Navigando nelle infinite possibilità dell'essere

Anno: 2008

18. AUTO-TRASCENDENZA: TRASCENDIMENTO CREATIVO NEL NUOVO

Con l’auto-trascendenza, la seconda caratteristica tipica del processo di auto-organizzazione del vivente, entriamo nel dominio di creatività ed evoluzione.

Se prendiamo in esame quella che è stata finora la giornata evolutiva del vivente, ci rendiamo conto che, per i primi due terzi, la sua è una storia senza morte. I batteri, protagonisti incontrastati dei primordi, infatti, si riproducono per divisione cellulare continuando così a vivere nella loro progenie. Niente invecchiamento, niente morte, poca varietà, niente consapevolezza. Un primo grande salto evolutivo si compì con la comparsa, un miliardo di anni fa, di sesso e morte che introdussero varietà, individualità e quindi la possibilità di evoluzione attraverso la creatività.

Da allora la dinamica dell’auto-trascendenza si è incessantemente compiuta secondo leggi immutabili. Leggi che recitano a gran voce la necessità dell’allontanamento dall’equilibrio e della disponibilità alla fluttuazione per sistemi viventi che vogliano evolvere creativamente verso nuove dimensioni dell’essere.

Scienziati e premi Nobel come Ilya Prigogine e Jaques Monod oppure ricercatori come Erwin Laszlo e Fritjof Capra ci forniscono un quadro estremamente interessante del processo evolutivo.

Il primo dato significativo è che l’evoluzione in quanto gioco giocato tra la casualità delle mutazioni e la necessità della sopravvivenza è sempre una co-evoluzione di organismo e ambiente. Ciò che sopravvive è l’organismo-ambiente o, come ricorda Capra: “L’unità di sopravvivenza non è affatto un’entità, ma piuttosto un modello di organizzazione adottato da un organismo nelle sue interazioni con il suo ambiente”.(*)

Il secondo dato è che: ”nell’evoluzione c’è una progressione dalla molteplicità e dal caos all’unità e all’ordine”.(**) Essa rappresenta un dispiegarsi di ordine e complessità implicante un processo di apprendimento caratterizzato da autonomia e libertà. “Fra i suoi caratteri sono: aumento progressivo di complessità, di coordinazione e di interdipendenza, l’integrazione di individui in sistemi a molti livelli; e il continuo affinamento di certe funzioni e modelli di comportamento.”(***)

Il terzo dato è che: la stabilità dei sistemi viventi non è mai assoluta, persiste fino a che le fluttuazioni restano al di sotto di una certa ampiezza critica.

“Quando un sistema diventa instabile ci sono sempre almeno due nuove possibili strutture in cui esso può evolversi. Quanto più un sistema si è allontanato dall’equilibrio tanto più numerose saranno le scelte disponibili”.(****)

continua

(*)Capra F.(1987), p. 240

(**)Laszlo E.(1972). Introduction to sistem philosophy, Harper Tochbooks, New York, p.51

(***)Ibidem

(****)Monod J.(1970), Il caso e la necessità, Mondatori Milano.

17. PRATICA 7a e PRATICA 7b

PRATICA 7a

Ripeti poi l’esercizio del post precedente con le tonalità basse, scendendo in una grotta anzichè salendo su di una montagna.

Allo stesso modo arrivi in fondo e poi risali.

PRATICA 7b

Riprendi la pratica precedente modificandola come segue:

Ad ogni passo verso la montagna regredisci di età. Quando sei in cima sei una bimba o un bimbo. Il tuo suono diffonde verso valle e ad esso affidi tutto ciò che avresti voluto dire al mondo, alle persone che ti sono state vicine, e che non hai mai detto. Chiudi i conti con il passato.

