Trasmutare le Emozioni

L'origine delle emozioni negative e la loro trasmutazione in emozioni superiori

Grazie per aver scelto di visitare questo Blog.

La mia intenzione è di guidare le persone a riflettere sull’importanza delle emozioni e sulla propria salute, nella vita quotidiana. In particolare, sottolineo come le emozioni negative possano ostacolare il personale percorso evolutivo nell’amore e nel benessere.

In questo breve corso online, descrivo prima il contesto da cui scaturiscono le emozioni e successivamente indico delle concrete modalità per operare la trasformazione delle emozioni negative in qualità dell’anima.

Giuliano Guerra

Giuliano Guerra

18. A CHE PIANO SEI NEL “PALAZZO” DELLA TUA VITA?

Care Amiche e Amici ricercatori,

Le nostre zone d’ombra sono sempre in agguato, e ci vuole poco per “infiammarle”; ogni volta che ad esempio giudichiamo, ci allontaniamo inesorabilmente dal nostro centro.

E non è il caso di giudicare neanche le nostre stesse “parti basse”, in quanto esse costituiscono il “piano sotterraneo” del nostro essere, ossia le fondamenta su cui poggiano anche i livelli più “alti”…

Nel video di oggi, vi invito a riflettere sul vostro percorso e a chiedervi: a che piano sono nel “palazzo” della mia vita?

 

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22/02/10

17. LA RICERCA DELLA CENTRATURA

Care Amiche/Amici ricercatori,

oggi parliamo di centratura: un concetto fondamentale che è necessario comprendere se vogliamo trasformare le emozioni negative in qualità superiori… Noi siamo costituiti da molte parti; in periferia ci sono i conflitti, le zone ombra, le pulsioni primarie… e al centro troviamo invece il nostro vero Sé, che è lo scopo del nostro viaggio di elevazione.

Nel seguente video approfondisco meglio questo “modello alchemico”, parlando anche dei legami “energetici” con le altre persone, del giudizio e della necessità della compassione.

Buona visione!

 

16/02/10

16. EMOZIONI POSITIVE E SALUTE

Da millenni gli insegnamenti buddhisti, le scuole iniziatiche, il pensiero cristiano, i numerosi percorsi spirituali concordano nel sottolineare l’importanza per il praticante di riuscire a liberarsi dai propri “impulsi pericolosi” e di saper trasformare le emozioni negative. Le stesse vengono intese come forze, quanti di energia secondo la meccanica quantistica, che in un contesto ridotto generano disturbi psicosomatici, sofferenza, discordie, separazioni… e su scala più ampia, guerre, violenze di massa e disordini sociali.

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Sempre più numerosi sono gli scienziati, appartenenti a varie discipline positivistiche, dalle scienze cognitive, biologiche, neurofisiologiche, cosmologiche, ecc… che apportano continuamente, ed in modo indiscutibile, delle prove scientifiche a sostegno dei benefici che si ottengono imparando a trasmutare le emozioni negative in opportunità per addestrarci a calmare e controllare la mente ed a sviluppare le potenzialità dell’inconscio superiore.

Ad esempio R. Davidson, dell’Università del Wisconsin, ha studiato, con strumentazioni che rappresentano graficamente ciò che accade nella mente durante la meditazione e l’esecuzione di esercizi per il controllo delle emozioni, gli effetti delle emozioni positive sulle strutture cerebrali. Ha ben documentato le modificazioni neurologiche che avvengono nei circuiti coinvolti dalle emozioni.

P. Ekman, dell’Università di San Francisco, ha misurato le onde cerebrali sia di maestri tibetani, ben allenati alla pratica della meditazione, sia di praticanti occidentali, da poco tempo interessati alla meditazione, sottoponendo entrambi i gruppi di studio a forti rumori ed a turbolenze emotive ambientali.

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Le sue ricerche sono state conclusive riguardo al fatto che tutte le persone prese in esame, sia pur con intensità diversa, hanno presentato alte attività neuronali nelle aree coinvolte con le emozioni positive ed un netto miglioramento della funzione immunitaria, con favorevoli ripercussioni sullo stato di salute.

Tanti studi dimostrano che la sofferenza non è legata agli avvenimenti esterni che subiamo, ma al nostro modo personale di viverli, interpretarli. La sofferenza o la salute dipendono dalla nostra capacità di reagire, mantenendo calma e positività di pensiero, sapendo trasformare le emozioni negative in opportunità per la nostra evoluzione.

Lo stesso evento stressante, la stessa violenta situazione vitale generano, a livello somatico e psichico, risposte diverse in base alla risonanza interiore, al nostro modo di reagire in profondità e di decodificare l’evento esterno.

Nei libri sapienziali si legge: “Ciò che rende impuro l’uomo, ciò che lo ammala, non è ciò che entra nella sua bocca, ma bensì ciò che gli esce dal cuore”.

