Navigando nelle infinite possibilità dell'essere

Mese: Dicembre 2008

18. AUTO-TRASCENDENZA: TRASCENDIMENTO CREATIVO NEL NUOVO

Con l’auto-trascendenza, la seconda caratteristica tipica del processo di auto-organizzazione del vivente, entriamo nel dominio di creatività ed evoluzione.

Se prendiamo in esame quella che è stata finora la giornata evolutiva del vivente, ci rendiamo conto che, per i primi due terzi, la sua è una storia senza morte. I batteri, protagonisti incontrastati dei primordi, infatti, si riproducono per divisione cellulare continuando così a vivere nella loro progenie. Niente invecchiamento, niente morte, poca varietà, niente consapevolezza. Un primo grande salto evolutivo si compì con la comparsa, un miliardo di anni fa, di sesso e morte che introdussero varietà, individualità e quindi la possibilità di evoluzione attraverso la creatività.

Da allora la dinamica dell’auto-trascendenza si è incessantemente compiuta secondo leggi immutabili. Leggi che recitano a gran voce la necessità dell’allontanamento dall’equilibrio e della disponibilità alla fluttuazione per sistemi viventi che vogliano evolvere creativamente verso nuove dimensioni dell’essere.

Scienziati e premi Nobel come Ilya Prigogine e Jaques Monod oppure ricercatori come Erwin Laszlo e Fritjof Capra ci forniscono un quadro estremamente interessante del processo evolutivo.

Il primo dato significativo è che l’evoluzione in quanto gioco giocato tra la casualità delle mutazioni e la necessità della sopravvivenza è sempre una co-evoluzione di organismo e ambiente. Ciò che sopravvive è l’organismo-ambiente o, come ricorda Capra: “L’unità di sopravvivenza non è affatto un’entità, ma piuttosto un modello di organizzazione adottato da un organismo nelle sue interazioni con il suo ambiente”.(*)

Il secondo dato è che: ”nell’evoluzione c’è una progressione dalla molteplicità e dal caos all’unità e all’ordine”.(**) Essa rappresenta un dispiegarsi di ordine e complessità implicante un processo di apprendimento caratterizzato da autonomia e libertà. “Fra i suoi caratteri sono: aumento progressivo di complessità, di coordinazione e di interdipendenza, l’integrazione di individui in sistemi a molti livelli; e il continuo affinamento di certe funzioni e modelli di comportamento.”(***)

Il terzo dato è che: la stabilità dei sistemi viventi non è mai assoluta, persiste fino a che le fluttuazioni restano al di sotto di una certa ampiezza critica.

“Quando un sistema diventa instabile ci sono sempre almeno due nuove possibili strutture in cui esso può evolversi. Quanto più un sistema si è allontanato dall’equilibrio tanto più numerose saranno le scelte disponibili”.(****)

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(*)Capra F.(1987), p. 240

(**)Laszlo E.(1972). Introduction to sistem philosophy, Harper Tochbooks, New York, p.51

(***)Ibidem

(****)Monod J.(1970), Il caso e la necessità, Mondatori Milano.

17. PRATICA 7a e PRATICA 7b

PRATICA 7a

Ripeti poi l’esercizio del post precedente con le tonalità basse, scendendo in una grotta anzichè salendo su di una montagna.

Allo stesso modo arrivi in fondo e poi risali.

PRATICA 7b

Riprendi la pratica precedente modificandola come segue:

Ad ogni passo verso la montagna regredisci di età. Quando sei in cima sei una bimba o un bimbo. Il tuo suono diffonde verso valle e ad esso affidi tutto ciò che avresti voluto dire al mondo, alle persone che ti sono state vicine, e che non hai mai detto. Chiudi i conti con il passato.

Quando scendi verso il fondo della caverna accedi ai contenuti più nascosti della tua anima, agli istinti più rimossi, il suono che esce li esprime e li libera.

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PRATICHE

16. PRATICA 7: SUONO DALL’ANIMA

Dopo la pratica del non fare, porta l’attenzione al tuo respiro. Non bloccarlo, non forzarlo, ascoltalo così come è, riconosci il suo ritmo, rispettalo. Dagli spazio dentro te, lascialo farsi via via più profondo. Ascolta e riconosci il suono che porta con sé, lascialo emanare durante l’espirazione. Si tratta di una A che viene dal profondo del tuo ventre e risuona nel tuo petto. Spalle, collo, gola, mento, bocca, viso, fronte devono essere rilassati.

Ad ogni onda espiratoria il suono si fa sempre più acuto, come se scalasse una montagna ad ogni passo.

Arriverai senza sforzo, ma grazie ad uno scioglimento graduale e consapevole della tua tensione alla tonalità più alta che ti sarà possibile.