Quando scendi verso il fondo della caverna accedi ai contenuti più nascosti della tua anima, agli istinti più rimossi, il suono che esce li esprime e li libera.

continua

PRATICHE

16. PRATICA 7: SUONO DALL’ANIMA

Dopo la pratica del non fare, porta l’attenzione al tuo respiro. Non bloccarlo, non forzarlo, ascoltalo così come è, riconosci il suo ritmo, rispettalo. Dagli spazio dentro te, lascialo farsi via via più profondo. Ascolta e riconosci il suono che porta con sé, lascialo emanare durante l’espirazione. Si tratta di una A che viene dal profondo del tuo ventre e risuona nel tuo petto. Spalle, collo, gola, mento, bocca, viso, fronte devono essere rilassati.

Ad ogni onda espiratoria il suono si fa sempre più acuto, come se scalasse una montagna ad ogni passo.

Arriverai senza sforzo, ma grazie ad uno scioglimento graduale e consapevole della tua tensione alla tonalità più alta che ti sarà possibile.

Dalla cima della montagna ridiscendi poi, passo dopo passo, respiro dopo respiro, suono dopo suono, fino alla tonalità iniziale.

continua

15. ALLA RICERCA DELLA FLESSIBILITA’ PERDUTA

Potremmo dire di avere appena descritto l’avventura dell’organismo nel suo viaggio alla riconquista della flessibilità perduta. Abbiamo visto che per mantenere la flessibilità egli dapprima mobilità l’energia, poi resiste, poi si esaurisce e per salvarsi si ammala, veicolando il processo patologico sempre più in profondità fino a immagazzinarlo nel suo codice genetico.

Ma se la malattia fa parte del processo di riconquista della flessibilità, allora significa che il processo patologico va nella direzione della vita, rappresenta un tentativo dell’organismo di guarire. Allora vuol dire che dobbiamo aiutare la malattia, non combatterla.

Cosa significa?

Se l’organismo si ammala per ottenere flessibilità, introducendo flessibilità nel sistema lo aiutiamo a guarire.

A questo punto la domanda diventa: come introdurre flessibilità nel sistema?

Il corpo, certamente è importante che il corpo sia sciolto, fluido. Tutto quanto favorisce lo scioglimento di muscolatura e articolazioni sarà benefico per la nostra salute (sport, fitness, danza, ecc.). Ma noi sappiamo che ogni sistema vivente è il risultato di fattori multipli interconnessi che si influenzano a vicenda; un organismo vivente non è un fantoccio di muscoli e ossa, è animato, in lui scorre energia vitale.

Una certa scienza meccanicista considera l’energia vitale con sospetto, per certi scienziati essa è come un fantasma, una leggenda per soggetti eccentrici. Trascurare l’energia vitale è possibile solo a persone che non si fermano, non si ascoltano dentro. I battiti, le pulsazioni, i fremiti, i tremori, quelle sensazioni di pienezza o di vuoto, di calore o di freddo, di vitalità o di stasi; quel senso di espansione, di leggerezza, di perdita di confini oppure di oppressione, di pesantezza di chiusura, di eccesso o di mancanza, di blocco o di fluidità, di unità o di separazione, di integrità o frammentazione, tutto ci parla del flusso di energia vitale che ci anima.

Flessibilità significa quindi anche e soprattutto fluidità dell’energia vitale. Perché sia efficace il movimento del corpo deve essere accompagnato dal movimento dell’energia vitale nel rispetto della “formula della vita” descritta da Reich..

Formula della vita che coinvolge ogni cellula nella sua pulsazione biologica e nel conseguente movimento protoplasmatico che sta alla base delle emozioni.

Eccoci di fronte ad un’altra asserzione fondamentale della nuova scienza psico-biologica verificabile da chiunque voglia farlo: fluidità energetica uguale fluidità emotiva. Se vogliamo mantenere la flessibilità nel sistema dobbiamo lasciare fluire la nostra energia vitale e di conseguenza allentare il controllo sulle nostre emozioni, liberare l’espressione della nostra anima.

continua

L’AUTOGUARIGIONE

14. ADATTAMENTO

Ma come si realizza l’adattamento, questo fattore chiave, spartiacque tra salute e malattia?

