Ti Amo Comunque

Il v-blog dell'Amor Proprio Incondizionato

Questo v-blog è nato per te, per ricordarti che sei una persona speciale e che meriti di realizzare tutto ciò che di più felice sai immaginare. Non devi cambiare per essere felice… devi solo permetterti di esserlo per quello che sei!

Liberati dalle paure, dai sensi di colpa e dall’autocritica, e inizia a vivere senza più limiti tutto ciò che il tuo cuore desidera, accompagnando te stesso per mano in questa meravigliosa avventura che è la vita!

Lorenzo Capuano

Lorenzo Capuano

56. LA VERA EVOLUZIONE UMANA

Questa puntata potrei definirla avveniristica… non tanto perché mostra uno scenario lontanissimo nel tempo, ma perché, a differenza di tutte le puntate precedenti, non descrive quello presente. Stavolta, infatti, voglio rendervi partecipi di quella che potrei definire una visione di una realtà evoluta al di là dei conflitti, dei limiti e di tutte le dinamiche autosabotanti e autodistruttive che caratterizzano l’attuale realtà.

Prima però vi pongo una domanda la cui risposta vi sorprenderà, nonostante sarete voi stessi a darla: provate a immaginare un essere altamente evoluto… che può essere umano oppure divino o anche alieno, l’importante che rappresenti per voi una “creatura” in grado di utilizzare consapevolmente il pieno potenziale della propria mente; ora, pensando a quest’essere superiore, ditemi se lo immaginate a letto ammalato, oppure stressato sul lavoro, o ansioso, depresso, in preda a qualche crisi d’astinenza… o tormentato dall’amore? Anche se è difficile ammetterlo, in tutti questi casi la risposta è no. Infatti, sia che se ne reputi possibile l’esistenza, o che si creda sia solo una fantasia, viene comunque spontaneo immaginarlo – in quanto essere evoluto – al di là di certe “condizioni” che al momento definiamo “umane” soltanto perché siamo abituati a conviverci da sempre e, quindi, le consideriamo normali… come “normali” sono anche le guerre, le malattie e tutto ciò che limita “da sempre” la felicità e la libertà terrene!

Nella mia visione invece c’è un essere umano che, trascesa ogni dinamica psicoemotiva, ha elevato la propria consapevolezza, creando una realtà senza più conflitti (interiori ed esteriori) in cui essere finalmente libero di sviluppare il proprio potenziale… che, a differenza di adesso, non si riferisca alla propria immagine o alla cultura personale per ottenere considerazione, approvazione e gratificazione, né alla forza o all’astuzia per ottenere potere, sottomissione e controllo, ma neanche alla tenacia o all’eroismo per ottenere successo, riconoscimenti e gloria… semplicemente interagisce con l’Universo in modo fluido e sincronico attraverso la propria energia psichica non più condizionata da paure, dubbi, sensi di colpa, autocritica, odio, rancore, rimpianto, frustrazione, rassegnazione e tutto ciò che caratterizza l’attuale frequenza vibratoria umana.

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Naturalmente la chiave di tutto è l’Amore… che però non ha niente a che vedere col trovare l‘anima gemella, salvare le vittime, combattere il male e altre banalità frutto di una consapevolezza deviata dai soliti aspetti emotivi, ma con la connessione-unione-accettazione incondizionata di “Tutto ciò che È”, per essere in pace ed entrare in uno stato di grazia assoluto in cui manifestare solo a favore e non più contro qualcosa/qualcuno/se stessi… andando perciò oltre la legge karmica della causa/effetto e uscendo così dalla spirale bene/male nonché vittima/carnefice, con tutto quello che ne consegue in termini di conflitti interiori ed esteriori di cui l’attuale realtà ne è un perfetto esempio.

In questo modo l’esistenza non è più incentrata sull’inutile, spasmodica ricerca di qualcosa al fuori di sé (amore, potere, ricchezza, salute, protezione, felicità, libertà, salvezza) ma è dedicata alla scoperta del proprio potenziale per accrescere facoltà innate quali l’autoguarigione, la rigenerazione cellulare, la telepatia, la psicocinesi e tutto ciò di cui oggi l’essere umano si serve raramente e quasi sempre in modo inconsapevole o autopunitivo, perché troppo immerso nell’assurda, deprimente convinzione di doversi “guadagnare da vivere”, odierna evoluzione del concetto di sopravvivenza.

La vita può essere caratterizzata da un susseguirsi di miracoli e magie quando si raggiunge un profondo stato di pace e armonia, a differenza dell’attuale esistenza in cui paura e lotta creano solo malattie e morte. La stessa morte può giungere in modo diverso, non più a causa di malattie, incidenti o vari atti di soppressione volontaria (di cui l’ingegno umano può vantare un vasto repertorio*), ma dopo una sempre più longeva vecchiaia grazie alla quale concludere serenamente il proprio percorso di consapevolezza. In questo contesto non c’è neanche più bisogno di aiutare, curare e salvare nessuno perché ognuno è in grado di provvedere a se stesso senza dover nuocere agli altri e, quindi, ciò che unisce le persone non è più la dipendenza, l’opportunismo o la paura della solitudine, ma il piacere, il divertimento e la condivisione delle scoperte personali per accrescere la conoscenza generale.

Questo salto evolutivo si completerà con la perdita degli aspetti legati alla riproduzione, ultimo retaggio primitivo/animale, a favore dell’autogenesi, permettendo così a tutte le coscienze altamente evolute di manifestarsi già in grado di comprendere e ricordare ciò che hanno interrotto nell’incarnazione precedente, per potenziarlo ulteriormente. La loro rinascita, infatti, non essendo legata a una “spirale compensativa”, non necessiterà più di un ambiente familiare iniziatico per il proprio percorso karmico, a cui vincolare i primi anni di vita, che quasi sempre ha finito col condizionare l’intera esistenza a causa della mancanza di consapevolezza.

Ma per fare in modo che tutto questo possa accadere, è importante sfruttare questa incarnazione per finalmente porre le basi per un’esistenza libera e felice, grazie alla quale iniziare a esplorare ed esprimere tutto il reale potenziale umano, che rappresenterà un ottimo viatico per qualcosa di ancor più straordinario!

Lorenzo Capuano

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NOTE
(*) Non è un caso che in tutta la storia del genere umano si trovino infiniti esempi di come si possa uccidere e morire per una fede, una convinzione, un ideale o un amore, e nessuno su come si possa vivere totalmente liberi e pienamente consapevoli di sé… evidentemente odio, vendetta, violenza e autolesionismo sono più nobili di pace interiore, amor proprio e autoconoscenza. Quindi, definire l’uomo un essere evoluto perché ha in mano uno smartphone di “ultima generazione” o perché riesce a trovare cure e rimedi a malattie e problemi che egli stesso genera, è del tutto coerente con l’attuale grado di consapevolezza generale.

 

26/05/17
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55. PATENTE DI VITA – SECONDA PARTE

Come abbiamo visto nella prima parte, la “patente di vita”, oltre a essere indispensabile per chiunque, dovrebbe essere anche molto più importante di qualunque titolo di studio o attestato professionale, perché chi ancora non sa chi realmente sia nel presente come può sapere cosa vorrà fare nel resto della sua vita? La risposta è che non può. Attualmente, infatti, le scelte degli adolescenti sono condizionate dai genitori (già psicoemotivamente demoliti dalla propria famiglia di origine e i quali vorrebbero il più delle volte che i figli facessero ciò che non hanno fatto loro) e dalla società (formata da individui altrettanto confusi e fuorviati, il cui credo si basa su falsi bisogni e ideali virtuali), e tutto questo non fa altro che alimentare costantemente il conflitto umano più profondo: “cosa voglio” contro “cosa ci si aspetta da me”.

