La Medicina Integrale

La medicina integrale nasce da un preciso atteggiamento di ogni essere umano nei confronti di se stesso, degli altri esseri viventi, dell’ambiente che lo circonda. Si esprime attraverso uno stato di coscienza che sappia cogliere l’unità di ogni fenomeno. Si realizza quando, medico e paziente, sanno cogliere insieme il processo unitario che li vede onde dello stesso oceano e divengono così in grado di osservare con occhi chiari; osservare cioè, se stessi, la relazione terapeutica, i “sintomi” espressi, in modo ampio e aperto, libero da schemi precostituiti o ipotesi diagnostiche.

Così facendo, il medico olistico, di fronte al suo paziente, saprà cogliere, piuttosto che l’aridità di un resoconto clinico da diagnosticare, la ricchezza di una vita e la bellezza di una storia personale. Il paziente saprà diventare medico di se stesso, entrando in contatto con i propri sintomi, che coglierà come messaggeri di abitudini cronicizzate, atteggiamenti corporei, comportamenti emotivi, processi mentali, ecc.

Entrambi deporranno le armi contro la malattia per percorrere insieme la via del cuore.

Pier Luigi Lattuada

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22. UN NUOVO MODELLO EVOLUTIVO

Rivolgere l’attenzione al percorso evolutivo della coscienza significa rivolgere l’attenzione dentro di noi, interiorizzare il processo.

Ma l’esperienza interiore, come abbiamo visto, è proprio il grande dimenticato della nostra cultura tecnologica nel bel mezzo dell’era informatica.

Esperienza interiore significa, fermarsi, osservare, restare in contatto, lasciare fluire, cogliere l’unità di tutte le cose. Atteggiamento che in termini sociali starà a significare il superamento dei confini che ci separano, dell’individualismo che ci contrappone, dell’importanza personale che ci rende schiavi dei bisogni dell’io, dell’identificazione emotiva, la peste emozionale come la definiva W. Reich, che ci cronicizza sotto il giogo della storia biografica. Atteggiamento che prefigura un individuo e una società ad alta sinergia, cioè che prefigura organismi che funzionino naturalmente e spontaneamente insieme, in armonia con il tutto.

La sinergia, infatti, come ci ricorda Russel:

non comporta alcuna coercizione o restrizione né è provocata da sforzo deliberato. Ogni elemento individuale del sistema funziona in direzione dei propri fini, e i fini stessi possono essere svariati. Eppure, gli elementi funzionano in modo che sono spontaneamente di mutuo sostegno. Di conseguenza, il conflitto intrinseco è scarso o nullo

E qui ci troviamo di fronte ad un paradosso, l’organismo umano è uno dei migliori esempi di sistema ad alta sinergia, ma l’io, cioè una delle sue funzioni, ha sviluppato una visione del mondo che applicata produce un sistema a bassa sinergia: la nostra cultura attuale, soverchiata dalle dittatura della mente duale. Il paradosso si ripropone anche a livello sociale, una società, quella informatica ad alto livello di sinergia, e una cultura carica di elementi tipica di sistemi a basa sinergia.

La visione tipica della mente duale considera un individuo rinchiuso nella propria unicità, separato dal mondo esterno sul quale non deve perdere il controllo perché è da lì che arriva la minaccia; un individuo perennemente alla ricerca di sicurezza e di conferma, teso costantemente verso la difesa della propria identità e al rafforzamento personale mediante la ricerca di successo, di affermazione sull’altro, di accumulo di beni, di credenze alle quali aggrapparsi o di gruppi ai quali appartenere.

Ci troviamo pertanto paradossalmente di fronte ad un individuo, che pur avendo in sé le potenzialità per essere sano e in armonia col tutto, vive centrato sui propri bisogni e rivolto verso l’esterno il presunto luogo della soddisfazione; ad una scienza prodotta da un livello di coscienza che pur possedendo le qualità per il salto in una dimensione unitiva di consapevolezza, compassione, saggezza e amore persiste in una visione duale che separa per comprendere ciò che può essere compreso solo con una visione unitaria; ad una società che, pur possedendo tutte le caratteristiche per funzionare ad alta sinergia si lascia dominare da ideologie che la imprigionano in sistemi a bassa sinergia. E’ il caso ad esempio di capitalismo e comunismo, le due ideologie più evolute che la nostra cultura abbia saputo partorire.

In entrambe, io continuo ad essere io rivolto contro di te, tu continui ad essere tu, rivolto contro di me, nessuno si rivolge dentro di sé per realizzare che io sono te, con te e in te. Nel capitalismo l’io è rivolto verso, cioè contro il noi, nel comunismo il noi è rivolto verso, cioè contro l’io.

Il salto nel nuovo modello evolutivo individuale e sociale condurrà verso l’interno, verso quei territori del sé dove risiede l’essenza, la vera natura dell’essere che guarda con occhi animati dalla coscienza dell’unità.

La rivoluzione copernicana ha condotto l’umanità dal piatto al rotondo, la nuova rivoluzione della coscienza sta conducendo l’umanità dall’esterno all’interno, dall’individualità separata, alla parte illimitata, dalla coscienza razionale che delimita i confini alla coscienza dell’unità che sperimenta l’unione con il tutto, dalla diversità personale alla consapevolezza dell’essenza. E importante però sottolineare che non si tratta di una rivoluzione contro, della sostituzione di un’ideologia con un’altra, si tratta di un espansione di coscienza. Si tratta di un modello che non nega l’io ma lo trascende e include in un modello più ampio dove l’ego individuale viene messo al suo posto, non al centro del nostro universo interiore, ma in rotazione intorno alla pura essenza, al nostro centro unificante interiore.

Continua

13/01/09
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