La Medicina Integrale

La medicina integrale nasce da un preciso atteggiamento di ogni essere umano nei confronti di se stesso, degli altri esseri viventi, dell’ambiente che lo circonda. Si esprime attraverso uno stato di coscienza che sappia cogliere l’unità di ogni fenomeno. Si realizza quando, medico e paziente, sanno cogliere insieme il processo unitario che li vede onde dello stesso oceano e divengono così in grado di osservare con occhi chiari; osservare cioè, se stessi, la relazione terapeutica, i “sintomi” espressi, in modo ampio e aperto, libero da schemi precostituiti o ipotesi diagnostiche.

Così facendo, il medico olistico, di fronte al suo paziente, saprà cogliere, piuttosto che l’aridità di un resoconto clinico da diagnosticare, la ricchezza di una vita e la bellezza di una storia personale. Il paziente saprà diventare medico di se stesso, entrando in contatto con i propri sintomi, che coglierà come messaggeri di abitudini cronicizzate, atteggiamenti corporei, comportamenti emotivi, processi mentali, ecc.

Entrambi deporranno le armi contro la malattia per percorrere insieme la via del cuore.

Pier Luigi Lattuada

Foto_Lattuada

03.TECNOLOGIE DEL SACRO

Unità, amore, coraggio, responsabilità, fiducia, consapevolezza, sono belle parole.

Parole che si pronunciano in un attimo ma che schiudono mondi, e richiedono il tempo per essere attuate e comprese, i tempi degli uomini e delle loro coscienze, e si snodano lungo percorsi molteplici, i percorsi di intere vite, una dopo l’altra.

Mondi che possono essere esplorati e conosciuti attraverso l’esperienza interiore, mondi che appartengono alle dimensioni dell’anima, della coscienza, della psiche o comunque si voglia chiamarla. Mondi che trascendono e includono la materia. Mondi che ci impongono di ampliare lo sguardo oltre le evidenze cliniche, gli esami di laboratorio e i protocolli di intervento. Mondi che ci suggeriscono una visione dinamica e interconnessa, visione che, ad esempio riconosce: la malattia non é uno stato che si possa misurare, ma un processo da comprendere, vivere, padroneggiare, trasformare.

Per questo non possiamo decidere di avere una visione integrale, non possiamo improvvisarci operatori olistici sullo slancio di una fascinazione culturale o peggio sulla base di valutazioni di convenienza, alla visione integrale si giunge attraverso un viaggio interiore, un viaggio caratterizzato da morti e rinascite, gioie e dolori, delusioni e soddisfazioni, infiniti risvegli. Un viaggio che si percorre passo passo, che ci vincola alla libertà della responsabilità, un viaggio caratterizzato da strettoie dalle quali non si passa se non si è disposti a scomparire a se stessi.

Un viaggio per il quale nel corso dei secoli sono state elaborate le diverse metodologie alle quali è stato dato il nome, come si diceva, di Tecnologie del Sacro.

Per Tecnologie del sacro, pertanto sono da intendersi, secondo la definizione di Stan Grof, uno dei più eminenti ricercatori nel campo della visione integrale, un diversificato panorama di conoscenze e metodi. Molti di questi sono stati messi a punto nei secoli dalle diverse tradizioni sciamaniche e spirituali e recuperate ora dal movimento transpersonale5 con l’intento di conferire loro garanzie di validità scientifica, altri sono di nuova concezione, elaborati in seno al movimento stesso.

Si tratta di discipline che hanno in comune la tendenza a trascendere i confini della mente razionale e del mondo materiale riconoscendo l’esistenza di orizzonti ben più ampi. Alcuni studiosi le definiscono le vie dell’estasi, dove per estasi va intesa quella condizione interiore che consente all’individuo di trascendere i propri confini e sentirsi parte di ciò che lo circonda. Nelle civiltà arcaiche, attraverso i canti, le danze, il ritmo del tamburo, le visioni, lo sciamano, maestro dell’estasi, raggiunge l’esperienza diretta del divino. Egli espandendo la propria coscienza entra nella terra e ne riceve gli insegnamenti, vola nel vento e si purifica, diventa la belva che lo terrorizza e ne acquisisce la forza, danza nella foresta e ne carpisce i segreti.

Comprende così come la coscienza sia un flusso incessante ed illimitato, un oceano sul quale la mente dell’essere umano può navigare senza limiti. Comprende come l’evoluzione non si fermi alla ragione, ma proceda verso qualità più elevate quali: saggezza, amore, umiltà, compassione, consapevolezza. Scopre che la memoria non si limita alla propria storia personale, ma può risalire lungo la giornata evolutiva del vivente fino alla fonte stessa dell’energia vitale. Non teme la morte riconoscendola come un passaggio, un’occasione per attingere nuove dimensioni dell’essere.

continua

 

28/10/08
Amazzonmia

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