Per ognuno dovrebbe essere previsto un corso intensivo per imparare innanzitutto ad amare e rispettare se stesso (anche perché un figlio è la proiezione del proprio bambino interiore, quindi chi non è in grado di prendersi cura di se stesso non può prendersi cura neanche di una pianta o di un cucciolo… figuriamoci di un figlio!), poi al raggiungimento di una reale maturità psicoemotiva (che conta molto di più di quella anagrafica) potrà decidere se cercare un partner altrettanto maturo psicoemotivamente con cui condividere un rapporto costruttivo, gratificante, armonioso e sincero (al contrario degli attuali rapporti distruttivi, degradanti e sempre più caratterizzati da bugie, risentimenti, aspettative e compromessi pur di evitare la solitudine) e con cui eventualmente crescere al meglio un figlio, oppure se continuare a occuparsi del proprio bambino interiore diventando così non solo genitore e maestro di se stesso ma anche il proprio miglior amico nonché il perfetto partner di vita, perché solo in questo caso non si confonderà più il bisogno e la dipendenza con l’amore, e ognuno sarà in grado di stare bene da solo e di conseguenza potrà far star bene anche chi ha intorno… al contrario di adesso dove l’infelicità e i tormenti interiori rendono chiunque una minaccia per se stesso e per gli altri!

4b heartUn crescente amor proprio generale, inoltre, porterebbe nel tempo a eliminare tutta una serie di professioni ora ritenute essenziali, quali per esempio psichiatri, psicologi, counselor e terapisti vari perché nessuno avrebbe più necessità di andare in analisi a causa di frustrazioni, rancori e conflitti inconsci; non servirebbero più neanche dottori, medici e guaritori vari perché nessuno somatizzerebbe più malattie a causa di paure, sensi di colpa e autocritica cronica; non ci sarebbe più bisogno di droghe, fumo e alcol perché nessuno dovrebbe più convivere con malesseri e demoni interiori, né dovrebbe dimenticare traumi e sofferenze presenti e passate; probabilmente diminuirebbero anche povertà, violenze, criminalità e guerre perché le persone libere e felici non hanno la mania del controllo, non vogliono conformare né limitare la libertà degli altri, non sono avidi né tanto meno hanno smanie di potere per sottomettere o comandare il prossimo, ma vivono in pace e in armonia con tutto e tutti, e questo le porta sia ad avere rispetto per ogni forma di vita, sia alla consapevolezza che il paradiso può essere vissuto nel presente e quindi non c’è bisogno di sacrificarsi in alcun modo (compreso il farsi esplodere) per poterlo guadagnare in un qualche improbabile futuro.

Certo, l’unico rischio è quello che la crescita di consapevolezza globale umana possa bloccare la crescita industriale mondiale, visto che la nuova realtà non sarebbe più caratterizzata dalla competizione, dall’ambizione e da tutti quei falsi bisogni che stanno condizionando l’attuale umanità, perché chi è in pace con se stesso non ha bisogno di macchine sempre più potenti, abiti costosi, nuovi cellulari e tutta una serie di suppellettili e status che servono solo a colmare il vuoto interiore, il bisogno di approvazione, la necessità di apparire e di dimostrare il proprio valore attraverso il fare e l’avere, a discapito dell’essere che è la vera essenza di ogni persona.

Di conseguenza, il tasso di crescita del PIL a cui tutti sarebbero interessati non riguarderebbe più il futile prodotto interno lordo, ma riguarderebbe quello fondamentale della pace interiore e libertà, su cui si baserebbe l’intera esistenza umana.

Probabilmente questa realtà sembra un’utopia, ma basterebbe solo un po’ di buon senso per iniziare a porre le basi per renderla reale, perché la vera responsabilità nasce dal sapere cos’è meglio per se stessi unito alla consapevolezza di meritarlo e al coraggio di iniziare a darselo… Una crescente gioia di vivere generale non può che portare nel tempo a un benessere su scala mondiale!

 

 

Lorenzo Capuano

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2/05/17
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54. PATENTE DI VITA – PRIMA PARTE

Se l’attuale umanità sembra allo sbando è perché… lo è!

Il motivo è semplice e può essere spiegato attraverso pochi, elementari concetti a cui non è mai stata data la giusta importanza, cosa che ha messo in moto un processo di autodistruzione basato sul disamor proprio globale.

L’aspetto positivo è che questo processo non è di per sé irreversibile (infatti è solo la mancanza di consapevolezza a renderlo tale) per cui basterebbe veramente poco per invertirne la rotta e creare nell’arco di qualche decina d’anni una realtà decisamente diversa dell’attuale, ma per farlo bisogna partire dalla base interrompendo così questo pericoloso circolo vizioso.

Naturalmente alla base di ogni società ci sono i singoli individui che la compongono… ma cosa c’è alla base di ogni singolo individuo? Semplice, la famiglia in cui questo individuo è nato e cresciuto. Non per niente si dice che sono le radici a rendere forte l’albero.

Per capire meglio questo concetto prendiamo l’esempio dell’adozione. Per ottenere un’adozione, una coppia deve avere determinati requisiti e questi requisiti sono tanto ovvii quanto essenziali:  che la coppia stia insieme da qualche anno per testarne la totale compatibilità che è la base di una futura famiglia solida, e che sia in grado di crescere e mantenere un figlio per garantirgli sia i mezzi materiali sia quell’amore e quel rispetto essenziali per accrescergli la fiducia in se stesso e permettergli così un ottimale sviluppo psicoemotivo, che è altrettanto importante come quello fisico.

Ora la domanda che sorge spontanea è: “Perché questi requisiti non vengono presi in considerazione nella maggior parte dei casi in cui la coppia può concepire il figlio?”

Qual è il motivo per cui chi è in grado di mettere al mondo un bambino non deve rispettare le stesse condizioni essenziali per farlo crescere nel modo migliore? La verità è che il motivo non c’è, ed è per questo che l’attuale umanità si è sviluppata nei secoli attraverso ambienti poco amorevoli, a volte persino ostili, mortificanti o degradanti dove magari la situazione economica era già precaria per la coppia stessa; realtà in cui la libertà, la felicità, l’accettazione di sé e l’autostima non erano all’ordine del giorno, portando così l’inconscio globale umano sempre più verso conflitti, rancori, frustrazioni e tutto ciò che allontana dall’armonia e dalla pace interiore, che dovrebbero essere alla base dell’esistenza umana.

Il risultato di tutto ciò lo vediamo nell’attuale umanità: odio, rabbia, vendetta, meschinità, sopraffazione, lotta, opportunismo, paura, dipendenza, sofferenza, rassegnazione, depressione, stress, ansia e una sempre più vasta gamma di patologie psicoemotive e conseguenti malattie fisiche.

E se tutto questo potesse essere fermato da una semplice istruttoria preliminare per chiunque voglia avere dei figli, che si tratti di adozione o di semplice concepimento?

Proviamo a pensare a come sarebbe il mondo se le future generazione potessero svilupparsi in contesti dove è permesso avere figli solo a chi è veramente in grado di crescerli nel modo migliore, conseguendo una sorta di “patente di guida” per genitori, come si fa per le automobili… anche perché dovrebbe essere molto più importante saper crescere un figlio, che saper guidare un’auto.

Bisogna capire che desiderare un figlio ed essere in grado di concepirlo non basta per adempiere ai doveri di un bravo genitore, come non basta desiderare un’auto ed essere in grado di comprarla per essere bravi guidatori. Inoltre, nel caso dell’auto, la si può anche ammaccare a ogni manovra errata, rompere il cambio per non saper usare la frizione, fondere il motore e riempire il serbatoio col carburante sbagliato… tanto, mal che vada, la facciamo demolire e il problema è risolto; ma se demoliamo la psiche e l’autostima di un bambino a causa di superficialità, negligenza o incapacità genitoriale, lui continuerà a esistere lo stesso e “nel migliore dei casi” diventerà un adulto insicuro che elemosinerà ovunque amore e attenzioni, perennemente condizionato dal senso di inadeguatezza e da dinamiche autosabotanti inconsce che lo porteranno a credere che il proprio valore dipenda dal fare o dall’avere qualcosa, e questo lo spingerà a barattare la propria felicità per un lavoro, per il denaro, per degli status, rendendolo sempre più schiavo di una realtà che lui stesso crea… È esattamente ciò che sta succedendo adesso, visto che la libertà, l’armonia e la gioia di vivere hanno ormai lasciato il posto alle scadenze, allo stress e all’angoscia esistenziale.

