Codex Veganus

“La natura è sovrana medicatrice dei mali” diceva Ippocrate, e l’igienismo non ha fatto altro che adottare questo sano principio come sua inalterabile legge.
Per l’igienismo la malattia non è affatto un mostro diabolico, ma piuttosto una intelligente, logica, positiva e risolutiva espulsione di tossine; una fase costruttiva indispensabile per realizzare un processo guaritivo. L’igienismo non è un semplice sistema alimentare ma un vero e proprio stile di vita, in grado di restituire o favorire l’equilibrio e la salute.

Valdo Vaccaro

Valdo Vaccaro

10. CRUDISMO, CEREALI E COMPROMESSI

Vediamo di chiarire la mia posizione, come sostenitore del crudismo, in merito ai cereali.

Restando a noi, qui e nel nostro tempo, credo che sia improduttivo imporre l’idea dei cereali sì o dei cereali no. Ognuno sceglie secondo le sue preferenze. C’è gente rovinata dalle vaccinazioni, torturata da allergie varie, da celiachia (intolleranza al glutine) e cose del genere. Ma i cereali non possono essere facilmente messi in un angolo. Le cliniche americane del dr Pritikin fanno da 30 anni a questa parte un ottimo lavoro terapeutico basato sulla dieta vegana-crudista e fruttariana anti-grasso, con grossi risultati ed eclatanti guarigioni, e i cereali non mancano affatto.

Amidi, crudo e cotto, food-enzyme

Nessuna critica ai fruttariani puri, a patto che riescano a farcela nel lungo periodo senza intoppi e senza crisi di alcun genere. Basilare semmai fare una netta distinzione tra amidi crudi (o cotti con intelligenza conservativa), e amidi stracotti, da biasimare ed evitare, ed Ehret non poté fare questa distinzione, mancandogli il conforto delle scoperte successive sui food-enzymes da parte del professor Edward Howell (vedi suo testo Enzyme Nutrition).

Gli amidi delle patate, delle zucche, delle manioche, delle banane, dei cavolfiori, dei cavolini di Bruxelles e di tutte le crucifere amidacee, sono tutti alimenti di grande eccellenza. Se Ehret rivivesse oggi, andremmo a pranzo assieme in pieno accordo e in totale armonia.

Ai tempi di Ehret era nota qualche decina di enzimi corporali, mentre cinquant’anni dopo si conoscevano 1600 enzimi. Ai tempi di Ehret non si conoscevano le differenze basilari tra minerale organicato minerale inorganico, anche se già si intuivano (mentre ai tempi nostri, cent’anni dopo, ci sono luminari che insegnano nutrizione da 10aimportanti cattedre e non sanno un tubo di niente, da veri mangiapane a tradimento, per cui arrivano a non capire la differenza tra crudo cotto, e arrivano a raccomandare le acque minerali pesanti, al pari degli antichi medici che inviavano follemente gli anemici a bere acque ferruginose che li rovinavano ulteriormente).

Cereali e semini 

Tirar via i cereali significa sguarnire le scelte di un individuo, ed aprire la porta a sostituti peggiori. Significa pure rinunciare a importanti apporti di vitamine del gruppo B. Tirar via i cereali significa spesso rendere la gente affamata e vulnerabile, pronta a cadere nella irresistibile voglia di compensazione calorica (zuccherina o salina o cadaverinica).

semini sono assai simili ai cereali, ricchissimi in preziosi minerali di calcio organicato e in vitamine del gruppo B, oltre che in grassi polinsaturi. Tirar via cereali, legumi e noci, in nome di un falso rispetto ad Ehret o chicchessia, significa condannare i vegani al sottopeso e allo scheletrismo, offendo il fianco alle critiche dei carnivoristi, gonfi di cadaverina e di acido urico. C’è sicuramente la possibilità di sviluppare i cereali ed assumerli sottoforma digermogli crudi, straricchi di sostanze nutritive prive di controindicazioni.

