Codex Veganus

“La natura è sovrana medicatrice dei mali” diceva Ippocrate, e l’igienismo non ha fatto altro che adottare questo sano principio come sua inalterabile legge.
Per l’igienismo la malattia non è affatto un mostro diabolico, ma piuttosto una intelligente, logica, positiva e risolutiva espulsione di tossine; una fase costruttiva indispensabile per realizzare un processo guaritivo. L’igienismo non è un semplice sistema alimentare ma un vero e proprio stile di vita, in grado di restituire o favorire l’equilibrio e la salute.

Valdo Vaccaro

Valdo Vaccaro

126. LA FAME NERVOSA

Il termine bulimia deriva dal greco bòus (bue) e limòs (fame), e sta dunque per fame da bue. È un segnale non solo di semplice squilibrio tra calorie introdotte e calorie consumate, e quindi di cellule affamate che bussano alla porta dell’ipotalamo per ricevere più cibo. Trattasi piuttosto di un sintomo di origine nervosa e ormonale.

Ho detto sintomo e come tale non va combattuto. Paradossalmente il problema da risolvere non è il grasso in sé ma qualcosa di molto diverso che si chiama “fattori ingrassanti“. Pertanto il grasso va sì mandato via, ma sempre nell’ambito di un ragionamento implicante il riequilibrio dell’organismo. Inoltre, il grasso non va pericolosamente e irresponsabilmente mandato fuori da solo come succede nelle diete low-carb, ma solo assieme agli immancabili inquinanti che contiene. Ecco perché solo il digiuno igienista, che stoppa ogni alimento e usa la forza solvente-ripulente dell’acqua distillata o superleggera, fa un ottimo lavoro dimagrante e ripulente, privo di effetti collaterali, e privo di ritorno-obesità.

Nel corpo di un vegano-crudista equilibrato non si creano sbalzi di alcun tipo. Lo so per esperienza personale, avendo fatto molti viaggi all’estero intruppato con gente onnivora, col vezzo della carne, del pesce, dei formaggi, dei dolci, del vino e del caffè, oltre che delle micidiali cole. Questa gente si sazia e pare gioire di quanto mangia e beve ma, non appena cala l’effetto stimolo, gli prende una fame improvvisa e violenta che li costringe e li inchioda al primo fast-food che trovano. Cosa che a me non succede mai, grazie alla abbondanza di frutta e verdure crude, grazie all’apporto importante di acqua biologica e di micronutrienti. Se mi viene fame e sete, le sopporto con disinvoltura sino a quando non ritrovo i miei frutti preferiti, o magari un bel panino vegano.

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LA FAME NERVOSA

Tecnicamente parlando, si verifica nel corpo dei carnivori una caduta improvvisa della glicemia. Glicemia che cade a livello dei neuroni glico-sensibili dell’ipotalamo innescando una induzione a mangiare. Glicemia dunque come fattore di induzione al pasto. Alla base dell’obesità, dei disturbi alimentari e della fame nervosa, c’è un malfunzionamento dei meccanismi dell’ipotalamo, che porta non solo a spiluccare salatini e dolcetti a tutte le ore, ma soprattutto nelle ore tarde. Un meccanismo che scatta soprattutto nelle ore notturne, quando il cibo è doppiamente ingrassante a causa del metabolismo rallentato.

Fame nervosa significa non soddisfare una fame normale o dominare il proprio appetito gestendolo al meglio, ma essere letteralmente dominati dalla fame stessa. Si subiscono degli attacchi di fame che richiedono soddisfazione immediata per un impulso irrefrenabile che porta a ingozzarsi con voracità. Si apre il frigorifero come presi da un raptus, pronti a ingozzarsi di qualsiasi cosa, soprattutto se grasso-proteica-salata-zuccherata e dunque poco sana, per poi sentirsi in colpa subito dopo averla assunta.