Le vie percorse dai maestri spirituali e le vie percorse dagli scienziati, rigorosamente attenti alla metodologia della ricerca, giungono alla stessa meta: il miglior antidoto contro la sofferenza e le malattie è migliorare le nostre capacità di gestire le emozioni attivando tutte le personali risorse per una reazione ottimale agli stimoli dell’ambiente.

L’antico invito degli alchimisti “ambula ad intra” (“muoviti verso l’interno”), dei filosofi greci “conosci te stesso”, degli iniziati “portati nel centro del tuo essere”, del Dalai Lama “è sul fronte interiore che si previene la violenza sociale”, ecc… trovano riscontro nelle neuroscienze che dimostrano come le pratiche di autoconsapevolezza incrementano l’attività del lobo frontale sinistro, sede delle emozioni positive, ed innalzano le difese immunitarie.

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J. Teasdale, dell’Unità di scienze cognitive e del cervello di Cambridge, ha rilevato che la combinazione di meditazione introspettiva con terapia cognitiva dimezza le ricadute dei pazienti con depressione cronica.

S. Pressman, responsabile e portavoce di un prestigioso gruppo di ricercatori internazionali che hanno studiato una vasta popolazione distribuita in 140 nazioni, ha dichiarato che le persone che provano emozioni positive, senza distinzione di etnia e di condizioni economiche, hanno una salute molto migliore rispetto al gruppo di controllo. Queste persone stanno molto meglio in salute anche se vivono in povertà.

Senza alcun dubbio i ricercatori affermano che le emozioni positive sono collegate ad una migliore salute, indipendentemente dalle condizioni economiche, e le emozioni negative ad uno stato di salute più debilitato.

Daniel Goleman nel suo libro “Emozioni distruttive”, in collaborazione con il Dalai Lama, riporta le ricerche sul cervello, sulla meditazione e sul rapporto tra pensiero ed emozioni. Ritiene che “riconoscere e trasformare le emozioni distruttive è il cuore della pratica spirituale”, ed indica i collegamenti tra l’amigdala e la corteccia prefrontale destra e sinistra come le aree principali in cui fluiscono gli stimoli neuroelettrochimici collegati alle emozioni positive e negative.

In queste aree avvengono i processi che dirigono il rapporto salute-emozioni positive in quanto se noi viviamo emozioni positive influenziamo i nostri pensieri, i ricordi, condizioniamo il nostro sistema di percezione, con un effetto a cascata che si ripercuote su tutto l’organismo, come un’onda che armonizza ed eleva le vibrazioni cellulari.

Coltivare e sviluppare le emozioni positive, come ad esempio l’ottimismo, la gioia, la gratitudine, l’allegria, l’amore…, “imprigiona” il cervello condizionandolo positivamente. L’amigdala, “sentinella delle emozioni”, viene eccitata positivamente ed a sua volta influenza i processi mentali con un effetto a cascata. Essendo il cervello plastico, attraverso esperienze sistematiche e ripetute, possiamo rieducarlo, rimodellarlo.

La scienza ha dimostrato che ciò è possibile. Nel suo libro D. Goleman riporta numerosi studi che indicano come la meditazione e la pratica del coltivare stati d’animo positivi abbiano generato mutamenti durevoli dell’attività cerebrale.

Nelle prossime puntate verranno descritte le modalità e le tecniche per influenzare positivamente il cervello.

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11/02/10

15. PENSIERO ED EMOZIONI IN CORRELAZIONE: IL CONTRIBUTO DELLE NEUROSCIENZE (II PARTE)

Impegnarci continuamente a trasmutare le emozioni negative in qualità dell’anima, e quindi vivere in armonia e benessere, porta a trasformazioni permanenti delle strutture cerebrali (che abbiamo visto essere “plastiche”) con definitive modificazioni neurobiologiche a livello delle sinapsi, dell’organizzazione dei recettori cellulari, dei mediatori chimici…

Quando ci troviamo di fronte ad un dato stimolo ambientale, o ad uno stato psicologico interiore, mettiamo in moto dei processi mentali che reagiscono a quel momento, a quella situazione, con coerenti ed appropriate risposte biofisiche che, a cascata, attivano l’elaborazione neurobiologica in termini di vie nervose, sinapsi, onde neuroelettriche, recettori cellulari, mediatori chimici, ecc…

Continuare a ripetere le stesse risposte induce effetti altrettanto continui nelle strutture cerebrali e di conseguenza porta a modificazioni strutturali permanenti nelle vie e nei centri nervosi.

Gli studi di Paul McLean ci indicano che il cervello umano si è evoluto partendo dall’eredità che ha ricevuto prima dai rettili e successivamente dai mammiferi e dai primati. Ci parlano di “cervello triuno” dato dalla sovrapposizione più recente della neocorteccia sul più vecchio cervello limbico, tipico dei mammiferi, e sul più antico cervello tipico dei rettili.

