La Medicina Integrale

La medicina integrale nasce da un preciso atteggiamento di ogni essere umano nei confronti di se stesso, degli altri esseri viventi, dell’ambiente che lo circonda. Si esprime attraverso uno stato di coscienza che sappia cogliere l’unità di ogni fenomeno. Si realizza quando, medico e paziente, sanno cogliere insieme il processo unitario che li vede onde dello stesso oceano e divengono così in grado di osservare con occhi chiari; osservare cioè, se stessi, la relazione terapeutica, i “sintomi” espressi, in modo ampio e aperto, libero da schemi precostituiti o ipotesi diagnostiche.

Così facendo, il medico olistico, di fronte al suo paziente, saprà cogliere, piuttosto che l’aridità di un resoconto clinico da diagnosticare, la ricchezza di una vita e la bellezza di una storia personale. Il paziente saprà diventare medico di se stesso, entrando in contatto con i propri sintomi, che coglierà come messaggeri di abitudini cronicizzate, atteggiamenti corporei, comportamenti emotivi, processi mentali, ecc.

Entrambi deporranno le armi contro la malattia per percorrere insieme la via del cuore.

Pier Luigi Lattuada

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20. PROVIAMO A FARE LA PACE

Il fatto che l’unità di sopravvivenza sia l’organismo-ambiente mette in risalto quanto una visione del mondo che si basi sulla competizione e sul controllo nei confronti dell’altro sia di per sé patologica. Non esiste evoluzione se non evolve anche chi ci sta intorno, non esiste beneficio se quello che facciamo non è benefico anche per chi ci sta intorno, sia il nostro organismo, il partner, i figli, i genitori, i nostri simili o l’ambiente. Allo stesso modo non si capisce come si possa combattere un tumore distruggendo le sue cellule con chemioterapici o irradiazioni e pensare di poter raggiungere la guarigione: si potrà raggiungere al massimo la sopravvivenza, una tregua armata durante la quale la vendetta cova sotto la cenere. Se condivisione, coevoluzione, libertà, rispetto dell’autonomia sono le condizioni per l’evoluzione, non si capisce come sia possibile pensare di curare un organismo vivente senza tenerne conto. La ricerca scientifica con imponenti mezzi sta combattendo la sua battaglia contro il cancro, la domanda è: perché non risponde con la pace anziché con la guerra, perché non abbandona il vecchio testamento (occhio per occhio) per il nuovo (chi di spada ferisce di spada perisce)? A chi giova continuare a combattere?

L’invito è: proviamo a fare la pace. Proviamo a fermarci, ad ascoltare, a dialogare, a comprendere la vera natura del cancro ed il vero messaggio che il nostro organismo ci sta inviando attraverso quelle cellule impazzite.

Si potrebbe rispondere che queste argomentazioni sono pure speculazioni filosofiche e i fatti invece sono che, mentre negli anni trenta guariva un malato di cancro su cinque in seguito a terapia, oggi ne guarisce uno su due. Allora il suggerimento sarebbe quello di considerare che ai nostri giorni, ogni anno compaiono dieci milioni di nuovi casi di tumore. Cosa è più scientifico, compiere acrobazie statistiche nel tentativo di dimostrare che le terapie funzionano, ignorando lo spaventoso aumento dei nuovi casi, le guarigioni spontanee, le guarigioni che sarebbero comunque avvenute o quelle realizzate con altri metodi di cura, o fermarsi e riflettere?

Se tra i principali caratteri dell’evoluzione figurano l’aumento progressivo di complessità, di coordinazione, di interdipendenza tra i diversi livelli, come può la scienza perseverare ad occuparsi solo del piano biologico trascurando gli aspetti energetici, emotivi, mentali, sociali, ambientali, spirituali? Come è possibile che una metodologia palesemente in contrasto con il buon senso comune possa affermarsi come dispensatrice di garanzie di validità?

La risposta è nel vento, diceva Bob Dylan, ma anche dentro di noi, se vogliamo trovarla.

Veniamo ora alla questione della stabilità. La nostra società è improntata sulla ricerca di stabilità: sicurezza, privacy, assicurazioni, certezze, spiegazioni, successo, ricchezza, risparmi, pensioni. La vita ci risponde: se un sistema non diventa instabile non può evolvere, quanto più un sistema si è allontanato dall’equilibrio tanto più numerose saranno le scelte disponibili.

Le possibilità creative, nascono dalla disponibilità al cambiamento, dal coraggio di mettere in discussione le proprie certezze, di allontanarsi dall’equilibrio prodotto dalle proprie abitudini e convinzioni per potersi aprire allo slancio trasformativo dell’esistenza, al potenziale di auto-guarigione dell’organismo.

continua

7/01/09
MANO-MANO

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