La Medicina Integrale

La medicina integrale nasce da un preciso atteggiamento di ogni essere umano nei confronti di se stesso, degli altri esseri viventi, dell’ambiente che lo circonda. Si esprime attraverso uno stato di coscienza che sappia cogliere l’unità di ogni fenomeno. Si realizza quando, medico e paziente, sanno cogliere insieme il processo unitario che li vede onde dello stesso oceano e divengono così in grado di osservare con occhi chiari; osservare cioè, se stessi, la relazione terapeutica, i “sintomi” espressi, in modo ampio e aperto, libero da schemi precostituiti o ipotesi diagnostiche.

Così facendo, il medico olistico, di fronte al suo paziente, saprà cogliere, piuttosto che l’aridità di un resoconto clinico da diagnosticare, la ricchezza di una vita e la bellezza di una storia personale. Il paziente saprà diventare medico di se stesso, entrando in contatto con i propri sintomi, che coglierà come messaggeri di abitudini cronicizzate, atteggiamenti corporei, comportamenti emotivi, processi mentali, ecc.

Entrambi deporranno le armi contro la malattia per percorrere insieme la via del cuore.

Pier Luigi Lattuada

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18. AUTO-TRASCENDENZA: TRASCENDIMENTO CREATIVO NEL NUOVO

Con l’auto-trascendenza, la seconda caratteristica tipica del processo di auto-organizzazione del vivente, entriamo nel dominio di creatività ed evoluzione.

Se prendiamo in esame quella che è stata finora la giornata evolutiva del vivente, ci rendiamo conto che, per i primi due terzi, la sua è una storia senza morte. I batteri, protagonisti incontrastati dei primordi, infatti, si riproducono per divisione cellulare continuando così a vivere nella loro progenie. Niente invecchiamento, niente morte, poca varietà, niente consapevolezza. Un primo grande salto evolutivo si compì con la comparsa, un miliardo di anni fa, di sesso e morte che introdussero varietà, individualità e quindi la possibilità di evoluzione attraverso la creatività.

Da allora la dinamica dell’auto-trascendenza si è incessantemente compiuta secondo leggi immutabili. Leggi che recitano a gran voce la necessità dell’allontanamento dall’equilibrio e della disponibilità alla fluttuazione per sistemi viventi che vogliano evolvere creativamente verso nuove dimensioni dell’essere.

Scienziati e premi Nobel come Ilya Prigogine e Jaques Monod oppure ricercatori come Erwin Laszlo e Fritjof Capra ci forniscono un quadro estremamente interessante del processo evolutivo.

Il primo dato significativo è che l’evoluzione in quanto gioco giocato tra la casualità delle mutazioni e la necessità della sopravvivenza è sempre una co-evoluzione di organismo e ambiente. Ciò che sopravvive è l’organismo-ambiente o, come ricorda Capra: “L’unità di sopravvivenza non è affatto un’entità, ma piuttosto un modello di organizzazione adottato da un organismo nelle sue interazioni con il suo ambiente”.(*)

Il secondo dato è che: ”nell’evoluzione c’è una progressione dalla molteplicità e dal caos all’unità e all’ordine”.(**) Essa rappresenta un dispiegarsi di ordine e complessità implicante un processo di apprendimento caratterizzato da autonomia e libertà. “Fra i suoi caratteri sono: aumento progressivo di complessità, di coordinazione e di interdipendenza, l’integrazione di individui in sistemi a molti livelli; e il continuo affinamento di certe funzioni e modelli di comportamento.”(***)

Il terzo dato è che: la stabilità dei sistemi viventi non è mai assoluta, persiste fino a che le fluttuazioni restano al di sotto di una certa ampiezza critica.

“Quando un sistema diventa instabile ci sono sempre almeno due nuove possibili strutture in cui esso può evolversi. Quanto più un sistema si è allontanato dall’equilibrio tanto più numerose saranno le scelte disponibili”.(****)

continua

(*)Capra F.(1987), p. 240

(**)Laszlo E.(1972). Introduction to sistem philosophy, Harper Tochbooks, New York, p.51

(***)Ibidem

(****)Monod J.(1970), Il caso e la necessità, Mondatori Milano.

22/12/08
baT

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