Il cervello rettiliano (in cui il mesencefalo è molto sviluppato) rappresenta il luogo in cui prendono vita i processi istintivi, i comportamenti innati, gli automatismi che riflettono i programmi presenti nel genoma.

Il cervello limbico, il cui nome deriva dal fatto che il sistema limbico è dominante sulle altre parti, rappresenta la mente emozionale dove i comportamenti sono influenzati dai rapporti sociali e dalle emozioni.

Il cervello umano ha la neocorteccia estremamente sviluppata e rappresenta la mente che crea sintesi, astrazioni, ideazione, pensiero autoreflessivo, che sa eseguire comportamenti finalizzati, apprendere dalle esperienze, ecc…

Penfield è stato il pioniere dei neuroscienziati che hanno dimostrato come stimolando con elettrodi la corteccia sopra l’amigdala, si induce nel soggetto la manifestazione psico-somatica dell’emozione di rabbia, invidia, dolore, rancore, gioia, piacere e così via a seconda delle zone sollecitate dagli elettrodi.

Per le neuroscienze il sistema limbico “attraverso un’estesa rete di collegamenti afferenti ed efferenti con le diverse aree cerebrali, appare la struttura deputata a mediare in buona misura i meccanismi di integrazione, autoregolazione e controllo dell’intera attività mentale e cerebrale”. (V. Grecchi). I processi emozionali, elaborati dal crocevia del sistema limbico, agiscono in modo significativo sui nostri pensieri, sull’attività cerebrale globale regolandola e riequilibrandola continuamente.

Pertanto i processi ideativi, i pensieri superiori, l’elaborazione delle esperienze in termini evolutivi ecc… dipendono dall’attività dell’intero cervello ed in particolare le emozioni generatesi nei circuiti limbici sono parte integrante sia dei processi razionali del pensiero di origine neocorticale, sia del modo globale di funzionare della nostra mente.

Considerando inoltre gli studi di LeDoux sull’amigdala, intesa come “sentinella delle emozioni, capace, all’occorrenza, di sequestrare il cervello”, in quanto centralino di vie neurali emozionali che aggirano la corteccia e luogo di sentimenti anche primitivi e potenti, ben si comprende il potere delle emozioni sulla nostra razionalità.

Tutti conosciamo il potere delle emozioni sul nostro comportamento, sull’apprendimento, sul nostro corpo. Nonostante gli sforzi razionali per mantenere il controllo sull’esperienza esistenziale che stiamo vivendo, l’emozione spesso soffoca la razionalità. Le emozioni sono più forti dei pensieri, affermano i maestri spirituali… la stessa cosa ribadiscono gli scienziati della mente: l’amigdala, crocevia delle emozioni, può “sequestrare” il cervello.

Ancora una volta i grandi iniziati e i neuroscienziati concordano sull’importanza di trasmutare le emozioni per evitare di perdere il controllo della nostra vita.

In un recente confronto internazionale tra scienza e buddismo, personalità famose come T. Gyatso, Dalai Lama, il venerabile Kusalacitto, il neuroscienziato Goleman, il ricercatore cognitivista R. Davidson e molti altri hanno discusso su come liberarsi dalle emozioni distruttive, in particolare dai tre veleni della mente: rabbia, desiderio, illusione.

Hanno parlato di collegamenti tra centri emotivi, le zone limbiche e le aree della corteccia prefrontale, sostenendo che il lobo frontale sinistro svolge una funzione importante per le emozioni positive e quello destro la svolge per le emozioni negative.

Le ricerche di Davidson sono conclusive nel sostenere che le persone che coltivano stati d’animo negativi, specie se per lunghi periodi, utilizzano soprattutto la zona prefrontale destra, mentre le persone che producono emozioni positive sfruttano maggiormente la corteccia prefrontale sinistra. Studi condotti utilizzando la risonanza magnetica funzionale hanno chiaramente mostrato come la meditazione aumenta l’attivazione del lobo frontale sinistro.

In termini di emisferi (dove l’emisfero sinistro è specializzato maggiormente per il linguaggio, le attività logico-matematiche, per i processi razionali… e l’emisfero destro è specializzato per l’intuizione, l’elaborazione subconscia delle informazioni, la comprensione per analogie e simboli) continuamente collaboranti ed integranti tra loro, il processo di trasmutazione delle emozioni richiede un coinvolgimento di entrambi, anche se la specializzazione dell’emisfero destro è più vicina agli sforzi creativi, intuitivi e di cambiamento che caratterizzano il processo di trasformazione delle emozioni negative.