Le conoscenze attuali riconoscono tre tipi di adattamento caratterizzati da crescente flessibilità e decrescente reversibilità. Si tratta dello stress, del mutamento somatico, e del mutamento genotipico.

Stress

Lo Stress consiste nello spingere una o più variabili dell’organismo a valori estremi. Hans Selye uno dei maggiori studiosi in materia ha descritto la cosiddetta, Sindrome Generale di Adattamento, che si articola in tre fasi.

Nella prima fase o reazione d’allarme, l’organismo reagisce ad uno stress acuto rilasciando degli ormoni midollo-surrenali che mobilizzano le sue risorse energetiche per fare fronte alla tensione. Se questa risposta funziona, l’organismo ritrova il suo equilibrio omeostatico.

Nella seconda fase o di resistenza, l’organismo cerca di adattarsi coinvolgendo gli ormoni cortico-surrenali ed inizia una specie di guerra fredda nella quale cerca di contenere i fattori di stress che non riesce ad eliminare. Questa fase può protrarsi per un lungo periodo, ma prima o poi l’organismo si indebolirà.

Nella terza fase o d’esaurimento l’organismo non ha più la forza per contenere lo stress, surreni e tiroide cominciano ad esaurirsi, vengono a mancare le riserve energetiche per rispondere. Ne deriva perdita di flessibilità.

Mutamento somatico

E’ a questo punto che se lo stress persiste può instaurarsi quello che viene chiamato mutamento somatico: l’organismo recupera una parte della sua flessibilità sostituendo un mutamento più profondo e durevole a uno più superficiale e reversibile. Si tratta di un processo lento e graduale di interiorizzazione dello stress che tende a aumentare la flessibilità ma che, se persistente, conduce alla malattia. Il mutamento somatico è sempre prima un mutamento energetico, che poi diventa funzionale e può in seguito manifestarsi sul piano organico come patologia in termini di infiammazione acuta o cronica e poi di degenerazione.

Mutamento genotipico

L’ultima fase del processo patogenetico è quella del mutamento genotipico per la quale: una specie si adatta all’ambiente cambiando alcune sue variabili mediante una modifica di una parte del suo corredo genetico. Si tratta di un processo che aumenta la flessibilità, ma che si caratterizza come irreversibile nella durata di vita di un individuo.

continua

13.PRATICA 6: PULSAZIONE

Riprendi la pratica precedente, quella del non fare

Porta ora l’attenzione alla pianta dei tuoi piedi.

Respira, osserva, ascolta. Sentirai pulsare al centro della pianta.

Mantieni l’osservazione, ascolta la pulsazione diffondere.

Ora porta l’ attenzione al cavo politeo (dietro al ginocchio), lascia salire la pulsazione…

Respira, osserva, ascolta. Sentirai pulsare al centro del cavo.

Mantieni l’osservazione, ascolta la pulsazione diffondere.

Ora porta l’ attenzione all’osso sacro, alla base della colonna vertebrale, lascia salire la pulsazione.

Respira, osserva, ascolta. Sentirai la pulsazione diffondere..

Mantieni l’osservazione.

Ora porta la tua attenzione al tuo ventre, lascia salire la pulsazione.

Respira, osserva, ascolta. Sentirai la pulsazione diffondere..

Mantieni l’osservazione.

Ora porta l’ attenzione al tuo stomaco, lascia salire la pulsazione.

Respira, osserva, ascolta. Sentirai la pulsazione diffondere..

Mantieni l’osservazione.

Ora porta l’ attenzione al tuo cuore, lascia salire la pulsazione.

Respira, osserva, ascolta. Sentirai la pulsazione diffondere.

Mantieni l’osservazione.

Ora porta l’ attenzione alla tua gola, lascia salire la pulsazione.

Respira, osserva, ascolta. Sentirai la pulsazione diffondere.

Mantieni l’osservazione.

Ora porta l’ attenzione alla tua fronte, lascia salire la pulsazione.

