La Medicina Integrale

La medicina integrale nasce da un preciso atteggiamento di ogni essere umano nei confronti di se stesso, degli altri esseri viventi, dell’ambiente che lo circonda. Si esprime attraverso uno stato di coscienza che sappia cogliere l’unità di ogni fenomeno. Si realizza quando, medico e paziente, sanno cogliere insieme il processo unitario che li vede onde dello stesso oceano e divengono così in grado di osservare con occhi chiari; osservare cioè, se stessi, la relazione terapeutica, i “sintomi” espressi, in modo ampio e aperto, libero da schemi precostituiti o ipotesi diagnostiche.

Così facendo, il medico olistico, di fronte al suo paziente, saprà cogliere, piuttosto che l’aridità di un resoconto clinico da diagnosticare, la ricchezza di una vita e la bellezza di una storia personale. Il paziente saprà diventare medico di se stesso, entrando in contatto con i propri sintomi, che coglierà come messaggeri di abitudini cronicizzate, atteggiamenti corporei, comportamenti emotivi, processi mentali, ecc.

Entrambi deporranno le armi contro la malattia per percorrere insieme la via del cuore.

Pier Luigi Lattuada

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05.DOV’E’ LA NOVITA’

La medicina olistica è prima di tutto un Modo, cioè una metodologia clinica che parte dall’esperienza interiore. Essa nasce da un preciso atteggiamento di ogni essere umano nei confronti di se stesso, degli altri esseri viventi, dell’ambiente che lo circonda. Si esprime attraverso uno stato di coscienza che sappia cogliere l’unità di ogni fenomeno, che sappia riconoscere i sintomi come onde nell’oceano increspato dell’esistenza. Si realizza quando ogni essere umano è in grado di essere ad un tempo medico e paziente di se stesso, quando ogni medico e ogni paziente sanno cogliere insieme il processo unitario che li vede onde dello stesso oceano e divengono così in grado di osservare con occhi chiari; osservare cioè, se stessi, la relazione terapeutica, i “sintomi” espressi, in modo ampio e aperto, libero da schemi precostituiti o ipotesi diagnostiche.

Così facendo, il medico olistico, di fronte al suo paziente, saprà cogliere, piuttosto che l’aridità di un resoconto clinico da diagnosticare, la ricchezza di una vita e la bellezza di una storia personale. Il paziente saprà diventare medico di se stesso, assumendosi la responsabilità dei propri sintomi, entrandone in contatto, riconoscendoli come opportunità, come messaggeri di abitudini cronicizzate, atteggiamenti corporei, comportamenti emotivi, processi mentali, ecc.

Il medico imparerà ad amare il proprio paziente ed il paziente ad amare se stesso ed i propri sintomi. Entrambi deporranno le armi contro la malattia per percorrere insieme la via del cuore.

La via che porta a una comprensione nuova, quella che David Bohm chiama “comprensione di nuovo ordine, che si svela in modo naturale” e che altri chiamano insight(*).

Questa comprensione nuova di se stesso e dell’altro, orienterà il medico olistico verso l’atto terapeutico più adeguato, il quale potrà compiersi, di volta in volta, mediante l’antibiotico così come l’ago, il rimedio omeopatico o la parola, il massaggio o l’indagine del profondo, la catarsi emotiva o la visualizzazione, il respiro o il movimento, l’alimentazione o il silenzio.

continua

(*)6 Krishnamurti J., Bohm D.(1986), Dove il tempo finisce, Astrolabio Ubaldini, Roma.

4/11/08
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