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3/02/10
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14. PENSIERO ED EMOZIONI IN CORRELAZIONE: IL CONTRIBUTO DELLE NEUROSCIENZE (I PARTE)

In tema di correlazione pensiero-emozioni le ricerche scientifiche più recenti confermano le intuizioni degli psicologi sperimentali e le osservazioni dei clinici. Sono orientate a proporre un approccio olistico che considera l’uomo nella sua totalità di corpo e mente, di unità psico-somatica. Purtroppo siamo molto distanti dall’accettare di studiare con nuovi approcci metodologici anche la dimensione dell’anima, nonostante coraggiosi pionieri, come Dan Winter e Manfred Clyne, invitino a farlo.

Le tradizionali ricerche di W. James, uno dei padri della psicologia moderna, gli studi di M. Gazzaniga sull’organizzazione cerebrale di tipo modulare, capace di indurre comportamenti e cambiamenti dell’umore, le scoperte di D. Siegel sul rapporto circuiti emozionali e memoria, i contributi scientifici di J. Le Doux sul rapporto sistema limbico ed emozioni, di W. Gray ecc… sono conclusivi nell’affermare che i pensieri non sono puramente intellettuali, ma costruiti su codici emozionali.

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I nostri stati emotivi non sono solamente episodici momenti di esperienze di vita ma sono strettamente legati ai processi che portano alla formazione dei nostri pensieri, delle nostre credenze. Sono determinanti nello strutturare la nostra personalità, il nostro temperamento, il nostro carattere. I nostri stati emotivi entrano attivamente nei processi mentali che codificano la memoria. Gli studi di E. Kandel indicano che eventi vitali accompagnati da forti stati emotivi possono indurre modifiche nella plasticità neuronale.

Pertanto, i circuiti neuronali di fronte ad input ambientali, indirettamente collegati ad antichi fatti di vita spiacevoli e traumatici, possono riattivare sia una memoria esplicita (la persona ha un chiaro senso soggettivo di ciò che emotivamente rivive), sia una memoria implicita (la persona percepisce emozioni di paura, malessere… senza ricordare nessun collegamento di fatti vissuti in quel momento con le stesse emozioni) con conseguenti comportamenti nell’ambiente e nelle relazioni sociali.

Le esperienze che viviamo, fin dalla nascita, vengono codificate ed immagazzinate nel cervello in forma di onde neuroelettriche ed informano le proteine IMP delle membrane cellulari.

Tutto viene “addizionato” nel cervello, senza possibilità fisiologica di “sottrarlo”. Inoltre il cervello funziona in modo associativo: ciò che è stato depositato nel cervello viene “agganciato” dalle onde neuroelettriche che presentano una frequenza analoga e che quindi attraggono e risollecitano le vecchie informazioni.

Ancora una volta le scienze positivistiche e le filosofie iniziatiche ci portano nella stessa direzione: per il nostro benessere dobbiamo imparare a controllare i nostri pensieri, le nostre emozioni e di conseguenza i nostri atti volitivi. In assenza di questo controllo il nostro cervello è esposto a tutte le complicazioni che possono nascere dal “chiacchierio” dei pensieri negativi e dagli effetti psicologici e somatici delle emozioni negative non trasmutate.

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Gli studi di D. Siegel documentano che stimoli emotivi molto intensi incidono sulla memoria creando variazioni nella plasticità neuronale e ci dimostrano che, nel nostro cervello, indipendentemente dall’età, sono continuamente possibili i processi di crescita e di sviluppo.

Gli studi di F. Benes indicano che l’esperienza e l’età matura possono positivamente incidere sulla mielinizzazione degli assoni e sulla velocità di propagazione dei segnali elettrici del corpo cellulare alle terminazioni sinaptiche. Pertanto, imparando a trasmutare le emozioni negative in qualità dell’anima, influenziamo i nostri processi neuronali coinvolti nell’integrazione dei comportamenti emotivi con i processi cognitivi.

Sotto l’aspetto neuroanatomico le aree coinvolte in questi processi sono le strutture del sistema limbico.

J. Le Doux ha attribuito alla struttura dell’amigdala il ruolo importantissimo di sentinella delle emozioni. Gli impulsi che provengono dall’ambiente, prima di arrivare alla neocorteccia con la mediazione del talamo, arriverebbero più velocemente all’amigdala che, pertanto, entrerebbe in funzione prima della neocorteccia.

La neocorteccia elabora risposte più precise, più complesse, più sintoniche alla realtà in quanto si avvale di strutture anatomiche e sistemi neuronali più raffinati e perfezionati.

L’amigdala, in posizione sottocorticale, appartiene al cervello più antico, “può essere sede di ricordi e repertori di risposte che è possibile mettere in atto senza che ci si renda assolutamente conto del perché si agisce in quel modo. Può così assumere il ruolo di impressioni e ricordi emozionali dei quali non abbiamo mai avuto una conoscenza pienamente consapevole”. V. Grecchi.