La fame nervosa è uno dei più gravi e diffusi problemi di chi vuole dimagrire. Piccoli attacchi di fame possono riguardare tutti prima di pranzo (se nulla si è assunto per l’intera mattinata) o dopo pranzo se non abbiamo mangiato abbastanza. Ma gli attacchi più micidiali sono quelli notturni, dove l’ingrassamento viene moltiplicato dal lento metabolismo notturno, quando è in atto il ciclo circadiano assimilativo.

Istinto del grasso? Esiste, ma si tratta di fame definibile come istintuale e compensativa, derivante da effettiva fame cellulare cumulativa, e quindi da una urgente richiesta compensativa da parte delle cellule, sempre pronte a cannibalizzare quanto trovano di utile all’interno dell’organismo.

Come risolverlo e contrastarlo?

Con un frutto, con un bicchiere d’acqua, con un panino ipocalorico carico di verdure , più avocado, pomodoro secco, carciofino e crema di olive, e soprattutto con il famoso primo piatto di abbondante verdura cruda, da assumersi come esordio a pranzo e cena, in quanto tira via la fame vorace e permette di passare al resto del pasto con meno accanimento alimentare.

CAUSE DELLA FAME NERVOSA

Parliamo di fame psicologica e non motivata necessariamente dal fabbisogno reale di cibo. Fame nervosa che avviene per noia (non sappiamo cosa fare), per ansia o angoscia (ed è un po’ il caso presente), per tristezza, per scarsa autostima, per solitudine e carenze affettive, per “eating emozionale” (sicurezza e gioia che non possediamo e che cerchiamo di compensare col cibo).

Esiste, negli affamati-nervosi, un calo della serotonina, l’ormone che rilassa, l’ormone che migliora l’umore e controlla il senso di sazietà. Uno degli aminoacidi principali usati dal corpo per sintetizzare in proprio le proteine è il triptofano.

E sarà bene fare un discorso sul triptofano sia come sostanza farmacologica sia come sostanza alimentare, essendo esso è precursore non solo della serotonina ma di altre sostanze basilari.

IL TRIPTOFANO

Il triptofano è uno degli aminoacidi più usati dal corpo per sintetizzare in proprio niacina B3 (con l’aiuto del fegato), la cui assenza produce pellagra, e piridossina B6 (la cui assenza sballa l’intero gruppo B e la somatotropina). Triptofano dunque aminoacido speciale e diverso dagli altri essendo precursore di serotonina e melatonina (ormone solare-retinico prodotto dalla pineale e in grado di regolare il ciclo sonno-veglia e di alimentare il corpo assieme alla somatotropina prodotta dalla ipofisi). Triptofano regolatore anche della biosintesi della glutammina, aminoacido che svolge ruolo critico nel mantenimento della massa muscolare e nella funzione immunitaria, essendo precursore di glucosio e glicogeno epatico per le fasi di recupero negli atleti esausti e debilitati, oltre che nei processi di convalescenza.

Ma l’uso del triptofano come farmaco sintetico è stato da anni accantonato perché inutile. Non serve infatti moltiplicare serotonina in eccesso ma serve piuttosto che sia il cervello a poterla catalizzare con calma e metterla in contatto coi recettori neuronali. Anche le diete alto-proteiche a base di proteine animali e pesce sono state accantonate per lo stesso motivo, avendo finalmente capito che il triptofano gradisce assai di più un ambiente ad alto carboidrato. La presenza di frutta e amidi naturali porta infatti a stimolare e richiamare l’ormone insulina, alleato intimo del triptofano. L’insulina elimina infatti gli aminoacidi contrastanti e concorrenti del triptofano.

In altre parole l’insulina del pancreas riduce tutte le proteine ma non il triptofano, collegato a sostanze rilassanti come serotonina e melatonina. L’adozione di diete proteiche non incrementa il triptofano bensì i suoi nemici che sono tutti gli aminoacidi cosiddetti essenziali, collegati a sostanze stimolanti tipo il cortisolo, l’adrenalina e, durante i picchi di stress e di depressione, la norepinefrina. Le diete alto-proteiche producono infatti tirosina, istinina e leucina, metionina, aminoacidi in conflitto col triptofano. Questo discorso suona, tra l’altro, come ulteriore bocciatura delle cure farmacologiche attuali contro il diabete, tese all’interferenza chimica con la glicemia del sangue.

