La Medicina Integrale

La medicina integrale nasce da un preciso atteggiamento di ogni essere umano nei confronti di se stesso, degli altri esseri viventi, dell’ambiente che lo circonda. Si esprime attraverso uno stato di coscienza che sappia cogliere l’unità di ogni fenomeno. Si realizza quando, medico e paziente, sanno cogliere insieme il processo unitario che li vede onde dello stesso oceano e divengono così in grado di osservare con occhi chiari; osservare cioè, se stessi, la relazione terapeutica, i “sintomi” espressi, in modo ampio e aperto, libero da schemi precostituiti o ipotesi diagnostiche.

Così facendo, il medico olistico, di fronte al suo paziente, saprà cogliere, piuttosto che l’aridità di un resoconto clinico da diagnosticare, la ricchezza di una vita e la bellezza di una storia personale. Il paziente saprà diventare medico di se stesso, entrando in contatto con i propri sintomi, che coglierà come messaggeri di abitudini cronicizzate, atteggiamenti corporei, comportamenti emotivi, processi mentali, ecc.

Entrambi deporranno le armi contro la malattia per percorrere insieme la via del cuore.

Pier Luigi Lattuada

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15. ALLA RICERCA DELLA FLESSIBILITA’ PERDUTA

Potremmo dire di avere appena descritto l’avventura dell’organismo nel suo viaggio alla riconquista della flessibilità perduta. Abbiamo visto che per mantenere la flessibilità egli dapprima mobilità l’energia, poi resiste, poi si esaurisce e per salvarsi si ammala, veicolando il processo patologico sempre più in profondità fino a immagazzinarlo nel suo codice genetico.

Ma se la malattia fa parte del processo di riconquista della flessibilità, allora significa che il processo patologico va nella direzione della vita, rappresenta un tentativo dell’organismo di guarire. Allora vuol dire che dobbiamo aiutare la malattia, non combatterla.

Cosa significa?

Se l’organismo si ammala per ottenere flessibilità, introducendo flessibilità nel sistema lo aiutiamo a guarire.

A questo punto la domanda diventa: come introdurre flessibilità nel sistema?

Il corpo, certamente è importante che il corpo sia sciolto, fluido. Tutto quanto favorisce lo scioglimento di muscolatura e articolazioni sarà benefico per la nostra salute (sport, fitness, danza, ecc.). Ma noi sappiamo che ogni sistema vivente è il risultato di fattori multipli interconnessi che si influenzano a vicenda; un organismo vivente non è un fantoccio di muscoli e ossa, è animato, in lui scorre energia vitale.

Una certa scienza meccanicista considera l’energia vitale con sospetto, per certi scienziati essa è come un fantasma, una leggenda per soggetti eccentrici. Trascurare l’energia vitale è possibile solo a persone che non si fermano, non si ascoltano dentro. I battiti, le pulsazioni, i fremiti, i tremori, quelle sensazioni di pienezza o di vuoto, di calore o di freddo, di vitalità o di stasi; quel senso di espansione, di leggerezza, di perdita di confini oppure di oppressione, di pesantezza di chiusura, di eccesso o di mancanza, di blocco o di fluidità, di unità o di separazione, di integrità o frammentazione, tutto ci parla del flusso di energia vitale che ci anima.

Flessibilità significa quindi anche e soprattutto fluidità dell’energia vitale. Perché sia efficace il movimento del corpo deve essere accompagnato dal movimento dell’energia vitale nel rispetto della “formula della vita” descritta da Reich..

Formula della vita che coinvolge ogni cellula nella sua pulsazione biologica e nel conseguente movimento protoplasmatico che sta alla base delle emozioni.

Eccoci di fronte ad un’altra asserzione fondamentale della nuova scienza psico-biologica verificabile da chiunque voglia farlo: fluidità energetica uguale fluidità emotiva. Se vogliamo mantenere la flessibilità nel sistema dobbiamo lasciare fluire la nostra energia vitale e di conseguenza allentare il controllo sulle nostre emozioni, liberare l’espressione della nostra anima.

continua

L’AUTOGUARIGIONE

11/12/08
giunco

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