L’opinione più diffusa fra i neuroscienziati è che l’origine e la regolazione delle varie emozioni sia connessa a vari circuiti, a vari sistemi neuronali che collegano l’amigdala, i lobi prefrontali e altre aree diverse e disperse, tutte però coordinate dal cervello.

Il nostro sistema nervoso per organizzare risposte efficaci a specifiche sensazioni deve confrontare continuamente il flusso dei dati, che riceve dalle strutture sensoriali, con i propri modelli di rappresentazione interna e, per associazione, collegarli alle informazioni già contenute. Il continuo esercizio a trasmutare le emozioni negative crea nel nostro cervello nuovi modelli di rappresentazione interna degli stimoli sensoriali, nuovi sistemi di decodifica e di interpretazione che ci portano a prendere, in modo responsabile, il controllo della nostra vita, sapendo generare dinamiche d’amore e vivere nella gioia e nel benessere.

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26/01/10

13. CONTROLLARE LE NOSTRE PAURE – I MECCANISMI BIOLOGICI (II PARTE)

Abbiamo visto, come documentato scientificamente dagli studi di Lipton, della Pert e numerosi altri ricercatori, che la cellula di fronte alla catena di eventi biologici, chimici e fisici generati da un organismo che vive emozioni di paura, reagisce utilizzando i meccanismi difensivi, togliendo energie ai meccanismi legati alla crescita-riproduzione.

Nel corpo umano, organismo pluricellulare costituito da 50 trilioni di cellule, quando il sistema nervoso riceve e riconosce un fattore di stress ambientale (ad esempio eventi esterni minacciosi, relazioni interpersonali pericolose, stati emotivi di paura), immediatamente si allerta e organizza le risposte difensive.

Le riserve di energia vengono messe a disposizione delle risposte protettive per la reazione di lotta o di fuga (fight or flight) ed inoltre avviene una chiusura del sistema per separare l’organismo dalla minaccia percepita.

Una risposta protettiva prolungata porta ad una inibizione cronica dei meccanismi di crescita e di evoluzione che inevitabilmente si riflette sul tono dell’umore, la vitalità, la creatività, la gioia di vivere…

Le nostre cellule necessitano non solo di non essere stressate dall’ambiente, per evitare di attivare i meccanismi di protezione, ma anche di essere nutrite da un ambiente gratificante che attivi i processi di crescita-riproduzione.

Le paure, lo stress indotto dalla paura, soprattutto se cronicizzato rappresentano terribili eventi biologici cellulari che provocano meccanismi di protezione irreversibili, al contrario dello stato di coscienza dell’amore, che più di ogni altra emozione, induce risposte di crescita e di evoluzione cellulare.

I meccanismi di risposta delle cellule all’ambiente sono di tipo riflesso. Quelli dell’organismo pluricellulare umano sono modulati dal sistema nervoso, in cui scattano sempre risposte riflesse, ma, grazie alla nostra meravigliosa mente umana, possiamo scegliere di percepire, a differenza delle cellule, l’ambiente in modi diversi.

Ne parleremo a fondo nelle prossime puntate, riportando interessantissimi studi di neuroscienziati in tema di emozioni negative.Ora completiamo gli aspetti biologici e chimici.

Nel corpo umano, a differenza delle singole cellule, due sono essenzialmente i sistemi di difesa:

– il sistema ipotalamico-ipofisario-surrenalico (HPA), rivolto soprattutto alla difesa dei pericoli esterni

– il sistema immunitario, che ci difende dalle minacce interne, sottopelle, come ad esempio le aggressioni virali o batteriche.

Entrambi i sistemi, in assenza di pericoli, contribuiscono significativamente ai meccanismi di crescita-riproduzione cellulare; viceversa, di fronte ai segnali ambientali di aggressione, tolgono energia a tali processi per metterla a disposizione delle risposte difensive.

Come per le proteine IMP della membrana cellulare, di fronte ad un pericolo ambientale, l’ipotalamo lo riceve e lo trasmette come segnale chimico-fisico all’ipofisi, che a sua volta, attiva le ghiandole surrenaliche affinché mettano in circolo gli ormoni adrenergici della risposta di lotta o di fuga. Sono i cosiddetti ormoni dello stress che forniscono a ben precise zone del nostro corpo una grande energia fisiologica per combattere il pericolo o per fuggire. Ma in questo modo vengono inibiti i processi di crescita ed intaccate le riserve di energia vitale.

Lo stesso principio lo ritroviamo quando il sistema immunitario viene attivato per i processi di difesa: basta semplicemente pensare alla debolezza che proviamo quando “stiamo combattendo” contro uno stato influenzale o una infezione orale.

Le ricerche mediche e psicologiche documentano in modo inconfutabile gli effetti negativi, indotti da una presenza prolungata di adrenalina nel corpo, sulla salute fisica e psichica, sul comportamento e sulla repressione dell’azione del sistema immunitario.

