La Medicina Integrale

La medicina integrale nasce da un preciso atteggiamento di ogni essere umano nei confronti di se stesso, degli altri esseri viventi, dell’ambiente che lo circonda. Si esprime attraverso uno stato di coscienza che sappia cogliere l’unità di ogni fenomeno. Si realizza quando, medico e paziente, sanno cogliere insieme il processo unitario che li vede onde dello stesso oceano e divengono così in grado di osservare con occhi chiari; osservare cioè, se stessi, la relazione terapeutica, i “sintomi” espressi, in modo ampio e aperto, libero da schemi precostituiti o ipotesi diagnostiche.

Così facendo, il medico olistico, di fronte al suo paziente, saprà cogliere, piuttosto che l’aridità di un resoconto clinico da diagnosticare, la ricchezza di una vita e la bellezza di una storia personale. Il paziente saprà diventare medico di se stesso, entrando in contatto con i propri sintomi, che coglierà come messaggeri di abitudini cronicizzate, atteggiamenti corporei, comportamenti emotivi, processi mentali, ecc.

Entrambi deporranno le armi contro la malattia per percorrere insieme la via del cuore.

Pier Luigi Lattuada

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01.UNA VISIONE UNITARIA

Quando abbiamo un dolore, la prima cosa che vogliamo è che passi, quando abbiamo una malattia, la prima cosa che vogliamo è guarire.

E questo è legittimo.

I problemi nascono quando cerchiamo di ottenere il risultato desiderato. Solitamente consideriamo il dolore e la malattia come dei nemici che vengono dall’esterno ed iniziamo a combatterli.

La scienza medica ci mette a disposizione armi sempre più efficaci, farmaci e tecnologie sempre più avanzate per portare avanti e vincere la nostra guerra.Farmaci intelligenti, come le bombe, raggi laser mirati, come le missioni dei top gun, organi di ricambio e manipolazioni genetiche, come la nostra auto nel box o la frutta del supermercato.

La cultura occidentale, dal momento che ogni guerra si vince prima di tutto con le idee, ci mette a disposizione un paradigma, quello positivista, sostenuto da tre secoli di scienza e millenni di civiltà del dominio. Una civiltà per la quale la natura umana è fondamentalmente malvagia, gli istinti vanno repressi, le emozioni controllate, la creatività limitata, l’immaginazione svalutata e la ragione domina incontrastata. Una civiltà dove la divinità è unica, risiede nell’alto dei cieli e detta ferree leggi morali da rispettare, pena la dannazione eterna; dove il superamento dei confini della coscienza razionale – fatti non foste per viver come bruti – viene vissuto come un pericolo da evitare e, l’anelito all’estasi, all’espansione della coscienza, è perseguito per legge. Una civiltà che elegge l’efficienza a valore e considera nemico tutto ciò che la ostacoli, che rimuove la sessualità dal suo sistema di valori per poi mercificarla ovunque, nei suoi media, nei suoi spettacoli, nei suoi prodotti, negli angoli oscuri delle proprie città. Una civiltà dove è sano chi produce e malato chi non ce la fa, dove buoni sono quelli più simili a noi e cattivi i diversi.

Obbiettivo, risultato, controllo, ragione, successo, efficienza, pericolo, guerra, sono alcuni dei termini più usati nella cultura medica moderna.

In questo lavoro cercheremo di conoscere la vera natura del processo di guarigione, di dimostrare che salute non è assenza di sintomi e che la civiltà del dominio e il paradigma positivista che ne deriva devono essere superati se vogliamo costruire una società più sana e rispettosa delle leggi naturali che la determinano. Cercheremo inoltre di tracciare le linee essenziali del nuovo paradigma olistico, candidato a raccogliere l’eredità di quello positivista, e, soprattutto, di fornire strumenti pratici ed efficaci per compiere un percorso di auto-guarigione. Un percorso che parte dall’esperienza interiore, dall’assunzione di responsabilità, dalla pace, dalla fiducia e dall’amore nei confronti di se stessi. Lungo il cammino impareremo a riconoscere che star bene è un nostro diritto ed una possibilità reale, che il nostro organismo è in grado di mantenere e ritrovare il proprio equilibrio, qualora vengano create le condizioni giuste. Impareremo a renderci conto che gli unici veri nemici di noi stessi siamo proprio noi e che, in realtà, una delle nostre più grandi paure è proprio quella di star bene.

Impareremo a renderci conto che la malattia è sempre la scelta più economica per un organismo che voglia resistere al cambiamento sotto la spinta del Sé, delle forze creative della nostra anima. Forze creative che nel mondo classico avevano una importanza tale da venire considerate divinità e che, nella nostra società occidentale, vengono represse e negate a vantaggio della razionalità, al punto dal costringerle ad esprimersi solo attraverso la creatività degli artisti, i sogni o i sintomi.

continua

21/10/08
querciaOK

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