Navigando nelle infinite possibilità dell'essere

Mese: Novembre 2008

11.PRATICA 5: NON FARE

L’immagine che abbiamo di noi stessi, di quello che dovremmo essere e del mondo nel quale viviamo ci spinge costantemente ad adeguarci ad essa. Così per inseguire un’immagine ideale, ci sforziamo di tenere tutto sotto controllo e perdiamo di vista noi stessi e i ritmi del nostro organismo.

Proviamo a fermarci, ci renderemo conto che siamo sempre dove dobbiamo essere e che tutto sta già succedendo. Le cose cambiano quando le lasciamo come sono, non quando vorremmo che fossero come non sono.

Siediti comodamente o stenditi, prendi un po’ di tempo perché la vita faccia semplicemente il suo corso.

Dà un po’ di tempo alla tua mente per tranquillizzarsi, sentirsi a suo agio.

Dà un po’ di tempo al tuo corpo per rilassarsi, abbandonarsi. La tua bocca aperta, i tuoi occhi sono chiusi. Dà un po’ di tempo al tuo respiro, per farsi ampio, lento, profondo. Ascolta, sei a casa tua, dentro te. Osserva la tua nuca, il collo, le spalle, le braccia, gli avambracci, i polsi, le mani, le dita delle mani. La schiena, tutta la colonna vertebrale, i glutei, le cosce, i polpacci, i talloni, tutto il tuo corpo aderisce al suolo. E’ rilassato e abbandonato.

Ora puoi restare qui senza fare nulla. Non c’è nulla che tu debba fare, nulla che ti viene richiesto, nessuna domanda alla quale rispondere. Non fare vuol dire non forzare, non resistere, non bloccare il tuo respiro, ma nemmeno cercare di modificarlo. Non cercare di rilassarti, ma nemmeno contrarti, non scacciare i tuoi pensieri, ma nemmeno seguirli. Non fare vuole dire semplicemente restare qui. Come la madre terra che sta ferma ma genera ogni cosa.

Potrai così sentire a poco poco il tuo organismo riprendere il suo spazio e i suoi tempi, potrai avvertire i tuoi ritmi armonizzarsi: le tue cellule pulsare,il tuo respiro andare e venire, l’energia vitale fluire dentro te.

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10. LE PROPRIETA’ TIPICHE DEL VIVENTE

Le relazioni dinamiche ed interconnesse tra sistemi viventi sono dovute al fatto che, come ci ricorda F.Capra, gli organismi possiedono determinate caratteristiche quali plasticità e flessibilità interne responsabili di un certo numero di proprietà tipiche. Prima fra tutte la capacità di auto-organizzazione.

Questo significa che “in un organismo vivente, il suo ordine e la sua struttura e funzione non sono imposti dall’ambiente ma sono stabiliti dal sistema stesso”(*); inoltre manifesta un elevato grado di autonomia dal momento che non è l’incessante interazione con l’ambiente a determinare la sua organizzazione.

I due fenomeni dinamici principali dell’auto-organizzazione sono: auto-rinnovamento e auto-trascendenza.

Per auto-rinnovamento si intende, citando Capra “la capacità dei sistemi viventi di rinnovare e riciclare di continuo i loro componenti, conservando l’integrità della loro struttura complessiva”(**) e per auto-trascendenza la “capacità di superare creativamente confini fisici e mentali nei processi di apprendimento, sviluppo ed evoluzione”(***).

Auto-rinnovamento

I sistemi viventi per rimanere in vita devono mantenere uno scambio continuo di energia e materia con il loro ambiente attraverso i processi metabolici cosiddetti di anabolismo e catabolismo, vale a dire di assimilazione delle sostanze nutrienti e di eliminazione delle scorie.

L’alternarsi di anabolismo e catabolismo, carica e scarica permette il mantenimento di un equilibrio dinamico (omeostasi) caratterizzato dalla fluttuazione di numerose variabili interdipendenti all’interno di un certo limite. Il processo di auto-rinnovamento, cioè la flessibilità di un singolo organismo dipenderà dal numero delle sue variabili che sono mantenute fluttuanti all’interno dei limiti. Maggiori fluttuazioni, maggiore stabilità, miglior auto-rinnovamento.

Rigidità e irreversibilità conducono alla morte del sistema che sfocerà nella nascita di un nuovo sistema, flessibile e reversibile.

Queste prime affermazioni nate dallo studio del vivente, oltre ad essere “scientifiche” anche dal punto di vista della scienza più materialista, sono evidenti e verificabili da chiunque voglia osservare la vita nelle sue molteplici manifestazioni.

