “sine plico” ovvero “senza piega”, etimologicamente parlando, esteso a “puro”, “senza commistione”, “senza artificio”. Gli ultimi trascorsi mondiali sono per noi un potente invito ad interrogarci sullo stile di vita che conduciamo, sugli sprechi estremi caratterizzanti una civiltà basata sui consumi e il profitto, ma che non appaga i bisogni più profondi degli esseri umani. Ritornare alla semplicità e farne una scelta di vita consiste nell’adottare un modo di vita meno dipendente dal denaro, ma che mira a soddisfare i bisogni umani oltre quelli legati alla sopravvivenza. La semplicità volontaria fu praticata da Socrate e Epicuro 2500 anni fa, ma anche dalle comunità monastiche, le prime organizzazioni di vita a scegliere volontariamente la semplicità e a praticare l’autosufficienza. San Francesco d’Assisi viene considerato come un modello di semplicità volontaria così come la vita di Gandhi ne è un altro.

Semplificare la nostra vita per migliorare la sua qualità. I problemi mondiali ci dimostrano in quale circolo vizioso siamo caduti: trascorriamo il nostro tempo a guadagnare sempre di più per soddisfare dei bisogni prevalentemente materiali. E il tempo non basta mai per fare altre cose. Questo comportamento, diventato ormai compulsivo, ha conseguenze disastrose non solo sulla nostra salute, ma anche su quella del nostro pianeta. Semplicità di vita non significa povertà né sacrificio. È una scelta cosciente di vita che ci aiuta a liberarci da ciò che è superfluo e a tornare a ciò che è essenziale. Vivere meglio con meno, ma con la consapevolezza delle cose che contano davvero. Essa si applica quindi anche a domini meno materiali come le attività e le relazioni umane. Molti formalismi sono una forma di controllo inutile e comportano un notevole spreco di energia. In qualche modo, il ritorno alla semplicità accompagna una ricerca di autenticità. Ci mette in contatto con l’amore degli altri, con le meraviglie della Natura, con la chiarezza e la serenità che nascono dal silenzio e dalla contemplazione.

Il ritorno alla semplicità non ha l’ambizione di cambiare il mondo, ma di favorire la riflessione necessaria a cambiare il proprio stile di vita per aumentare il nostro benessere fisico, mentale e spirituale che deleghiamo, spendendo molto, alle palestre, ai medici e ai guru. Inoltre, ci permette di agire immediatamente e autonomamente senza dover attendere che i governi cessino di tergiversare!

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Intanto prosegue il video – viaggio tra Sogno e Realtà…

CONSAPEVOLEZZA E SOGNO

20. GLI ANIMALI DI POTERE E IL POTERE DEGLI ANIMALI

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Succede spesso che nei nostri sogni, incontriamo animali familiari o sconosciuti, fiere oppure creature mitologiche che sommano varie componenti animali nella loro raffigurazione. Sono protagonisti importanti del sogno in quanto rappresentano energie vitali profonde che guidano la nostra vita inconscia. Nell’ambito della psicanalisi, gli animali onirici sono stati definiti come la parte istintuale/sessuale del nostro essere che irrompe e viene poi interpretata e “addomesticata” secondo i canoni morali della nostra cultura occidentale. Curiosando invece nelle tradizioni sciamaniche, vediamo che la connessione tra gli esseri umani e il mondo animale è fondamentale. In queste culture, non solo la carne dell’animale rinvigorisce il corpo, ma il suo spirito è anche necessario per ridare energia allo spirito umano malato o indebolito. Perciò mentre i cacciatori andavano in cerca di prede nella realtà ordinaria, gli sciamani andavano a caccia di un animale di potere nel mondo degli spiriti per riportarlo a chi ne avesse bisogno. Lo spirito dell’animale infonde nel corpo un potere che gli permette di resistere all’intrusione di forze nocive esterne (conosciute nella realtà ordinaria come malattie). Non solo, essi trasferiscono anche qualità intrinseche come astuzia, coraggio, saggezza, prudenza ecc. Pertanto vengono solitamente chiamati animali di Potere. Una delle modalità più diffuse per la ricerca e recupero del proprio animale di potere è il viaggio sciamanico. Il viaggio sciamanico è una esplorazione in uno stato di coscienza modificata che non si discosta dal sogno, anzi, è un sogno indotto e guidato. Gli animali di Potere che si presentano sono energie di cui ci siamo dimenticati o che abbiamo abbandonato in un percorso di vita in binari ristretti. L’uomo moderno viene deprivato dalla sua forza, dagli istinti e dall’intuizione per diventare “sociale”e per essere governato. La politica, la scienza e la religione obbligandoci a rientrare in modelli artificiali per essere socialmente accettati, ci ha tolto i nostri poteri naturali.