Un minimo di autoosservazione ci mostra come nella nostra quotidianità le paure e le preoccupazioni occupino, purtroppo, un ruolo di rilievo. Sapendo che le stesse sono motivo di stress cronico e di conseguenza rappresentano una continua sollecitazione per le risposte difensive del sistema HPA, dobbiamo rivalutare tutto lo straordinario potere della nostra mente per “sintonizzarci” su programmi di amore, gioia, gratitudine, benessere, vitalità…

Ancora una volta le scienze positivistiche ed i maestri spirituali, in tema di benessere totale, ci invitano alla stessa azione: “controlla i tuoi pensieri, le tue emozioni, il tuo comportamento”.

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20/01/10
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12. CONTROLLARE LE NOSTRE PAURE – I MECCANISMI BIOLOGICI (I PARTE)

IL CONTRIBUTO DELLA BIOLOGIA MOLECOLARE E DELL’EPIGENETICA

L’invito a mantenere un costante impegno per controllare e per trasmutare le emozioni negative, ed in particolare le paure, è vivamente sostenuto non solo dai maestri spirituali che promettono una vita nella salute, nell’armonia e nella gioia ma, recentemente, anche dai biologi molecolari (B. M. Lipton, D. Baltimore, Willett…) e dai ricercatori che si occupano di epigenetica, la scienza che studia i meccanismi connessi al controllo sul patrimonio genetico (Praj, Silverman, Reik e Walter, Surani…).

Vediamone le basi scientifiche a livello di meccanismi biologici cellulari e molecolari.

E’ ben documentato che il nostro organismo è costituito da 50 trilioni di cellule. Ogni giorno miliardi di esse esauriscono la loro funzione, si consumano e vengono sostituite. Per mantenere l’equilibrio tra le cellule che muoiono e le nuove che le rimpiazzano, il nostro corpo necessita quotidianamente di moltissima energia. Allo stesso tempo ha bisogno di una grande quantità di energia per garantire tutte le altre funzioni vitali.

 

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Per sopravvivere, riprodursi ed evolvere, le cellule del corpo umano, da sempre, hanno usato complessi meccanismi e vari processi vitali, che, in modo semplificativo, possiamo ricondurre a due grandi categorie funzionali: meccanismi legati alla crescita-riproduzione e meccanismi legati a processi difensivi.

Di fronte agli stimoli che arrivano dall’ambiente le cellule danno sostanzialmente questi due tipi di risposte:

a) evolvono, crescono, si riproducono quando l’ambiente è gratificante; ad esempio di fronte a segnali ambientali vitali o che apportano sostanze nutritive;

b) si ritirano, chiudendosi alla vita, si proteggono quando l’ambiente è percepito come nocivo e minaccioso, ad esempio di fronte a tossine o a stimoli termici “straordinari”.

I comportamenti di crescita/protezione sono essenziali anche per gli esseri pluricellulari che però non possono agire contemporaneamente in modo ottimale. Se è in atto il processo di protezione si toglie energia a quello di crescita e viceversa (vedremo poi come le nostre paure innescano nelle cellule i meccanismi di protezione).

Come gli esseri umani, le cellule analizzano migliaia di stimoli provenienti dal microambiente in cui vivono, analizzano questi dati e mettono in atto le risposte più adatte per assicurarsi la sopravvivenza. Le proteine della membrana cellulare che espletano tale funzione vengono chiamate proteine IMP (Integral Membrane Proteins) e sono divise in due categorie funzionali: le proteine recettori e le proteine effettori. Si tratta di veri e propri organi di senso della cellula che funzionano come monoantenne molecolari che monitorizzano l’interno e l’esterno della cellula. Questi complessi proteici sono le unità base dell’intelligenza delle cellule: le proteine recettore rappresentano la consapevolezza e, quelle effettore, l’azione, il comportamento.

Queste proteine IMP innescano una catena di complessi eventi biologici che influenzano i geni, attivandone o inibendone il potenziale operativo, insito come informazione nello stesso gene. L’informazione genetica attivata, comporta, come è noto, attraverso l’RNA, le varie sintesi proteiche. Ricordiamo che nel corpo umano sono stati riconosciuti più di 100.000 tipi diversi di proteine, mentre i geni presenti nel DNA umano sono circa 25.000. Attualmente si dà molta importanza anche al cosiddetto DNA di scarto, quella parte proteica non codificata come gene.

12_bLa membrana cellulare, pur essendo un involucro semipermeabile a tre strati, sottile sette milionesimi di millimetro, viene pertanto considerata dai biologi cellulari “d’avanguardia” come il vero cervello della cellula e non il nucleo con il suo genoma. Attraverso la membrana cellulare i segnali ambientali vengono tradotti in comportamenti.

