La Medicina Integrale

La medicina integrale nasce da un preciso atteggiamento di ogni essere umano nei confronti di se stesso, degli altri esseri viventi, dell’ambiente che lo circonda. Si esprime attraverso uno stato di coscienza che sappia cogliere l’unità di ogni fenomeno. Si realizza quando, medico e paziente, sanno cogliere insieme il processo unitario che li vede onde dello stesso oceano e divengono così in grado di osservare con occhi chiari; osservare cioè, se stessi, la relazione terapeutica, i “sintomi” espressi, in modo ampio e aperto, libero da schemi precostituiti o ipotesi diagnostiche.

Così facendo, il medico olistico, di fronte al suo paziente, saprà cogliere, piuttosto che l’aridità di un resoconto clinico da diagnosticare, la ricchezza di una vita e la bellezza di una storia personale. Il paziente saprà diventare medico di se stesso, entrando in contatto con i propri sintomi, che coglierà come messaggeri di abitudini cronicizzate, atteggiamenti corporei, comportamenti emotivi, processi mentali, ecc.

Entrambi deporranno le armi contro la malattia per percorrere insieme la via del cuore.

Pier Luigi Lattuada

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14. ADATTAMENTO

Ma come si realizza l’adattamento, questo fattore chiave, spartiacque tra salute e malattia?

Le conoscenze attuali riconoscono tre tipi di adattamento caratterizzati da crescente flessibilità e decrescente reversibilità. Si tratta dello stress, del mutamento somatico, e del mutamento genotipico.

Stress

Lo Stress consiste nello spingere una o più variabili dell’organismo a valori estremi. Hans Selye uno dei maggiori studiosi in materia ha descritto la cosiddetta, Sindrome Generale di Adattamento, che si articola in tre fasi.

Nella prima fase o reazione d’allarme, l’organismo reagisce ad uno stress acuto rilasciando degli ormoni midollo-surrenali che mobilizzano le sue risorse energetiche per fare fronte alla tensione. Se questa risposta funziona, l’organismo ritrova il suo equilibrio omeostatico.

Nella seconda fase o di resistenza, l’organismo cerca di adattarsi coinvolgendo gli ormoni cortico-surrenali ed inizia una specie di guerra fredda nella quale cerca di contenere i fattori di stress che non riesce ad eliminare. Questa fase può protrarsi per un lungo periodo, ma prima o poi l’organismo si indebolirà.

Nella terza fase o d’esaurimento l’organismo non ha più la forza per contenere lo stress, surreni e tiroide cominciano ad esaurirsi, vengono a mancare le riserve energetiche per rispondere. Ne deriva perdita di flessibilità.

Mutamento somatico

E’ a questo punto che se lo stress persiste può instaurarsi quello che viene chiamato mutamento somatico: l’organismo recupera una parte della sua flessibilità sostituendo un mutamento più profondo e durevole a uno più superficiale e reversibile. Si tratta di un processo lento e graduale di interiorizzazione dello stress che tende a aumentare la flessibilità ma che, se persistente, conduce alla malattia. Il mutamento somatico è sempre prima un mutamento energetico, che poi diventa funzionale e può in seguito manifestarsi sul piano organico come patologia in termini di infiammazione acuta o cronica e poi di degenerazione.

Mutamento genotipico

L’ultima fase del processo patogenetico è quella del mutamento genotipico per la quale: una specie si adatta all’ambiente cambiando alcune sue variabili mediante una modifica di una parte del suo corredo genetico. Si tratta di un processo che aumenta la flessibilità, ma che si caratterizza come irreversibile nella durata di vita di un individuo.

continua

9/12/08
folla

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