Un’altra figura importante per lo sviluppo psicoemotivo di un bambino è l’insegnante, il cui ruolo – soprattutto nei primi anni – dovrebbe essere quello di fornirgli gli strumenti basilari e di potenziare eventuali attitudini presenti in lui, e non quello di interrogarlo su inutili nozioni e giudicarne le capacità in base agli standard generali, causando ulteriore ansia, insicurezza e relativo senso di inadeguatezza o insofferenza/ribellione verso l’autorità.

Come in famiglia è il genitore a dover essere all’altezza delle aspettative di un figlio (crescerlo e amarlo nel modo migliore), così anche nella scuola è l’insegnante a dover essere all’altezza delle aspettative di uno studente (trasmettergli conoscenze e appassionarlo); con queste premesse sarebbero gli studenti a fare domande tutto l’anno agli insegnanti e a dare un voto finale al loro operato sulla base della loro preparazione e di quanto sono stati capaci di rendere utili e interessanti le loro materie, per conseguire la “patente di competenza” o confermarne la validità per l’anno successivo.

Ma forse ciò che veramente servirebbe a tutti – e prima di ogni altra cosa – è una vera e propria “patente di vita” perché chi non è in grado di condurre al meglio la propria esistenza non può certo essere un valido istruttore visto che finirà col creare problemi prima a se stesso e successivamente agli altri!

(Continua)

Lorenzo Capuano

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4/04/17
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53. VIVERE O SOPRAVVIVERE?

Se ci sentiamo liberi, leggeri, pervasi dalla pace, in un costante stato di gioia e grazia che rigenera ogni cellula del nostro corpo… stiamo vivendo!

Se invece ci sentiamo oppressi, intrappolati, stressati, preoccupati, spaventati, arrabbiati, frustrati, angosciati, perennemente bisognosi di qualcuno o di qualcosa (attenzioni, considerazione, approvazione, oppure sostanze per gratificarci, altre per stordirci o dimenticare, dosi di adrenalina per sentirci vivi), e bloccati in un costante stato di lotta e difesa che piano piano ci consuma… beh, in questo caso stiamo sopravvivendo!

Inutile dire che se ci sentiamo rassegnati, impotenti, perennemente spenti e cronicamente stanchi, abbiamo oltrepassato la soglia della sopravvivenza, e ci stiamo dirigendo lentamente verso la morte.

Un altro fattore per capire se stiamo facendo altro rispetto a vivere è renderci conto che ciò che ci spinge a fare o non fare qualcosa è la paura: paura delle conseguenze, paura del giudizio, paura di deludere, paura di sbagliare, paura di non essere all’altezza, paura del fallimento, paura dell’abbandono, paura della solitudine,  ecc… quindi, per esempio, il motivo per cui abbiamo scelto il nostro lavoro non è la passione ma la paura di non riuscire a “campare” senza o per accontentare i genitori; il motivo per cui abbiamo scelto le persone con cui stare non è perché ci fanno stare bene ma è la paura di stare da soli o per riconoscenza; il motivo per cui abbiamo scelto di diventare ciò che siamo è la paura di non essere accettati per come siamo veramente, la paura di essere giudicati sbagliati, oppure per compiacere qualcuno; magari ciò che scegliamo di mangiare o di non mangiare non è per il nostro piacere ma per paura di ingrassare o per prevenire/curare qualche malattia oppure per adattarci ai gusti degli altri.

Tutto questo ci porta a fingere, mentire, subire, sacrificare la nostra libertà e la nostra felicità, scendendo a continui compromessi che nel tempo fanno di noi e della nostra vita qualcosa che non ci appartiene più. Così succede che, a un certo punto, ci guardiamo intorno e ci chiediamo che cosa ci facciamo lì, o cosa c’entrano quelle persone con noi, oppure ci guardiamo allo specchio e non riconosciamo più la persona che vediamo riflessa.

Questo è il risultato di un’esistenza basata sulla paura, sull’autocritica, sull’insicurezza, sui sensi di colpa… e quindi sul disamor proprio!

La buona notizia è che non è mai troppo tardi per ritrovare se stessi e dare un senso alla propria esistenza, ma per compiere questo passo bisogna essere consapevoli del proprio “smarrimento”… e questa consapevolezza può giungere attraverso una “illuminazione” o attraverso una “crisi”. Nel primo caso è come un risveglio da un lungo stato di trance, grazie al quale smettiamo di voler essere dei robot che fanno ciò per cui sono stati programmati; nel secondo caso interviene un evento traumatico (incidente, malattia, perdita di qualcuno o qualcosa) che, se preso nel modo giusto, può farci rinascere, in caso contrario velocizza il processo di autodistruzione già presente in noi.

Naturalmente è preferibile la prima opzione perché, se non siamo del tutto masochisti, sappiamo che la “via della gioia” è decisamente migliore della “via della sofferenza”. Però il libero arbitrio permette a chiunque qualunque percorso, rendendolo perfetto ai fini della sua esperienza su questa terra… Mai come in questo caso si può dire: “Contento lui, contenti tutti!”

A chi invece vuole smettere di assecondare le proprie dinamiche inconsce autosabotanti, iniziando così a dare spazio all’amor proprio per non lasciarsi più spaventare e manipolare dall’esterno, consiglio di porsi le seguenti domande:

Cosa mi appassiona veramente?

Cosa farei se amassi me stesso?

Cosa posso fare ogni giorno per dimostrare che mi amo e mi sostengo?

Come posso celebrare veramente la vita, a prescindere dalle mie attuali condizioni?

… O meglio ancora:

Cosa farei oggi se sapessi di essere completamente libero e sostenuto dall’universo?

Cosa farei se non avessi paura e niente mi preoccupasse?

Dopodiché suggerisco di prendere nota di tutte le risposte e di iniziare a fare da subito quelle cose perché è importante celebrare la vita ogni singolo giorno; non occorre affrontare e superare difficoltà per ricordarci di farlo!

3-vivereEliminiamo i “dovrei” che sono originati da paure e bisogni psicoemotivi inappagati, e scegliamo solo in base all’amore verso noi stessi e la nostra vita, e allo stare bene. Impariamo a consultate la nostra guida interiore in ogni momento per valutare cosa è meglio per noi, invece di lasciare che le paure e le dipendenze condizionino le nostre scelte. Chiediamoci davanti a ogni opzione come ci fa sentire l’idea di sceglierla: forti e sicuri oppure spaventati e deboli? E poi optiamo per le scelte che ci fanno sentire di esercitare il nostro potere e che ci rendono liberi e felici, perché solo questo ci permetterà di eliminare ogni limite alle nostre possibilità!

Raccontiamoci nuovi modi di dire per alleggerire il nostro stato d’animo, motivarci e potenziare il nostro inconscio, invece di prendere per buoni quelli attuali, che rappresentano un vero e proprio terrorismo psicologico! Trasformiamo per esempio il penoso “si va di male in peggio” in un entusiasmante “tutto va sempre di bene in meglio!” e proseguiamo su questa linea con tutti gli altri.

Quindi:

Chi si accontenta… sbaglia!

Chi troppo vuole… è consapevole del suo valore!

Chi tardi arriva… trova chi l’aspetta!

Chi lascia la strada vecchia per quella nuova… è saggio e verrà ricompensato per il suo coraggio!

I sogni son desideri… e se ci credi, tu li avveri!

Accresciamo la fiducia in noi stessi e in un universo amorevole, perché solo così la nostra vita si trasformerà in una meravigliosa avventura piena di miracoli e magia!

Quindi adesso…

Respiriamo… sorridiamo… e godiamoci finalmente il nostro Paradiso quotidiano!

 

Lorenzo Capuano

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15/03/17
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52. UN MONDO DI BISOGNOSI… INCONSAPEVOLI!