Dalla cima della montagna ridiscendi poi, passo dopo passo, respiro dopo respiro, suono dopo suono, fino alla tonalità iniziale.

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15. ALLA RICERCA DELLA FLESSIBILITA’ PERDUTA

Potremmo dire di avere appena descritto l’avventura dell’organismo nel suo viaggio alla riconquista della flessibilità perduta. Abbiamo visto che per mantenere la flessibilità egli dapprima mobilità l’energia, poi resiste, poi si esaurisce e per salvarsi si ammala, veicolando il processo patologico sempre più in profondità fino a immagazzinarlo nel suo codice genetico.

Ma se la malattia fa parte del processo di riconquista della flessibilità, allora significa che il processo patologico va nella direzione della vita, rappresenta un tentativo dell’organismo di guarire. Allora vuol dire che dobbiamo aiutare la malattia, non combatterla.

Cosa significa?

Se l’organismo si ammala per ottenere flessibilità, introducendo flessibilità nel sistema lo aiutiamo a guarire.

A questo punto la domanda diventa: come introdurre flessibilità nel sistema?

Il corpo, certamente è importante che il corpo sia sciolto, fluido. Tutto quanto favorisce lo scioglimento di muscolatura e articolazioni sarà benefico per la nostra salute (sport, fitness, danza, ecc.). Ma noi sappiamo che ogni sistema vivente è il risultato di fattori multipli interconnessi che si influenzano a vicenda; un organismo vivente non è un fantoccio di muscoli e ossa, è animato, in lui scorre energia vitale.

Una certa scienza meccanicista considera l’energia vitale con sospetto, per certi scienziati essa è come un fantasma, una leggenda per soggetti eccentrici. Trascurare l’energia vitale è possibile solo a persone che non si fermano, non si ascoltano dentro. I battiti, le pulsazioni, i fremiti, i tremori, quelle sensazioni di pienezza o di vuoto, di calore o di freddo, di vitalità o di stasi; quel senso di espansione, di leggerezza, di perdita di confini oppure di oppressione, di pesantezza di chiusura, di eccesso o di mancanza, di blocco o di fluidità, di unità o di separazione, di integrità o frammentazione, tutto ci parla del flusso di energia vitale che ci anima.

Flessibilità significa quindi anche e soprattutto fluidità dell’energia vitale. Perché sia efficace il movimento del corpo deve essere accompagnato dal movimento dell’energia vitale nel rispetto della “formula della vita” descritta da Reich..

Formula della vita che coinvolge ogni cellula nella sua pulsazione biologica e nel conseguente movimento protoplasmatico che sta alla base delle emozioni.

Eccoci di fronte ad un’altra asserzione fondamentale della nuova scienza psico-biologica verificabile da chiunque voglia farlo: fluidità energetica uguale fluidità emotiva. Se vogliamo mantenere la flessibilità nel sistema dobbiamo lasciare fluire la nostra energia vitale e di conseguenza allentare il controllo sulle nostre emozioni, liberare l’espressione della nostra anima.

continua

L’AUTOGUARIGIONE

14. ADATTAMENTO

Ma come si realizza l’adattamento, questo fattore chiave, spartiacque tra salute e malattia?

Le conoscenze attuali riconoscono tre tipi di adattamento caratterizzati da crescente flessibilità e decrescente reversibilità. Si tratta dello stress, del mutamento somatico, e del mutamento genotipico.

Stress

Lo Stress consiste nello spingere una o più variabili dell’organismo a valori estremi. Hans Selye uno dei maggiori studiosi in materia ha descritto la cosiddetta, Sindrome Generale di Adattamento, che si articola in tre fasi.

Nella prima fase o reazione d’allarme, l’organismo reagisce ad uno stress acuto rilasciando degli ormoni midollo-surrenali che mobilizzano le sue risorse energetiche per fare fronte alla tensione. Se questa risposta funziona, l’organismo ritrova il suo equilibrio omeostatico.

Nella seconda fase o di resistenza, l’organismo cerca di adattarsi coinvolgendo gli ormoni cortico-surrenali ed inizia una specie di guerra fredda nella quale cerca di contenere i fattori di stress che non riesce ad eliminare. Questa fase può protrarsi per un lungo periodo, ma prima o poi l’organismo si indebolirà.

Nella terza fase o d’esaurimento l’organismo non ha più la forza per contenere lo stress, surreni e tiroide cominciano ad esaurirsi, vengono a mancare le riserve energetiche per rispondere. Ne deriva perdita di flessibilità.

Mutamento somatico

E’ a questo punto che se lo stress persiste può instaurarsi quello che viene chiamato mutamento somatico: l’organismo recupera una parte della sua flessibilità sostituendo un mutamento più profondo e durevole a uno più superficiale e reversibile. Si tratta di un processo lento e graduale di interiorizzazione dello stress che tende a aumentare la flessibilità ma che, se persistente, conduce alla malattia. Il mutamento somatico è sempre prima un mutamento energetico, che poi diventa funzionale e può in seguito manifestarsi sul piano organico come patologia in termini di infiammazione acuta o cronica e poi di degenerazione.