Perciò, quando sognate, accogliete con gioia e curiosità leopardi, lupi, aquile, orsi, coccodrilli, lontre ed altri animali perché essi vengono per ricordarvi che siete Natura e, quindi, infinitamente potenti!

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19. LA SOTTILE PERMANENZA DELL’ESSERE

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Recentemente ospite di una trasmissione radiofonica per parlare dei sogni e interagire con gli ascoltatori, rimasi sbalordita dal gran numero di persone che testimoniavano sogni con i loro cari defunti. Premonizioni e messaggi dell’aldilà erano il tema costante sul quale mi venivano richieste delucidazioni. Nei giorni successivi, una serie di coincidenze straordinarie riportarono la mia attenzione ai sogni sulla continuità della vita dopo la morte. Nel mio post “nella casa del Padre ci sono numerose dimore”, ho già condiviso alcune riflessioni su questo tipo di esperienza onirica. Ma oggi, sento il bisogno di approfondire questo argomento a cuore di tantissime persone.

Come già sviluppato nel mio libro “I Sogni e l’Infinito” (Anima Edizioni), i sogni sono una specie di portale verso altre dimensioni. Durante il sonno, il nostro corpo sottile o quantico, replica energetica del corpo fisico, vibra ad una frequenza più rapida e può, quindi, espandersi e spostarsi in altri spazi di natura quantistica. Dunque mentre sogniamo, il nostro corpo sottile vaga e visita con facilità altre dimensioni dove può incontrarsi con i corpi energetici dei cari defunti. Antiche tradizioni spirituali e filosofiche, dagli Egizi ai buddhisti tibetani, dalla Gnosi al cristianesimo primitivo, concordano sull’esistenza di questo corpo energetico che, al decadimento del corpo fisico, mantiene una vita propria in una dimensione impercettibile dai sensi. Ma anche la scienza comincia ad esplorare il mistero della continuità della coscienza. Il fisico gnostico francese Jean Charon, nel suo libro “Morte, ecco la tua sconfitta”, risponde proponendo un’immagine dell’universo che tiene conto sia degli aspetti materiali, sia di quelli spirituali, individuando nell’elettrone l’elemento materiale portatore dello “Spirito”. Gli elettroni, che entrano nella costituzione fisica del corpo umano, sono infatti simili a minuscoli buchi neri, e contengono un tempo e uno spazio diversi ma complementari rispetto a quelli normalmente noti. Questo spazio-tempo ha, in particolare, la facoltà di memorizzare, meditare e ragionare, dimostrando quindi che nell’elettrone esistono qualità e caratteristiche di tipo spirituale e permanente. Dal momento, dunque, che siamo composti di elettroni ciò significa che una parte di noi è eterna.

Quindi quando sogniamo i nostri defunti, non vi è alcun dubbio che avviene un incontro a livello coscienziale tramite i corpi sottili. Ed è facile ricordarsi quei sogni che ci lasciano un senso di sgomento oppure di gioia profonda. Possiamo ricevere da loro messaggi, indicazioni o richieste che, una volta allo stato di veglia, tendiamo ad accantonare perché li giudichiamo irreali. Ma se provassimo ad immaginarci come esseri multidimensionali, potremmo forse riconoscere la nostra natura eterna. Forse è questo il messaggio profondo che i nostri defunti vogliono comunicarci tramite i sogni.

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VIAGGIO NELLO SPAZIO – TEMPO

18. CASO O CAOS

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Gli anagrammi mi hanno sempre affascinata. Le infinite combinazioni delle stesse lettere nel formare parole sensate è secondo me una forma d’arte, ma anche qualcosa di più. Prendiamo il nostro esempio: caso e caos. Abbiamo due parole con un valore semantico diverso ma che provengono dalla stessa matrice alfabetica. Divagando un po’ – avrete capito che è uno dei miei passatempi favoriti – mi piace vedere tra queste due parole un collegamento di ordine metafisico.