In altre parole il triptofano agisce direttamente sul nostro umore, e persino sul nostro sonno. Più triptofano significa umore eccellente e benessere, triptofano basso significa il contrario: umore nero e sotto i tacchi, e depressione, oltre che aumento di peso, difficoltà di concentrazione, e più bulimia. La fame nervosa richiede poi cibi ad alto tasso consolatorio e compensatorio, per cui chi cade nella trappola non fa il tuffo notturno nel succo d’arancia o nel radicchio, ma nella nutella, o nel salame, o nel formaggio, procurandosi triplo guaio obesizzante. Meglio contrastare l’insonnia assumendo prima di andare a letto un piatto di ciliegie, una banana, o delle mele.

DOVE TROVARE IL TRIPTOFANO

Pertanto, eliminata la soluzione farmacologica e la soluzione proteica, dove trovare il triptofano nei cibi naturali? Lo troviamo, guarda un po’, proprio in quei cibi che ci consentono di stare bene e di non sfondare il tetto proteico di 24 grammi/giorno, a dimostrazione di quanto coerente sia il corpo umano e di come esso rispetti le leggi dell’igiene naturale, e non certo quelle approssimative, stravaganti ed allucinanti della medicina convenzionale, del nutrizionismo televisivo e della dietologia da strapazzo.

Quali i cibi naturali e vegani ricchi di triptofano al punto giusto? Banane, manghi, datteri, ananas, avocado, mandorle, fichi, durian, zucche, patate con la buccia, patate dolci, bietole, topinambur, rape, ravanelli, pomodori, carote, carciofi, finocchi, avena, riso integrale, pop-corn, germe di grano, semi di zucca, girasole, semini vari, cacao, legumi, lupini, fagioli di soia verde non OGM, olio di oliva extravergine, farine di castagna e di tapioca, farine di carruba e di pasta, pizza, pane integrale. Il cacao in particolare contiene non solo teobromina, stimolante naturale non dannoso quanto la caffeina, ma anche la feniletilamina.

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I NEMICI DEL TRIPTOFANO

Quali i cibi che al contrario inibiscono il triptofano? Il caffè e le cole, i dolci, i succhi devitalizzati, i farmaci, i vaccini, le vitamine sintetiche e gli integratori, i salatini, le patatine fritte, tutti i menu dei fast-food e tutti i menu promossi dalle reti televisive. Nessuna meraviglia che le diete Atkins, le diete South Beach (Arthur Agatson), le diete antiglicemiche (Montignac), le diete a zona (Barry Sears), le diete basate sugli Omega-3 ittici (David Serban-Schreiber), le diete carneo-mediterranee (tipo professor Carlo Cannella), le diete a Gruppi Sanguigni (Peter D’Adamo e Mozzi), le diete Dukan, le Tisanoreiche, le Lemme e simili, tutte più o meno basate sullo schema low-carb e alta proteina, più stampelle integratrici, portino all’emoviscosità e all’obesità cronica e irreversibile.

NON DIMENTICHIAMOCI…

E non dimentichiamoci per favore il ruolo mortale della ritenzione idrica, figlia dell’acidosi e delle putrefazioni intestinali. Servirà muoversi e sudare. Servirà abbondare di frutta lontano dai pasti. Servirà usare i centrifugati di tuberi e sedani. Servirà implementare le spremute di agrumi al risveglio. Servirà praticare respirazione ritmata e diaframmatica, catturando aria fresca, ossigeno (20%) e azoto (80%) che, con la melatonina e il sole convogliato tramite la retina sulla pineale, produrrà il super-ormone proteico della crescita extra-alimentare chiamato somatotropina.

Valdo Vaccaro

 

Estratto dalla mia tesina La catastrofe mondiale dell’obesità dell’11/01/13

21/03/14
Fame

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