“Ho bisogno di te!” ecco la frase che comunemente viene considerata amore, ma che in realtà nasconde una dipendenza psicoemotiva… che è l’esatto opposto dell’amore! L’Amore parte da un’abbondanza che riempie prima di tutto se stessi e poi si riversa sugli altri, mentre la dipendenza parte da una mancanza che affligge prima se stessi e poi tutti quelli che capitano a tiro. Per questo l’amore rende liberi, mentre la dipendenza imprigiona… ma lo si capisce sempre dopo, e spesso quando è troppo tardi. Appena il bisogno viene appagato, infatti, ci si sente forti e felici – proprio come sotto l’effetto di una droga – ma col tempo le insicurezze e le paure tornano a prendere il sopravvento e portano con sé aspettative, gelosie, tormenti, sofferenze, risentimenti, compromessi e tutto ciò che caratterizza la maggior parte delle attuali relazioni, che con l’amore non hanno nulla a che vedere.

Un altro “malinteso” dei nostri tempi, e non solo, è confondere il bisogno di riuscire/dimostrare con la passione. La passione è gioia di fare che infonde pace e grazia, mentre il bisogno di riuscire/dimostrare parte dalla paura di non farcela che crea stress e ansia da prestazione, facendo dipendere la propria felicità dal risultato finale… al contrario della passione che rende felici da subito perché ciò che conta veramente non è la meta, ma il viaggio.

Probabilmente l’equivoco peggiore dell’intera umanità riguarda proprio l’esistenza in se stessa, visto che nei secoli si è trasformata in un penoso bisogno di sopravvivere dove la gioia di vivere e quindi la pace, la leggerezza, lo stupore e la magia sono stati sostituiti dall’angoscia, dalla lotta, dalla frustrazione, dalla delusione e dalla paura. E questo ha creato nelle persone sempre più odio e rabbia verso tutto e tutti (compreso se stessi) col risultato che oggi ambizione e competizione sono considerati valori sani che nobilitano, giustificando di conseguenza il bisogno di potere e le relative guerre per conquistarlo.

Per non parlare dell’intera economia mondiale, che si regge proprio sui bisogni indotti, portando le persone a credere che il proprio valore dipenda dall’essere altro e dall’avere determinati status quali auto potenti, abiti firmati, tv e cellulari di ultima generazione, borse griffate, orologi, scarpe e suppellettili vari, che servono solo a riempire e abbellire un immenso vuoto interiore. Inutile dire che anche il bisogno di droghe, alcol, fumo, sesso e gioco d’azzardo serve a placare lo stesso malessere esistenziale, causato dalla mancanza di pace interiore che, per assurdo, viene vista come assenza di stimoli e quindi assenza di vita. Invece è solo grazie alla pace interiore che si può creare una vita piena e appagante… mentre dalla sua mancanza si crea ciò che oggi caratterizza il nostro mondo: conflitti, violenze, avidità, sofferenze, dolore, desolazione, miseria, dipendenze, psicosi, malattie, ecc.

Per ultimi, ma non per questo meno importanti ai fini del condizionamento psicoemotivo quotidiano, troviamo il bisogno di approvazione, il bisogno di considerazione, il bisogno di attenzioni e il bisogno di apparire, che portano le persone a dover modificare la propria immagine attraverso trucchi, tatuaggi o veri e propri interventi estetici e a dover condividere sempre con qualcuno il risultato di ciò che sono diventati o di ciò che fanno… Da qui l’importanza di avere un palcoscenico reale o virtuale (attraverso social) su cui “esibirsi” per sentirsi appagati, apprezzati o peggio ancora vivi, in quanto “si esiste solo se qualcuno guarda”, che è il presupposto del più grande falso mito – nonché bisogno da soddisfare a ogni costo – dell’attuale società: il successo!

Questa “sindrome da palcoscenico”, infatti, accomuna non solo artisti, relatori, insegnanti, politici, guru, motivatori e tutti coloro che ­– nascondendosi dietro la scusa di aiutare gli altri – necessitano/dipendono da un pubblico pagante/acclamante, ma anche chiunque senta l’esigenza costante di interagire attraverso Facebook, Twitter, Instagram, blog e social vari, per postare qualunque cosa, comprese decine e decine di selfie giornalieri. La conseguenza (o la causa) di tutto questo è il terrore della solitudine e tutto quello che si è disposti a fare o ci si racconta pur di evitarla, dal momento che viene considerata anche peggio della morte.

Invece, è proprio attraverso la solitudine, che le persone possono risvegliare il proprio maestro interiore, ritrovando quella magia, quella scintilla divina e quel potere utili a creare un mondo migliore basato sull’Amore verso sé stessi e la propria vita, e sullo stare bene, per non essere più condizionati, manipolati e imprigionati da falsi bisogni e ideali virtuali che accrescono solo infelicità, tormento e autodistruzione.

Ciò di cui l’umanità avrebbe realmente bisogno è l’Amor Proprio perché accresce nelle persone consapevolezza, libertà e potere… Solo ritrovando totalmente sé stessi, non si avrà più bisogno di altro! Tuttavia è stato inventato un ottimo deterrente per offuscare questa verità: la parola egoismo… anche se il vero egoista non è colui che è libero e felice, ma chi condiziona la libertà e la felicità degli altri!

Grazie a quest’ultimo equivoco, infatti, si è generato un mondo retto sui sensi di colpa, sulla paura e naturalmente sul bisogno… col risultato che chiunque oggi induca sensi di colpa, paure e bisogni, detiene il potere su tutti gli altri!

Quindi, ora, non ti resta che porti la grande domanda esistenziale che accomuna tutti: “Di cosa ho bisogno in questo momento?”

Lorenzo Capuano

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2-Un-mondo-di-bisognosi

 

3/02/17
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51. CHE COS’È LA VITA?

Come ogni anno, a fine autunno lascio il mare a causa dei forti venti di scirocco e tramontana, che con l’umidità rendono il clima quasi da montagna, per passare qualche mese a Milano. E qui, approfittando del fatto che non ho una spiaggia su cui passare intere giornate e che le passeggiate alla luce del sole nei parchi durano sempre meno, ho il tempo di leggere i messaggi che mi sono arrivati nei mesi precedenti e di guardare una discreta quantità di film recenti e meno, sia a casa sia al cinema. Mi piace dedicarmi a queste attività perché tale “materiale didattico” mi permette di tastare il polso della consapevolezza generale… ma purtroppo, come ogni anno, devo constatare un sempre più dilagante stato di rassegnazione e paura, a cui risponde un sempre più crescente tasso di odio e rabbia.

Tutto questo (situazione generale e tempo libero personale) mi porta a fare delle riflessioni che, grazie alla disponibilità della redazione di Anima.TV, diventeranno puntate del blog.

Quest’anno la mia attenzione si è concentrata su ciò che reputo il più grande problema dell’umanità: il bisogno di sentirsi amati. Questa continua ricerca inconscia di approvazione, infatti, crea in ognuno una costante dipendenza psicoemotiva verso qualunque cosa al di fuori di sé, tanto ossessiva quanto grande è il proprio vuoto interiore; è come se le persone passassero l’intera esistenza a elemosinare apprezzamenti o a fare di tutto per ottenerne da una persona in particolare, da un gruppo di persone, oppure da tutti indistintamente. E ho notato anche che per giustificare questa psicosi di massa vengono usate sempre più spesso parole come amore, condivisione e altruismo, forse per nascondere il problema.

Nelle prossime puntate del blog prenderò in esame l’origine di questo malessere generale puntando i riflettori sui tre fattori fondamentali per il percorso di ogni persona: la famiglia in cui cresce, la percezione della vita e l’amore di sé.