Cibi di compromesso

Tuttavia, sia i cereali cotti con qualche attenzione in più, che certi pani integrali da farine di alta qualità, e arricchiti con semini di sesamo, lino, zucca e girasole, mantengono notevoli valori alla resa dei conti e, consumatiin associazione con abbondante crudità, vengono assimilati e digeriti senza eccessivi effetti collaterali, per cui sono più che accettabili come leggeri compromessi e leggere deviazioni dal crudismo più rigoroso (come del resto sono accettabili alcuni compromessi con le paste integrali e le pizzette alle verdure, sempre entro intelligenti limiti di qualità, quantità e cottura, e sempre con l’accorgimento di un piatto di crudità che le preceda).

I legumi

Per i legumi vale lo stesso discorso. E’ vero che tecnicamente la natura li ha dotati di proteine associate con gli amidi, per cui sono stati chiamati frutti musicali, provocanti spesso dei gas intestinali.
Ma i piselli freschi-crudi con o senza baccello, e i piselli freschi leggermente cotti, rimangono ottimi sotto ogni punto di vista. Stesso discorso per le tegoline e i fagioli freschi, purché la cottura non sia eccessiva. Stesso discorso per i lupini, conservati sotto acqua e sale, ma tutto sommato apprezzabili. Stesso discorso per la soia cotta e servita grezza all’interno dei suoi baccelli, ed anche per le arachidi fresche e cotte al vapore dentro il loro guscio, come avviene in tutti i paesi asiatici. Cibi promossi a pieni voti e senza alcuna riserva.

Noci, mandorle e pinoli

Quanto alle noci, ai pinoli, alle mandorle e alla frutta da guscio in genere, inquadrabile nel settore delle proteine vegetali, starei doppiamente attento a non eliminarla. Non solo per l’apporto del solito gruppo B, ma anche per quello che ci offre in termini di grassi polinsaturi Omega-3. Trovo non solo improponibile, ma anche innaturale e sciocco, rinunciare a questi autentici omaggi di Madre Natura.

Le proteine vegetali

E’ verissimo che l’uomo ha scarsa dotazione di acido cloridrico, e che quindi non è in grado di disgregare le proteine animali. Ma con le proteine vegetali, più leggere e tollerate, il discorso cambia. E’ tutta una questione di masticare con cura e di assumerle a fine pasto. Essere rigidi ed inquadrati su questa faccenda, come fa ad esempio Albert Mosseri, che sconsiglia le nocciole e le mandorle persino alle vegane in cerca di metter su un po’ di peso, mi pare uno strafalcione ideologico più che un atto di saggezza, con tutto il rispetto per l’anziano e famoso igienista francese.

L’importanza di Kouchakoff e Simoneton

Del resto ci sono stati importanti conferme successive ad Ehret nel settore dei cibi compatibili con un buon igienismo. Non ci riferiamo solo agli esperimenti di Kouchakoff sulla leucocitosi, ma anche a quelli di Andrè Simoneton, che hanno valutato la forza vibrazionale e revitalizzante di tutti i cibi crudi e leggermente cotti, che hanno visto la frutta elevata ai massimi gradi dell’infrarosso 8000-9000, seguita dalle umili patate cotte con la buccia addosso, e tuttavia ancora valide sui 6000 Angstrom e sui colori arancione (a conferma che gli amidi dei tuberi, dei cereali e dei legumi resistono alla cottura intelligente e non diventano cibi ladri come tutto il cotto in generale), e dai latticini a crudo di malga (ancora vitali a 5000 Angstrom, ma pur sempre acidificanti e pur sempre provenienti da animali che vengono poi macellati), mentre carni, pesce e proteine animali viaggiano in fondo alla tabella, in compagnia degli zuccheri industriali e dei cibi concentrati e devitalizzati, coi colori smorti tendenti al grigio e ai raggi X, e con valori che stanno al di sotto dei 3000 Angstrom, che sono sinonimo di ammalamento e di indebolimento, più che di nutrizione.