L’equilibrio si mantiene attraverso fluidità e lasciare andare, mentre, controllo e rigidità portano alla morte.

Il controllo nasce da un approccio logico al vivente, ma la vita ci mette sempre di fronte al paradosso dal momento che essa è naturale, non logica.

Se vuoi la stabilità, lascia scorrere, se vuoi che tutto si muova, stai fermo, non fare niente; se vuoi raggiungere un obbiettivo non desiderarlo, se vuoi ricevere, dona.

Se vuoi guarire devi morire a te stesso, la guarigione sarà tanto più profonda quanto più lascerai che il cambiamento ti coinvolga in profondità, fisicamente, mentalmente, spiritualmente.

Se vuoi che tutto succeda, non fare nulla.

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(*)Capra F. (1987), p. 224

(**)ibidem

(***)Capra F. (1987), p. 225

09. PRATICA 4

Stenditi, chiudi gli occhi, respira. Entra in contatto con la zona del tuo organismo dove avverti un disturbo, un sintomo, una malattia.

Ogni sintomo è una porta, immagina di aprirla e di entrarvi. C’è un mondo fatto di sensazioni, emozioni, immagini. Viaggia, conoscilo…

Poi apri gli occhi, alzati, disegna ciò che hai visto. Entra in dialogo con le diverse parti del disegno, parla a ruota libera con linguaggio diretto. Poi lascia che le diverse parti del disegno ti rispondano, parla come se tu fossi loro, a ruota libera, senza giudicare o selezionare.

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08. PRATICA 3

Le idee che abbiamo su noi stessi, se persistono, si organizzano nell’immagine di noi stessi. L’immagine di noi stessi è per lo più inconscia ed agisce nell’ombra. Ad esempio, ci crediamo inferiori o vittime o privilegiati o perdenti e questa credenza determina la nostra vita facendoci comportare in modo tale da vivere situazioni che convalidino la nostra convinzione. Ti propongo la pratica seguente:

Prendi un foglio e dei colori. Senza riflettere, senza pretesti, senza interromperti, disegna te stesso. Continua fino a quando senti che la mano ha energia per muoversi, per esprimere il “te stesso”che ti abita nel profondo.

Dopo osserva quella figura, è una persona, non un disegno, sei tu. Ascolta, guarda, analizza, giudica, critica.

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07.LA DIFFERENZA CHE FA LA DIFFERENZA

Perché? Non so mai il perché di niente. Perché? E’ una domanda sbagliata.

J. Hillman

Ma entriamo nel merito ora di questa nuova visione che sta imponendo al pensiero scientifico moderno un radicale cambiamento.

Come ci ricorda F. Capra, per la visione olistico-sistemica esiste una “essenziale interrelazione e interdipendenza di tutti i fenomeni: fisici, biologici, psicologici, sociali, culturali*.” La transazione, vale a dire la “interazione simultanea reciprocamente interdipendente tra componenti multipli**” e come vedremo, il concetto di transe (transeazione) assume un ruolo centrale nella comprensione del funzionamento dei sistemi viventi.

La natura dei sistemi viventi, infatti, è intrinsecamente dinamica. Come ci ricorda Paul Weiss ”La forma vivente deve essere considerata essenzialmente come un indicatore aperto, o come un indizio, della dinamica dei processi formativi sottostanti***.”

Tali processi formativi caratterizzano ogni organismo vivente come un sistema aperto che nasce, cresce e muore secondo un ciclo evolutivo regolato da retroazioni (feedback). Questo significa che, a differenza delle macchine che sono un sistema chiuso, il quale una volta costruito procede dall’ordine al disordine, i sistemi viventi posseggono una certa capacità di auto-organizzarsi. Mentre le macchine procedono secondo modelli lineari di causa effetto (a-b), i sistemi viventi funzionano secondo modelli ciclici, ritmici (a-b, b-c, c-a), che rivelano un alto grado di flessibilità e plasticità interne (dinamismo intrinseco).

Se ci fermiamo a riflettere sul nostro comportamento ogni volta che ci troviamo di fronte ad un sintomo, già ci rendiamo conto di quale insegnamento la nuova visione ci stia impartendo.