Un giorno lessi una frase sconvolgente: “il caso è la modalità che Dio usa per rimanere anonimo” (scritta da… un anonimo, ovviamente!). Caso e caos sono sempre stati al centro di dibattiti e teorie matematiche e fisiche (frattali – entropia e neghentropia) e filosofici (determinismo e libero arbitrio).

Ma esaminiamo i fatti di una vita ordinaria: quante volte i nostri programmi di lavoro o d’impiego del tempo libero sono andati in fumo o felicemente riusciti, non per merito o demerito della nostra mente che li aveva progettati ma per l’intervento di un folletto imprevedibile e bizzarro nelle sue improvvise e inattese manifestazioni: il Caso. Può prendere forma in un blocco di scioperanti sull’autostrada non segnalato per tempo, che vi impedisce di arrivare a un appuntamento di vitale importanza, o in una conoscenza del tutto fortuita che si trasforma poi in un rapporto decisivo.

La conseguenza del primo impatto con il Caso è proprio il Caos: la sorpresa davanti all’imprevedibile che scompiglia per un attimo l’ordine prestabilito e che ci costringe a ricomporre gli elementi coinvolti in un nuovo ordine. Dal Caos nasce la Vita. Esattamente come avviene per l’anagramma! Il Caso è il fattore “esterno” che ripropone un nuovo ordine o cosmo, sfuggendo a ogni logica o calcolo umano. E’ lo “zampino” del divino che irrompe anonimamente nella nostra Vita. Quando siamo in grado di ricollegare lo zampino al suo proprietario, allora possiamo parlare di Destino, ciò che li Arabi chiamano Mektub: “era scritto”.

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17. L’INSOSTENIBILE GIOIA DELL’ESSERE

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Perché la Gioia non è mai citata quando chiedo alle persone che cosa desiderano di più? Sembra quasi di alludere a una cosa inaccessibile o, meglio, utopica. Comunque vi si pensi è sempre come a qualcosa di effimero. La Gioia accompagna l’infanzia, dissolvendosi poi nelle paure esistenziali dell’adulto. E’ meglio soffrire. La nostra cultura esalta la sofferenza in modo esasperato per offrire poi i paradisi artificiali dove annegarla: fumo, alcool, droga, medicinali, cibo, zucchero, sesso. La gioia è la grande assente dell’occidente. Paradossalmente, è più facile trovarla nei popoli più sfavoriti da un punto di vista materiale: negli slums, bidonville, favelas. Ma anche lì, si tratta solo di sprazzi che aiutano a sopravvivere in condizioni disumane. E’ la droga dei popoli del terzo mondo.

Le persone che si ammalano sono quelle che meno conoscono la gioia oppure che hanno smesso di frequentarla perché era insostenibile. Insostenibile anche per la Chiesa, l’idea di un Cristo gioioso e spiritoso. I Grandi Maestri Spirituali ci hanno sempre lasciato un segno di grandissima gioia. La Gioia è una qualità spirituale, è la connessione alla nostra essenza, a quella luce che si accende quando siamo toccati dalla Bellezza e dall’Amore. Per comprendere l’essenza della Gioia, osservate i bambini, prima ancora che i drammi familiari abbiano oscurato la loro luce, prima che crescano troppo in fretta per essere come gli adulti vogliono; contemplate la Natura per ritornare agli albori del vostro essere quando eravate stella, minerale, pianta, animale, angelo forse… amate e ricevete l’amore delle persone che vi accompagnano nel Viaggio.

Ogni volta che nella nostra vita siamo gioiosi, l’energia della gioia espande il nostro campo vitale e la possiamo irradiare sugli altri.

Per questo motivo le persone che hanno gioia di vivere sono magnetiche, ci attraggono irresistibilmente e ci sentiamo meglio accanto a loro. Nell’antico Egitto, quando l’anima del defunto compariva dinnanzi alla Dea Maat per essere pesata, gli venivano rivolto due domande: Hai conosciuto la Gioia? Sei stato fonte di gioia per gli altri? Domande che ci dovremmo rivolgere tutti i giorni senza aspettare l’ultima ora di vita.