A tal proposito c’è stato un film tra i tanti che mi ha colpito particolarmente e che probabilmente rappresenta l’emblema dell’attuale esistenza umana. Il film si intitola “Gli ultimi saranno ultimi” e di seguito riporto alcune frasi del dialogo su cui si regge la morale del film:

Rivoglio il mio lavoro, il mio basso stipendio. Rivoglio la mia vita, che anche se era una vita di merda, a me bastava…”

“Quella puzza me la sono portata avanti per tanti anni, ma siccome mi faceva campare, non la sentivo più…”,

“Era la vita che c’era capitata e ci piaceva così…”

Naturalmente ho visto altri film che meriterebbero approfondimenti, ma userò questo perché le frasi in questione sono ormai di uso comune, a volte meno colorite, altre volte anche di più, ma il concetto è che l’esistenza si è ridotta a un lasso di tempo in cui nascere, soffrire, procreare e morire. E il problema non è che le persone credano che sia giusto vivere così, ma che questa sorta di penosa sopravvivenza possa essere minata, come nel caso di questo film in cui la donna del dialogo perde il lavoro a causa della sua gravidanza.

La prima riflessione che mi viene da fare è: nel momento in cui ci si rende conto che la propria vita è diventata una “merda”, perché non la si cambia?

51bIl fatto che sia “capitata” non è un motivo valido per portarla avanti nello stesso modo… al massimo è una scusa per non prendersi la responsabilità di cambiarla. Certo, non nego che ci voglia coraggio per smettere di sopravvivere e provare a vivere meglio… ma per esperienza personale posso assicurare che varrà sempre la pena provarci, anche fosse l’ultima cosa che si farà!

Detto questo, ognuno è libero di decidere come “meglio” crede per la propria vita, ma quando si decide per la vita di un altro, allora l’errore diventa assai più grave! Infatti, se due persone che non sono felici, magari già in difficoltà economica, decidono di fare un figlio perché sperano che gli porti un po’ di gioia… beh, questa scelta oltre a essere alquanto egoistica, andrebbe anche condannata. Invece viene definita atto d’amore! Ma amore per chi? Per chi viene fatto nascere in una realtà in cui imparare presto che la vita è lotta, sofferenza e infelicità? Di questo passo il mondo non cambierà mai, se non in peggio!

In una situazione come quella, la prima cosa da fare è cercare di trasformare ciò che di misero è capitato, in qualcosa che abbia realmente senso vivere,  che non vuol dire sopravvivere di stenti e sofferenze, ma vivere liberi e felici… e, solo dopo esserci riusciti, allora si potrà pensare all’ipotesi di un figlio!

Poi, se dovessimo approfondire ancora di più il concetto di atto d’amore, allora prenderei in esame il film “Lion” dove una coppia benestante australiana, in grado di concepire figli, sceglie invece di adottare bambini indiani disagiati… in questo caso sì che si può eventualmente parlare di amore, condivisione e altruismo.

Comunque, le mie sono solo considerazioni e non è mia intenzione insegnare ad altri qualcosa, perché ognuno è libero di vivere come preferisce essendo l’unico, vero responsabile della propria “infelicità”.

Per chi invece avesse capito che il coraggio può essere decisamente più utile dell’autocommiserazione, e che il destino è il risultato delle scelte fatte nel presente e non delle condizioni capitate nel passato, allora consiglio di leggere le puntate dei prossimi mesi… perché troverà di sicuro qualche spunto interessante!

Un abbraccio e buon anno nuovo!

Lorenzo Capuano

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11/01/17
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50. SPOSARE SE STESSI: L’IMPEGNO CHE LIBERA

C’è una grande verità che bisogna sempre tener presente e che, invece, molte persone ignorano, creando in questo modo un senso di impotenza e di ingiustizia: tutto ciò che viviamo quotidianamente è il risultato di quello che inconsciamente crediamo di meritare.

Questo vuol dire che ogni nostra condizione fisica, economica, sentimentale e professionale non è altro che il frutto del nostro grado di Amor Proprio.

L’Universo risponde costantemente come un’eco alle nostre vibrazioni (pensieri, emozioni, percezioni, convinzioni, ecc.) quindi, se per esempio emaniamo frequenze di frustrazione perché non c’è nessuno che voglia prendersi cura di noi, queste vibrazioni “ritorneranno” sotto forma di persone indifferenti e poco amorevoli nei nostri confronti. Se, invece, inizieremo a trattarci come vorremmo che gli altri ci trattassero, dandoci da soli tutto quello che abbiamo sempre preteso dagli altri (comprensione, rispetto, considerazione, accettazione e soprattutto Amore), allora per magia anche gli altri inizieranno a trattarci in questo modo.

La ragione è sempre quella che, mandando nell’Universo frequenze di Amore nei nostri confronti, ritorneranno a noi sotto forma di persone che ci vorranno amare. Questa è il motivo per cui si dice anche “Aiutati che il Ciel ti aiuta”.

Solo imparando ad amarci completamente e profondamente per quello che siamo, possiamo avere la certezza e la garanzia di fare sempre la cosa migliore per noi stessi, permettendoci così di ottenere il massimo da ogni situazione!

A tal proposito, uno dei rituali (o atti psicomagici) più efficaci per migliorare il rapporto con se stessi è quello che ho descritto nel libro Ti Amo Comunque – La promessa che trasformerà per sempre la tua vita (2012), attraverso il quale viene sancito il Sacro Giuramento di Amore Eterno davanti a uno specchio per amarsi, onorarsi e rispettarsi per tutta la vita.

Tale promessa, infatti, ci induce inconsciamente a prenderci cura di noi stessi come non abbiamo mai fatto prima, abbracciandoci, ascoltandoci, coccolandoci, viziandoci, rispettandoci, amandoci e soprattutto rendendoci felici in ogni attimo della nostra vita.

Questo rituale di autoconsapevolezza libera da paure, sensi di colpa e autocritica permettendoci di stare bene da subito proprio perché ci sentiremo già completi, amati e compresi dalla sola persona veramente importante che abbiamo in questa vita: noi stessi!

Solo chi trasforma il rapporto con se stesso in una grande relazione d’Amore, amando, accettando e accogliendo in un abbraccio ogni parte di sé (anche quella più oscura) può sentirsi veramente completo e felice… Inoltre, questo stato d’animo permetterà (a chi lo vorrà) di attrarre il partner perfetto col quale vivere senza compromessi un’altra grande storia d’Amore!

Quindi, cosa aspetti… Amati sempre e comunque per quello che sei, e accompagnati per mano in questa meravigliosa avventura che è la vita!

Lorenzo Capuano

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9/05/16
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49. COME CAMBIARE IL (TUO) MONDO – PARTE 2

Continua dalla Parte 1

Nella prima parte abbiamo visto che l’umanità può salvarsi (da se stessa!) solo permettendo a ogni bambino/individuo di preservare la magia, la leggerezza, la purezza, l’entusiasmo e l’unicità che lo contraddistinguono.

Quindi, d’ora in poi, prima di lamentarci dell’ingiustizia del mondo intorno a noi e di inorridire solo davanti alla violenza verso gli animali… teniamo presente che anche trascurare i figli o peggio ancora riversare su di loro le nostre frustrazioni, insoddisfazioni e infelicità è ingiusto e violento; anche dare sberle per farli stare “buoni” o strattonarli per strada quando abbiamo fretta è ingiusto e violento; anche farli desistere dai propri sogni e passioni spegnendo il loro entusiasmo è ingiusto e violento; anche farli sentire sbagliati, stupidi, inadeguati e indegni solo perché pretendiamo che siano diversi da come sono o che facciano ciò che noi vogliamo è ingiusto e violento.

Se il mondo è da sempre “ingiusto e violento”, infatti, è solo perché si continua a far nascere e crescere bambini in un luogo dove la lotta, la sofferenza e il sacrificio vengono considerati nobili, mentre la libertà, la leggerezza e il divertimento vengono considerati futili o peggio ancora deprecabili… ed è per questo che ogni genitore deve fare “mea culpa”, proprio perché, come nessuno “sano di mente” sceglierebbe liberamente di andare in prigione o in guerra, quando qualcun altro sceglie per lui, è il minimo che il responsabile debba cercare di fare di tutto per rendergli questa tortura il più leggera possibile. Invece – e non si sa per quale motivo se non quello che “è sempre stato così” – sono i genitori che si sentono legittimati a pretendere obbedienza e rispetto dai figli, facendogli pure pesare i sacrifici fatti per farli studiare medicina o legge, quando invece loro magari avrebbero voluto fare musica o disegno.