Respira, osserva, ascolta. Sentirai la pulsazione diffondere.

Mantieni l’osservazione.

Ora porta l’attenzione al vertice del capo, lascia salire la pulsazione.

Respira, osserva, ascolta. Sentirai la pulsazione diffondere.

Mantieni l’osservazione.

Ringrazia e concludi.

continua

LE TECNOLOGIE DEL SACRO

12. LA PULSAZIONE BIOLOGICA

Volendo riprendere il concetto di fluttuazione dal punto di vista energetico possiamo, con Reich (*), parlare di pulsazione biologica. Quando noi osserviamo un organismo vivente ci possiamo rendere conto, infatti, che questo pulsa con un ritmo suo proprio, oscilla cioè in modo dinamico tra due polarità.

Reich descrive questo processo in quattro fasi, che lui chiama formula della vita: tensione meccanica – carica bioelettrica – distensione meccanica – scarica bioelettrica. La polarità della carica e della tensione è determinata dai processi in entrata quali alimentazione, inspirazione e ricezione degli stimoli, la polarità della distensione e della scarica avviene attraverso i processi in uscita quali espirazione, eliminazione, azione, espressione creativa, movimento, crescita. Ogni aspetto di questi processi polari può essere visto come uno stimolo disturbante che allontana dall’equilibrio, il quale viene costantemente perso e ritrovato attraverso meccanismi di retroazione negativa o positiva che consentono l’adattamento dell’organismo ai mutamenti ambientali.

La lettura di Reich ci consente di introdurre un altro elemento: il concetto di ritmo, di pulsazione.

La vita scorre con un ritmo, tutto è un flusso interconnesso di modelli ritmici, ogni sistema vivente è un insieme di ritmi. Il benessere all’interno di un sistema vivente è determinato da una risonanza di ritmi armonici tra di loro, la malattia è determinata da un’interferenza di ritmi disarmonici.

Ed eccoci di fronte ad un’altra “verità scientifica” verificabile da chiunque si soffermi ad osservare la vita in ogni sua manifestazione.

Quante volte di fronte ad un disagio o a un sintomo, prima di cercare di combatterlo, prima di cercare aiuto fuori di te, hai provato a fermarti e ad ascoltare i tuoi ritmi. Quante volte hai dato un opportunità ai tuoi organi, alla tue cellule di tornare a pulsare in sintonia, prima di prendere una medicina o di cercare una causa?

Proviamo a dare un’opportunità al nostro organismo.

Note

(*) 7 Reich W. (1980), La Funzione dell’orgasmo, Sugarco, Milano.

Continua

11.PRATICA 5: NON FARE

L’immagine che abbiamo di noi stessi, di quello che dovremmo essere e del mondo nel quale viviamo ci spinge costantemente ad adeguarci ad essa. Così per inseguire un’immagine ideale, ci sforziamo di tenere tutto sotto controllo e perdiamo di vista noi stessi e i ritmi del nostro organismo.

Proviamo a fermarci, ci renderemo conto che siamo sempre dove dobbiamo essere e che tutto sta già succedendo. Le cose cambiano quando le lasciamo come sono, non quando vorremmo che fossero come non sono.

Siediti comodamente o stenditi, prendi un po’ di tempo perché la vita faccia semplicemente il suo corso.

Dà un po’ di tempo alla tua mente per tranquillizzarsi, sentirsi a suo agio.

Dà un po’ di tempo al tuo corpo per rilassarsi, abbandonarsi. La tua bocca aperta, i tuoi occhi sono chiusi. Dà un po’ di tempo al tuo respiro, per farsi ampio, lento, profondo. Ascolta, sei a casa tua, dentro te. Osserva la tua nuca, il collo, le spalle, le braccia, gli avambracci, i polsi, le mani, le dita delle mani. La schiena, tutta la colonna vertebrale, i glutei, le cosce, i polpacci, i talloni, tutto il tuo corpo aderisce al suolo. E’ rilassato e abbandonato.