L’atteggiamento più diffuso quando abbiamo un problema, una malattia o un disagio è senz’altro quello di chiederci perché, di cercare di capire e di trovare una soluzione. Ma questo andrebbe bene se noi fossimo delle macchine la cui attività è determinata semplicemente dalla loro struttura; il guasto in una macchina può essere determinato da una sola causa, di fronte ad una macchina che non funziona possiamo chiederci perché non funziona, scomporla nelle sue parti e indagare fino a trovare il guasto e provvedere a ripararlo. Chiederci perché di fronte ai nostri disturbi significa fare la cosa sbagliata, significa semplicemente cercare di esorcizzare il problema dandogli una spiegazione: “ho mal di testa, il medico mi ha detto che ho la cervicale, ho mal di stomaco, devo aver preso freddo, sono depresso, deve essere questo tempaccio”. Qualcuno potrebbe obiettare a questo punto che non siamo tutti così superficiali, c’è anche chi è coscienziosamente disposto a fare approfondite indagini: “Ho fatto gli esami ma sono tutti a posto, il medico mi ha detto che non ho niente, solo che io sono sempre stanco; ho il colesterolo alto devo mangiare meno grassi, ho fatto la mammografia, il medico mi ha detto che ho un nodulo al seno, se si ingrossa dovrò toglierlo; ho fatto la TAC, ho l’ernia al disco, dovrò farmi operare”. C’è anche chi è disposto ad indagare l’inconscio per cercare le risposte nel suo passato: “ho l’ansia tutta colpa di mia madre che non mi ha amato, sono depressa non ho ricevuto il seno, è tutta la rabbia che non esprimo nei confronti di mio padre”. Da dove nasce questa spinta irrefrenabile a comportarci come macchine, sofisticate ma macchine?

E’ chiaro al buon senso comune, è sostenuto dalla nuova visione della scienza: ogni sistema vivente è il risultato di fattori multipli interconnessi che si influenzano a vicenda. Eppure, anche se non ci resta che concordare idealmente di fronte all’evidenza, continuiamo a comportarci come se non lo sapessimo. Ecco quindi una prima grande linea di confine, una differenza che fa la differenza: sapere o comportarsi come se si sapesse, coscienza o coscienza della coscienza, conoscenza o consapevolezza.

La conoscenza si chiede perché, la consapevolezza riconosce il come, la conoscenza separa per comprendere, la consapevolezza coglie l’unità e l’interconnessione del fenomeno qui e ora. Più avanti indagheremo a fondo la vera natura della conoscenza e della consapevolezza, ora ci limiteremo a sottolineare che lo strumento adeguato per occuparci di sistemi viventi è la consapevolezza. La consapevolezza non pensa, ma osserva, ascolta.

Di fronte ad un sintomo l’individuo consapevole si comporta come se sapesse che esso è il risultato di fattori multipli: fisici, energetici, emotivi, mentali, spirituali, sociali, ambientali e così via. Si renderà conto, pertanto, di quanto poco senso abbia chiedersi dei perché e cercherà, attraverso l’esperienza interiore di riconoscere il “come”. Cercherà di osservare e di ascoltare cosa succede dentro di sé, ma per fare questo dovrà assumersi la responsabilità del proprio malessere. L’assunzione di responsabilità è la prima delle medicine, ma nessuno ce lo insegna. Come mai?

La delega della responsabilità fa comodo al paziente che non deve impegnarsi a cambiare per guarire, fa comodo al medico che può delegare alle macchine la diagnosi e al farmaco la cura, fa comodo alle case farmaceutiche e ai laboratori di analisi. L’assunzione di responsabilità non fa comodo a nessuno, ma richiede impegno, sacrificio, sensibilità, coraggio, onestà, creatività, disponibilità al cambiamento, in dono porta amore e consapevolezza. Amore per noi stessi, i nostri sintomi, i nostri simili, consapevolezza di ciò che stiamo facendo e del suo significato.

* Capra F. (1987), Il punto di svolta, Feltrinelli, Milano, p. 221.

** Dewey J.- Bentley, A.F. (1949), Knowing and the know, Beacon Press, Boston, p. 103.

*** Weiss P. (1971), Within the Gates of Science and Beyond, Hafner, New York, p. 284.

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06.LO SLANCIO ORIGINARIO

L’essere umano, sia esso medico o paziente, imparerà così a fermarsi di fronte alla malattia, ascoltare, osservare, riflettere, accettare. Imparerà a recuperare i pezzi che ha perso per strada nella sua forsennata corsa verso il miraggio del progresso tecnologico e del benessere economico. Fermandosi e osservando, partendo da dentro, potrà ritrovare lo slancio originario dello …

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05.DOV’E’ LA NOVITA’

La medicina olistica è prima di tutto un Modo, cioè una metodologia clinica che parte dall’esperienza interiore. Essa nasce da un preciso atteggiamento di ogni essere umano nei confronti di se stesso, degli altri esseri viventi, dell’ambiente che lo circonda. Si esprime attraverso uno stato di coscienza che sappia cogliere l’unità di ogni fenomeno, che sappia riconoscere i …

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