La Medicina Integrale

La medicina integrale nasce da un preciso atteggiamento di ogni essere umano nei confronti di se stesso, degli altri esseri viventi, dell’ambiente che lo circonda. Si esprime attraverso uno stato di coscienza che sappia cogliere l’unità di ogni fenomeno. Si realizza quando, medico e paziente, sanno cogliere insieme il processo unitario che li vede onde dello stesso oceano e divengono così in grado di osservare con occhi chiari; osservare cioè, se stessi, la relazione terapeutica, i “sintomi” espressi, in modo ampio e aperto, libero da schemi precostituiti o ipotesi diagnostiche.

Così facendo, il medico olistico, di fronte al suo paziente, saprà cogliere, piuttosto che l’aridità di un resoconto clinico da diagnosticare, la ricchezza di una vita e la bellezza di una storia personale. Il paziente saprà diventare medico di se stesso, entrando in contatto con i propri sintomi, che coglierà come messaggeri di abitudini cronicizzate, atteggiamenti corporei, comportamenti emotivi, processi mentali, ecc.

Entrambi deporranno le armi contro la malattia per percorrere insieme la via del cuore.

Pier Luigi Lattuada

Foto_Lattuada

11.PRATICA 5: NON FARE

L’immagine che abbiamo di noi stessi, di quello che dovremmo essere e del mondo nel quale viviamo ci spinge costantemente ad adeguarci ad essa. Così per inseguire un’immagine ideale, ci sforziamo di tenere tutto sotto controllo e perdiamo di vista noi stessi e i ritmi del nostro organismo.

Proviamo a fermarci, ci renderemo conto che siamo sempre dove dobbiamo essere e che tutto sta già succedendo. Le cose cambiano quando le lasciamo come sono, non quando vorremmo che fossero come non sono.

Siediti comodamente o stenditi, prendi un po’ di tempo perché la vita faccia semplicemente il suo corso.

Dà un po’ di tempo alla tua mente per tranquillizzarsi, sentirsi a suo agio.

Dà un po’ di tempo al tuo corpo per rilassarsi, abbandonarsi. La tua bocca aperta, i tuoi occhi sono chiusi. Dà un po’ di tempo al tuo respiro, per farsi ampio, lento, profondo. Ascolta, sei a casa tua, dentro te. Osserva la tua nuca, il collo, le spalle, le braccia, gli avambracci, i polsi, le mani, le dita delle mani. La schiena, tutta la colonna vertebrale, i glutei, le cosce, i polpacci, i talloni, tutto il tuo corpo aderisce al suolo. E’ rilassato e abbandonato.

Ora puoi restare qui senza fare nulla. Non c’è nulla che tu debba fare, nulla che ti viene richiesto, nessuna domanda alla quale rispondere. Non fare vuol dire non forzare, non resistere, non bloccare il tuo respiro, ma nemmeno cercare di modificarlo. Non cercare di rilassarti, ma nemmeno contrarti, non scacciare i tuoi pensieri, ma nemmeno seguirli. Non fare vuole dire semplicemente restare qui. Come la madre terra che sta ferma ma genera ogni cosa.

Potrai così sentire a poco poco il tuo organismo riprendere il suo spazio e i suoi tempi, potrai avvertire i tuoi ritmi armonizzarsi: le tue cellule pulsare,il tuo respiro andare e venire, l’energia vitale fluire dentro te.

continua

27/11/08
papaveri

Commenta l'articolo tramite e-mail

Messaggio (max 2000 caratteri)Tutti i campi sono obbligatori. L'e-mail non sarà pubblicata

Commenta l'articolo tramite Facebook