Queste proteine IMP sono microantenne con una loro carica elettrica che risente anche delle informazioni energetiche “sottili” presenti nell’ambiente. Reagiscono ai segnali fisici, chimici, elettrici, energetici (come la luce, il suono, le frequenze radio, le energie quantistiche generate dal sistema “mente e cuore”…) decodificandoli, traducendoli in processi biologici e chimici che, in ultima analisi, divengono fenomenologicamente il nostro comportamento, il nostro modo di vivere.

Le cellule, inoltre, apprendono dalle esperienze legate all’ambiente e creano una memoria cellulare che trasmettono alle cellule figlie.

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12/01/10

11. IL CONTRIBUTO DELLE SCIENZE BIOLOGICHE

I contenuti del corso orientano continuamente a riflettere sull’influenza delle emozioni negative sul nostro modo di vivere e sulla nostra salute. Invitano ad assumere un atteggiamento psicologico-spirituale che porta a trasmutarle ed a coglierle come opportunità per la nostra evoluzione e per lo sviluppo delle qualità dell’anima. Il messaggio che trasmetto è che non siamo prigionieri del nostro inconscio inferiore o dei nostri comportamenti automatici ed istintivi.

Anche se è vero che in termini di pure e semplici capacità di elaborazione neurologiche, la nostra mente subconscia è milioni di volte più potente della mente conscia, è altrettanto vero che possiamo utilizzare tutto l’incredibile potere della nostra mente conscia per 11_img1imprimere volitivamente una direzione positiva alla nostra vita, verso la direzione della gioia e dell’amore.

E’ la nostra supercoscienza, la dimensione del Sé superiore, il nostro inconscio spirituale che hanno la potenza maggiore, che hanno tutte le risorse per portarci a decidere di non rimanere prigionieri delle nostre paure, delle nostre emozioni negative e di tutte le inevitabili conseguenze che da esse derivano e che si riflettono poi a livello psicosomatico e nelle relazioni interpersonali.

In tema di benessere totale e di evoluzione umana, non solamente le scienze umanistiche, le filosofie iniziatiche, tutti i percorsi spirituali, i grandi maestri,ecc… ritengono fondamentale il controllo dei pensieri, delle emozioni e di saper gestire il nostro comportamento con responsabilità e maturità ma, recentemente, anche le scienze biologiche e numerose autorità del mondo della fisica e della cosmologia ci invitano ad un approccio energetico-spirituale. Le stesse sottolineano il fatto che materia ed energia siano strettamente collegate e rappresentino aspetti diversi di una medesima “sostanza quantica”.

11_img2Migliaia di studi approfonditi dimostrano come siano le leggi della fisica quantistica, e non le leggi newtoniane, a controllare i meccanismi vitali delle molecole. Ricerche rigorose dimostrano come forze invisibili dello spettro elettromagnetico (microonde, frequenze radio, lo spettro della luce visibile, frequenze acustiche, l”energia scalare”…) influenzano profondamente i processi cellulari, agendo un controllo sul DNA, sull’RNA, sulla sintesi delle proteine, sulla morfogenesi, sulla regolazione dei geni, sul metabolismo endocrino…

Gli scritti di B.Lipton, di C.Pert, diH.R.Pagels, di A.Szent-Gyorgyi, di Mc Clare e di numerosi altri famosi ricercatori dimostrano, in modo scientifico, come il pensiero influenza il DNA e la vita delle cellule. Si tratta di scoperte rivoluzionarie che dimostrano che i meccanismi di segnalazione energetica, così come le frequenze elettromagnetiche, sono cento volte più efficienti dei mediatori chimici, degli ormoni… nel trasmettere le informazioni ambientali alle cellule ed al tempo stesso infinitamente più rapidi (la velocità dei segnali elettromagnetici è di 300.000 Km al secondo, quella mediata dai trasmettitori chimici è meno di un centimetro al secondo).

Non c’è dubbio, numerosi ricercatori sia delle scienze umanistiche che positivistiche arrivano alla stessa conclusione: l’uomo per evolvere e “star bene” deve imparare a controllare i propri pensieri, le proprie emozioni, le proprie azioni.

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5/01/10

10. NON GIUSTIFICARE E NON INCORAGGIARE LE EMOZIONI NEGATIVE

Accogliere la presenza in noi delle emozioni negative, come risposta automatica ai programmi presenti nella nostra mente e nel nostro sistema biologico psicosomatico, è una tappa necessaria per il processo di trasmutazione delle stesse emozioni. Combatterle, giudicarle, demonizzarle o sentirci in uno stato vittimistico con profondi sensi di colpa o di inadeguatezza ci porterebbe nella periferia del nostro essere, nelle nostre zone d’ombra dove regnano le pulsioni, gli istinti, i conflitti, le nostre parti più ataviche legate ai processi storici dell’evoluzione umana.

