La Medicina Integrale

La medicina integrale nasce da un preciso atteggiamento di ogni essere umano nei confronti di se stesso, degli altri esseri viventi, dell’ambiente che lo circonda. Si esprime attraverso uno stato di coscienza che sappia cogliere l’unità di ogni fenomeno. Si realizza quando, medico e paziente, sanno cogliere insieme il processo unitario che li vede onde dello stesso oceano e divengono così in grado di osservare con occhi chiari; osservare cioè, se stessi, la relazione terapeutica, i “sintomi” espressi, in modo ampio e aperto, libero da schemi precostituiti o ipotesi diagnostiche.

Così facendo, il medico olistico, di fronte al suo paziente, saprà cogliere, piuttosto che l’aridità di un resoconto clinico da diagnosticare, la ricchezza di una vita e la bellezza di una storia personale. Il paziente saprà diventare medico di se stesso, entrando in contatto con i propri sintomi, che coglierà come messaggeri di abitudini cronicizzate, atteggiamenti corporei, comportamenti emotivi, processi mentali, ecc.

Entrambi deporranno le armi contro la malattia per percorrere insieme la via del cuore.

Pier Luigi Lattuada

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25. IL PASSAGGIO DALLO ZERO

Il nostro viaggio insieme sta per concludersi, abbiamo esplorato le dimensioni dell’esperienza interiore, abbiamo avuto modo di riflettere e sperimentare. Abbiamo avuto modo di realizzare che dentro c’è l’universo intero, che quando lasciamo andare le nostre identificazioni con i contenuti dell’io, alla nostra coscienza affiorano i contenuti del Sé, la forza della nostra vera natura, l’essenza di ciò che realmente siamo.

Questo fatto forse non può venire confortato dalle forme di misurazione tipiche della scienza riduzionista ma è sotto gli occhi di chiunque lo voglia verificare, di chiunque voglia mantenere la persistenza del contatto con se stesso per il tempo sufficiente. Persistendo nel contatto e lasciando fluire, la nostra mente si svuota, i falsi bisogni svaniscono, le diverse persone, i ruoli, le maschere che ci siamo costruiti addosso si dissolvono, alla fine ritroviamo sempre e solo noi stessi. In fondo al tunnel compare la luce, sempre, così come dopo la notte più buia arriva l’alba, sempre. Persistendo nel contatto e lasciando fluire le tensioni croniche del nostro corpo, depositarie dei traumi del passato e degli attuali conflitti dell’io, si sciolgono, nel nostro organismo riprende a pulsare la vita, la pulsazione biologica e la guarigione si compiono.

Guarigione che è sempre caratterizzata da un trascendimento creativo nel nuovo. Nuovo che emerge dallo spazio vuoto interiore.

Spazio vuoto che, anche all’indagine della scienza pura, si rivelò in realtà uno spazio creativo rigonfio di attività, configurandosi così come il luogo di tutti i campi e di tutti i fenomeni. Ogni centimetro cubo di spazio vuoto, ci dicono i fisici, risulta contenere più energia dell’energia totale di tutta la materia nell’universo conosciuto!

Spazio vuoto, come luogo dello spirito, ci ricorda la filosofia perenne, luogo di ogni trasformazione luogo al quale non sembra possibile accedere se non mediante una qualche forma di: scomparsa a se stessi. Pensiamo alla condizione di vuoto e sveglio dello zen, al lascia tutto e seguimi di evangelica memoria, al questo è un buon giorno per morire dei nativi americani, al so di non sapere di Socrate.

 

Da parte mia voglia lasciarvi in dono una pratica che ritengo tra le più efficaci per rivolgersi dentro e semplicemente abbeverarsi alla fonte, direttamente, senza intermediari: il passaggio dallo zero.

Pratica

Passare dallo zero significa rendersi conto che siamo già alla sorgente, lo siamo sempre stati. Non c’è luogo dove andare, meta da raggiungere, strategie da attuare.

Se vuoi comprendere il passaggio dallo zero puoi comportati come se fossi un assetato nel deserto che raggiunge la fonte. Alla fonte semplicemente bevi e scompari al resto del mondo. Tutto intorno rimane, la sabbia, il sole, i serpenti, la solitudine, la strada da percorrere ma tu scompari al mondo dal momento che hai sete e stai bevendo. Di fronte ad ogni problema, ad ogni conflitto, ad ogni dolore, puoi provare a scomparire. Non volere che i pensieri scompaiano, che il problema si risolva, non metterti nemmeno a meditare, semplicemente scompari al problema e bevi alla sorgente.

Il trascendimento creativo nel nuovo è fondamentalmente caratterizzato dalla disponibilità a scomparire a se stessi. Perché la forza creativa possa agire è necessario essere disposti a morire, mollare la presa, varcare la soglia dei confini che crediamo di avere.

 

Continua

26/01/09
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