Un Sutra indù canta :

Dalla pura gioia scaturisce tutto il Creato,

Dalla Gioia è sostenuto,

Verso la Gioia procede,

E alla Gioia ritorna

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16. AVETE MAI SENTITO RIDERE QUELLI CHE GIOCANO I SOLITARI?

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Ciò che qualifica l’uomo non è solo lo sviluppo cerebrale, ma anche la capacità di giocare. Il gioco è qualcosa che pervade ogni campo della nostra e dell’altrui cultura, sin dai tempi più remoti. L’homo ludens ludens sembra, in effetti, una specie più evoluta rispetto all’homo faber o all’homo sapiens. Il gioco è senz’altro un fattore di crescita umana ma è altrettanto una dimensione culturale. Gioco è sinonimo di piacere, di gioia e di divertimento nell’usare la creatività. E’ possibile giocare con qualsiasi cosa, giocare imparando, giocare con le parole, con il pensiero, con i fatti della scienza, con l’arte. In alcuni giochi si possono interpretare le parti le più gloriose o quelle più diaboliche della mitologia umana. E’ un sognare lucido che coinvolge più persone, il cui scopo principale è il divertimento, l’evasione in un mondo fantasioso in cui i limiti del reale possono essere sconfinati, le regole sovvertite. Proprio per il suo essere irrazionale, l’attività ludica ha la capacità di svelare lo spirito e la libertà di ognuno di noi. Mi ricordo i giochi preferiti della mia infanzia. I computer erano allora confinati nelle stanze segrete degli eserciti delle grande Potenze e non erano ancora entrati negli ambienti domestici.

Ricordo con piacere uno dei miei giochi preferiti: costruire un Tepee nel giardino e giocare con i miei amichetti agli Indiani. Ognuno elaborava il proprio nome Indiano, c’erano esplorazioni nella Natura, rituali, consigli di guerra e di pace, gare di tiro all’arco, costruzione di scudi magici… Fogliami, rami, sassi, insetti mummificati dal caldo, semi, i nostri corpi agili, le nostre voci concitate… tutta la Natura si prestava al gioco. La sera mi addormentavo, appagata, pronta ad inventare nuove avventure il giorno dopo…

Allora giocare significava stare insieme, divertirsi insieme, creare insieme. La fantasia, la comunanza, la creatività sono il motore di ogni gioco. Oggi, la dimensione culturale del giocare è stata trasformata da internet. Guardo i bambini della nuova generazione che giocano per ore e da soli con i loro gameboy o play-station, astratti e non curanti del mondo attorno! Noto che questi bambini sono molto svegli da una parte, ma dall’altra hanno poca dimestichezza nell’essere nel mondo e con gli altri. Ogni tanto vivono sindromi inquietanti, crisi epilettoidi… Talvolta sono anche gli adulti ad essere incollati allo schermo del loro PC, giocando da soli o con altri giocatori virtuali. Allora sento che qualcosa di caldo e di vitale è andato perso. Questo non è un anatema ai nuovi giochi on-line di cui trovo alcuni formativi ed affascinanti, specie quelli “collaborativi “ che si estendono a centinaia di giocatori nel mondo. Sono una grande apprezzatrice di internet, benedico questa meravigliosa tecnologia che mi permette di divertirvi mentre mi diverto nello scrivere questi blogs. Ma sono meno incline ad utilizzare internet per giocare in quanto il gioco per me ha un senso profondo e vitale, è una forma elevata di comunicazione e di contatto sociale. Per questo motivo non ho mai apprezzato l’idea dell’orgasmo virtuale attraverso il casco e il guanto elettronico. Concedetemelo, è davvero meglio dal vivo! Altrimenti diventerebbe uno di quei giochi da solitario per trascorrere il tempo, chiamati in francese “patience”, ma non fanno ridere.

Se perdiamo totalmente il contatto con gli altri, con il proprio corpo ed emozioni per giocare rischiamo di diventare delle macchine più o meno pensanti che giocano con altre macchine più o meno pensanti, attraverso una macchina. Per fortuna, ridere è ancora proprio dell’uomo, ma per quanto tempo ancora rimarremo umani?

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