Sempre il buon senso dice che l’impegno è innanzitutto di chi sceglie, non di chi è scelto, e quindi, dal momento che è stato il genitore a scegliere di mettere al mondo il figlio, deve successivamente fare tutto il possibile per onorare quello che è l’impegno più grande e faticoso che esista, ma che – anche in questo caso non si sa per quale motivo – è l’unico impegno che viene preso alla leggera… col risultato che poi sono proprio i genitori ad aver pretese sui figli!

Con la premessa che i doveri siano dei figli verso i genitori che li hanno messi al mondo, è normale poi vivere in un luogo dove i rapinatori hanno più diritti dei rapinati, dove la giustizia favorisce i potenti a danno degli indifesi e dove lo stesso Dio sembra accanirsi contro i più deboli favorendo i più forti.

È un mondo alla rovescia proprio perché si regge sul potere, sulla paura e sul bisogno, e non sull’armonia, sulla libertà e sulla gioia… e questo fa sì che chiunque induca alla paura e al bisogno detenga il potere su tutti gli altri. Chi cerca di ribellarsi e di combattere, inoltre, non fa altro che alimentare tale potere, a discapito della propria pace interiore, della libertà e della gioia, che rappresentano l’unica via d’uscita da una prigione virtuale(*) in cui ci si rinchiude proprio a causa dell’assenza di consapevolezza, ormai del tutto soppiantata dalle dipendenze psicoemotive.

Solo nel momento in cui decidiamo di sottrarci ai condizionamenti esterni, ritrovando in noi stessi il vero centro del potere da cui tutto ha origine, possiamo creare le premesse per un mondo diverso dove la pace e l’armonia saranno la base per un’esistenza libera e felice senza più vittime né carnefici; in caso contrario sarà normale che ognuno si senta in dovere di farsi valere appena ne ha l’occasione, per riversare sul più debole o l’indifeso di turno il cumulo della propria frustrazione… e la famiglia sembra essere un ottimo terreno su cui poter “riequilibrare” i torti subiti, pretendendo soprattutto che i figli portino rispetto verso quei genitori che in passato non sono riusciti a sottrarsi al potere dei propri genitori e successivamente di tutti coloro che hanno rivestito il ruolo dell’autorità nella loro esistenza.

In pratica è una sorta di “catena di Sant’Antonio” attraverso cui vengono trasmesse, di generazione in generazione, le fondamenta su cui edificare questo mondo assurdo, di cui tutti si lamentano senza rendersi conto che lo alimentano costantemente, soprattutto mettendo al mondo futuri “portatori insani” di infelicità.

La paura e il bisogno sono inoltre alimentati dal fatto che le persone, essendo state programmate sin da subito a soddisfare le pretese degli altri, successivamente non vogliono prendersi la responsabilità della propria felicità, pretendendo così che anche per loro valga la regola secondo cui debbano essere gli altri a doverli rendere felici. Questo non fa altro che alimentare il medesimo circolo vizioso proprio perché è da qui che nasce l’esigenza di avere un figlio – oltre che naturalmente un partner o un animale domestico o una qualsiasi cosa/occupazione/situazione/persona – che credono possa colmare quel vuoto interiore (causato in origine dal proprio genitore) su cui poi riversare la propria rabbia e frustrazione quando si rendono conto che la situazione non è come avrebbero voluto, proprio perché è stata scelta non per come fosse, ma per come servisse a loro. E non essendo come l’avevano idealizzata (a causa di una percezione distorta/condizionata dal bisogno e dalla paura), invece di scusarsi per la loro scelta tanto errata quanto egoistica, e di conseguenza rimediare a essa, peggiorano la situazione prendendosela coi malcapitati di turno. E la cosa “divertente” è che poi queste stesse persone sono magari le più attive nel campo della beneficenza, del volontariato e delle opere di bene… forse per provare a placare i loro sensi di colpa inconsci o per guadagnarsi un “pezzetto di Paradiso”.

Un’altra cosa divertente è la teoria secondo cui viene considerato sbagliato ed egoista fare quello che si vuole nella propria vita a prescindere da quello che vogliono gli altri, mentre è ragionevole e altruista sapere cos’è giusto per un altro e magari obbligarlo a farlo… probabilmente proprio perché in passato non si è riusciti a farlo in prima persona.

Comunque, giunti a questo punto, non è importante cercare negli altri l’origine e la colpa di questo allucinante “girone infernale”… Ora serve solo il coraggio di interrompere il circolo vizioso, scegliendo di prendere le distanze da un sistema di vita autolesionista invece di continuare ad alimentarlo, e cercando di imparare a rendere felici prima se stessi, per evitare di rendere poi infelici tutti gli altri. Anche perché il vero male dell’esistenza non è rappresentato dalla morte né tanto meno dalla solitudine, ma da tutto quello che spesso si è disposti a fare pur di evitarle!

Infatti, è proprio attraverso la solitudine, che le persone possono risvegliare il proprio Maestro Interiore, ritrovando quella Magia, quella Scintilla Divina, quella Forza e quel Potere necessari per creare un mondo nuovo da lasciare in eredità a future generazioni felici… e anche a se stessi, visto che, alla fine di questa vita, ci si rincarnerà in un’altra in cui troveremo tutto ciò che abbiamo lasciato/seminato.

Ma se anche non ci interessasse niente della rincarnazione e delle vite future, resta comunque essenziale capire che continuare ad autodistruggersi in questa ha poco senso, e che invece ne ha molto fare qualcosa di diverso o almeno provarci per rendere, se non grandiosa, quanto meno significativa la nostra presenza su questo pianeta… anche solo evitando di portare avanti un sistema che definire diabolico e paradossale è un eufemismo. Qualcuno ha detto: “Se per vivere devi strisciare, alzati e muori!”… più semplicemente si potrebbe dire che scegliere di vivere e morire per un meraviglioso ideale è sempre meglio che sopravvivere – finendo  così inevitabilmente con l’esserne complici e di conseguenza artefici, oltre che vittime(**) – per una squallida realtà.

È stato detto anche che sia meglio essere ottimisti e avere torto, piuttosto che essere pessimisti e avere ragione… Per quanto mi riguarda è da anni che credo che la realtà in cui viviamo sia semplicemente il frutto della nostra percezione e di tutte le nostre convinzioni in merito a essa, ed è per questo che ho scelto di vivere in un mondo che voglio percepire sempre più come sicuro, appagante e libero, governato da un Universo/Dio/Creatore/Sé Superiore amorevole che mi asseconda e sostiene in ogni mia scelta. Se invece questo pianeta si dimostrerà essere un terreno minato su cui dover sopravvivere e difendersi da insidie, pericoli e sofferenze, allora sarò ben felice sia di non “averci portato” qualcun altro, sia di saltare in aria in qualunque momento, perché per me ogni singolo giorno che ho vissuto spensieratamente tra miracoli, meraviglie e magie è valso molto di più di interi anni vissuti imprigionato tra preoccupazioni, lotte e infelicità.

Se, alla fine, il mio insensato ottimismo avrà avuto ragione del più sensato pessimismo globale, allora sì che ci saranno i presupposti per lasciare alle future generazioni un mondo in cui valga realmente la pena di vivere!

Lorenzo Capuano

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NOTE

(*) Per creare/manifestare un mondo diverso, bisogna percepire in modo diverso quello attuale… La nostra realtà si plasma, infatti, attraverso le nostre sensasioni e convinzioni, quindi, finché continuiamo a credere di dover lottare e difenderci per sopravvivere in un mondo ostile e pericoloso, la realtà continuerà a plasmarsi sulla base delle nostre paure. Solo percependo l’attuale mondo in cui viviamo come un luogo amorevole, libero e sicuro – a  prescindere da ciò che possa “sembrare“– e viviamo di conseguenza attraverso sensazioni, convinzioni e azioni coerenti con tale “ideale“, possiamo causare un reale “cambio dimensionale” in cui la realtà si plasmerà attraverso i nostri sogni.