Ora che le abbiamo riconosciute e percepite presenti in noi, il passo successivo è di portarci nel centro del nostro essere, nella nostra natura divina, nel nostro inconscio superiore, nella dimensione più elevata del Sé transpersonale.

L’atteggiamento deve essere fermo, deciso, volitivo. In questo modo dobbiamo parlare a noi stessi: “..io non voglio incoraggiare questi processi emotivi. Capisco che possono essere una risposta automatica alle situazioni esterne, ai rapporti che sto vivendo… sono automatismi… ma io non li voglio incoraggiare. Con fermezza li respingo, non li giustifico ulteriormente… non giudico me stesso o gli altri per ciò che sta avvenendo e non voglio rimanere in questo stato. Ricerco immediatamente il mio centro,la mia dimensione più elevata,la mia parte spirituale”.

Essere vigili, presenti a noi stessi, ascoltarci in modo consapevole, prendendo coscienza del sottofondo emotivo, dei nostri pensieri, dell’atteggiamento corporeo e del linguaggio psicosomatico ci permette di cogliere anche le emozioni negative più mascherate, dissimulate dalle nostre difese, represse dalle convenzioni sociali. L’aver sviluppato attraverso le pratiche spirituali della meditazione, della preghiera, della contemplazione della natura, della ricerca del silenzio interiore, delle letture meditative dei testi sacri, della ricerca del maestro interiore, ecc… la nostra dimensione divina, ci ha reso consapevoli che è possibile vivere in uno stato di benessere gioioso, di amore per la vita, per il creato.

Ci ha reso capaci di costruire relazioni pacifiche ed altruistiche. I percorsi psicologici di crescita personale e di guarigione delle ferite del nostro bambino interiore hanno reso autentica la nostra esistenza, liberando la nostra creatività e capacità di amare e di accogliere pienamente l’amore.

E’ da questi aspetti psicologico-spirituali che dobbiamo partire per accogliere le emozioni negative come processi automatici della nostra dimensione biologica e al tempo stesso non incoraggiarle. Siamo determinati a vivere in modo armonico, gioioso, amorevole.

La dimensione psicologico-spirituale dell’inconscio superiore si nutre di emozioni positive, quali la bellezza, l’amore, la gratitudine, la gioia, l’altruismo, la creatività… pertanto non accoglie le emozioni che non siano in sintonia con queste valenze. In sintesi il nostro atteggiamento è:” non incoraggio le emozioni negative. Se presenti in me, cerco rifugio immediatamente nel mio inconscio superiore.”

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28/12/09
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09. CAMBIARE IL PROGRAMMA DEGLI AUTOMATISMI

Approfondiamo ora i singoli passaggi, per utilizzare come opportunità evolutive e come ricchezze per l’inconscio superiore le emozioni negative presenti nella nostra natura inferiore, nella nostra natura umana, nella parte meno evoluta del nostro essere.

La consapevolezza è il punto di partenza. Se non abbiamo la piena consapevolezza di come siamo fatti, di ciò che è presente nella nostra natura inferiore, non è possibile procedere in modo armonioso e costruttivo nel processo di trasmutazione delle emozioni ed accedere ai passaggi successivi. E’ fondamentale imparare non solo a conoscerci, ad essere consapevoli del nostro mondo emozionale e dei nostri processi cognitivi, ma altrettanto importante è imparare ad accettarci, a non giudicarci, a non demonizzarci, a non condannarci, a non sentirci in colpa.

Spesso si tratta di reazioni automatiche, di condizionamenti biologici, istintuali che scattano nel nostro psichismo, nella nostra struttura corporea in base agli imprinting che si sono formati durante lo sviluppo infantile, o in base ai programmi che gli altri (genitori, educatori, società, cultura, religione, antenati..) hanno immesso nel nostro computer-cervello.

Dobbiamo imparare ad accettare le nostre ombre, l’esistenza dei nostri demoni, dei nostri conflitti intrapsichici ed interpersonali che possono generare emozioni negative. Dobbiamo venire a patti con i sentimenti ed i pensieri negativi che ad essi sono collegati. Dobbiamo altrettanto ben sapere che il passaggio a tradurre emozioni-pensieri in comportamenti non funzionali alla relazione d’amore o altruistica non è altrettanto automatico. E’ proprio in questo passaggio che possiamo uscire dal vissuto di impotenza e sentirci pienamente in grado di cambiare programma. E’ a questo punto che possiamo affermare tutto il nostro potere, soprattutto esercitare le nostre conquiste nel piano spirituale. E’ proprio in questo passaggio che possiamo agire in modo evoluto, attuando le varie tecniche perfezionate durante il percorso di crescita psicologico-spirituale.

Come vedremo successivamente possiamo attuare un’infinità di metodiche utili a cambiare il programma degli automatismi presenti nel sistema biologico della “macchina corporea”.

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22/12/09
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