Ora puoi restare qui senza fare nulla. Non c’è nulla che tu debba fare, nulla che ti viene richiesto, nessuna domanda alla quale rispondere. Non fare vuol dire non forzare, non resistere, non bloccare il tuo respiro, ma nemmeno cercare di modificarlo. Non cercare di rilassarti, ma nemmeno contrarti, non scacciare i tuoi pensieri, ma nemmeno seguirli. Non fare vuole dire semplicemente restare qui. Come la madre terra che sta ferma ma genera ogni cosa.

Potrai così sentire a poco poco il tuo organismo riprendere il suo spazio e i suoi tempi, potrai avvertire i tuoi ritmi armonizzarsi: le tue cellule pulsare,il tuo respiro andare e venire, l’energia vitale fluire dentro te.

continua

10. LE PROPRIETA’ TIPICHE DEL VIVENTE

Le relazioni dinamiche ed interconnesse tra sistemi viventi sono dovute al fatto che, come ci ricorda F.Capra, gli organismi possiedono determinate caratteristiche quali plasticità e flessibilità interne responsabili di un certo numero di proprietà tipiche. Prima fra tutte la capacità di auto-organizzazione.

Questo significa che “in un organismo vivente, il suo ordine e la sua struttura e funzione non sono imposti dall’ambiente ma sono stabiliti dal sistema stesso”(*); inoltre manifesta un elevato grado di autonomia dal momento che non è l’incessante interazione con l’ambiente a determinare la sua organizzazione.

I due fenomeni dinamici principali dell’auto-organizzazione sono: auto-rinnovamento e auto-trascendenza.

Per auto-rinnovamento si intende, citando Capra “la capacità dei sistemi viventi di rinnovare e riciclare di continuo i loro componenti, conservando l’integrità della loro struttura complessiva”(**) e per auto-trascendenza la “capacità di superare creativamente confini fisici e mentali nei processi di apprendimento, sviluppo ed evoluzione”(***).

Auto-rinnovamento

I sistemi viventi per rimanere in vita devono mantenere uno scambio continuo di energia e materia con il loro ambiente attraverso i processi metabolici cosiddetti di anabolismo e catabolismo, vale a dire di assimilazione delle sostanze nutrienti e di eliminazione delle scorie.

L’alternarsi di anabolismo e catabolismo, carica e scarica permette il mantenimento di un equilibrio dinamico (omeostasi) caratterizzato dalla fluttuazione di numerose variabili interdipendenti all’interno di un certo limite. Il processo di auto-rinnovamento, cioè la flessibilità di un singolo organismo dipenderà dal numero delle sue variabili che sono mantenute fluttuanti all’interno dei limiti. Maggiori fluttuazioni, maggiore stabilità, miglior auto-rinnovamento.

Rigidità e irreversibilità conducono alla morte del sistema che sfocerà nella nascita di un nuovo sistema, flessibile e reversibile.

Queste prime affermazioni nate dallo studio del vivente, oltre ad essere “scientifiche” anche dal punto di vista della scienza più materialista, sono evidenti e verificabili da chiunque voglia osservare la vita nelle sue molteplici manifestazioni.

L’equilibrio si mantiene attraverso fluidità e lasciare andare, mentre, controllo e rigidità portano alla morte.

Il controllo nasce da un approccio logico al vivente, ma la vita ci mette sempre di fronte al paradosso dal momento che essa è naturale, non logica.

Se vuoi la stabilità, lascia scorrere, se vuoi che tutto si muova, stai fermo, non fare niente; se vuoi raggiungere un obbiettivo non desiderarlo, se vuoi ricevere, dona.

Se vuoi guarire devi morire a te stesso, la guarigione sarà tanto più profonda quanto più lascerai che il cambiamento ti coinvolga in profondità, fisicamente, mentalmente, spiritualmente.

Se vuoi che tutto succeda, non fare nulla.

continua

(*)Capra F. (1987), p. 224

(**)ibidem

(***)Capra F. (1987), p. 225