(**) Per chi dovesse chiedersi se tutto sommato non valga la pena sopravvivere e lottare in un mondo materiale basato sull’avere e sul fare piuttosto che sull’Essere, e in cui la competizione, l’ambizione e la legge del più forte portino all’evoluzione della specie, mentre la libertà, la fiducia e l’armonia portino chissà dove, consiglio “vivamente” la visione del film “Il pianeta verde” (La Belle Verte) di Coline Serreau – anche a questo link – per avere qualche spunto al riguardo su cui riflettere.  

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18/03/16
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48. COME CAMBIARE IL (TUO) MONDO – PARTE 1

Partendo dal presupposto che qualunque persona oggi presente sulla Terra è stata a sua volta figlio o figlia (compresi gli orfani e chi è nato con assistenza artificiale), ciò che è scritto di seguito risulta quindi valido per chiunque, anche se adesso riveste il ruolo di genitore.

I soli diritti e di conseguenza i doveri che devono essere rispettati per un’esistenza sana, costruttiva e felice, sono quelli che permettono a ogni bambino di preservare la magia, la leggerezza, la purezza, l’entusiasmo e l’unicità che lo contraddistinguono.

Questi sono:

  • diritto all’Amore Incondizionato da parte di entrambi i genitori;
  • diritto all’abbondanza illimitata e alla libertà assoluta da parte della famiglia e della società in cui vive;
  • diritto di essere, avere, fare e vivere tutto ciò che egli desideri senza alcun limite oggettivo e soggettivo… perché gli unici limiti che esistono realmente risiedono esclusivamente nella propria convinzione/credenza.

Con queste premesse possiamo per esempio dire (ed è un esempio alquanto significativo) che il mondo sarà un luogo migliore solo quando gli adulti impareranno dai bambini che Babbo Natale esiste! Finché i bambini imparano dagli adulti che Babbo Natale non esiste, che i sogni non si possono realizzare, che la vita è sofferenza e sacrificio, che la rinuncia nobilita, che ogni risorsa è limitata… fintanto che i nuovi nati saranno assoggettati a questa visione, la realtà, e di conseguenza la vita stessa, non potrà che continuare a essere arida, triste, frustrante, misera, nonché basata sulla competizione, sulla sopraffazione e sulla violenza… e di conseguenza priva dei giusti presupposti per essere vissuta.

L’umanità può salvarsi (da se stessa) solo quando i bambini saranno aiutati durante la crescita ad alimentare la propria immaginazione e la propria libertà, non contrastati al fine di limitarle o spegnerle in nome della razionalità, del pragmatismo e del cosiddetto buon senso… anche perché, nel caso in cui la vita fosse realmente lotta, sofferenza e sacrificio, il far nascere un essere puro, luminoso e meraviglioso in un mondo impuro, triste e pericoloso, è di per sé l’antitesi del buon senso; figuriamoci se poi lo si possa considerare un “atto d’amore”. È come decidere di far nascere un agnellino in un branco di lupi famelici e affamati… più che un atto di amore, si tratta dell’azione più sadica e spregevole che si possa commettere.

Solo dopo che i lupi verranno allontanati o si saranno estinti, avrà senso far nascere agnelli che potranno vivere liberi e felici; in caso contrario è meglio aspettare che i lupi si sterminino vicendevolmente piuttosto che portare loro nutrimento per farli continuare a esistere… tanto più che, se l’agnello per difendersi e poter sopravvivere diventa a sua volta lupo, lo si colpevolizza pure, come se il suo destino debba essere proprio quello di venire sbranato. Un’altra assurdità è quella di pretendere che sia l’agnello a cacciare via tutti i lupi o, ancora meglio, che li trasformi in agnelli!

In pratica è come se nelle adozioni, invece che essere le famiglie adottive a dover garantire un futuro migliore ai bambini, debbano essere i bambini a dover garantire un futuro migliore alle famiglie che li adottano… Questo sempre a proposito di buon senso!

Se si fa crescere qualcuno in un ambiente ostile, insensibile, degradante, mortificante e/o autoritario, rappresentato in primis dalla famiglia e successivamente dalla scuola, dal lavoro e dalla società in generale, è naturale aspettarsi che nel tempo questa persona diventi quanto meno instabile psicoemotivamente… portandola così a costituire una minaccia sia per se stessa sia per gli altri, qualora decidesse di sopravvivere. Quindi, fargliene una colpa, rappresenta l’apoteosi dell’ipocrisia.

Per non perpetuare l’attuale specie umana (che di umanità ha ben poco) ci sono solo due alternative: la prima è per chi non crede, né vuole credere a nulla se non nella razionalità e nell’oggettività dell’attuale mondo; la seconda è per chi vuole dare un senso alla propria vita ed essere egli stesso l’origine di un reale cambiamento attraverso il proprio esempio… e non attraverso la comoda pretesa che siano gli altri a farlo, portando così avanti il solito concetto del “fate ciò che dico, non ciò che faccio”.

Le persone logiche e obiettive dimostrano vero buon senso solo evitando di fare figli quando non sussistono tutte le condizioni che garantirebbero loro amore, benessere, libertà e spensieratezza almeno per i primi 18/21 anni di vita, per fare in modo che in futuro possano scegliere solo in base alla propria felicità, e non alle incombenze o alle aspettative/pretese degli altri… rendendosi così infelici e frustrati; in caso contrario, chiedere loro scusa per averli messi al mondo senza quelle condizioni necessarie per un’esistenza libera e felice, che sono le sole premesse di vita che ci dovrebbero essere.

Per chi invece volesse provare a dare un senso migliore a tutto (compreso a se stesso), iniziando a prendere le distanze dall’attuale mondo, per provare a crearne uno nuovo in cui essere artefice della felicità propria e degli altri… allora il primo passo è perdonare i propri genitori!

E questo a prescindere che si pensi che vengano scelti animicamente per un percorso evolutivo o che semplicemente sia tutto frutto del caso… perché il perdono libera comunque noi stessi da tutta una serie di condizionamenti inconsci che causano problemi di ogni genere, malattie e infelicità cronica.

Il secondo passo fondamentale (per lo stesso principio del primo) è quello di perdonare noi stessi per tutti gli errori commessi, sia nei confronti degli altri sia soprattutto nei nostri confronti… a causa dei quali hanno spesso origine gli errori verso gli altri.

Quindi, per smettere di ripetere all’infinito gli stessi schemi e di conseguenza la stessa realtà, è essenziale perdonare i genitori e perdonare noi stessi per aver continuato a fare ciò che loro ci hanno “insegnato”, portandoci così negli anni a dubitare di noi stessi, a credere di non essere degni, a sentirci inadeguati e di conseguenza non meritevoli di Amore, felicità, benessere, bellezza e di tutto il meglio che esiste (e che ci appartiene per Diritto Divino perché è già dentro di noi), finendo con l’accontentarci del peggio o pretendendo sempre il massimo da noi stessi, proprio perché siamo stati abituati sin da piccoli all’idea che sia giusto così – da qui il termine “programmati” – a causa delle aspettative (illegittime) dei nostri genitori.

Di conseguenza, dopo che:

  • avremo completato il lavoro su noi stessi per eliminare paure, preoccupazioni, sensi di colpa, autocritica, rancori, giudizi e tutto ciò che appesantisce il nostro cuore e limita la nostra mente (che finirebbero con l’intrappolare noi stessi e chi ci circonda in un’esistenza infelice senza via d’uscita);
  • ci saremo liberati da tutto ciò che non ci piace e che sopportiamo solo per un bisogno inconscio di approvazione e/o per evitare la solitudine;
  • saremo disposti a vivere senza compromessi, senza compiacere nessuno e senza disporre di niente se non della nostra libertà, su cui costruire una nuova esistenza basata solo su ciò che realmente siamo e non su quello che abbiamo sempre finto di essere a causa delle nostre dipendenze psicoemotive;
  • inizieremo a vivere con semplicità e magia, manifestando la vita dei nostri sogni attraverso l’utilizzo del pieno potenziale (di cui non sappiamo neanche l’esistenza*) del nostro cervello, invece del misero 5% a favore dell’azione e della forza fisica che nel tempo portano stress mentale, esaurimento energetico e deterioramento fisico;
  • saremo in grado di fare tutto quanto sopra indicato e di conseguenza creare i presupposti per un mondo caratterizzato da fiducia, condivisione, miracoli e meraviglie e non più da preoccupazione, sopraffazione, sofferenze e sacrifici;

solo allora avrà senso far nascere dei figli ai quali poter trasmettere qualcosa di realmente utile e importante, di cui potranno innanzitutto beneficiare liberamente, e su cui potranno eventualmente lavorare, potenziandolo ulteriormente attraverso l’immaginazione, l’entusiasmo e l’energia della loro Luce innata… di cui anche l’attuale mondo avrebbe bisogno per poter essere diverso, ma che invece finisce col spegnergliela per poter restare così com’è!