Mutamento genotipico

L’ultima fase del processo patogenetico è quella del mutamento genotipico per la quale: una specie si adatta all’ambiente cambiando alcune sue variabili mediante una modifica di una parte del suo corredo genetico. Si tratta di un processo che aumenta la flessibilità, ma che si caratterizza come irreversibile nella durata di vita di un individuo.

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13.PRATICA 6: PULSAZIONE

Riprendi la pratica precedente, quella del non fare

Porta ora l’attenzione alla pianta dei tuoi piedi.

Respira, osserva, ascolta. Sentirai pulsare al centro della pianta.

Mantieni l’osservazione, ascolta la pulsazione diffondere.

Ora porta l’ attenzione al cavo politeo (dietro al ginocchio), lascia salire la pulsazione…

Respira, osserva, ascolta. Sentirai pulsare al centro del cavo.

Mantieni l’osservazione, ascolta la pulsazione diffondere.

Ora porta l’ attenzione all’osso sacro, alla base della colonna vertebrale, lascia salire la pulsazione.

Respira, osserva, ascolta. Sentirai la pulsazione diffondere..

Mantieni l’osservazione.

Ora porta la tua attenzione al tuo ventre, lascia salire la pulsazione.

Respira, osserva, ascolta. Sentirai la pulsazione diffondere..

Mantieni l’osservazione.

Ora porta l’ attenzione al tuo stomaco, lascia salire la pulsazione.

Respira, osserva, ascolta. Sentirai la pulsazione diffondere..

Mantieni l’osservazione.

Ora porta l’ attenzione al tuo cuore, lascia salire la pulsazione.

Respira, osserva, ascolta. Sentirai la pulsazione diffondere.

Mantieni l’osservazione.

Ora porta l’ attenzione alla tua gola, lascia salire la pulsazione.

Respira, osserva, ascolta. Sentirai la pulsazione diffondere.

Mantieni l’osservazione.

Ora porta l’ attenzione alla tua fronte, lascia salire la pulsazione.

Respira, osserva, ascolta. Sentirai la pulsazione diffondere.

Mantieni l’osservazione.

Ora porta l’attenzione al vertice del capo, lascia salire la pulsazione.

Respira, osserva, ascolta. Sentirai la pulsazione diffondere.

Mantieni l’osservazione.

Ringrazia e concludi.

continua

LE TECNOLOGIE DEL SACRO

12. LA PULSAZIONE BIOLOGICA

Volendo riprendere il concetto di fluttuazione dal punto di vista energetico possiamo, con Reich (*), parlare di pulsazione biologica. Quando noi osserviamo un organismo vivente ci possiamo rendere conto, infatti, che questo pulsa con un ritmo suo proprio, oscilla cioè in modo dinamico tra due polarità.

Reich descrive questo processo in quattro fasi, che lui chiama formula della vita: tensione meccanica – carica bioelettrica – distensione meccanica – scarica bioelettrica. La polarità della carica e della tensione è determinata dai processi in entrata quali alimentazione, inspirazione e ricezione degli stimoli, la polarità della distensione e della scarica avviene attraverso i processi in uscita quali espirazione, eliminazione, azione, espressione creativa, movimento, crescita. Ogni aspetto di questi processi polari può essere visto come uno stimolo disturbante che allontana dall’equilibrio, il quale viene costantemente perso e ritrovato attraverso meccanismi di retroazione negativa o positiva che consentono l’adattamento dell’organismo ai mutamenti ambientali.

La lettura di Reich ci consente di introdurre un altro elemento: il concetto di ritmo, di pulsazione.

La vita scorre con un ritmo, tutto è un flusso interconnesso di modelli ritmici, ogni sistema vivente è un insieme di ritmi. Il benessere all’interno di un sistema vivente è determinato da una risonanza di ritmi armonici tra di loro, la malattia è determinata da un’interferenza di ritmi disarmonici.

Ed eccoci di fronte ad un’altra “verità scientifica” verificabile da chiunque si soffermi ad osservare la vita in ogni sua manifestazione.

Quante volte di fronte ad un disagio o a un sintomo, prima di cercare di combatterlo, prima di cercare aiuto fuori di te, hai provato a fermarti e ad ascoltare i tuoi ritmi. Quante volte hai dato un opportunità ai tuoi organi, alla tue cellule di tornare a pulsare in sintonia, prima di prendere una medicina o di cercare una causa?

Proviamo a dare un’opportunità al nostro organismo.

Note

(*) 7 Reich W. (1980), La Funzione dell’orgasmo, Sugarco, Milano.

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