Il margine concesso alla tossiemia e all’acidificazione

Aggiungerei un altro dato importante, per valutare dove sta la coerenza igienistica e dove sta la verità pratica.
La stessa legge della toxemia di John Tilden dimostra come il nostro sangue non sia un liquido privo di pietà e di intelligenza, per cui ci permette qualche piccola marachella. Entro certi limiti, che per semplicità possiamo immaginare intorno al 5%, e che variano da individuo a individuo, esso accetta e tollera i nostri sgorbi, i nostri errori e in nostri insulti, facendo scattare la luce rossa d’emergenza solo al superamento della barriera tossiemica.
La manciata di mandorle e noccioline, e la crema di avena coi semini, ci danno molto senza far scattare la luce rossa, e lo possiamo sperimentare su noi stessi, a patto che non accumuliamo in quei giorni altri tipi aggiuntivi di infrazioni in termini di scarso sonno, scarso movimento, e cose del genere. Io stesso, dopo una bella lavorata nell’orto, posso concedermi mezzo bicchiere di vino o mezzo bicchiere di birra, sapendo che non sono innocenti, ma che non mi faranno accendere nessuna spia rossa.

Per valutare la negatività degli effetti nocivi di determinati cibi, non basta analizzare i cibi stessi per come essi sono, ma serve sempre valutare anche il motore che andrà a utilizzarli, controllando i suoi condotti, le sue valvole, il suo carburatore, il suo 10bspinterogeno, nonché gli altri additivi che assume in contemporanea.
Ecco da dove nasce in ogni caso l’importanza della dieta tendenzialmente crudista, capace com’è di regalarci un maggiore margine di tolleranza per l’assunzione di cibi ai margini della lista.

Il piatto iniziale di insalatina verde

Chiaro poi che l’insalata verde facilita al limite anche la digeribilità di cibi totalmente fuori dall’alveo igienistico, tipo la carne, i latticini, il pesce e le uova.
Un bel piatto di insalata iniziale, accompagnata con una fetta di pane integrale, è utile al limite anche al mangiatore di bistecca.
Utile nel senso che lo sazia un po all’esordio, impedendogli di esagerare con le quantità, e nel senso che offre alcuni enzimi vivi per facilitare e velocizzare entro certi limiti la digestione della carne lungo un tratto gastrointestinale che non è assolutamente disegnato per essa.

In sintesi… L’igienismo prevede un equilibrio di corpo, mente e anima, e non semplicemente una apparentemente buona aggregazione di materiale nutritivo proveniente da qualsiasi settore.

Alcuni suggerimenti per apprezzare i cereali

Valentina mi scrive che non riesce a sopportare l’abbinamento insalata più cereali, e capire il perché non è cosa difficile. Prima cosa non si è saziata sufficientemente coi famosi 4-5 o 6 pasti di frutta giornalieri, e presilontano dai pasti (nei giorni precedenti), né si è saziata con qualche crema di avena coi semini, né si è saziata col pop-corn più fichi o col pop-corn più banane, per cui si presenta a tavola non con un normale e sano appetito, ma con una fame arretrata da lupi, in cerca di urgente compensazione. Seconda cosa non ha l’abitudine al cereale e non ha mai provato ad apprezzare la delizia di un piatto di miglio con le zucchine, o di un grano saraceno col porro, o di un’ottima pannocchia di mais scottata nel suo cartoccio.

Provi magari a mangiarsi il primo piatto di insalata aggiungendoci dei germogli e dell’avocado, e accompagnando il tutto da una fetta di pane integrale spalmato di crema di olive, più dei pomodori secchi sott’olio per insaporire al meglio. O provi un buon piatto di orzo e fagioli freschi, per il quale il mio caro amico Adolfo, eccellente capitano d’industria e cultore della buona cucina, non ci pensava due volte a inforcare la sua Ferrari e venire in un’ora e mezza da Verona a Udine per sbafarsene una mezza pentola.

Valdo Vaccaro
(Tratto dalla mia tesina online “Orientarsi tra Ehret, Shelton e la realtà odierna”)

4/01/11

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