(Continua)

Lorenzo Capuano

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NOTA

(*) Si consiglia la lettura di testi che aiutino a conoscere e sviluppare il potenziale del cervello umano, per iniziare a riappropriarsi del proprio potere, invece di continuare a delegarlo all’esterno. Ormai le persone sono talmente dissociate da loro stesse che anche per dialogare col proprio inconscio e, quindi, con se stesse, hanno bisogno di intermediari quali analisti, counselor, terapisti, ecc… Per questo non stupisce il fatto che, per dialogare col proprio Sé Superiore – che viene chiamato Dio/il Cielo/Creatore/Universo/Spirito Divino, forse proprio per giustificarne la separazione – necessitino di preti, guide spirituali, maestri o santoni. Se poi si tratta di guarire dalle malattie – che loro stesse hanno creato proprio a causa dell’assenza di un proficuo dialogo interiore – come possono fidarsi del potere di autoguarigione del proprio corpo…? E così si rivolgono ad altri intermediari quali medici, guaritori e specialisti vari, nella speranza che facciano ciò che potrebbero tranquillamente fare esse stesse attraverso il proprio infinito potere interiore. Dentro noi stessi esiste sia la causa sia la soluzione di ogni situazione, nonché dell’intera realtà in cui viviamo perché siamo Coscienza in un Campo Quantico di Coscienza… Tutto ciò che parte da noi attraverso pensieri, parole, emozioni, percezioni e sensazioni, arriva/ritorna a noi in forma fisica attraverso persone, cose, condizioni ed esperienze di vita.

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26/02/16
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47. TUTTO È UNO

Quante volte hai letto o sentito dire che “Tutto è Uno”… ma cosa significa veramente questa frase? Significa essenzialmente che tu sei Tutto!

Questo concetto non è un pensiero filosofico ma è esattamente ciò che è, che tu ne sia consapevole oppure no. Tutto ciò che ti circonda è un tuo riflesso, con cui sperimenti la separazione/dualità nella “realtà olografica” di questa dimensione, per arrivare all’unione/fusione attraverso l’amore incondizionato… portando così a compimento il percorso della tua anima.

Quando ami incondizionatamente tutto ciò che è, e di conseguenza ogni parte di te (“Ama il prossimo tuo come te stesso”), vibri alla stessa frequenza dell’energia della Fonte (“A immagine e somiglianza” di Chi ha creato Tutto, divenendo a tua volta l’origine del Tutto). Per giungere a chiudere questo “cerchio dell’Essenza” (partenza e arrivo a ciò che sei), la tua esistenza avrà come scopo principale il riportarti continuamente a te stesso per poter ritrovare unione/completezza/pace/amore.

Quindi, a prescindere dal tuo grado di consapevolezza, è bene tenere presente le seguenti considerazioni.

Quando hai paura di qualcuno o qualcosa… hai paura di una parte di te che non hai accettato, e questo ti porterà continuamente a confrontarti con essa per arrivare ad accoglierla e trovare così la pace interiore; quando, invece, hai bisogno o dipendi da qualcuno o qualcosa… stai togliendo potere a te stesso, e questo ti porterà a perdere ciò a cui dai importanza per recuperare la tua completezza.

Quando giudichi, condanni e punisci qualcuno o qualcosa… stai giudicando, condannando e punendo te stesso; allo stesso modo quando agisci contro qualcuno o qualcosa… stai agendo contro te stesso. Tutto questo creerà ostacoli e difficoltà sul tuo cammino (Legge di Causa/Effetto). Quando, invece, apprezzi, benedici e accogli come perfetto tutto ciò che ti circonda, sperimenti  l’unione col Tutto/ogni parte di te, e questo trasformerà la tua vita in una meravigliosa avventura piena di miracoli e magie.

Quando ti ami, ti rispetti e ti accetti completamente, l’Universo ti sostiene e realizza ogni tuo desiderio; al contrario, più sei critico ed esigente nei tuoi confronti, più la vita diventa dura e difficile… perché l’intera tua esistenza è l’esatta proiezione dell’amore verso te stesso ovvero del tuo amor proprio (“Come dentro così fuori”); allo stesso modo quando ti perdoni, sarai salvato e quando ti condanni, sarai punito… perché tu sei il solo giudice di te stesso.

Quando riesci a sentirti felice per il successo e la fortuna degli altri (proiezioni/riflessi di ciò che sei), a prescindere dalla tua situazione attuale, entri in risonanza con l’energia (Essenza) della felicità, permettendoti di ottenere presto gli stessi risultati. L’invidia, l’odio, la rabbia e la frustrazione invece creano resistenza, tenendoti distante da quella realtà di successo e fortuna. Allo stesso modo quando ti connetti alle frequenze della ricchezza, della salute, dell’abbondanza, della libertà e della felicità attraverso la tua vibrazione (pensieri, sensazioni ed emozioni) entri sempre più in una dimensione di totale benessere; al contrario, identificandoti con ciò che ti manca, coi tuoi problemi, con le malattie, attraverso paure, ansie e preoccupazioni, porti sempre più infelicità nella tua vita… perché Tutto è energia e, in base a come ti senti (vibrazione/Essenza), attrai/crei/diventi (Legge di Attrazione/Risonanza).

Quando intorno a te c’è povertà, fame, malattie e guerre, significa che dentro di te ci sono ancora delle parti in conflitto tra loro, oppure delle parti che trascuri, che disprezzi, che non nutri, che non valorizzi, che non ami, e questo trasforma la realtà circostante in un inferno… perché il mondo esteriore è il riflesso del mondo interiore; quando intorno a te c’è gioia, amore, serenità e benessere, e tu provi costantemente tali sensazioni, significa che hai accolto in un abbraccio tutto ciò che sei, trasformando tutta la tua realtà in un paradiso (“Come in Cielo così in terra”).

Dal momento che “Tutto è Uno” e che “Uno è Amore incondizionato“… l’unico, vero, grande compito/scopo della tua vita non è cambiare ciò che è (persone, cose, situazioni, ciò che sei) ma migliorarne la percezione per vederlo perfetto quale realmente è. L’amore incondizionato, infatti, non pone né condizioni né limiti, semplicemente osserva accogliendo ciò che vede senza giudizio/paura. Questo è ciò che ti permette di connetterti e allinearti col Divino che è in te, eliminando così ogni falsa dualità (bene/male, giusto/sbagliato, vittima/carnefice, ricchezza/povertà, salute/malattia, ecc.) attraverso la consapevolezza che sono solo le resistenze psico-emotive (vibrazioni energetiche del momento) che limitano o arrestano la connessione con l’unico, infinito, inesauribile Flusso di benessere e amore da cui tutto ha origine.

In caso contrario, ciò che vivrai/creerai/attrarrai/sarai sarà proprio il risultato di giudizi, bisogni, paure, rancori, sensi di colpa, autocritica, stati d’animo, pensieri, parole, azioni, percezioni e reazioni emotive che ostacoleranno il Flusso (“Il buio è assenza di Luce”)… meritevole comunque di amore/rispetto/benedizione in quanto massima espressione (creazione/manifestazione) del momento presente, plasmata attraverso il tuo attuale grado di consapevolezza.

Lorenzo Capuano

 

6/07/15
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